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"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
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sabato 13 dicembre 2014
Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.
Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.
Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO
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domenica 8 giugno 2014
Territorio e ambiente da tutelare: ma se la politica è sempre uguale...
Bell'articolo del direttore de L'Adige su tutela del territorio e dell'ambiente.
Sotto l'immagine la mia riflessione che ho inviato al direttore stesso ( non so se la pubblicherà...).
Caro Direttore, mi permetta di esternarle la mia piena
e totale condivisione nel suo editoriale di domenica, in merito al recupero e
alla riqualificazione del territorio.
La sua analisi mi apre la mente ad una riflessione sul mondo
ambientalista, spesso tacciato di essere troppo estremista, rispetto a “
visioni programmatiche di sviluppo del territorio e del benessere collettivo”
propinate da chi, invece, del benessere collettivo ha ben poco interesse,
avendo in questi anni incentivato, sostenuto e anche sfruttato questo nostro
magnifico contesto naturale.
Assisto ormai quotidianamente alle giuste, direi sacrosante,
denunce di lesioni territoriali; alcuni esempi: Serodoli per l’innevamento
delle piste, volontà di abbattimenti di alberi secolari e maestosi in quel di
Madonna di Campiglio in un parco urbano di immensa bellezza, lo smembramento
del parco delle Stelvio, passato quasi in sordina, la presenza di troppi
insetticidi nelle aree coltivate in val di Non; potrei continuare, ma il filo
conduttore è sempre uguale; si calpesta il territorio, giornalmente, non si
tutelano gli interessi comuni a scapito di quelli di parte; e il tutto
denunciato da associazioni di cittadini che credono di riuscire a cambiare le
cose, portando il loro messaggio di dissenso e di denuncia. Interessante notare
come i cittadini sappiano aggregarsi in un’associazione, quando vengono lesi i
loro diritti in merito di tutela ambientale e della salute, salvo poi
confermare il loro appoggio politico agli stessi personaggi che hanno
determinato le decisioni di questa o quella situazione.
In tutti questi anni il Trentino ha governato il sistema di
tutela ambientale e territoriale con enorme superficialità; partiamo dalla
gestione dei rifiuti, eternamente incompiuta e gestita con grande disinvoltura
e ignoranza tecnica, snobbando associazioni nate per proporre vie innovative;
queste associazioni, tuttavia, negli anni sono riuscite a veicolare un
messaggio diverso, che alla fine ha portato, ad esempio, a far cambiare idea
sulla costruzione di un inceneritore. Ma poi? Gli stessi componenti delle
associazioni non hanno certo sostenuto le forze politiche che avevano loro
stesse speso idee e intenzioni a loro vicine. La stessa cosa avviene anche per
il parco dello Stelvio, il cui smembramento è stato appoggiato, nel quasi
totale silenzio, dalle stesse forze politiche che ora governano; proseguendo,
il consumo di territorio enorme, che lei giustamente ha messo in bella
evidenza, è stato determinato dalle stesse persone e dalle stesse forze
politiche che attualmente ci governano. Quindi, come possa essere possibile il
cambio di rotta che lei auspica, davvero non saprei individuarlo. Chi si occupa
di ambiente e territorio, di recupero edilizio reale e lo fa per lavoro e anche
per scelta politica, sa benissimo che non è possibile riconvertire il
territorio affidando la programmazione a chi ha determinato la situazione
attuale; e non è possibile nemmeno affidare il tutto alle associazioni che
hanno il grande limite di vedere solamente l’obiettivo per le quali sono nate,
escludendo la visione globale e di insieme, che dovrebbe essere alla base di
uno sviluppo armonico e sostenibile del nostro magnifico Trentino.
Chi, invece, come noi, tenta ancora di proporre idee
“utopistiche” di conversione ecologica, dove al centro si trova proprio la
salvaguardia del territorio, la sua riconversione verso la natura, con lo
sviluppo di un’agricoltura realmente biologica e sana, unendo anche un recupero
edilizio dell’esistente, per riqualificare ciò che già esiste, forse ora verrà
visto come meno sgradito; ma, forse, potrebbe anche essere troppo tardi, non
crede? Come mai quando diciamo queste cose proponendoci come sostenitori nelle
sedi politiche di questi temi, non ci viene dato spazio? Come mai, ora, ci si
lamenta della situazione generata? Forse, lasciare fuori una forza
ambientalista dalle stanze del potere, non è stato poi così conveniente, non
crede?
Sperando nella pubblicazione di questa mia, la saluto
cordialmente.
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VERDI EUROPEI
giovedì 27 febbraio 2014
Vitalizi, buonuscite e politica distante anni luce dalla realtà: ecco il nostro pensiero!
Comunicato stampa VERDI DEL TRENTINO
I VERDI DEL TRENTINO, tramite i portavoce Lucia Coppola e Marco Ianes, stigmatizzano con forza lo scandalo dovuto all'ingiustificata entità dei vitalizi e delle buonuscite riconosciute ai rappresentanti regionali e provinciali uscenti dalle precedenti legislature. Dichiarano altresì che la situazione che si è generata con tali provvedimenti a dir poco assurdi è fuori da ogni logica economica di rigore, sostenibilità e giustizia sociale. Il rischio di far crescere il già notevole distacco tra la politica e la gente "normale", che fatica ad arrivare a fine mese o, addirittura, non ci arriva nemmeno è davvero sempre più marcato.
Le situazioni di grande precarietà di molti giovani in cerca di occupazione, a cui si devono aggiungere le gravi difficoltà di tutte le famiglie per far quadrare i bilanci, dovrebbero bastare come monito ai politici, che invece si autoliquidano ingenti somme,in modo eticamente e politicamente molto discutibile e in totale spregio del loro ruolo istituzionale che dovrebbe mettere al primo posto l'interesse generale e non il loro personale arricchimento.
Nel prossimo esecutivo, i Verdi del Trentino valuteranno eventuali iniziative per avviare un percorso di sensibilizzazione dell'opinione pubblica su questo tema, cercando di tenere alta l'attenzione sulla necessità di eliminare tali assurdi privilegi che fanno apparire veramente la politica come poco incline a farsi carico del bene comune, che privilegia invece un sistema che sa veramente di casta intoccabile e irraggiungibile dalle giuste istanze dei cittadini elettori che vedono il loro salario perdere di giorno in giorno il potere d'acquisto, le tasse aumentare, il lavoro diminuire.
“E' necessario fermare questo svilente e misero automatismo. Alla ex consigliera Cogo, diciamo che non sono soldi vostri, come da Lei affermato, ma dei contribuenti trentini!In qualsiasi modo li abbiate avuti! E' necessario che la politica TUTTA si attivi per rimediare subito a questo insostenibile sistema, valutando anche la retroattività dei provvedimenti, pensioni d'oro, vitalizi, reversibilità e "premi"alla carriera, che per alcuni/e è stata lunghissima. “Così, Lucia Coppola e Marco Ianes commentano questa vicenda
Questa operazione di recupero della normalità si può e si deve assolutamente fare.
Ne va della credibilità del sistema e dell'Autonomia Speciale del Trentino Alto Adige, che rischia, altrimenti, di essere ulteriormente attaccata e, in questo caso, nemmeno a torto.
Marco Ianes e Lucia Coppola - portavoci dei Verdi del Trentino
venerdì 21 febbraio 2014
Gestione dei rifiuti in Trentino e solite politiche vecchie!!!
La commissione ambiente della provincia autonoma di Trento
ha ascoltato la proposta dell’assessore Gilmozzi, in merito all'aggiornamento
del piano provinciale dei rifiuti. L’assessore, accompagnato dall’ingegner
Nardelli, ha esposto il piano che già aveva spiegato in una riunione di
coalizione del centro sinistra autonomista. Prendiamo atto che si vuole
proseguire senza ascoltare alternative, senza creare un dibattito, senza aprire
alla ricerca della soluzione migliore, ma anzi imponendo un sistema produttivo
che non è nemmeno certo di trovare un mercato. Nella riunione di coalizione avevamo
presentato la nostra proposta alternativa, poi pubblicizzata anche con
conferenza stampa dedicata e divulgata sui giornali e in TV (la trovate sul
sito:www.verdideltrentino.net). Notiamo che la nostra proposta è stata bollata
dall’ingegner Nardelli, in un passaggio dichiarativo nel comunicato stampa
emanato dall’ufficio stampa provinciale, come troppo costosa, che chiede spazi
troppo grandi e che implica un livello occupazionale troppo elevato. Per prima
cosa mi piacerebbe leggere le analisi matematiche che supportano tali
dichiarazioni, poiché a me non risultano tali conclusioni; inoltre, mi
piacerebbe analizzare i costi, rapportandoli alla proposta della provincia, che
prevede: costruzione di un nuovo sito industriale dal nulla a Ischia Podetti,
messa in sicurezza della zona per il rischio cadute rocce dalla montagna,
costruzione di un ponte per garantire la viabilità, potenziamento della linea
elettrica di zona. Proseguo, considerando anche il fatto che, sempre a detta
dell’assessore e del suo staff, il prodotto finito CSS non troverebbe
collocazione sul mercato locale (niente cementifici trentini che lo bruciano) e
non si sa ancora dove sarebbe piazzato. Ma che razza di valutazione di mercato
sarebbe questa? Faccio un prodotto e non so nemmeno se riesco a piazzarlo? La
nostra proposta prevedeva, invece, uno stabilimento da realizzare in un sito
già esistente, dato che ci sono una miriade di capannoni dismessi; un’idea
poteva essere il sito Whirlpool, date le notevoli dimensioni e quindi la
capacità logistica di gestire il tutto (qui mi si deve spiegare perché Nardelli
dice che per la nostra proposta ci vuole
un sito grande e invece l’assessore Marchesi del comune di Trento, dice che
il sito Whirlpool è troppo grande!).
Inoltre, la nostra idea prevedeva un ciclo di recupero di materia, che ha già
un mercato individuato, ben consolidato e certo, a differenza del CSS che non
si sa ancora dove piazzare. Inoltre, se il sistema da noi proposto prevede un
livello occupazionale elevato, direi che la cosa potrebbe assumere un
livello di interesse notevole, visto che
abbiamo tanti giovani in cerca di lavoro. O forse, la cosa non desta interesse?
In un momento occupazionale molto grave, che l’ente pubblico non consideri
questo un valore aggiunto, mi pare veramente incredibile! Mi chiedo perché ci si
ostini a voler perseguire strade vecchie, che non hanno futuro e che faranno
spendere soldi inutilmente alla collettività. Sul tema gestione dei rifiuti non
si può certo dire che la provincia abbia dato il meglio di sé, in questi anni;
si continua a percorrere la strada dell’assoluto decisionismo senza senso. Mi
chiedo perché non si voglia coinvolgere la nostra stimata università in un
progetto di analisi e ricerca, mi chiedo perché non si voglia costruire un
dibattito pubblico e un tavolo tecnico con più interlocutori, per poi fare una
giusta sintesi. Troppe cose mi chiedo, me ne rendo conto; ma i trentini perché
queste cose non se le chiedono? Se a qualcuno interessa, ne parleremo in
dibattito pubblico, che organizziamo venerdì 28 febbraio inizio ore 20:30,
presso la sala circoscrizionale S.Giuseppe – S.Chiara, con ospiti vari. Per
capire, per discutere e ragionare, senza pregiudizi e senza attaccare alcuno,
ma per proporre reali alternative più sostenibili e all’avanguardia, ma anche
per ascoltare chiunque abbia volontà di dibattere. Avremmo voluto che il dibattito fosse avviato
dalla provincia, ma pare che le cose, in ambito politico, vengano sempre e solo
decise e calate dall’alto. Noi vogliamo
provare a dialogare e a ragionare su prospettive diverse. Aspettiamo
interlocutori disposti a discutere. Ce ne saranno?
Marco Ianes- coportavoce Verdi del Trentino
giovedì 2 gennaio 2014
Buon anno a tutti.
Auguro a tutti un sereno, lieto e proficuo nuovo anno.
Un anno dove il lavoro sia alla portata di tutti, un anno dove la salute sia sempre buona. Un anno dove la politica possa riconciliarsi con il senso del bene comune, valutando che i rifiuti possono diventare risorse, che la scuola e la formazione sono gli elementi più importanti per la crescita dei nostri giovani e per lo sviluppo del Paese, che lo sviluppo sostenibile in termini di conciliazione ambiente-territorio-crescita ponderata sono elementi essenziali per migliorare questo nostro bellissimo e trascuratissimo mondo . Un anno in cui la svolta nel modello di vita è quanto mai necessaria. Un anno dove queste visioni, che sembrano utopistiche, possano essere realizzate con serio impegno e convinzione da parte di tutti, ma proprio di tutti. Un sincero augurio a tutti, per un buon 2014...anche se la fiducia è ai minimi storici, anche se le prospettive di un futuro migliore sono ancora avvolte in una nebbia fitta, anche se sarà durissima, perché, purtroppo, non è vero che il peggio è già passato, anche se...buon anno davvero, con il cuore e con amore. Buon anno a tutti.
Un anno dove il lavoro sia alla portata di tutti, un anno dove la salute sia sempre buona. Un anno dove la politica possa riconciliarsi con il senso del bene comune, valutando che i rifiuti possono diventare risorse, che la scuola e la formazione sono gli elementi più importanti per la crescita dei nostri giovani e per lo sviluppo del Paese, che lo sviluppo sostenibile in termini di conciliazione ambiente-territorio-crescita ponderata sono elementi essenziali per migliorare questo nostro bellissimo e trascuratissimo mondo . Un anno in cui la svolta nel modello di vita è quanto mai necessaria. Un anno dove queste visioni, che sembrano utopistiche, possano essere realizzate con serio impegno e convinzione da parte di tutti, ma proprio di tutti. Un sincero augurio a tutti, per un buon 2014...anche se la fiducia è ai minimi storici, anche se le prospettive di un futuro migliore sono ancora avvolte in una nebbia fitta, anche se sarà durissima, perché, purtroppo, non è vero che il peggio è già passato, anche se...buon anno davvero, con il cuore e con amore. Buon anno a tutti.
Marco Ianes
martedì 22 ottobre 2013
Cambiamenti climatici e cambiamenti politici.
In questi giorni è stato reso noto il rapporto dell’IPCC, organismo internazionale - Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico). Ebbene, è un dato consolidato che, i cambiamenti climatici a cui assistiamo sempre più, sono determinati dall’attività antropica, cioè dell’uomo. Il modello di sviluppo che abbiamo perseguito finora e che molte forze politiche vorrebbero continuare a sostenere, non garantisce più equilibrio al nostro eco-sistema; tali cambiamenti climatici alterano la sicurezza dei nostri territori, se ne vede esempio continuo, quando piove in abbondanza; sia per la smisurata quantità di precipitazioni, sia per la scarsa capacità di assorbimento dei terreni, devastati da costruzioni assurde, permesse nei decenni addietro. Ma, se l’attività umana ha determinato tali cambiamenti e tali disastri, in maniera altrettanto efficace, possiamo mettere in campo progettualità innovative per ricondurre l’ecosistema in binari di autoregolamentazione sostenibile. Un approccio diverso è necessario, progettando sistemi produttivi che siano sostenibili e ecocompatibili, dedicando risorse alla ricerca scientifica nell’ambito del recupero del patrimonio edilizio esistente, impedendo ulteriore consumo di territorio e lavorando per mettere il sicurezza le situazioni esistenti. Per fare ciò è necessario un cambiamento politico, un approccio metodologico che permetta di favorire leggi e decreti che regolamentino in maniera inequivocabile questo nuovo corso necessario e indispensabile per ridare stabilità al nostro ecosistema. Tali percorsi virtuosi devono essere attivati urgentemente e, per fare ciò, è necessario anche un rinnovamento politico, possibile solamente dando fiducia a persone che credono in questi percorsi innovativi che potrebbero produrre davvero un nuovo modello economico e sociale. Per rinnovare la politica e dare forza a queste prospettive di speranza è necessario, direi indispensabile, che tutti noi cittadini si vada a votare e lo si faccia in piena libertà da schemi precostituiti, senza l’assillo del “piazerot” che il voto dato al solito amico potrebbe generare; se, tutti noi Trentini, andiamo a votare esprimendoci sulla base delle proposte reali che i vari candidati intendono portare avanti, possiamo davvero contribuire a cambiare la politica in meglio, a nobilitarla e a farle recuperare la credibilità persa. Andiamo a votare, domenica prossima, restare a casa significa darla vinta a chi vuole una politica a favore degli interessi di pochi, rispetto ai beni comuni di tutti; andiamo a votare tutti e facciamolo con spirito libero da ogni preconcetto e, forse, daremo prova di essere un popolo che merita davvero di avere un’autonomia integrale; diversamente, se lasciamo vincere il partito del non-voto, non potremo mai lamentarci della devastazione dell’ambiente, del consumo del territorio, della politica del “piazerot” o dei vari eletti che magari non ci piacciono! Andiamo a votare, per cambiare assieme.
Il 27 ottobre, cambiamo assieme; prova a darmi fiducia, esprimendo un voto agli ECOLOGISTI E CIVICI VERDI EUROPEI e scrivendo IANES.
giovedì 26 settembre 2013
Il senso di una candidatura.
Molti amici e conoscenti mi chiedono: "ma chi te lo
fa fare?
La politica è sporca, inutile,mangia i soldi della gente,
lascia stare e restane fuori, è meglio!"
Hanno ragione,almeno in parte. In questo momento storico e
da parecchi anni, molta politica è stata
fatta in maniera sbagliata, scorretta e disonesta. Ma è altrettanto vero che
chi, come me, si impegna e si è impegnato nel portare avanti temi importanti (come la lotta contro la costruzione di un inceneritore a Trento),
non può sottrarsi alla responsabilità di provare a cambiare qualcosa.
Lo sviluppo di scuola e formazione per i nostri giovani
che hanno bisogno di essere preparati per affrontare il mondo del lavoro, che
li tiene sempre più lontani da una vita serena,una corretta gestione
democratica dell'energia, una gestione del ciclo dei rifiuti sostenibile, il
rispetto e la tutela ambientale nell'ottica di una crescita economica
sostenibile...questi sono solo alcuni argomenti, ma molto importanti, per poter
decidere di non stare a guardare. E, quindi, ecco qui il senso della mia
candidatura.
Mi candido con la lista Ecologisti e civici-Verdi
Europei, partito che raccoglie i frutti di un percorso nato oltre due anni fa,
al quale ho partecipato fin dalla fase iniziale e che ha avuto origine con la
Costituente ecologista.
Mi candido per portare alcune proposte che
riguardano:scuola e formazione, lavoro, soprattutto per i giovani e per coloro che lo hanno perso;
agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese che investono sul
territorio; percorsi innovativi ed ecosostenibili per una corretta gestione dei
rifiuti e per strutturare comportamenti virtuosi per un’agricoltura che tuteli
la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente. Nel campo
dell’energia,dove lavoro e insegno da parecchi anni, vorrei abbinare proposte di
sviluppo intelligente delle energie da fonti rinnovabili, unitamente a percorsi
che permettano il rilancio del settore edilizio, incentivando ristrutturazioni
e recuperi dei patrimoni esistenti.In queste poche righe ho tentato di
riassumere il mio impegno su alcune tematiche essenziali per la nostra futura
qualità della vita.
Se reputate di poter sostenere la mia candidatura, vi
chiedo di mettere in atto un passa parola con le vostre conoscenze, amicizie,
mailing list o quanto altre riterrete utile; la stampa non dà molto spazio a
candidati nuovi e un pochino fuori dagli schemi tradizionali, quali il
sottoscritto; quindi, mi serve una mano con la divulgazione del mio messaggio e
del mio blog: www.marcoianes.blogspot.it.
Provate a dare un voto ad una persona nuova, che viene
dal mondo della scuola e contemporaneamente conosce anche il mondo artigianale
e della piccola impresa. Provate a dare fiducia ad una persona con idee nuove e
che potrebbe seriamente contribuire a cambiare qualcosa.
Cordialità a tutti.
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lunedì 26 agosto 2013
Nuove prospettive, nuovo gruppo di lavoro per un nuovo Trentino eco sostenibile.
Dopo
un percorso condiviso, attraverso la costituente ecologista, abbiamo unito le
forze in questo soggetto politico, Ecologisti e civici Verdi Europei, per
presentare un gruppo di lavoro coeso, che porti avanti i temi dominanti del
futuro, sia dal punto di vista economico
che ambientale.
Molte
persone pensano che rispetto e tutela dell'ambiente e sviluppo economico ed
industriale siano temi tra loro in antitesi.
Ebbene,
non è così e noi vogliamo dimostrarlo, con proposte innovative di sviluppo eco
sostenibile; un approccio culturale, politico e tecnico diverso, che sappia
valorizzare al massimo le peculiarità del nostro territorio e le grandi
capacità della nostra gente trentina.
Vogliamo
proporre alcuni percorsi nuovi per risolvere temi rimasti
in sospeso; ad esempio la grande partita della gestione dei rifiuti, la
famosa "chiusura del cerchio" che molti amministratori, purtroppo
anche nell’attuale centro sinistra e lo dico criticamente, ci proponevano
sostenendo l'inceneritore. Ebbene, in questo campo abbiamo soluzioni reali e
all'avanguardia, da proporre ai nostri futuri partner di governo provinciale,
che metteranno in campo tecnologie assolutamente non invasive e che
permetteranno rientri economici, in riferimento alla gestione dei rifiuti, che
sorprenderanno i più scettici. Saremo
forza di governo attiva, propositiva, critica sui temi a noi cari, ma sempre
con proposte sostenibili.
Proporremo
investimenti lungimiranti nel campo della ricerca scientifica atta a riversare
sul territorio prospettive di sviluppo economico in sinergia con la
valorizzazione delle peculiarità di questa nostra terra, che ha nel turismo, nell'agricoltura
sana e di alto livello e nell'artigianato di elevata qualità i propri
capisaldi.
In
un unico concetto, raccolgo sinteticamente ciò che, dal punto di vista dello
sviluppo economico eco sostenibile, ci vedrà impegnati in prima linea :sviluppo
del concetto di blue economy!
La
blue economy affronta le problematiche della sostenibilità al di là della
semplice conservazione: lo scopo non è investire di più nella tutela
dell’ambiente, tema peculiare della green economy, ma di spingersi oltre, verso
la rigenerazione affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di
creatività, adattamento e abbondanza della natura. Così facendo si possono
creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro. Non è una visione utopistica, ma
una prospettiva innovativa che va messa in campo per rispondere in maniera
diversa a problemi economici e ambientali che non sono più gestibili con i
modelli tradizionali; il modello economico attuale, che molti politici e
industriali vogliono mantenere, non ha più margini di sviluppo ed è arrivato ad
una saturazione irreversibile.
Da
qui, da oggi, parte la nostra campagna per il rinnovamento del Trentino, un
rinnovamento sociale, culturale, industriale e ambientale, che dovrà
coinvolgere tutti i settori; scuola e formazione, artigianato, industria,
agricoltura e attività sportive e culturali. In tutti i campi proporremo idee
nuove, percorsi sostenibili e credibili. Per questo chiediamo ai nostri
elettori di seguirci attentamente nei programmi. Non proponiamo le solite cose
"ambientaliste ed ecologiche"; proponiamo nuovi modelli di sviluppo,
di crescita economica e culturale, per tutti, indistintamente, senza
preconcetti ideologici. Seguiteci nei programmi
e restate connessi. Potreste rimanere sorpresi, in questo marasma di
mediocrità politica che siamo costretti a subire giornalmente.
Sosteneteci e sostenetemi in questa campagna elettorale, dove
molti vecchi marpioni della politica vogliono far passare per novità le loro
proposte, che sono ormai obsolete e non credibili. La nostra proposta prevede veramente
una visione nuova di un Trentino in crescita, nel rispetto e nella vera tutela
dell’ambiente in cui viviamo.
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mercoledì 26 giugno 2013
Ambiente e industria, legami pericolosi, tuttavia…
Se, legare ambiente e industria in un unico assessorato
futuro, significa relegare la tutela ambientale e lo sviluppo
ecosostenibile a fattore secondario e subordinato ad uno sviluppo industriale
deregolamentato, allora è chiaro ed evidente che i due temi non potranno mai
essere racchiusi sotto un’ unica guida
assessorile, come ipotizzato dal candidato alle primarie Alessandro Olivi.
Appare netta la contraddizione tra i due settori, in quanto, chi guida l’assessorato all’ambiente
dovrebbe essere sempre il garante della tutela di uno sviluppo
correttamente gestito, anche con confronto, a volte duro, con il collega
reggente dell’industria. Mi pare di capire, anche leggendo le dichiarazioni
di Paolo Mazzalai, presidente degli industriali trentini che sostiene la
presenza di troppi vincoli ambientali, che si tenti di far passare come
sostenibile l’ipotesi di aggregare i due settori; pericolosa questa visione,
che reputo inconciliabile con le prospettive di sviluppo ecosostenibile che,
tutti indistintamente, sembrano condividere nei propri programmi politici,
purtroppo spesso solamente per intercettare i voti dei moltissimi cittadini che
credono nella tutela ambientale. Abbiamo ancora sott’occhio la situazione di
Monte Zaccon, o le acciaierie di Borgo Valsugana, o la miriade di micro
discariche disseminate sul nostro territorio; tutte situazioni sostenute da un
sistema fortemente propenso a giustificare un’industrializzazione più o meno
“libera” da lacci e lacciuoli di tipo ambientalistico, che da sempre hanno dato
fastidio a chi vuole promuovere un progresso che, oggi, non è davvero più
sostenibile e giustificabile. Tuttavia,
colgo l’occasione per fare e proporre una riflessione, credo interessante e
provocatoria sotto il profilo politico:
l’abbinamento “ambiente e industria”, ambiente rigorosamente prima di
industria, non per ordine alfabetico, ma per ordine di importanza vitale,
potrebbe trovare un senso logico e di corretto impiego, qualora il futuro
ipotizzato assessorato fosse affidato ad una persona proveniente
dall’ambientalismo vero; non una persona invasata di ambientalismo assurdo ed
estremo, bensì un referente di buon senso, che sappia correttamente assemblare
un’idea di sviluppo industriale moderno e sostenibile ambientalmente. Ecco, in
tal senso un abbinamento tale potrebbe anche avere una logica credibile e
spendibile per il Trentino futuro, che sosterrebbe uno sviluppo industriale
ecosostenibile; diversamente, sarebbe come affidare una vergine a Barbablù, per
usare un’espressione colorita. Questa visione di ambiente e industria, noi
eco-civici e verdi europei, potremmo certamente sostenerla; al nostro interno
non abbiamo visioni di chiusura sul mondo industriale, anzi; siamo per un
corretto sviluppo del benessere, dell’industria come motore dell’economia e
promotrice di posti di lavoro; ma il tutto nel rispetto dell’ambiente in cui
viviamo, nella salvaguardia del territorio come bene primario, che deve sempre
venire prima di ogni altra valutazione di tipo economico;(ricordo che, molti di
noi sono attivi nel settore dell’industria (green economy), della ricerca
economica e industriale, nella formazione in ambito tecnologico). Ecco perché,
molto probabilmente, non sarà mai possibile vedere uniti questi due temi,
perché presumibilmente per molti soggetti i
motivi che ne potrebbero determinare l’unificazione, sono differenti dalla
nostra visione; ma, forse, sbaglio a pensare male e sono il solito
ambientalista ed ecologista disfattista! Però, se provassimo davvero ad
esperimentare l’abbinamento, nella formula che ho proposto? Chissà, potremmo
essere di esempio anche per altri, visto che ci vantiamo di essere “scuola
politica” per il resto del Paese…
Marco Ianes - Trento
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sabato 18 maggio 2013
Sviluppo del territorio ecosostenibile e democrazia energetica: il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico.
Sviluppo
del territorio ecosostenibile e democrazia energetica: il patto dei
sindaci come motore per il rilancio economico.
La tutela del territorio passa attraverso il concetto
di sviluppo equilibrato e sostenibile; per uno sviluppo del territorio
eco-compatibile è necessario che le amministrazioni comunali si dotino di un
sistema programmato di interventi e progetti, che permettano di identificare un
percorso chiaro e costruttivo.
Uno strumento innovativo, per programmare un percorso di
sviluppo sostenibile e, quindi, di tutela del territorio e di
“democrazia energetica” è messo a disposizione dall’iniziativa europea definita
come “Il patto dei Sindaci” (COVENANT OF MAYORS).
Il Patto dei Sindaci è un’iniziativa europea che nasce dalla
consapevolezza che gli obiettivi ambiziosi che l’UE si
è prefissata al 2020 ,in tema di riduzione delle emissioni inquinanti, del
risparmio energetico e dello sviluppo territoriale eco-sostenibile ,ma ancor di
più quelli che assumerà successivamente, per percorrere con serietà la strada
della decarbonizzazione dell’economia, non potranno essere raggiunti senza un
reale coinvolgimento degli Enti locali e regionali; infatti, nelle città si
consuma la maggior parte dell’energia ed è quindi con le città che si
deve percorrere la strada della riduzione delle emissioni climalteranti.
Con il Patto dei Sindaci le città si assumono l’impegno di
ridurre le proprie emissioni di oltre il 20% entro il 2020. Ciò attraverso la
redazione e la successiva attuazione di un Piano di Azione locale che metta in
evidenza le potenzialità del territorio e le opportunità, anche di natura
economico-finanziaria, che sono a disposizione. Non è un piano limitato al solo
contenimento delle emissioni date dall’uso delle combustioni; è un vero e
proprio progetto generale di sviluppo territoriale che tocca vari aspetti della
vita sociale ed economica di una comunità.
Ad oggi sono oltre 4.500 i Comuni europei aderenti al Patto
e, di questi, circa la metà (2.200) sono italiani.Per la prima volta vengono
chiamati in causa dall’Europa per lavorare insieme ai Governi nazionali
affinché la tanto menzionata, ma poco applicata, governance di multilivello,
sia effettivamente messa in atto.
"PATTO DEI SINDACI” come motore della GREEN ECONOMY e
strumento per la democrazia energetica.
Con l’adesione al patto, un’amministrazione comunale prende
il preciso impegno di predisporre un PAES (PIANO AZIONE ENERGIA SOSTENIBILE).
Per predisporre il piano, l’amministrazione deve avviare un
processo di reperimento dati, sulla situazione energetica dei propri stabili e
della propria struttura cittadina; ad esempio, è necessario rilevare lo stato
delle costruzioni di proprietà, in merito al loro status energetico ( qualità
dell’isolamento termico, verifica dello stato degli impianti elettrici e
termosanitari) ; moltissime amministrazioni non sanno nemmeno quanto spendono
in consumi energetici e in manutenzioni non programmate e, questo problema,
mette a serio rischio una corretta gestione delle già scarse disponibilità
economiche che l’amministrazione stessa ha a disposizione. Avviare un percorso
di raccolta dati della situazione del patrimonio immobiliare e tecnologico
comunale, anche aldilà della volontà di aderire al patto dei sindaci, permette
di avere un corretto quadro della situazione e, quindi, permette di orientare
correttamente e senza sprechi, le risorse a disposizione.
Quando i dati sono a disposizione, l’amministrazione è in
grado di predisporre il piano di azione vero e proprio; fatta l’analisi tecnica
dei dati, infatti, è possibile programmare interventi, ad esempio, per:
P.R.I.C.: piano regolatore illuminazione comunale; questo
progetto prevede la revisione globale del sistema di illuminazione pubblica, analizzandone
fonti di spreco e interventi possibili per ottimizzare l’uso del sistema di
illuminazione pubblica. È possibile programmare sostituzioni di corpi
illuminanti obsoleti e con rendimenti pessimi, con apparecchi ad elevata
efficienza e a contenimento dei consumi, quali ad esempi quelli che sfruttano
la tecnologia a LED; nel piano è possibile prevedere sistemi di contenimento
dei consumi, tramite installazione di apposite centraline a controllo
programmabile, per regolare il flusso luminoso in base ad orari prestabiliti,
programmando un rientro monetario dato dal risparmio di energia consumata.
Programmazione degli interventi strutturali per il risparmio
energetico: isolazione degli edifici, manutenzione degli impianti elettrici
e termici, sviluppo del corretto impiego delle fonti di energia
rinnovabile ( fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biomassa).
Programmazione del sistema di mobilità comunale
eco-sostenibile.
Quali gli strumenti a disposizione di un’amministrazione per
applicare il PAES?
I problemi principali delle amministrazioni sono due: uno di
ordine economico e uno di carattere tecnico.Per quanto riguarda il problema
tecnico, vi è da dire che molte amministrazioni comunali, purtroppo, hanno al
loro interno una struttura con una preparazione tecnica non sicuramente
all’altezza delle conoscenze richieste oggi, sia in ambito energetico che nel
contesto di sviluppo eco-sostenibile; mancano adeguati percorsi di formazione e
informazione per il personale tecnico delle amministrazioni comunali; tecnici
che, purtroppo molto spesso, sono disinformati sulle novità tecnologiche, ma
anche sui percorsi virtuosi che si possono sviluppare con aiuti economici messi
a disposizione sia dalla comunità europea, sia dalle agevolazioni fiscali.Il
problema economico è sicuramente il più rilevante; sempre maggiori, infatti,
sono le difficoltà di reperire risorse, per mettere in esecuzione progetti di
qualsiasi tipo.
La soluzione del problema economico di reperimento dei fondi
per la predisposizione e l’attuazione del PAES, tuttavia è meno
traumatica della soluzione al problema tecnico; infatti, gli strumenti
finanziari per attuare il PAES, consentendo ai comuni di non intaccare il
proprio bilancio, sono molti qui ne cito solo alcuni:
Finanziamenti diretti dalla comunità europea tramite il FESR
( fondo europeo di sviluppo regionale), fondo ELENA ( European local energy
assistance); EEEF: fondo europeo per efficienza energetica; queste sono solo
alcune iniziative europee per sostenere il patto dei sindaci, ma vi sono molti
altri percorsi di finanziamento percorribili, che possono coprire molte
componenti del piano di azione; anche accedendo a finanziamenti non mirati
direttamente a tale piano, ma a singole parti del piano stesso.
In Italia , per esempio,vi sono altri percorsi che possono
concorrere, assieme ai fondi europei, a sviluppare il piano predisposto: il
nuovo CONTO TERMICO, che è in fase di partenza in questi giorni, riserva
una considerevole quota di finanziamenti riservati esclusivamente alle amministrazioni
pubbliche, in tema di interventi di ristrutturazione e sviluppo delle energie
rinnovabili; vi sono contributi provinciali anche per interventi relativi al
piano regolatore dell’illuminazione comunale (PRIC).
Questi sono solo alcuni esempi per mettere in evidenza che
le strade da percorrere per lo sviluppo ecosostenibile delle nostre città è
veramente possibile; la democrazia energetica è attivabile realmente, usando
mezzi e conoscenze che è sempre più necessario avere e mettere a disposizione
del bene comune.Il piano di azione per energia sostenibile mette a disposizione
una serie di lavorazioni essenziali per la sua attivazione; ecco, quindi,
lo stretto collegamento tra il PAES e la possibilità di creare lavori pubblici
per le imprese di costruzioni edili, che si troverebbero coinvolte nelle opere
di riqualificazione degli edifici, piuttosto che le ditte di impiantisti,
necessarie alla realizzazione , per esempio, del nuovo sistema di illuminazione
pubblica, piuttosto che per i rinnovi degli impianti termosanitari.
Naturalmente anche i finanziamenti dell'esecuzione del piano vero e
proprio rientrano nei canali visti primi; sfruttare le risorse e gli incentivi
messi a disposizione dalla comunità europea, per questi interventi speciali, è
un'occasione da non perdere, viste le grandi difficoltà che le nostre aziende,
soprattutto nel capo delle costruzioni, stanno vivendo. Eppure, il sistema non
riesce a decollare, proprio perché sono moltissime le amministrazioni comunali
che non conoscono nemmeno l'esistenza di queste nuove vie di sviluppo. La
provincia autonoma di Trento ha aderito al patto, come coordinatore zonale, al
fine di incentivare i propri comuni ad aderire fattivamente al patto dei
sindaci che, operativamente rimane prerogativa esclusiva delle amministrazioni
comunali. In Trentino, per la verità, sono pochi i comuni che hanno
cominciato ad operare scelte forti di adesione ad una politica di democrazia
energetica applicata. Rovereto ha predisposto il Paes, il comune di Fondo lo
sta presentando e vi sono altri 3/4 comuni che hanno aderito al patto e stanno
lavorandoci; per Trento, purtroppo, sembra che non ci sia moltissima
predisposizione politica a recepire queste tematiche e la cosa mi spiace
parecchio, poiché personalmente ho cercato più volte di sensibilizzare
l'amministrazione in tal senso, con alcune proposte innovative davvero
interessanti e a costi rientrabili in tempi e modi letteralmente indolori! Naturalmente,
partire con un'adesione al Patto dei sindaci implica scelte diverse e
innovative, rispetto alla tradizionale gestione amministrativa delle nostre
città; scelte che devono coinvolgere persone che credono realmente in questo
sviluppo innovativo, che potrebbe davvero essere uno dei motori principali per
spingere “la nave” Italia, ma direi Europa, fuori da questa crisi lacerante. Per
crederci, è necessario investire in persone preparate e cercare di costruire un
percorso politico che guardi al futuro con occhi diversi, con la volontà di
provare percorsi davvero diversi dalla solita mediocrità che siamo costretti a
vedere e sentire da ormai molti anni.
Dobbiamo provare a guardare il futuro con occhi diversi e utilizzare strumenti diversi
che esistono, sostenuti finanziariamente dalla comunità europea; non possono più
valere le scuse dell’assenza di fondi per evitare l’innovamento tecnologico
delle città; i fondi esistono e, molto spesso, rimangono inutilizzati nelle
casse della comunità europea, perché le amministrazioni comunali non sanno come
accedervi.
Se proviamo a guardare il futuro con questi occhi diversi,
forse anche da qui può partire un reale messaggio politico innovatore; che può
essere promotore di metodi nuovi, anche per la nostra provincia, dove saremo
chiamati molto presto, alle prossime elezioni di ottobre, a decidere
nuovi percorsi, portati avanti magari con un pizzico di coraggio e di
lungimiranza maggiore.
Ogni municipalità trentina, con queste possibilità e aderendo
al patto dei sindaci, potrebbe contribuire a far crescere un nuovo modo di
conciliare politica e servizio per il bene collettivo; garantendo, quindi, una
democrazia energetica che possa essere motore, naturalmente non inquinante,
dello sviluppo territoriale e culturale. Una nuova cultura di sviluppo
territoriale, rispettosa dell'ecosistema in cui viviamo e all'insegna della
corretta gestione delle risorse energetiche che abbiamo a disposizione è
fondamentale per vincere le sfide sempre più difficili che ci troveremo ad
affrontare.
Marco
Ianes-ecologisti e reti civiche Verdi Europei.
Docente
di impianti elettrici e consulente del settore energia.
Tabella
del percorso del “patto dei sindaci”
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