"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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lunedì 26 maggio 2014

Green Italia-Verdi europei:un risultato insoddisfacente, ma dobbiamo continuare a lavorare.

 Il risultato della lista Green Italia-Verdi europei è sicuramente stato inferiore alle nostre aspettative e all’impegno che abbiamo profuso nella difficile campagna elettorale. 

Siamo rimasti inevitabilmente schiacciati dalla drammatizzazione degli ultimi giorni e dalla polarizzazione del voto tra Renzi e Grillo, tutta giocata in chiave di politica interna anziché nella prospettiva europea, che noi abbiamo invece cercato in ogni modo di valorizzare, all’insegna del Green New Deal e del rilancio degli Stati Uniti d’Europa, secondo la lezione di Alexander Langer e di Altiero Spinelli.

Anche in questa occasione i Verdi hanno ottenuto grandi risultati nell’Europa centro-settentrionale, confermandosi la quarta forza politica nel prossimo Parlamento europeo. Al Partito verde europeo continueremo dunque a fare riferimento come baluardo contro ogni forma di razzismo, di xenofobia e di rinascente nazionalismo, per riaffermare i temi della pace, della convivenza e della conversione ecologica della società e dell’economia in crisi.

Nell’Europa meridionale la questione ecologica fa ancora fatica ad acquisire la centralità che le spetta per il futuro del continente e dell’intero pianeta, guardando con fiducia e speranza alle prossime generazioni. Ma noi non cesseremo di riaffermare l’importanza di un soggetto politico ecologista, che sappia essere protagonista dello sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile, e di una Europa democratica e federale.

Ringraziamo tutte le persone che ci hanno dato fiducia, con la loro partecipazione e col loro voto sia in Trentino-Alto Adige – dove comunque otteniamo il risultato migliore di tutta Italia -, sia nelle altre regioni della circoscrizione Nord-Est, che ha comunque ottenuto il risultato migliore per la lista Green Italia-Verdi europei.

Se confrontiamo il nostro pur modesto risultato con quello di altre liste, come ad esempio Scelta europea di Mario Monti, che alle politiche dell’anno scorso aveva ottenuto più del 10% e che in questa occasione ha avuto un consenso minore del nostro, ci rendiamo conto di quanto sia stato difficile in questa occasione affermare una posizione autonoma e indipendente dai grandi blocchi ed anche rispetto alle posizioni dell’estrema sinistra.

Noi vogliamo riaffermare la trasversalità della questione ecologica e la necessità che sui grandi temi eco-sociali ed istituzionali si possa affermare anche in Italia il ruolo di un soggetto politico verde-ecologista, che sappia fare riferimento non alle diatribe localiste e nazionaliste, ma alla grande sfida europea e mondiale rispetto alla crisi economica, ai cambiamenti climatici, alle necessarie trasformazioni del modo di produrre e di consumare e degli stili di vita. 

Abbiamo verificato che si tratta di una strada in salita, ma non intendiamo abbandonarla, nel nome degli ideali e degli obiettivi degli ecologisti italiani, europei e di tutto il mondo.
Marco Ianes - Trento

martedì 22 aprile 2014

Le liste di Green Italia - Verdi Europei sono state riammesse per le elezioni di maggio


Le liste di Green Italia - Verdi Europei sono state riammesse per le elezioni di maggio. La decisione della Suprema Corte di Cassazione è stata comunicata in questi giorni agli ecologisti. Si tratta di una decisione storica perché viene riconosciuto il valore e la rappresentatività dei partiti europei, principio che viene affermato grazie alla battaglia portata avanti da Green Italia - Verdi europei che adesso potrà riempire la prossima campagna elettorale di contenuti ecologisti per cambiare l'Italia e l’Europa. Ora ci saremo anche noi...
Le liste di Green Italia - Verdi Europei sono state riammesse per le elezioni di maggio. La decisione della Suprema Corte di Cassazione è stata comunicata questa mattina agli ecologisti. Si tratta di una decisione storica perché viene riconosciuto il valore e la rappresentatività dei partiti europei, principio che viene affermato grazie alla battaglia portata avanti da Green Italia - Verdi europei che adesso potrà riempire la prossima campagna elettorale di contenuti ecologisti per cambiare l'Italia e l’Europa. - See more at: http://verdi.it/notizieverdi/item/30786-riammesse-dalla-cassazione-le-liste-verdi-europei-green-italia.html#sthash.mzH2Z9Nz.dpuf

giovedì 19 settembre 2013

Energie rinnovabili, chi l’ha detto che fanno crescere il costo delle bollette?

Un paese (in questo caso il minuscolo è d'obbligo) non può crescere finché si distorce la realtà; mi riferisco alle energie da fonti rinnovalbili ed agli incentivi messi in campo; certamente c'è stata una distorsione del fenomeno, che ha generato una grande speculazione proprio messa in atto da chi ora critica l'uso e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Della serie:"succhio tutto ciò che c'è da succhiare e poi gli altri...si fottano"! Il succhiare è riferito agli incentivi usati molto intensamente dalle varie multinazionali che hanno installato centrali fotovoltaiche ed eoliche enormi, il si fottano, invece, è riferito a tutti i cittadini, ai quali sono stati totli gli incentivi sui piccoli impianti; questi incentivi avrebbero permesso lo sviluppo di una democrazia energetica vera e propria; cioé, con il piccolo impianto domestico il cittadino avrebbe potuto godere di un notevole risparmio in termini di spesa per l'energia, solo che le multinazionali avrebbero visto ridotti i loro già cospicui guadagni. Ecco fatto, tolti gli incentivi per i cittadini, garantita la speculazione per le grandi multinazionali e, ora, si tenta di far passare la tesi che le energie rinnovabili sono la fonte principale dei rincari delle bollette. Nulla si dice sui costi del petrolio che cresce, sui costi del carbone e sui costi che l'inquinamento ambientale, generato dall'uso di questi combustibili, pesa sull'economia nazionale.
Il tutto, ancora una volta, passato da una stampa compiacente, serva indefessa delle lobby di potere del fossile.
Ecco un articolo del FattoQuotidiano, settore Ambiente, che chiarisce quanto distorta possa essere l'informazione in tema di costi delle rinnovabili.
Marco Ianes

Energie rinnovabili, chi l’ha detto che fanno crescere il costo delle bollette?di | 16 settembre 2013

Dall’inizio del 2013 è stato sferrato un attacco pesantissimo alle rinnovabili da parte delle più grandi testate giornalistiche nazionali, ispirate ai comunicati delle lobby energetiche. Queste continuano a guardare di traverso e con insofferenza all’influenza ormai rilevantissima del solare, dell’eolico e del mini-idroelettrico, sulla struttura di produzione e di distribuzione elettrica nazionale. Evidentemente Enel, Eni e Assoelettrica hanno fatto male i loro conti quando hanno investito sull’esclusiva predominanza dei fossili. I loro manager poi, così abituati ad avere ai loro piedi l’establishment politico che li designa,  hanno chiesto ai politici e ai media di coprire loro le spalle influenzando l’opinione pubblica.
Così Il Corriere della Sera si è distinto per dare spazio ad interventi critici oltre misura nei confronti degli incentivi e delle politiche di innovazione in campo energetico. Alesina e Giavazzi  (due economisti non certo esenti da furore ideologico) si sono sbizzarriti, infilando ovunque l’argomento delle rinnovabili come cattivo esempio di politica neo-statalista. Addirittura, nella Giornata mondiale per l’Ambiente, un articolo a firma di Danilo Taino, dal taglio apertamente negazionista sulla crisi ambientale, ha sostenuto il fallimento del fotovoltaico in Italia, sia come politica industriale che come strumento per combattere il cambiamento climatico. Anziché fornire dati a sostegno di questa indifendibile tesi, ha argomentato con il peso degli incentivi nelle bollette e con le infiltrazioni mafiose nella costruzione dei grandi impianti fotovoltaici. Dal portale Lavoce.info e dal suo blog su Il Fatto Quotidiano online, poi, l’instancabile prof. Ragazzi ha rinvigorito la sua battaglia contro gli incentivi, spalleggiando il ministro Zanonato sulla necessità di tagliare i sussidi dalle bollette.
Forte di questa campagna mediatica, il ministro Zanonato, dopo un colossale infortunio sulla necessità di tornare al nucleare, si è gettato a testa bassa contro il caro bollette. Cosa ragionevole, se si ragionasse a 360 gradi, non imputando alle rinnovabili tutte le colpe dell’incremento dei prezzi dell’energia in Italia. L’obiettivo del ministro, a quanto emerso dalle sue dichiarazioni, è di tagliare di 3 miliardi il costo delle bollette spalmando su più anni i pagamenti in favore di chi ha diritto agli incentivi, o facendo pagare  gli oneri di sistema per ridurre il peso della componente A3 in bolletta.
Il prof. Ragazzi e l’onere della prova: chi l’ha detto che le rinnovabili fanno crescere il costo delle bollette?
È vero che il costo elettrico cresce ”perché abbiamo molti incentivi sulle rinnovabili”? Certamente c’è un effetto, ma ci sono molti vantaggi.  Ad esempio, lo studio di Althesys stima un “peak shaving” netto di 838 milioni di euro, grazie al fatto che con l’avvento delle rinnovabili il picco di prezzo non coincide più con la massima domanda di energia elettrica. Soprattutto, Ragazzi mette nell’oblio il problema della dipendenza del nostro paese dalle fonti fossili e la crescita continua dei loro prezzi. Negli ultimi dieci anni la bolletta media degli italiani è cresciuta nella voce “energia e approvvigionamento”, passando da 106 a 293 euro (+177% per famiglia). Per non parlare poi dei sussidi alle fonti fossili, gli oneri impropri, gli sconti ai grandi consumatori di energia elettrica, che ammontano a circa 6 milardi di euro (che il nostro mette in un unico mucchio con gli incentivi per Pv).
Il decreto Fare2: difendere la proprietà, incentivare il carbone e destrutturare il sistema delle rinnovabili
Che dire allora degli incentivi per il “carbone pulito”, dell’idea di caricare sugli autoproduttori i costi per aggiornare la rete, proprio mentre le “larghe intese” patteggiano il taglio dell’Imu? Non si può sorvolare sul fatto che, proprio per finanziare la cancellazione dell’Imu, è stato deciso un prelievo (300 milioni di euro) dai fondi destinati a efficienza e rinnovabili. È come se questi 300 milioni fossero presi dagli oneri di sistema che tutti paghiamo nelle bollette e, quindi, come se fossimo costretti ad aumentare il peso del prelievo con la voce A3. Ma non basta. Nel decreto del Fare2 (articolo 3) si prevedono finanziamenti fino a 63 milioni di euro l’anno per venti anni per realizzare una centrale elettrica a carbone con cattura di CO2 nell’area del Sulcis, con un incentivo ventennale di 30 euro a megawattora prodotto (più degli scandalosi 28 euro/MWh per il biogas!). E chi pagherà? Il sistema elettrico nazionale, ancora con un prelievo in tariffa. Ovvero altri soldi a carico delle famiglie .
Se questa è la logica adottata, chi l’ha detto che il sostegno alle rinnovabili debba essere pagato dagli utenti e non piuttosto da chi inquina e ha finora scaricato sulla società tutte le esternalità che non hanno mai pagato?
(ha collaborato Giovanni Carrosio)

 

venerdì 30 agosto 2013

Modifiche alla VIA, cambiare approccio è doveroso.

Modifiche alla VIA, cambiare approccio è doveroso.
Le recenti modifiche alla VIA, proposte nel DDL in esame in questi giorni, evidenziano lacune molto gravi in tema di partecipazione diretta della cittadinanza. Non è possibile continuare a tollerare modifiche sostanziali alle regole che disciplinano costruzioni di opere, anche molto impattanti sulla  vita di tutti, senza aprire prima il dibattito pubblico. Nelle proposte programmatiche degli ecologisti e reti civiche- Verdi Europei, che presenteremo nei prossimi giorni al candidato presidente Ugo Rossi, si trovano indicazioni inequivocabili su percorsi diversi da seguire, nell'ambito della salvaguardia e valorizzazione territoriale, con chiari riferimenti all'aspetto analitico preventivo delle opere da parte di TUTTI gli attori coinvolti. Le associazioni, che in questi giorni  hanno giustamente sollevato la questione, troveranno interlocutori attenti e vigili nel nostro operato, che deriva da chiare scelte programmatiche, evidenziate già nei mesi scorsi.
I passaggi che ho citato si trovano nella bozza di programma che è visionabile sul sito in calce, bozza che abbiamo trasmesso alle stesse associazioni tempo fa, chiedendo integrazioni e sollecitazioni. Alcune di queste sono arrivate, altre hanno preferito glissare. Vogliamo provare a fare fronte comune e predisporre una proposta politica sostenibile, assieme e senza pregiudizi? Noi ci siamo e ci stiamo già lavorando; vogliamo provare a far capire ai futuri gestori della politica trentina, che sono finiti i tempi delle decisioni calate dall'alto; le decisioni che riguardano grandi impatti sul territorio e sull'ambiente, cioè sulla qualità della vita di tutti i cittadini, non possono essere prese solamente da politici o imprenditori , ma vanno discusse e condivise con la popolazione. Questa si chiama democrazia partecipativa e su questo tema noi saremo pungolo, magari anche "fastidioso", ma certamente necessario.
link per la bozza di programma:

mercoledì 24 luglio 2013

Green Italia denuncia possibile blitz estivo per tassare le rinnovabili

La neonata associazione Green Italia, di cui fanno parte gli ex esponenti
ambientalisti del Partito Democratico Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, ha
denunciato la possibilità che il governo possa introdurre con un blitz estivo una tassa
sulle energie rinnovabili. Secondo Ferrante, che cita un’intervista al quotidiano la
Repubblica del vicepresidente di Confindustria, Aurelio Regina, i segnali di un’ulteriore
offensiva alle rinnovabili si starebbero moltiplicando negli ultimi tempi. Nella sua
intervista a Repubblica, Regina ha infatti auspicato che l’Italia possa prendere
esempio dalla Spagna, che ha recentemente introdotto una riforma energetica che ha
fortemente penalizzato le rinnovabili, e che si agginga a far pagare i costi di
dispacciamento anche ai produttori da fonti rinnovabili e che gli stessi produttori
debbano anche contribuire «al mantenimento di un sistema di riserva, costituito anche
da centrali termoelettriche, per evitare di rimanere al buio quando sole e vento
spariscono».
«Diciamo no – hanno dichiarato Ferrante e Della Seta – a qualsiasi forma di intervento
retroattivo messo in campo per penalizzare le rinnovabili e favorire le fonti fossili,
proposte condite sempre da recriminazioni sugli incentivi che peserebbero troppo sulle
nostre bollette».
Alla fine dello scorso giugno, nella versione definitiva del cosiddetto «Decreto del
fare», quella cioè firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta
Ufficiale, l’addizionale Ires (Robin Tax) è stata estesa anche alle aziende del settore
energetico che abbiano un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un reditto
imponibile superiore a 300mila euro. Al momento dell’approvazione del decreto,
tuttavia, diversi esponenti del governo avevano assicurato che la Robin Tax non
avrebbe toccato le rinnovabili.
Tale tassa, che era stata concepita originariamente solo per le aziende petrolifere, era
stata precedentemente estesa alle aziende del settore energetico i cui ricavi superino i
10 milioni di euro e con un reddito imponibile oltre il milione nell’agosto del 2011.
L’attuale abbassamento della soglia di fatturato farà rientrare molte aziende del
settore delle rinnovabili e del fotovoltaico nel campo di applicazione della tassa.

fonti: www.greenitalia.org
www.greenitalia.org/ferrante-e-della-setaconfindustria-vuole-tassare-le-rinnovabili-per-
favorire-gli-idrocarburi/
Marco Ianes - Trento

sabato 2 febbraio 2013

ENERGIE RINNOVABILI: il caro bolletta non è colpa degli incentivi!


La colpa del caro bolletta non è degli incentivi alle rinnovabili. Ne è convinta APER (Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili), che ha appena pubblicato una edizione aggiornata del rapporto “Energie senza bugie”, che analizza appunti i costi e i benefici dell’energia pulita sull’economia italiana.
Il costo medio della bolletta elettrica, spiega APER, è salito di circa il 55% in 10 anni, attestandosi sui 524 euro all’anno. La colpa, secondo l’associazione, va ricercata soprattutto nell’aumento vertiginoso del prezzo dei combustibili fossili: nello stesso periodo, infatti, il costo del petrolio è salito del 300%, mentre quello del gas è lievitato addirittura del 400%.
Sarebbe proprio il caro carburanti, per APER, a determinare la stangata sulle tasche degli italiani, dal momento che nell’arco di un decennio la quota della bolletta ascrivibile alle fonti fossili è salita dal 31% al 57% del totale. Tutt’altro peso hanno invece gli incentivi alle rinnovabili, che incidono sulla bolletta energetica solo per il 13%.
Complessivamente, sostiene l’associazione, fotovoltaico, eolico, biomasse e le altre fonti “pulite” costano all’Italia 139 miliardi di euro per il periodo compreso tra il 2008 e il 2030 (agli incentivi vanno aggiunti i costi tecnici legati all’intermittenza delle rinnovabili e una quota per le importazioni), ma i benefici che garantiscono sono di gran lunga superiori.
APER nel dettaglio li stima, per lo stesso arco temporale, in almeno 227 miliardi di euro, garantiti dalla riduzione dell’inquinamento (in primis dal calo delle emissioni di CO2), dalla minore dipendenza dalle importazioni estere di combustibili fossili e dalla creazione di nuova occupazione. A questo proposito, in particolare, sarebbero almeno 130.000 i posti di lavoro creati tra il 2011 e il 2020.
Fonte: APER

Marco Ianes - Trento

sabato 24 novembre 2012

Parte la presentazione del programma itinerante di buon governo dei beni comuni.

Un nuovo modello sociale ed economico è necessario.
In questi momenti difficili siamo costretti a rivedere molte priorità di investimento delle risorse pubbliche. Ogni amministratore deve, e dovrà sempre più, fare i conti con contrazioni esponenziali delle risorse. Garantire i servizi ed evitare la caduta della qualità degli stessi ė sicuramente una delle priorità da perseguire, ma non è possibile farlo con i modelli economici che ci hanno portato e ci porteranno, sempre più, verso il ribasso della qualità della vita.
Non vi è dubbio che determinate politiche economiche e sociali, finora adottate, sono state possibili per la grande disponibilità economica che abbiamo avuto. Ora è necessario cambiare approccio e pure rimodellare le priorità. Che senso ha, per esempio, predisporre tagli lineari a sanità, scuola e servizi pubblici e poi continuare a sostenere operazioni immobiliari come, ad esempio,un centro congressi presso il nuovo quartiere delle Albere? Ha davvero il sapore amaro di una beffa nei confronti dei cittadini ai quali vengono richiesti sempre maggiori sacrifici. Un nuovo modello di sviluppo è quindi necessario e la cosa non rappresenta un'utopia. "Piccole grandi opere", al posto di faraonici progetti, possono essere possibili per creare sviluppo, lavoro e rispetto e tutela del territorio e dell'ambiente. Gli investimenti destinati a queste vere e proprie "cattedrali nel deserto"potrebbero, ad esempio,essere dirottati verso progetti di recupero edilizio del patrimonio immobiliare pubblico, ottenendo un triplice beneficio: si darebbe lavoro al settore edilizio ed impiantistico elettrico e termoidraulico che versa in forte crisi, si metterebbero in sicurezza stabili fatiscenti o malridotti e si contribuirebbe ad un notevole risparmio energetico, fonte primaria di "produzione di energia " ( la miglior produzione di energia è quella risparmiata)! Questo è solo un esempio pratico e diretto, non utopistico, di corretta scelta di impiego delle risorse pubbliche; questo è un inizio di corretto approccio verso un modello di sviluppo eco sostenibile, che noi andiamo proponendo nel nostro programma di buon governo dei beni comuni. Non vogliamo assolutamente passare per la forza politica  del no a prescindere; noi abbiamo molti si, molte proposte che mettono in primo piano i concetti di salvaguardia della salute, della tutela del lavoro, dello sviluppo economico delle imprese, il tutto in sinergia con il rispetto dell'ambiente e del territorio in cui viviamo e dell'autonomia che sosteniamo fortemente e vogliamo  assolutamente mantenere e preservare, ma con schemi diversi da quelli finora adottati e senza scadere nella rappresentazione teatrale e assurda che qualche noto esponente politico vorrebbe attuare, con musei che hanno un futuro poco credibile e difficilmente comprensibile.
Quindi noi proponiamo una visione diversa della gestione dell'autonomia trentina, mettendo al centro le vere priorità necessarie per un modello diverso. Il programma è stato abbozzato come contenuto di idee da sottoporre alla cittadinanza. Stiamo partendo per un viaggio itinerante nel nostro Trentino, convinti che sottoporre alla gente le nostre idee, per raccogliere altrettante idee, osservazioni, necessità dei territori, sia un passaggio fondamentale per una forza ecologista e civica che ha l'ambizione di provare a proporre approcci diversi e innovativi di gestione dei beni comuni. Saremo aperti a chiunque vorrà dialogare con noi: cittadini, istituzioni e forze politiche, senza preclusione alcuna, ma proponiamo un modello nuovo, non cerchiamo facili consensi e non facciamo politica urlata, rispettando anche chi ha deciso strade diverse per proporre alternative, pur non condividendone, spesso, i metodi che sembrano poco democratici . Vogliamo, in primis,ragionare assieme alla gente, proponendo un programma aperto e in costruzione, che parta dal concetto, possibile e necessario, di generare un modello di sviluppo diverso ed eco sostenibile. Per una politica costruttiva, di dialogo e confronto, ma innovativa, convinti che le risposte sono in questi nuovi modelli, che altrove , come ad esempio in Germania, stanno dando effetti notevoli di sviluppo economico e sociale. Aspettiamo confronti e dibattiti, nelle nostre iniziative informative. Partiremo il 6 dicembre da un incontro a Rovereto alle 20.30 presso la sala del Brione, per poi proseguire in ogni valle, con incontri territoriali aperti ad associazioni, movimenti e gente di buona volontà.
Marco Ianes - co portavoce Ecologisti e reti civiche Verdi Europei Trentino.


giovedì 12 luglio 2012

QUINTO CONTO ENERGIA. CONVIENE ANCORA UN PICCOLO IMPIANTO FOTOVOLTAICO?

Come cambierà la resa economica di un piccolo impianto FV da 3 kWp su edificio con il quinto conto energia? Quali i tempi di ritorno dell'investimento? Quali differenze con il quarto conto energia? Qualenergia.it con l'aiuto dell'ingegner Fabio Alberani di ATER, l'associazione tecnici energie rinnovabili, prova a rispondere a queste domande.
Vi propongo qui un articolo tratto dal portale QUAL'ENERGIA.
Marco Ianes - Trento

Tratto dal sito www.qualenergia.it 

L'inizio del travaglio del quinto conto energia è stata una misteriosa bozza, forse uscita dal computer di una dipendente Enel. Un documento che a leggerlo sembra concepito per mettere la parola “fine” alla storia del fotovoltaico in Italia. Sono seguiti mesi di mobilitazioni da parte degli operatori del settore, nuove bozze riviste, e tante indiscrezioni. Poi il tentativo di mediazione delle Regioni, che in Conferenza Unificata avevano dato parere positivo al decreto a condizione che fossero accolte alcune modifiche “imprescindibili”. Infine, dopo uno snervante silenzio di settimane, venerdì scorso è arrivata la versione definitiva del quinto conto energia, che dovrebbe entrare in vigore a inizio settembre.
Come si può vedere dal testo del decreto (e dalla sintesi di Qualenergia.it), le richieste fatte in Conferenza Unificata sono state in larga parte ignorate, mentre è intatto lo spirito della prima bozza “made in Enel”, fortemente punitivo nei confronti di questa fonte che ha iniziato a essere scomoda per i produttori da fonti fossili per la concorrenza a costo marginale zero nelle ore diurne.
Nei prossimi giorni avremo modo di sondare quelle che saranno le probabili conseguenze del nuovo conto energia per il fotovoltaico in Italia. Intanto proviamo a rispondere alla domanda che molti lettori si stanno facendo: mi conviene ancora fare un piccolo impianto domestico sul tetto di casa?
Con l'aiuto dell'ingegner Fabio Alberani di ATER, l'associazione tecnici energie rinnovabili, abbiamo guardato come cambierà la resa economica di un impianto dimensionato a misura di famiglia, cioè da 3 kWp su edificio, con il quinto conto energia e le differenze con il quarto.
Si tratta di una taglia di impianto che è tra le meno penalizzate dal nuovo regime incentivante, visto che è esonerata dal famigerato registro che scatta solo sopra i 12 kWp (o 20 kWp con tariffa decurtata del 20%). Piccoli impianti che in Italia hanno dimostrato una discreta diffusione: se a livello di potenza installata la maggior parte (circa 11,5 GW su 14) viene da impianti sopra i 50 kW, per numerosità, sui quasi 400mila impianti FV italiani, circa 350mila sono impianti sotto ai 20 kWp.
Per la nostra analisi abbiamo ipotizzato che l'impianto da 3 kWp entri in esercizio nel primo semestre di applicazione del quinto conto energia, ossia entro il 31 dicembre 2012. Abbiamo considerato che abbia un costo chiavi in mano (Iva inclusa) di 2.800 €/kWp; che sia realizzato con tecnologia “made in Europe”, riuscendo dunque ad accedere al premio relativo sulla tariffa, pari a 2 centesimi di euro per kWh. Per un impianto con componenti made in Europe il prezzo ipotizzato è nella parte bassa del range di prezzi attuali, ma abbiamo voluto usare questo dato "ottimistico" pensando alla diminuzione dei prezzi in corso che verosimilmente accelelererà nei mesi successivi.
L’impianto è orientato perfettamente a sud con un'inclinazione di 20 gradi. Abbiamo considerato tre località di installazione per avere un'idea di come cambia la resa economica con la producibilità: Milano, Roma e Palermo.
Come sappiamo, il nuovo conto energia prevede due distinte tariffe incentivanti: una applicata solo all'energia immessa in rete, la tariffa omnicomprensiva, l'altra solo all'energia autoconsumata, il premio autoconsumo. Nel nostro caso la tariffa omnicomprensiva con il V CE sarebbe di 208 €/MWh, che diventano 228 con il premio sul “made in Europe”, mentre il premio per l'autoconsumo sarebbe 126 €/MWh che diventano 146 con il premio. Abbiamo ipotizzato che la famiglia in questione consumi 2.700 kWh (nel primo anno il prezzo del kWh preso dalla rete è stimato in 0,18 €) è che riesca ad autoconsumare il 50% dell'energia prodotta dall'impianto: “questa percentuale è ovviamente una stima, ma nasce dalla nostra esperienza su attività residenziali standard con riscaldamento a metano”, ci spiega l'ingegner Alberani.
Andiamo dunque a vedere in sintesi i risultati. A Milano (qui tutti i dettagli della simulazione), dove si ha una produzione annua (media su 20 anni) di 3.050 kWh, con il quarto conto energia in 20 anni prenderemmo circa 16.906 € di incentivi, con il quinto invece l'incasso per incentivi (mettendoci dentro sia la tariffa omnicomprensiva e il premio autoconsumo) è di 11.407 €. In questo modo i tempi di rientro dell'investimento – 8.400 €  che qui abbiamo ipotizzato siano capitale proprio – salgono dai 7 anni del quarto conto energia a 11 con il quinto. Allo stesso modo il valore attuale netto per i 25 anni di vita dell’impianto con il quarto conto energia ammonta a 24.549 euro, mentre con il quinto conto quinto energia è meno della metà: 10.336 euro.
Leggermente più attraenti i risultati per gli impianti dove si produce di più: a Roma (vedi dettagli) dove con il IV CE l'impianto si ripagherebbe in 6 anni, con i nuovi incentivi si ripaga in 9 e il guadagno netto attualizzato su 25 anni diventa di 14.536 euro contro i 31.567 del quarto conto energia.
A Palermo invece (qui dettagli) il tempo di rientro dell'investimento del nostro impianto da 3 kW sale da 5 a 8 anni e il guadagno netto su 25 anni scende da € 36.066 a 17.228.
Insomma, il fotovoltaico alle famiglie italiane conviene ancora. Più attraenti potranno essere i conti se il prezzo degli impianti continuerà a diminuire e se la quota di autoconsumo è più elevata (premio autocunsumo + costo elettricità dalla rete maggiore della tariffa ominicomprensiva); questa infatti è la strada per massimizzare la convenienza di un impianto. Con i prezzi attuali e un autoconsumo del 50% però, come abbiamo visto, i guadagni tendono a dimezzarsi rispetto al quarto conto energia. Un colpo piuttosto duro, soprattutto se si pensa che questa tipologia di impianti è quella tra le meno penalizzate dal nuovo conto energia.

sabato 26 novembre 2011

Roma: Costituente ecologista- GREEN ECONOMY

Oggi ho partecipato ai lavori della Costituente Ecologista, a Roma.
Ecco il testo del mio intervento programmatico.

La green economy ha avuto un boom in questi ultimi anni, spinta da molti fattori: i costi energetici sempre più gravosi, il petrolio ed i suoi derivati che costano sempre più; incentivi statali allo sviluppo – settore fotovoltaico per esempio- che ne hanno determinato una speculazione anche smisurata.

Ma per sviluppare la green economy è necessaria anche una mentalità nuova ed un approccio politico diverso, innovativo. Mi piace riportare un esempio concreto, che ho vissuto personalmente e direttamente. Lo scorso anno ho presentato all’amministrazione comunale di Trento un progetto, quasi esecutivo e completo di calcoli ben dettagliati, per la posa di un impianto fotovoltaico presso il palazzetto dello sport della città; ora, permettetemi un pizzico di arroganza sportiva: dato che Trento ha la squadra di volley campione del mondo, d’Europa e d’Italia, pensate che ritorno di immagine sarebbe stato, installare un impianto su una struttura che è vista come il tempio della pallavolo moderna! E pensate che bella cosa sarebbe stata garantire la totale auto-sufficienza della struttura, dal punto di vista energetico; inoltre, le casse comunali così tristemente povere, sarebbero state “aiutate” con lo sgravio dei costi energetici e con gli introiti degli incentivi del conto energia. Ebbene, il progetto giace in qualche cassetto comunale, impolverato e nemmeno considerato. Dunque, come si può parlare di green economy se chi governa non riesce a capire le potenzialità reali di questo settore? Vado oltre e continuo negli esempi concreti; il Trentino ha una percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti, che ha superato abbondantemente il 65% e si avvicina mese dopo mese, al 68-70%; ebbene, i nostri politici stanno per emettere un bando di gara per un inceneritore, per lo smaltimento del residuo indifferenziato, ben sapendo che un inceneritore avrebbe conseguenze disastrose sul turismo e sull’agricoltura trentine, per non parlare della salute di cittadini. Insieme ad altre persone, abbiamo proposto un progetto alternativo, che preveda la lavorazione di questa quota di rifiuti residui, fornendo dati oggettivi in termine di produttività, di risparmio economico ed energetico, di tutela ambientale e della salute. Un progetto che permette di evitare la costruzione di un inceneritore e che chiude il cerchio dei rifiuti in maniera diversa, alzando anche la soglia della raccolta differenziata. In oltre 10 incontri pubblici che abbiamo fatto con la popolazione trentina, nessuno dei nostri rappresentanti politici si è degnato di mettersi a confronto e provare a discutere questa alternativa. Mi chiedo, allora, qual è il reale approccio di questa classe politica alla green economy? Temo davvero che questi personaggi usino questo termine come ritornello per cavalcare una moda e non per cercare di orientare realmente le scelte politico-programmatiche.

Vogliamo parlare di infrastrutture? Bene, non accenniamo alla farsa mediatica del ponte sullo stretto di Messina! Parliamo di linee elettriche!!! Girando per la nostra amata Italia,per effettuare collaudi di impianti, fotovoltaici o eolici o di produzione di energia elettrica in generale, frequentemente mi capita di constatare che il problema reale non è la produzione di per se dell’energia, bensì come trasportarla! Abbiamo linee elettriche, in alcune zone italiane, che sono talmente vecchie o sottodimensionate, che non si riesce a trasportare l’energia che si potrebbe produrre. Altro che ponte sullo stretto, forse sono altre le infrastrutture sulle quali si rendono necessari e urgenti gli investimenti.

Dopo queste riflessioni, che sono dei semplicissimi esempi reali e facilmente individuabili, un po’ in tutto il territorio nazionale, è necessario anche arrivare ad una sintesi che identifichi un percorso di crescita organico e significativo di ciò che deve essere la green economy. Non è sufficiente fare un decreto di regolamentazione degli incentivi sul fotovoltaico, tra l’altro con tutte le incertezze generate nei mesi scorsi da provvedimenti altalenanti che hanno generato una confusione sui mercati enorme.

È necessario e veramente indispensabile predisporre una legge quadro che preveda una regolamentazione di tutti i settori della green economy. Dalla produzione di energia con fonti rinnovabili, allo sviluppo del corretto uso dell’energia, tramite costruzioni edili adeguate; dalla ristrutturazione degli edifici all’insegna del risparmio energetico, allo sviluppo eco-sostenibile della mobilità urbana; dalla gestione dei residui dei rifiuti, passando per la ricerca di sistemi per produrne sempre meno, alla ristrutturazione degli impianti di illuminazione pubblica.

È necessario predisporre opportuni sgravi fiscali, incentivi mirati e prestiti agevolati per sviluppare questo settore; questi investimenti fiscali, rientrerebbero e si sosterrebbero da soli, con maggiori introiti IVA e di tasse sui redditi.

Potrei continuare ancora ad elencare settori che hanno bisogno di essere regolamentati, al fine di ricercare realmente uno sviluppo organico della green economy. Ecco, anche sulla ricerca e sulla formazione dei giovani ci sarebbe qualcosa da dire; una nazione che taglia i sostentamenti a questi settori, è una nazione che non crede in un futuro migliore ed eco-sostenibile. Per crescere in termini di qualità della vita e non solo per far crescere il PIL, io credo che dovremmo davvero credere in questi settori emergenti; noi siamo qui a parlarne, oggi,e siamo tutti convinti che questo settore sia determinante per un corretto sviluppo della nostra società; però non è sufficiente; dobbiamo crescere per arrivare presto nei luoghi dove si può veramente determinare lo sviluppo di una nuova visione generale dell’economia. I modelli tradizionali non stanno più funzionando e lo vediamo tutti; è ora veramente di spingere l’acceleratore su queste nuove frontiere economiche; non possiamo più permetterci di farci guidare silenziosamente e passivamente da chi continua a fare scelte che rispecchiano i vecchi modelli economici. Servono nuove prospettive, nuove idee, portate da nuove persone e da nuovi movimenti. Serve soprattutto fare informazione e formazione. Non sono in grado di farla i nostri politici? Facciamola noi, sul territorio, con incontri pubblici, con proposte di legge, cercando di coinvolgere sempre più persone e movimenti di cittadini, sensibili ad un’idea di sviluppo economico e sociale diverso.

Informazione, divulgando dati e prospettive sulla green economy; ecco,da qui, la necessità di parlarne continuamente e di farne parlare, soprattutto dagli organi di stampa. Formazione, aiutando i giovani -e pure i meno giovani-, ad acquisire una nuova mentalità che si discosti dai modelli di sviluppo legati solo al PIL e alla produttività fine a se stessa. Uno sviluppo eco-sostenibile ha bisogno di una radice forte che deve essere piantata profondamente nella cultura di un popolo; e non solo per sfruttarne gli indubbi vantaggi economici, che sono pure leciti ed auspicabili; ma per guardare anche dalla finestra e poter vedere un po’ più di cielo azzurro e respirare un po’ di aria migliore.