"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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domenica 1 gennaio 2017

Rifiuti e inceneritore in Trentino. Anno nuovo, politiche vecchie!

Rifiuti e inceneritore in Trentino: anno nuovo, politiche vecchie.
Mentre arriva la notizia che ISPRA ha classificato il Trentino Alto Adige come seconda regione italiana a livello di raccolta differenziata dei rifiuti, la nostra provincia provvde ad incenerire il residuo indifferenziato, ricorrendo all'inceneritore di Bolzano. Davvero due notizie in antitesi tra loro. Ma andiamo per gradi, per capire come si sia arrivati  a decidere di incenerire i rifiuti, nonostante la virtuosa raccolta differenziata che raggiunge percentuali elevate.
Correva l’anno 2009, quando il primo bando di gara per l’aggiudicazione della costruzione di un inceneritore a Trento andava letteralmente deserto! Poche le garanzie di poter bruciare quantità rilevanti di rifiuti, data la notevole escalation della percentuale di raccolta differenziata che era stata raggiunta e che, ad oggi, sfiora l’80%. In quegli anni erano attive alcune associazioni (Nimby Trentino, Coordinamento Trentino pulito) che avevano promosso momenti formativi e informativi in merito ad un progetto alternativo all’inceneritore, noto in Trentino come “progetto Cerani”, a nome dell’ingegnere che lo aveva predisposto (qui il link alla pagina dove trovate spiegato il progetto: http://marcoianes.net/1/area_download_939562.html). 
 
La classe politica trentina che era al governo ci classificò come “ciarlatani”, venditori di idee irrealizzabili, sostenendo che l’inceneritore sarebbe stata l’unica via per chiudere il ciclo dei rifiuti in Trentino. Dopo il primo bando di gara sopraccitato, andato deserto perché nessuna azienda di settore intravedeva guadagni interessanti, dato lo scarso residuo indifferenziato da bruciare, arrivò anche la chiusura dei finanziamenti pubblici all’energia elettrica prodotta da incenerimento dei rifiuti; così, il percorso prima definito come “l’unica via percorribile”, venne abbandonato definitivamente dalla politica trentina, che dichiarò che la costruzione di un inceneritore in Trentino non serviva più. 

Non fu certo una scelta dettata da convinzioni ecologiche e ambientaliste, bensì una pura e mera constatazione che tale via non avrebbe dato guadagni sufficienti a sostenerne l’ammortamento economico nel tempo. Comunque, le associazioni ambientaliste avevano vinto una battaglia importante, perché oltre all’impatto ambientale devastante che avrebbe avuto sull’economia agro-turistica trentina, avevano pure evidenziato le gravi lacune economiche che poi, di fatto, si sono rivelate fondate.

 I “ciarlatani”, improvvisamente avevano avuto le prove del loro buon operato. Da allora, però, il problema della “chiusura del cerchio” dei rifiuti è rimasto irrisolto; da una parte una raccolta differenziata che aumentava notevolmente, attestandosi ai livelli attuali che sfiorano circa 80%, dall’altra parte il tema del residuo indifferenziato che rimaneva non gestito e, quindi, portato in discarica.

 In questi ultimi due anni molto si è parlato qui in Trentino di costruire impianti di recupero del materiale residuo; impianti che prevedessero il trattamento del rifiuto con la produzione di CSS (combustibile solido secondario) che certamente ha un mercato, ma sempre si tratta di combustibile ad alto inquinamento (plastiche che bruciano: diossine e nanoparticelle nell’aria che respiriamo) e, ultima novità nel piano rifiuti n°4 del 2014, anche la possibilità di valutare impianti di riciclaggio ulteriore, come proposto dalle associazioni. 

Sembrava che ci fosse davvero un’apertura alle innovazioni tecnologiche “amiche” dell’ambiente; sembrava che, finalmente, l’Autonomia Trentina avesse agito davvero con spirito autonomo e nella direzione giusta di salvaguardia e tutela dell’eco-sistema agro turistico che la provincia di Trento vanta come fiore all’occhiello. Sembrava…perché in questi giorni la provincia autonoma di Trento ha chiuso un accordo con la provincia autonoma di Bolzano; in questo accordo il residuo indifferenziato del Trentino finirà nell’inceneritore già esistente a Bolzano che è in deficit di prodotto e, quindi, abbisogna di materia prima (http://www.ildolomiti.it/ambiente/smaltimento-rifiuti-accordo-raggiunto-fra-trento-e-bolzano).

Si torna all’idea originaria, si torna all’inceneritore. Non a Trento, ma a Bolzano, cioè a soli 50 Km di distanza da dove prima si voleva costruire quello trentino. Praticamente, non cambia proprio nulla! Le quantità di raccolta indifferenziata di rifiuti trentini saranno bruciate e passeranno per il camino che butterà in aria nanoparticelle e diossine che si riverseranno nelle stesse campagne dove si coltivano viti pregiate che danno vita ad altrettanti vini famosi quali, ad esempio, il Teroldego, vero fiore all’occhiello delle aziende vitivinicole trentine.
In aggiunta a ciò, aumenterà il traffico veicolare, dato che i camion trentini viaggeranno verso Bolzano per portare i rifiuti da bruciare; altro aggravio ambientale! 

E tutti tacciono…le associazioni ormai sono disgregate, avendo precedentemente chiuso gli obiettivi; la politica ambientalista trentina praticamente non esiste più, dato che le forze politiche  che pure si erano impegnate nel passato, sono praticamente inesistenti e nulla più organizzano in tema di proposte e dibattiti e manifestazioni. Le associazioni di categoria (contadini, esercenti del turismo) sono in ossequioso silenzio, non rendendosi conto che ciò per cui si erano battute nel passato, ora è stato realizzato; non nel loro giardino, certamente, ma in quello adiacente! Credono davvero che le influenze di tali emissioni stiano alla larga dai propri confini? 

Davvero una tristezza che, alla fine, si sia arrivati ugualmente al risultato che  la politica trentina progettava più di dieci anni fa, cioè l’incenerimento dei rifiuti. Nulla è cambiato, sempre le solite politiche ambientali. Poi ci lamentiamo se il clima cambia, se l’inquinamento aumenta, se i tumori dettati da inquinamento atmosferico aumentano (http://www.airc.it/cancro/disinformazione/inquinamento-atmosferico/).

mercoledì 18 giugno 2014

Ancora errori nella gestione dei rifiuti in Trentino! E NOI PAGHIAMO!!!

FARESTI UN INVESTIMENTO DI MILIONI DI EURO IN UNO STABILIMENTO INDUSTRIALE CHE PRODURRA’ UN OGGETTO CHE NON SAI NEMMENO SE HA UN MERCATO E DANNEGGIA AMBIENTE E AGRICOLTURA LOCALE?

Una persona normale, coscienziosa e previdente come te, certamente no!

Ma la PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, invece, sì!

I VERDI DEL TRENTINO INCONTRANO I CITTADINI CHE VOGLIONO DOCUMENTARSI PER SPIEGARE COSA SI VUOLE FARE CON I RIFIUTI IN TRENTINO SPENDENDO SOLDI NOSTRI INUTILMENTE E IN PERCORSI OBSOLETI.

NOI PROPONIAMO UN’INVESTIMENTO DIVERSO, PIU’ SOSTENIBILE E PIU’ REDDITIZIO! MA, NON CI ASCOLTANO!

E TU, CITTADINO TRENTINO, VUOI PAGARE SENZA CAPIRE, O VUOI ASCOLTARE UNA VALIDA ALTERNATIVA?

Passa al gazebo e sarai informato! Potrai parlare direttamente con noi e capire la nostra proposta.

Sabato, a Trento, in via Manci dalle 9:30 alle 12:30
Marco Ianes - Trento

mercoledì 20 marzo 2013

Gestione dei rifiuti? ASSENZA TOTALE



Finalmente apprendiamo ufficialmente che il progetto Inceneritore è stato abbandonato.
Vale la pena, però, fare alcune riflessioni in merito al tema gestione dei rifiuti.
1.       L’abbandono del progetto inceneritore non è stato determinato da una revisione progettuale del sistema, bensì dalla mancanza del suo sostentamento economico in primis e, per seconda causa, l’apertura di una nuova via per bruciare i residui dei rifiuti, tramite i cementifici, come decretato dal governo uscente . In alcuni casi, questa prospettiva potrebbe essere addirittura peggiore di un inceneritore! Chi controlla regolarmente le emissioni nell’aria e le immissioni dei residui sul suolo, di un privato che brucia per la propria produzione? Ovviamente, l’ente pubblico, ma con cadenze e responsabilità ben diverse, rispetto a quelle previste per un vero e proprio stabilimento dedicato alla combustione dei rifiuti; potrebbe essere buono il detto: dalla padella nella brace! E con tanto di euforismo popolare.
2.       L’abbandono del progetto inceneritore apre un enorme buco gestionale della partita rifiuti; infatti, non esiste un piano di gestione moderno e al passo dei tempi e la patata bollente sarà sicuramente lasciata in eredità ai governanti prossimi; saranno in grado di predisporre un piano operativo moderno, eco-sostenibile e, soprattutto, condiviso con i vari attori politico-culturali-economici? Date le premesse politiche su questo avvio di campagna elettorale (perché è già partita) che, come sempre, privilegia i nomi dei candidati alla presidenza invece dei programmi , penso proprio che questo tema della gestione dei rifiuti, sarà davvero gestito nella solita maniera pressapochistica, come è stato in questi quindici anni.
3.       Manca, indubbiamente, una capacità di coinvolgere  le varie componenti della società (economica, sociale, ambientalista) per migliorare e approfondire un percorso virtuoso di gestione della risorsa “rifiuto”; non più bruciare, sotto qualsiasi forma, bensì ridurre alla fonte, oppure riciclare e riutilizzare. Anche qui la politica ha toppato, in questi anni e si rischia di ripetere gli errori del passato; non vi è presa di coscienza, sia politica, sia sociale, del problema della gestione rifiuti.
Alcune tracce, non certo esaustive, però da sviluppare, a mio avviso:
-          Predisposizione di un tavolo tecnico, con coinvolgimento della associazioni delle categorie, economiche,  associazioni ambientaliste, rappresentanti degli amministratori condominiali , classe politica, dove discutere delle linee guida generali  relative alla gestione dei rifiuti a livello provinciale, uniformando per tutto il territorio il modus operandi.
-          Predisposizione dei progetti di realizzazione del sistema generale del trattamento del residuo indifferenziato
-          Realizzazione del progetto migliore, scelto in base alle linee guida dettate dal tavolo tecnico.
Abbiamo atteso quindici anni di tira-molla, con una classe politica letteralmente allo sbando su questo tema; in un anno o poco più, si potrebbe definire tutta la questione seriamente, con analisi tecnica seria e con il coinvolgimento di tutti gli attori, come da sani principi di democrazia partecipativa; chi avrà il coraggio di prendere questa proposta nel proprio programma politico? Non credo gli attuali politici, poiché hanno dato prova di totale incapacità in ben quindici anni di governo, non sapendo ascoltare chi sosteneva da sempre la totale inutilità del progetto inceneritore.
Permettetemi, infine, un ringraziamento a Nimby Trentino e a Coordinamento Trentino Pulito, di cui faccio parte, per l’impegno profuso in questi anni, nel fare informazione seria, con supporti tecnici e medici; in realtà è grazie a queste associazioni se il percorso è ancora aperto a soluzioni più moderne e sostenibili, nell’interesse del bene collettivo e non certo grazie ai vari politici che stanno facendo a gara nel mettersi in mostra per segnalare la loro contrarietà all’inceneritore. Dov’erano questi signori al referendum che avrebbe potuto fermare il progetto già dieci anni fa? E saranno in grado di proporre una strada diversa, nei prossimi programmi per le imminenti elezioni provinciali, magari prima di parlare di candidati vari?
Marco Ianes -Trento 

lunedì 28 maggio 2012

"GESTIONE DEI RIFIUTI: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE"


COORDINAMENTO TRENTINO PULITO

VENERDI 1 GIUGNO - ORE 20:30

AUDITORIUM DI LAVIS

"GESTIONE DEI RIFIUTI: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE"

Ospiti:
Rodolfo Borga - consigliere provinciale Trento
Aldo Pompermaier presidente Verdi del Trentino per la costituente ecologista
Claudio Campedelli l'esperienza di Bolzano
Mauro Fiamozzi sindaco comune di Mezzocorona
Michelangelo Marchesi assessore ambiente comune di Trento
Graziano Pellegrini sindaco comune di Lavis
Gianluca Tait presidente comunita' di valle Rotaliana Konigsberg
Matteo Zandonai Assessore ambiente comune di Mezzocorona

Moderatori: Marco Ianes e Franco Piffer

La cittadinanza è invitata; divulgate la notizia!!!

Cordialità.

Marco Ianes

mercoledì 28 marzo 2012

Conferenza stampa raccolta differenziata

Care/i

Vi invito alla Conferenza stampa
(venerdì 30 marzo - sala Hotel America, ore 18)
con Cem Özdemir, portavoce nazionale dei Grünen della Germania.

Con l'occasione sarà presentata l'iniziativa "Grazie a tutti" in tema di
gestione dei rifiuti
con la partecipazione di esponenti di Nimby Trentino, dei Verdi Ecologisti e
Reti civiche
e del Coordinamento Trentino pulito (vedi programma allegato).

Chi ha la possibilità di partecipare è vivamente pregato di essere presente,
sia come segno di attenzione verso Cem Özdemir e gli amici sudtirolesi che
lo accompagnano sia per l'interesse dell'argomento che illustrerà.
La sala dell'Hotel America può ospitare una sessantina di persone.

L'iniziativa "Grazie a tutti" ha invece lo scopo di sensibilizzare la
popolazione
sul tema della raccolta differenziata e sull'inutilità dell'inceneritore.
Prevede l'allestimento di due gazebo a Trento sabato 31, pomeriggio
(di fonte all'ex Upim - in via Manci in caso di maltempo ci si sposterà
in Galleria partigiani, che si trova lì vicino).

Nell'occasione ringrazieremo la cittadinanza per il brillante risultato
ottenuto in ambito di raccolta differenziata.

Sarà un'occasione di incontro con i cittadini, anche per poter capire meglio
i motivi che ci spingono a dire NO alla costruzione di un inceneritore
trentino.

Un NO non per partito preso, bensì perché esistono reali alternative, senza
inquinare ulteriormente il nostro ambiente, gestendo in modo migliore il
riciclo dei rifiuti e risparmiando una spesa assurda ed astronomica come,
appunto, quella di un inceneritore!!!

Vi aspettiamo numerosi.

Cordialità.

Marco Ianes - Trento

venerdì 9 marzo 2012

Diossina a Ravenna per l'inceneritore. E a Trento come sarà?

E a Trento, come sarà?

Ecco cosa scrivono sul FATTO QUOTIDIANO.

Ravenna, diossina nel latte materno. Asl, risposta choc: “Normale in questa zona”

Il Movimento 5 Stelle aveva promosso test su donne e animali registrando valori ampiamente oltre la norma. Principale imputato l'inceneritore Hera sulla Romea. Ma per la direzione dell'Azienda sanitaria in un'area industrializzata le sostanza tossiche nel sangue le hanno tutti. Favia: "Sono come quelli che dicono che con la mafia bisogna convivere"

A Ravenna è allarme diossina. I valori del cancerogeno agente tossico nel sangue di duedonne incinta e di alcuni polli ruspantiviaggiano ampiamente oltre la norma. Impossibile non stupirsi di fronte ai dati che il Movimento 5 Stelle, Legambiente, Associazione Naturista, Articolo 32 e Ravenna Viva hanno portato alla luce già nel dicembre 2011. Ma è ancor più difficile non rimanere sorpresi di fronte alle parole del direttore dell’Asl di Ravenna, alla richiesta di una commissione regionale di monitoraggio dell’aria: “La presenza di diossine negli organismi umani è una conseguenza inevitabile per chiunque vive in aree industrializzate”.

La vicenda nasce circa un anno fa, ancora prima delle elezioni amministrative, quando il futuro consigliere M5S, Pietro Vandini, rende pubblici alcuni test svolti su due volontarie a Savarna e Porto Corsini. Due donne che hanno alcuni requisiti specifici come risiedere in quelle zone da almeno cinque anni, mangiare cibo proveniente da filiera corta e non fumatrici. I risultati sono critici e non vengono usati in modo “strumentale” perché vanno approfonditi, proprio come spiega al fattoquotidiano.it Vandini: “I livelli di diossina erano fino a quattro volte oltre il limite consentito per il latte vaccino. Poi io una volta eletto e divenuto presidente di una commissione consiliare ad hoc ho fatto richiesta ad Arpa Emilia Romagna ed Asl di Ravenna per iniziare entro i primi di marzo 2012 una campagna di indagine seria, completa e articolata sul tema come avviene negli altri stati dell’Unione Europea”.

Passaggio non obbligato che però ha perfino spinto il sindaco Matteucci a richiedere formalmente di inserire Ravenna in un progetto regionale sulla qualità dell’aria e nel monitoraggio dei contaminanti. Ma al danno si aggiunge la beffa perché il direttore dell’Asl ravennate, Paolo Ghinassi, dichiara ai giornali: “Nelle aree industrializzate è così. Non servono accertamenti”, e aggiunge, “Però se ci sarà la disponibilità di Hera e Arpa anche l’Ausl sarà disponibile per sedersi a un tavolo che partendo dalle conoscenze a disposizione elabori un monitoraggio alla ricerca di nuovi inquinanti, prodotti dalla produzione industriale, che potrebbero avere conseguenze sulla salute dell’uomo.

“Questa affermazione ci fa ribrezzo”, dice il consigliere regionale M5S Giovanni Favia, “E ricorda tanto quella in cui si diceva che con la Mafia dobbiamo convivere. Nel latte materno sono stati rilevati 19,6 picogrammi per grammo di grasso, quando la soglia oltre la quale un prodotto viene ritirato è 5”.

Come se non bastasse pochi giorni fa sono giunti i risultati su un pollo ruspante allevato aSavarna e con un limite di 1,2 picogrammi per grammo di grasso, il volatile ha registrato un pesante 1,9: “Le nostri analisi, pagate privatamente con i soldi dei cittadini e delle associazioni hanno dato il 100% della contaminazione (3 casi su 3). Mentre i 25 campioni dell’Asl non registrano nemmeno un contaminato”, continua Vandini, “Crediamo che non compiano le analisi corrette, analizzando i mangimi naturali non del luogo”.

Al centro dell’emissione di sostanze cancerogene l’area tra Sant’Alberto, Savarna, Mezzana e Porto Corsini: un cerchio urbanizzato attorno al famigerato inceneritore Hera, situato sulla statale Romea che produrrebbe diossine provenienti dalla combustione in presenza di cloro. Anche se Arpa non ha mai rilevato particolari criticità e la multiutility ha bollato le analisi dei grillini come “prive di scientificità”.

La richiesta del M5S e delle associazioni ambientaliste e sanitarie sorte attorno all’esperimento che si sta facendo via via più concreto è quella dell’attuazione di un biomonitoraggio del latte materno per mappare le zone più inquinate nonché la ratifica della convenzione di Stoccolmasottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004 che prevedeva il divieto di produzione e d’immissione nell’ambiente di inquinanti tossici e persistenti come le diossine. Anche se attualmente sono 151 gli Stati che l’hanno sottoscritta e ratificata, ma l’Italia è l’unico tra i paesi europei ad averla sottoscritta nel 2001 ma a non averla ancora ratificata, ovvero tradotta in legge.

“Sono pessimista rispetto all’evoluzione in senso pratico del problema perché conosco chi amministra da 40 anni Ravenna. E non dimentichiamoci che è altamente probabile che ci sarannoproblemi respiratori, tumori e patologie cancerogene per le generazioni future”, chiosa Vandini, “visto che abbiamo registrato valori vicinissimi a quelli dell’Ilva di Taranto”.

venerdì 10 febbraio 2012

Inceneritore a Trento:scelta sempre più folle e insostenibile!

Mercoledì scorso sono stato ospite della trasmissione “Trentino in diretta”, che aveva come tema la gestione dei rifiuti, con particolare riferimento alla costruzione dell’inceneritore di Trento.

Nella trasmissione condotta dal giornalista Paolo Mantovan, erano ospiti anche l’assessore all’ambiente e vice-presidente della giunta provinciale Alberto Pacher, Emanuela Varisco, con la quale condivido l’appartenenza a Coordinamento Trentino Pulito ,l’ingegner Walter Giordani, per anni tecnico di ASM ed esperto di energia, come il sottoscritto ed il consigliere della Lega Nord Giuseppe Filippin.

Ognuno, ovviamente, sosteneva le proprie tesi, chi supportandole con dati (io e Giordani, ovviamente essendo tecnici), chi con parole derivate dalla politica. Io ho posto il seguente quesito all’assessore:” Perché perseguire la costruzione di un inceneritore, se la raccolta differenziata è in ascesa? Ha senso continuare su una scelta che non è più sostenibile nemmeno economicamente, oltre che dal punto di vista ambientale?” La risposta, ovviamente, non è arrivata con supporti tecnici; l’assessore ha ribadito la scelta di costruire l’inceneritore, ha confermato che il bando è in predisposizione e che entro aprile sarà emesso, eludendo e dribblando una risposta chiara e supportata da dati oggettivi, che potessero confutare le mie tesi. A fronte di questa ottusa posizione, arroccata su scelte non più logiche e tecniche, ma solo politiche, anche l’ingegner Giordani è arrivato a sostenere che, senza la costruzione di una rete di teleriscaldamento, l’inceneritore è una costruzione assurda! Un altro professionista, che non è certamente un anti-incenetorista, ha confermato le mie tesi già enunciate tempo fa; la macchina inceneritore sarà una voragine energetica, che non servirà a nulla, appunto energeticamente parlando. Infatti, per sfruttarne l’energia termica, sarebbe necessario realizzare una fitta rete di teleriscaldamento e per fare ciò ci vorrebbero 10-12 anni di lavori di scavi e adduzioni varie in giro per la città! Di fronte a ciò, l’assessore ha risposto dicendo che si potrebbe cominciare a tele riscaldare la zona interportuale! Siamo alla farsa più ridicola! Riscaldare capannoni mezzi vuoti! Non ci sono state date argomentazioni valide a sostegno della costruzione di un inceneritore e, persino chi lo deve proporre politicamente, è entrato in confusione totale quando è stato messo di fronte a dati tecnici che sostengono inequivocabilmente il disastro economico-energetico di un inceneritore, senza adeguato sfruttamento del potenziale energetico. E pensare che non siamo nemmeno riusciti a parlare dell’impatto ambientale, dell’impatto sul Trentino turistico, sull’immagine di “aria pulita” che abbiamo in giro per il mondo. Due tecnici che si occupano di energia da parecchi anni, con visioni opposte all’incenerimento, hanno convenuto che l’inceneritore a Trento è un’assurdità, senza una rete di teleriscaldamento. Perché tale rete non sarà mai realizzata in tempi utili per lo sfruttamento del potenziale dell’inceneritore stesso. Perché perseguire questa strada obsoleta e fuori target per il nostro Trentino? Non si può davvero pensare di ricalibrare il sistema di gestione dei rifiuti, introducendo la tariffa puntuale e gestendo l’indifferenziato residuo con tecniche innovative che già sono applicate in giro per il mondo? Perché insistere su una strada che è già sbagliata in partenza, a detta di tutti i tecnici che si occupano di energia? E, ripeto, abbiamo solo parlato di bilancio energetico! Se mettiamo in campo tutti gli altri fattori, quali impatto ambientale permanente, anti-economicità costruttiva e gestionale, immagine del Trentino, terra pulita per ora, seriamente compromessa, salute dei cittadini altrettanto seriamente compromessa per le emissioni dannose, potremmo tranquillamente dire : “FERMIAMOCI FINCHE’ SIAMO IN TEMPO”! E lavoriamo assieme per dare al nostro Trentino un’alternativa nella gestione dei rifiuti che è possibile, senza incenerire, ma sfruttando l’energia generata dal recupero dei materiali; ricordando che si guadagna più energia recuperando, che non bruciando; e questa non è un’opinione, ma un dato oggettivo.

sabato 5 novembre 2011

Inceneritore e certificati verdi...

La differenziata vola, in Trentino, a percentuali molto interessanti e la stampa non manca certo di porre in risalto questa crescita percentuale. Ma, dunque, perché insistere sulla gestione del residuo indifferenziato con un inceneritore? Il primo bando è andato deserto ed il secondo, in via di predisposizione, continua ad essere rimandato, complice la spada di Damocle che pende sui certificati verdi che dovrebbero garantire, in buona parte, la sostenibilità economica dell’inceneritore stesso. Ma, mi sorge un dubbio: l’inceneritore serve per “chiudere il cerchio dei rifiuti” come sostengono i nostri politici a tutti i costi, oppure serve per fare cassa? Se serve per chiudere il cerchio dei rifiuti, allora non deve interessare all’ente pubblico se i certificati verdi ci saranno oppure no; va costruito perché serve realmente, come essi stessi sostengono! Non sarà che, invece, si vuole far cassa con gli incentivi che, impropriamente e in contrasto con le direttive europee, l’Italia continua ad erogare a queste “fonti rinnovabili assimilate”? Mi sembra davvero una grande contraddizione in cui cadono i nostri politici: da una parte sostengono che l’inceneritore è indispensabile, dall’altra però aspettano conferma dei certificati verdi perché temono che diversamente nessuno partecipi al nuovo bando di gara; e, se questi non venissero confermati, come sembra possa essere dati i tagli imminenti sulle rinnovabili ed assimilate, l’inceneritore non si farà più? Se questo è il metodo scientifico per scegliere come gestire la partita dei rifiuti, mi complimento davvero con i nostri politici che sanno ponderare bene le scelte tecniche. Ricordo, inoltre, che c’è un gruppo di cittadini che ha chiesto più volte di essere ricevuto dagli amministratori provinciali, per presentare una reale alternativa, che nulla ha a che vedere con i certificati verdi e permetterebbe di risolvere la questione con costi minori e con impatto ambientale molto ridotto. Ma, si sa, di questi tempi ascoltare il popolo non è di moda. E,poi, non rappresentiamo alcuna lobby, ma siamo solo cittadini. Magari pensanti, ma solo semplici cittadini.

Marco Ianes - Trento

venerdì 14 ottobre 2011

Democrazia partecipata: solo a parole!


Da un paio d’anni circa stiamo cercando di proporre un’alternativa possibile all’inceneritore, per il trattamento dei residui della raccolta differenziata. Ogni settimana, sulla stampa, si riportano dati confortanti sull’incremento della percentuale di raccolta differenziata: oltre il 67%, la notizia di questi giorni.Allora, la domanda ci sorge nuovamente: perché perseguire la strada di un inceneritore non più sostenibile economicamente e devastante dal punto di vista della salute pubblica? Ecco, l’ipotesi di un’alternativa possibile, noi l’abbiamo presentata in molte serate proposte alla cittadinanza; da oltre sei mesi cerchiamo anche di proporle ai nostri amministratori, ma non riusciamo ad entrare in contatto con loro. Sono mesi che chiediamo un incontro all’assessore Pacher, per portargli numeri, dati e una proposta,già progettata, di alternativa all’inceneritore. Già nella passata manifestazione delle donne, nel maggio scorso, in un incontro fortuito con l’assessore, alcune nostre esponenti avevano parlato con Pacher, il quale aveva detto di chiamare la sua segreteria per fissare un appuntamento. Innumerevoli sono state le telefonate effettuate, ma dell’appuntamento nemmeno l’ombra. In questi giorni, un nostro esponente ha chiesto un incontro, nuovamente, all’assessore, telefonando alla sua segreteria; la risposta è sempre la medesima:” l’assessore è al corrente delle sue chiamate e la richiamerà quanto prima per fissare un appuntamento”! Sono passate più di tre settimane e dell’appuntamento nemmeno l’ombra: nessuna chiamata, nessun contatto! È mai possibile che i nostri politici siano chiusi al dialogo così tanto da non avere nemmeno il coraggio di ricevere una rappresentanza di cittadini che vorrebbero proporre un’alternativa reale all’inceneritore? Chiaro ed evidente che il pensare modi diversi di gestire i rifiuti da fastidio e non poco! E allora, è meglio non rispondere, lasciare in sospeso il confronto; anzi, negare il confronto è ancora meglio, tanto chi decide sono sempre loro, senza possibilità di replica! In pubblica piazza piena disponibilità , perché troppe orecchie ascoltano, ma nei fatti, poi, non si da seguito alle promesse di dialogo. Rimane il fatto che molti cittadini si stanno accorgendo di quanto inutile sia la scelta di perseguire la costruzione di un inceneritore a Trento; lo dimostrano le innumerevoli testimonianze da noi recepite in fase di raccolta firme per la prossima mozione al comune di Trento, che è in via di predisposizione. Tanta gente preoccupata per i risvolti negativi sulla salute, tante persone arrabbiate per la chiusura al dialogo sul tema, da parte dei politici. Sembra quasi che le decisioni imposte non possano mai essere messe in discussione; ma non può e non deve essere così. Abbiamo sempre cercato un confronto, proponendoci di ascoltare le ragioni a sostegno di un inceneritore; nessun esponente politico si è mai degnato di confrontarsi con noi in un dibattito pubblico, pur avendo sempre invitato tutti, alle nostre serate. Temono anche un confronto privato, nei loro uffici? Questa è la chiara sensazione che traspare da un atteggiamento di totale chiusura dimostrato, per l’ennesima volta, verso cittadini che si sono riuniti in un comitato apolitico, per cercare di analizzare seriamente il problema della gestione dei rifiuti. Grazie davvero alla nostra classe politica che si professa democratica, chesi definisce paladina della “democrazia partecipativa”ma, nei fatti però, la uccide totalmente, rifiutando qualsiasi dialogo.


Per conto di Coordinamento Trentino Puliito
Marco Ianes - Trento