"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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lunedì 3 ottobre 2016

#referendumcostituzionale Alcuni motivi per il NO! Compreso il ponte sullo stretto di Messina!

In questi giorno sta entrando nel vivo la campagna pro e contro il #referendumcostituzionale.
A puro titolo personale, sono propenso per il NO, per alcuni motivi che vorrei qui esplicitare.
1)    Il Senato proposto è, a mio modesto parere, un Senato non credibile nelle sue capacità funzionali, prima ancora che nella sua “nomina”, poiché  ritengo sia davvero improponibile avere senatori a part-time; ma davvero pensiamo che consiglieri regionali/provinciali e sindaci possano avere il tempo di recarsi a Roma 2/3 giorni alla settimana e pure svolgere i compiti per i quali sono stati eletti dal popolo? Se davvero pensiamo questo, allora possiamo affermare che finora non stanno lavorando abbastanza per ciò per il quale sono stati eletti e quindi avvaloriamo le tesi che sostengono che i nostri politici sono strapagati per nulla. Ora, siccome personalmente non è questa la mia opinione, direi che i senatori sarebbe meglio eleggerli tra persone che non ricoprono già altre cariche, cosicché il sindaco possa fare BENE il sindaco e i consiglieri regionali pure; scusate, ma davvero pensiamo che, per esempio, il sindaco Andreatta possa fare pure il senatore? Con i problemi che ha a dirigere il comune di Trento?
2)    Altra questione: la “nomina” dei senatori; qui si perde di credibilità verso la democrazia. Credo che, in questo grave momento di allontanamento tra politica e cittadinanza, togliere l’elezione diretta di una camera sia un errore molto grave; inoltre, sapere che i senatori saranno nominati dai partiti (perché è ciò che avverrà) e quindi saranno scelti tra i fedelissimi della segreterie politiche, garantirà solamente un ulteriore allontanamento della politica dalla vita reale. Un passaggio elettorale, invece, legittimerebbe tale incarico. Aggiungo, poi, che se proprio volessimo parlare di riforma vera, si sarebbe potuto optare per eliminare integralmente il Senato. Questa poteva essere una soluzione davvero innovativa e risparmiosa. E, soprattutto, credibile.
3)    La questione trentina della salvaguardia dell’autonomia: molti sostenitori trentini del SI, dicono che ci dovrà essere “intesa” tra Stato e province di Trento e Bolzano per temi che riguardano l’autonomia; ebbene, nella riforma costituzionale si trova anche “la causa di forza maggiore” che determina il fatto che, qualora non si giunga ad un’intesa in tempi certi e graditi dal governo centrale, questo potrebbe far pesare la propria autorità. Chi ci assicura che questa clausola non venga anche applicata alla famosa ”intesa”? Non riesco a trovare supporti su cui basare la mia fiducia a questa “intesa”! LA trovo davvero poco affidabile come motivazione della tesi che sostiene che la nostra autonomia ne uscirà rafforzata in caso di vittoria del SI!
Non sono mai stato contro le innovazioni, per formazione personale e lavoro, ma le innovazioni che si introducono non possono, anzi non devono,  ampliare la divergenza tra politica e cittadini, non devono creare aree grigie peggiori di quelle già esistenti. Cambiare solo per cambiare era una visione negativa combattuta saggiamente proprio da questo centro sinistra, ma mi pare che ora si stia smarrendo il senso della logica e ne trovo sempre più evidenza anche negli spot elettorali del premier, che pur di catturare voti pro SI, accetta anche di riproporre il ponte sullo stretto di Messina, tanto inviso alla sinistra fino a qualche tempo fa, ma che ora appare come una merce di scambio accettabile, pur di rimanere in sella a tutti i costi e pur di far passare il referendum. E, guardate, che questo non è un altro discorso, perché è legatissimo alla vicenda referendaria. Renzi cede sul ponte di Messina e acquisisce i voti referendari della destra; peccato però che molti a sinistra comincino davvero ad avere sensi di nausea verso questi modi di fare politica che ricordano tanto il ventennio berlusconiano. Cambiamo tutto per non cambiare nulla? Ecco la sensazione che noi comuni cittadini cominciamo ad avere; ecco perché molti cittadini sono propensi a votare NO!

lunedì 29 dicembre 2014

AUTONOMIA IN PERICOLO? SERVE INNOVAZIONE! Dal giornale "TRENTINO" del 28/12/2014

 AUTONOMIA IN PERICOLO? SERVE INNOVAZIONE!
Dal giornale "TRENTINO" del 28/12/2014


Caro direttore,
mi inserisco nel dibattito  da voi avviato, anche in considerazione di alcuni interventi di questi   giorni, che mi hanno fatto riflettere.
Penso, ad esempio, all’intervento di Paolo Mazzalai che, giustamente, evidenzia alcuni aspetti di come dovremmo essere per ambire ad un’autonomia ancora sostenibile e credibile.
E proprio di sostenibilità e credibilità, quindi, vorrei qui parlare.
Ritengo che debba essere indispensabile cominciare a proporre percorsi realmente innovativi per rilanciare la nostra economia, vie innovative per riaprire la laboriosità delle nostre piccole-medie imprese, che stanno soffrendo molto la carenza  di una programmazione politico-economica che vada oltre la semplice gestione amministrativa del patrimonio che abbiamo.
Penso, come reale proposta innovativa, alla creazione d percorsi di finanziamento virtuosi , nell’ambito del recupero edilizio del patrimonio esistente e alla promozione di filiere nel campo energetico che possano sollecitare i mercati dell’impiantistica legata all’edilizia stessa.
Un piccolo esempio pratico, se mi permette, lo suggerisco volentieri, poiché non mi piace parlare solamente per dire che dovremmo fare meglio, bensì vorrei anche indicare una reale e concreta via perseguibile molto facilmente e a costi davvero contenuti.
Pensiamo, ad esempio, ai costi che le nostre imprese e pure i privati cittadini, debbono sostenere per l’approvvigionamento dell’energia elettrica, indispensabile per qualsiasi attività.
Potremmo, per dare un senso alla nostra autonomia  e per dimostrare che la sappiamo gestire bene per uno sviluppo economico sostenibile, promuovere un fondo di sostegno agli interventi di realizzazione di impianti fotovoltaici, micro eolici e micro idroelettrici, con lo scopo di favorire la realizzazione di tali impianti non per sfruttamento ai fini della vendita di energia, bensì solo per il fabbisogno  energetico della struttura  che lo vuole realizzare. Tale fondo si sosterrebbe automaticamente con il gettito fiscale che genererebbe, facendo lavorare imprese installatrici che pagano le tasse e incassano l’IVA dal cliente; il 90% di tali tasse restano sul territorio e, quindi, una parte di esse potrebbero essere impiegate per sostenere il fondo di cui accennavo. Ciò genererebbe lavoro per le nostre imprese, che si troverebbero magari a dover  assumere personale, creando quindi possibilità di impiego, magari giovanile ; inoltre, si fornirebbe  energia a costi ridotti a chi ne ha la necessità  e introiti fiscali per le casse provinciali.
Strutturando un percorso virtuoso di tal tipo, il metodo potrebbe essere esteso anche ad altri ambiti, quali il recupero edilizio del patrimonio storico che abbiamo, oppure in altri settori quali l’alberghiero, che in alcune zone del nostro Trentino  abbisogna di interventi di ristrutturazione e riqualificazione per dare un’offerta migliore ai turisti.
Qui ho solo dato un cenno ad una proposta reale e operativa su ciò che potremmo fare per  rendere credibile e sostenibile la nostra autonomia, che non  può essere fatta solo da statuti e regolamenti, ma deve essere anche motore di forze nuove , laboratorio all’avanguardia di percorsi innovativi  che devono segnare nuove prospettive per uno sviluppo sostenibile realmente credibile.
Diversamente, l’autonomia fine a se stessa, per il semplice governo del quotidiano, non risulta davvero più comprensibile, anzi diventa attaccabile da chi, per invidia o per fini politici oscuri,  la denigra e la vede solo come strumento per dare benefici a pochi “eletti”; noi sappiamo che non è così, ma dobbiamo essere credibili e dimostrare con i fatti che la nostra autonomia è davvero importante. Solo con percorsi virtuosi e innovativi possiamo smentire coloro che ci vedono come privilegiati; diversamente, siamo destinati a perdere davvero questa nostra preziosissima forma di governo che, purtroppo, non sempre siamo in grado di meritare.

domenica 7 dicembre 2014

180 secondi, per lanciare un cambio di sistema.

Siamo al centro dell'attenzione politica e sempre sotto attacco; lo siamo perché abbiamo possibilità che altri non hanno, o anche perché chi le ha, a differenza di noi, le ha usate in maniera molto discutibile. Tuttavia, per valorizzare la nostra autonomia e preservarla da continui attacchi demagogici, inopportuni e privi di alcun fondamento logico, dobbiamo essere noi i primi a farci promotori di iniziative e percorsi innovativi. Lo facciamo, certamente! Ma non abbastanza e, forse, tra di noi, possiamo anche dirci sinceramente che non lo facciamo sempre al meglio!

Abbiamo eccellenze nel campo della ricerca scientifica, ma spesso ci perdiamo su come valorizzare i contenitori e coloro  che devono guidare queste istituzioni, anziché ragionare sui contenuti e sui ritorni economici e di sviluppo che tali eccellenze potrebbero dare o, magari danno già.

In tutti i nostri programmi politici proponiamo una visione ecosostenibile del Trentino, proiettata verso il recupero del patrimonio edilizio esistente, ma poi nei fatti andiamo a cercare percorsi di sfruttamento del territorio che prevedono ulteriori costruzioni di resort di lusso, in project financing, ma sempre invasivi; siamo qui a discutere di turismo sostenibile e speriamo che le condizioni meteo ci dicano che domani la temperatura si abbassi per poter innevare le nostre piste! 

Parliamo di promuovere i nostri prodotti agricoli di elevatissimo apprezzamento internazionale e poi ci perdiamo nell'uso di pesticidi tradizionali che minano alla nostra credibilità di agricolture biologiche in via di sviluppo.

Abbiamo una raccolta differenziata dei rifiuti che rappresenta un vanto nazionale per quantità e qualità e siamo qui a parlare di costruire impianti di combustibile solido secondario, da bruciare, che andranno quindi a gravare ulteriormente sullo stato del nostro ambiente, altamente delicato per i concetti legati alla bioagricoltura e alla biodiversità.

Ecco, forse manchiamo di una programmazione lineare e coerente su questi temi, che tutti riconosciamo come importanti, ma che poi, nei fatti, passano in secondo piano e diventano quasi fastidiosi se riportati alla ribalta da chi, invece, ne fa motivo di serio impegno politico. 

Una conversione ecologica del Trentino, reale e fattiva, che non rimanga una sterile programmazione politica, si rende davvero necessaria. Si stima, a livello nazionale, che uno sviluppo sistemico nel solo campo delle energie rinnovabili, possa portare un incremento di oltre 150.000 posti di lavoro! Facciamo le debite proporzioni alla nostra realtà e proviamo a strutturare percorsi politici coerenti con ciò che, programmaticamente, ci diciamo da anni. 

Sappiamo benissimo che questi argomenti sono considerati secondari rispetto ai gravi problemi che stiamo vivendo in questo periodo: scarsità di lavoro, aziende in fortissima crisi, depressione economica che cresce anziché regredire, il tutto condito con una disaffezione dalla politica da parte della gente, un allontanamento da tutto ciò che riguarda la politica che non fa che peggiorare la situazione già di per se seria e grave.

Ma la politica, quella vera  che,  con i “180 secondi  per un’idea del Trentino”, vuole rappresentarsi  nella sua veste migliore, con dibattiti franchi e sinceri, propositivi e anche critici, deve cercare risposte e proposte diverse. Non è più possibile trovare soluzioni con metodi che appartengono agli stessi sistemi che sono stati causa di questa crisi. 

Cambiare approccio per la ricerca delle soluzioni ai problemi non è solo necessario, ma doveroso. Non possiamo più pensare di risolvere i problemi della grave crisi che, per esempio, ha colpito il settore dell'edilizia, predisponendo piani di lottizzazioni ulteriori per costruire nuovamente; per esempio, possiamo prendere in considerazione, invece, la  riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, con la ricerca di sistemi integrati di risparmio energetico; qualcosa abbiamo avviato, ma non ancora in maniera profonda e radicale, ma solo per tamponare situazioni di stallo.

Una conversione ecologica a tutto campo, coerente prevede iniziative coerenti: 

- progettualità a lungo termine: guardiamo avanti al futuro con occhi diversi, cominciando a fare formazione e informazione; formazione alle giovani leve, che non hanno una visione rosea del loro futuro; informazione alle aziende, molto spesso ancora lontane da quel necessario aggiornamento tecnico e progettuale che permetterebbe loro di uscire dal pantano dell'attuale crisi; troppo spesso mi trovo a vedere aziende arroccate su sistemi di lavoro legati a dinamiche che non sono più sostenibili, perché non trovano più spazio nel mercato globale.

 - progettualità dinamica: sfruttare le eccellenze nel campo della ricerca che abbiamo sul territorio, per individuare percorsi innovativi nel campo della digitalizzazione, dell'energia, dell'agricoltura biologica, dell'edilizia sostenibile. Legare i centri di ricerca anche al mondo della scuola e non trattarli in maniera disgiunta.

Infine, progettualità politica: benissimo trovarsi in queste occasioni, per parlare,  per confrontarsi e criticarci; ma è nelle sedi dei partiti che dobbiamo far tornare la gente; dobbiamo riaprire la programmazione  di educazione alla politica, coinvolgendo i giovani  veramente; ma non possiamo farlo cercando tesseramenti eccellenti in vista delle prossime scadenze elettorali, non possiamo farlo con metodi che hanno la sola visione immediata di alzare le percentuali di consenso nel breve tempo. Necessario recuperare il senso vero della politica per il bene comune, se vogliamo far tornare a votare la gente, se vogliamo far tornare la gente a parlare di politica, a vivere la politica.

Necessario che la politica trovi qualche via per “smitizzarsi”; non è possibile sentire parlare di tagli alla sanità, alla scuola, alla ricerca e poi apprendere che, chi fa politica percepisce redditi al di fuori di ogni ragionevole incarico di responsabilità.

Torniamo con i piedi per terra, parliamo con la gente, ma soprattutto impariamo ad ascoltare le necessità e, soprattutto, anche le indicazioni che le parti sociali e tutti gli attori economico-culturali ci suggeriscono; solo così riusciremo    a ripartire veramente.

”Follia  è fare sempre le stesse cose,  aspettandosi risultati diversi”; lo diceva un certo Albert  Einstein e, forse, cambiare metodo ora è  davvero indispensabile.

mercoledì 26 giugno 2013

Ambiente e industria, legami pericolosi, tuttavia…



Se, legare ambiente e industria in un unico assessorato futuro,  significa relegare la tutela ambientale e lo sviluppo ecosostenibile a fattore secondario e subordinato ad uno sviluppo industriale deregolamentato, allora è chiaro ed evidente che i due temi non potranno mai essere racchiusi sotto un’ unica guida assessorile, come ipotizzato dal candidato alle primarie Alessandro Olivi. Appare netta la contraddizione tra i due settori, in quanto, chi guida l’assessorato  all’ambiente dovrebbe essere  sempre il garante della tutela di uno sviluppo correttamente gestito, anche con confronto, a volte duro, con il collega reggente dell’industria. Mi pare di capire, anche leggendo le dichiarazioni di  Paolo Mazzalai, presidente degli industriali trentini che sostiene la presenza di troppi vincoli ambientali, che si tenti di far passare come sostenibile l’ipotesi di aggregare i due settori; pericolosa questa visione, che reputo inconciliabile con le prospettive di sviluppo ecosostenibile che, tutti indistintamente, sembrano condividere nei propri programmi politici, purtroppo spesso solamente per intercettare i voti dei moltissimi cittadini che credono nella tutela ambientale. Abbiamo ancora sott’occhio la situazione di Monte Zaccon, o le acciaierie di Borgo Valsugana, o la miriade di micro discariche disseminate sul nostro territorio; tutte situazioni sostenute da un sistema fortemente propenso a giustificare un’industrializzazione più o meno “libera” da lacci e lacciuoli di tipo ambientalistico, che da sempre hanno dato fastidio a chi vuole promuovere un progresso che, oggi, non è davvero più sostenibile e giustificabile.  Tuttavia, colgo l’occasione per fare e proporre una riflessione, credo interessante e provocatoria sotto il profilo politico: l’abbinamento “ambiente e industria”, ambiente rigorosamente prima di industria, non per ordine alfabetico, ma per ordine di importanza vitale, potrebbe trovare un senso logico e di corretto impiego, qualora il futuro ipotizzato assessorato fosse affidato ad una persona proveniente dall’ambientalismo vero; non una persona invasata di ambientalismo assurdo ed estremo, bensì un referente di buon senso, che sappia correttamente assemblare un’idea di sviluppo industriale moderno e sostenibile ambientalmente. Ecco, in tal senso un abbinamento tale potrebbe anche avere una logica credibile e spendibile per il Trentino futuro, che sosterrebbe uno sviluppo industriale ecosostenibile; diversamente, sarebbe come affidare una vergine a Barbablù, per usare un’espressione colorita. Questa visione di ambiente e industria, noi eco-civici e verdi europei, potremmo certamente sostenerla; al nostro interno non abbiamo visioni di chiusura sul mondo industriale, anzi; siamo per un corretto sviluppo del benessere, dell’industria come motore dell’economia e promotrice di posti di lavoro; ma il tutto nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo, nella salvaguardia del territorio come bene primario, che deve sempre venire prima di ogni altra valutazione di tipo economico;(ricordo che, molti di noi sono attivi nel settore dell’industria (green economy), della ricerca economica e industriale, nella formazione in ambito tecnologico). Ecco perché, molto probabilmente, non sarà mai possibile vedere uniti questi due temi, perché presumibilmente per molti soggetti  i motivi che ne potrebbero determinare l’unificazione, sono differenti dalla nostra visione; ma, forse, sbaglio a pensare male e sono il solito ambientalista ed ecologista disfattista! Però, se provassimo davvero ad esperimentare l’abbinamento, nella formula che ho proposto? Chissà, potremmo essere di esempio anche per altri, visto che ci vantiamo di essere “scuola politica” per il resto del Paese…

Marco Ianes - Trento

domenica 7 aprile 2013

Il programma prima dei nomi.


Non v'è dubbio, come giustamente ha detto il consigliere Giorgio Lunelli, che il candidato presidente della futura coalizione dovrà essere una persona che crede nella squadra. Però, vorrei aggiungere anche che dovrà credere e sostenere un programma politico condiviso, costruito assieme alla coalizione e che garantisca uno sviluppo sostenibile al nostro Trentino, garantendo e salvaguardando i valori dell'autonomia, difendendola non certo con arroccamenti, bensì ristrutturandola per ridarle vigore e credibilità, quella credibilità che, a livello nazionale, non sempre è riconosciuta. Dunque, perché noi Ecologisti e Reti civiche - Verdi Europei non abbiamo fatto il nome del nostro candidato o candidata? Semplicemente perché crediamo fortemente che,dal programma solamente si possa partire per identificare le persone che lo possono sostenere; soprattutto crediamo sia necessario proporre, agli elettori, le idee di un centro sinistra autonomista rinnovato, nei programmi, nei metodi, nelle persone. Alcuni spunti di riflessione, noi li abbiamo e vorremmo cercare convergenza e sintesi comune, prima di determinare, di comune accordo, chi potrà farsi promotore di questo programma politico.
Sono più di sei mesi che gli Ecologisti- Reti civiche e Verdi Europei stanno lavorando a questo nuovo  programma, che tiene conto di proposte innovative, da proporre ai cittadini trentini.  Qui una breve sintesi, come spunto di riflessione per tutti e con l'invito a integrare, correggere , discutere; questo invito, però non può essere limitato alle sole forze politiche, ma va esteso, ed è proprio quello che vorremmo fare, alla cittadinanza, affinché possa portare validi contributi per condividere il più possibile l'idea di fondo: un Trentino moderno con un'autonomia credibile e sostenibile,  non più attaccabile dall'esterno, bensì presa a reale modello innovativo di sviluppo economico sociale; non sempre, lo dobbiamo dire, siamo stati in grado di dare questa fotografia della nostra autonomia e, su questo, dobbiamo inevitabilmente lavorare. Ecco, quindi, alcuni temi fondamentali sui quali proponiamo di confrontarci come coalizione, prima di mettere in campo nomi: 
 Nuova legge quadro sugli investimenti per la riqualificazione energetica degli stabili pubblici (comunali,provinciali,comunità di valle), nel quale si prevede un piano di investimento quinquennale a disposizione delle varie amministrazioni per favorire le ristrutturazioni, non solo dei privati, come peraltro sta per essere varato dall'attuale giunta, ma anche delle aziende, delle scuole e delle strutture in genere; questo darebbe fiato per parecchi anni, alle aziende del settore delle costruzioni (edili,elettiche,idrauliche...); modifica degli assetti delle comunità di valle (così non funzionano bene!), con maggiori deleghe territoriali, con calibrazione delle risorse proporzionate agli interventi di valorizzazione del territorio e salvaguardia del patrimonio edilizio e culturale locale; investimenti in ambito energetico, con nuova legge quadro sull'energia, con particolare riferimento allo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, legate alla dismissione progressiva delle fonti fossili, nuova legge provinciale sulla gestione dei rifiuti, con sistemi innovativi, strutturando e dirigendo il sistema in regia provinciale su tutto il territorio, ricordandoci che in oltre quindici anni ci troviamo ancora con il problema da risolvere; nuova predisposizione e riassetto delle varie società partecipate, con riduzione dei costi e ricalibrazione dei vari assetti dirigenziali; nuova legge sugli appalti pubblici, con valorizzazione delle imprese ad alto contenuto tecnologico ed innovativo, con valorizzazione e sostentamento di quelle radicate sul territorio e nuovi parametri di attribuzione degli appalti, che valorizzino gli aspetti tecnici, compatibilmente con quelli economici, uscendo da logiche di massimo ribasso senza valutazioni territoriali e di competenze consolidate;  nuovo piano di investimenti sulla ricerca, ai fini di valorizzare le peculiarità territoriali di sviluppo, in sinergia con il concetto di sviluppo eco- sostenibile. Queste sono solo alcune tracce che devono essere sviluppate,qualora si intenda perseguire l'obiettivo di anteporre il programma, rispetto alle partecipazioni ad una coalizione che, nella gente, è vista come superata, così come è strutturata ora. Ecco perché noi, nomi per ora non vogliamo farne, ma vogliamo parlare di programmi e, solo dopo questo fondamentale passaggio, elaborare assieme una sintesi convergente sui nomi, siano essi per le primarie o direttamente per la squadra da presentare alle prossime elezioni. Tutto il resto, a mio modesto e personale parere, mi sembra davvero poco serio e indicatore di un metodo di fare politica che i cittadini poco condividono e ritengono sicuramente superato e non più credibile;  ecco perché il fenomeno M5S prende credibilità negli elettori; non cadiamo nel tranello di questa corsa tra cavalli di razza, altrimenti rischiamo di perdere di vista le reali necessità e richieste delle persone a cui andremo a chiedere la fiducia, e lo potremmo pagare molto caro! 
Marco Ianes - ecologisti e reti civiche - Verdi Europei. 

mercoledì 20 marzo 2013

Gestione dei rifiuti? ASSENZA TOTALE



Finalmente apprendiamo ufficialmente che il progetto Inceneritore è stato abbandonato.
Vale la pena, però, fare alcune riflessioni in merito al tema gestione dei rifiuti.
1.       L’abbandono del progetto inceneritore non è stato determinato da una revisione progettuale del sistema, bensì dalla mancanza del suo sostentamento economico in primis e, per seconda causa, l’apertura di una nuova via per bruciare i residui dei rifiuti, tramite i cementifici, come decretato dal governo uscente . In alcuni casi, questa prospettiva potrebbe essere addirittura peggiore di un inceneritore! Chi controlla regolarmente le emissioni nell’aria e le immissioni dei residui sul suolo, di un privato che brucia per la propria produzione? Ovviamente, l’ente pubblico, ma con cadenze e responsabilità ben diverse, rispetto a quelle previste per un vero e proprio stabilimento dedicato alla combustione dei rifiuti; potrebbe essere buono il detto: dalla padella nella brace! E con tanto di euforismo popolare.
2.       L’abbandono del progetto inceneritore apre un enorme buco gestionale della partita rifiuti; infatti, non esiste un piano di gestione moderno e al passo dei tempi e la patata bollente sarà sicuramente lasciata in eredità ai governanti prossimi; saranno in grado di predisporre un piano operativo moderno, eco-sostenibile e, soprattutto, condiviso con i vari attori politico-culturali-economici? Date le premesse politiche su questo avvio di campagna elettorale (perché è già partita) che, come sempre, privilegia i nomi dei candidati alla presidenza invece dei programmi , penso proprio che questo tema della gestione dei rifiuti, sarà davvero gestito nella solita maniera pressapochistica, come è stato in questi quindici anni.
3.       Manca, indubbiamente, una capacità di coinvolgere  le varie componenti della società (economica, sociale, ambientalista) per migliorare e approfondire un percorso virtuoso di gestione della risorsa “rifiuto”; non più bruciare, sotto qualsiasi forma, bensì ridurre alla fonte, oppure riciclare e riutilizzare. Anche qui la politica ha toppato, in questi anni e si rischia di ripetere gli errori del passato; non vi è presa di coscienza, sia politica, sia sociale, del problema della gestione rifiuti.
Alcune tracce, non certo esaustive, però da sviluppare, a mio avviso:
-          Predisposizione di un tavolo tecnico, con coinvolgimento della associazioni delle categorie, economiche,  associazioni ambientaliste, rappresentanti degli amministratori condominiali , classe politica, dove discutere delle linee guida generali  relative alla gestione dei rifiuti a livello provinciale, uniformando per tutto il territorio il modus operandi.
-          Predisposizione dei progetti di realizzazione del sistema generale del trattamento del residuo indifferenziato
-          Realizzazione del progetto migliore, scelto in base alle linee guida dettate dal tavolo tecnico.
Abbiamo atteso quindici anni di tira-molla, con una classe politica letteralmente allo sbando su questo tema; in un anno o poco più, si potrebbe definire tutta la questione seriamente, con analisi tecnica seria e con il coinvolgimento di tutti gli attori, come da sani principi di democrazia partecipativa; chi avrà il coraggio di prendere questa proposta nel proprio programma politico? Non credo gli attuali politici, poiché hanno dato prova di totale incapacità in ben quindici anni di governo, non sapendo ascoltare chi sosteneva da sempre la totale inutilità del progetto inceneritore.
Permettetemi, infine, un ringraziamento a Nimby Trentino e a Coordinamento Trentino Pulito, di cui faccio parte, per l’impegno profuso in questi anni, nel fare informazione seria, con supporti tecnici e medici; in realtà è grazie a queste associazioni se il percorso è ancora aperto a soluzioni più moderne e sostenibili, nell’interesse del bene collettivo e non certo grazie ai vari politici che stanno facendo a gara nel mettersi in mostra per segnalare la loro contrarietà all’inceneritore. Dov’erano questi signori al referendum che avrebbe potuto fermare il progetto già dieci anni fa? E saranno in grado di proporre una strada diversa, nei prossimi programmi per le imminenti elezioni provinciali, magari prima di parlare di candidati vari?
Marco Ianes -Trento 

sabato 24 novembre 2012

Parte la presentazione del programma itinerante di buon governo dei beni comuni.

Un nuovo modello sociale ed economico è necessario.
In questi momenti difficili siamo costretti a rivedere molte priorità di investimento delle risorse pubbliche. Ogni amministratore deve, e dovrà sempre più, fare i conti con contrazioni esponenziali delle risorse. Garantire i servizi ed evitare la caduta della qualità degli stessi ė sicuramente una delle priorità da perseguire, ma non è possibile farlo con i modelli economici che ci hanno portato e ci porteranno, sempre più, verso il ribasso della qualità della vita.
Non vi è dubbio che determinate politiche economiche e sociali, finora adottate, sono state possibili per la grande disponibilità economica che abbiamo avuto. Ora è necessario cambiare approccio e pure rimodellare le priorità. Che senso ha, per esempio, predisporre tagli lineari a sanità, scuola e servizi pubblici e poi continuare a sostenere operazioni immobiliari come, ad esempio,un centro congressi presso il nuovo quartiere delle Albere? Ha davvero il sapore amaro di una beffa nei confronti dei cittadini ai quali vengono richiesti sempre maggiori sacrifici. Un nuovo modello di sviluppo è quindi necessario e la cosa non rappresenta un'utopia. "Piccole grandi opere", al posto di faraonici progetti, possono essere possibili per creare sviluppo, lavoro e rispetto e tutela del territorio e dell'ambiente. Gli investimenti destinati a queste vere e proprie "cattedrali nel deserto"potrebbero, ad esempio,essere dirottati verso progetti di recupero edilizio del patrimonio immobiliare pubblico, ottenendo un triplice beneficio: si darebbe lavoro al settore edilizio ed impiantistico elettrico e termoidraulico che versa in forte crisi, si metterebbero in sicurezza stabili fatiscenti o malridotti e si contribuirebbe ad un notevole risparmio energetico, fonte primaria di "produzione di energia " ( la miglior produzione di energia è quella risparmiata)! Questo è solo un esempio pratico e diretto, non utopistico, di corretta scelta di impiego delle risorse pubbliche; questo è un inizio di corretto approccio verso un modello di sviluppo eco sostenibile, che noi andiamo proponendo nel nostro programma di buon governo dei beni comuni. Non vogliamo assolutamente passare per la forza politica  del no a prescindere; noi abbiamo molti si, molte proposte che mettono in primo piano i concetti di salvaguardia della salute, della tutela del lavoro, dello sviluppo economico delle imprese, il tutto in sinergia con il rispetto dell'ambiente e del territorio in cui viviamo e dell'autonomia che sosteniamo fortemente e vogliamo  assolutamente mantenere e preservare, ma con schemi diversi da quelli finora adottati e senza scadere nella rappresentazione teatrale e assurda che qualche noto esponente politico vorrebbe attuare, con musei che hanno un futuro poco credibile e difficilmente comprensibile.
Quindi noi proponiamo una visione diversa della gestione dell'autonomia trentina, mettendo al centro le vere priorità necessarie per un modello diverso. Il programma è stato abbozzato come contenuto di idee da sottoporre alla cittadinanza. Stiamo partendo per un viaggio itinerante nel nostro Trentino, convinti che sottoporre alla gente le nostre idee, per raccogliere altrettante idee, osservazioni, necessità dei territori, sia un passaggio fondamentale per una forza ecologista e civica che ha l'ambizione di provare a proporre approcci diversi e innovativi di gestione dei beni comuni. Saremo aperti a chiunque vorrà dialogare con noi: cittadini, istituzioni e forze politiche, senza preclusione alcuna, ma proponiamo un modello nuovo, non cerchiamo facili consensi e non facciamo politica urlata, rispettando anche chi ha deciso strade diverse per proporre alternative, pur non condividendone, spesso, i metodi che sembrano poco democratici . Vogliamo, in primis,ragionare assieme alla gente, proponendo un programma aperto e in costruzione, che parta dal concetto, possibile e necessario, di generare un modello di sviluppo diverso ed eco sostenibile. Per una politica costruttiva, di dialogo e confronto, ma innovativa, convinti che le risposte sono in questi nuovi modelli, che altrove , come ad esempio in Germania, stanno dando effetti notevoli di sviluppo economico e sociale. Aspettiamo confronti e dibattiti, nelle nostre iniziative informative. Partiremo il 6 dicembre da un incontro a Rovereto alle 20.30 presso la sala del Brione, per poi proseguire in ogni valle, con incontri territoriali aperti ad associazioni, movimenti e gente di buona volontà.
Marco Ianes - co portavoce Ecologisti e reti civiche Verdi Europei Trentino.


martedì 24 agosto 2010

AUTONOMIA TRENTINA

Ho letto attentamente quanto scritto sul Corriere della Sera, in merito al nostro Trentino ed alla nostra autonomia.
Io sono trentino D.O.C., di famiglia trentina D.O.C., da sempre! Insomma, "en trentinaz"!
Eppure, scusate, non posso non condividere alcuni passaggi che gli autori hanno messo in evidenza nel loro articolo.
Il riferimento ad un avvicinamento sempre più marcato ad Andreas Hofer, con conseguente immissione nel limbo del trentino Cesare Battisti, rappresenta un dato di fatto del muoversi politico della recente storia autonomistica trentina. Ne fanno corollario i vari contributi provinciali erogati in nome delle feste hoferiane, conditi dalle varie elargizioni per costumi di schutzen vari. E come si poteva sfuggire alla critica della stampa nazionale? C'è chi si è lamentato, in alto loco, qui in provincia di Trento, di "coltellate" alla schiena; forse, però, sarebbe bene analizzare anche ciò che si fa e ciò che si trasmette mediaticamente, prima di lamentarsi.
Mi spiego meglio: ultimamente, per esempio, abbiamo assistito alle nomine "bulgare", da parte della giunta provinciale, in merito agli incarichi di amministrazione nelle società partecipate; il tutto qualche giorno prima della discussione in consiglio provinciale di una nuova legge che le regolamentasse! Scusate, ma dov'è l'innovazione politica? Mi sembra tanto un comportamento da "vecchia metodologia" anni 80-90! Proseguo: comunità di valle. In un momento storico, dove la politica è vista come un enorme spreco di denaro pubblico, in un momento che pone in evidenza la grande estraneità della gente comune dalla politica ( vedasi astensionismo crescente in tutte le ultime consultazioni), il ricco Trentino istituisce un nuovo organismo di gestione territoriale! Possono servire le comunità di valle? Ai posteri l'ardua sentenza, però stiamo già assistendo a molti distinguo da parte di sindaci vari, in merito alla futura composizione delle liste, soprattutto sulla scelta dei candidati presidenti. L'avvio non è certo dei migliori e la sensazione, del tutto opinabile, ma forse fondata, è che alla gente non importi niente; peggio ancora: questa nuova istituzione si rivolterà come un boomerang verso chi l'ha voluta, non riuscendo a trasmetterne il reale fine che avrebbe voluto proporre. Inoltre, siamo proprio sicuri che i comuni accetteranno di "dialogare" tra loro per servizi collettivi che saranno erogati dalle comunità di valle? Con il campanilismo trentino, personalmente ne dubito! Ecco,allora, che si offre il fianco ad analisi impietose, ma purtroppo realistiche, della situazione trentina. Ricchi, pieni di soldi che, chi amministra, elargisce con manica larga per tamponare situazioni che, in altre regioni, non potrebbero essere sostenute! Per forza ci criticano, per forza ci attaccano! Altre regioni, altre province non hanno le nostre possibilità; certamente, hanno anche altri problemi di mala gestione, ma rimane il fatto che, vedere spendere soldi pubblici in questa maniera, per chi vive fuori, in altre realtà, suscita rabbia e malessere. Anche a molti trentini, comunque, da fastidio vedere sperperare soldi pubblici in questa maniera! Solo che molti trentini hanno la pancia piena, anche grazie a questi interventi; magari al bar si scandalizzano, però, poi, nell'urna elettorale, sempre ammesso che ci vadano, votano sempre allo stesso modo! Forse una nuova linea di maggior parsimonia e oculatezza nell'erogazione di soldi pubblici, condita da una comunicazione propositiva e positiva di ciò che di buono si è fatto e si sta facendo, potrebbe ridare un'immagine buona del nostro Trentino. Investire meglio i soldi pubblici e farlo sapere con un'attività mediatica consona permetterebbe al Trentino di essere criticato meno e di essere ammirato di più per tutti i valori che sa mettere in campo: solidarietà, laboriosità, tenacia! Un' autonomia diversa, ecco quello che vorrebbe la gente trentina.