Lavoro,ambiente,economia,politica,Trentino,autonomia,sviluppo sostenibile,ecologia,energia,scuola e formazione,sport.
"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
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giovedì 9 ottobre 2014
Ma che senso ha spendere 44 milioni euro così?
#bibliotecatrento #trento
Ma ha senso costruire una biblioteca che costa 44 milioni di Euro (i
primi ovviamente, poi i costi lieviteranno come sempre avviene nelle
opere pubbliche), quando si stanno tagliando risorse alla scuola, si
tagliano risorse alla sanità, la gente a destra e a manca perde il
lavoro? Non stiamo parlando di un'altra cattedrale nel deserto? Ma
questi soldi, dato che ci sono, non possiamo spenderli per la scuola,
per esempio? Ma no, va là, sprechiamoli ancora per la zona Albere,
sprechiamoli ancora per una struttura che grida già all'inutilità!!!
giovedì 9 agosto 2012
Infrastrutture e programmi politici
Nel mio errabondare vacanziero, mi è capitato di visitare alcuni luoghi che portano, per alcuni aspetti, innovazioni tecnologiche, unite a problemi strutturali evidenti.
Ho visitato uno dei più grandi parchi eolici del sud, in Calabria e, qui, ho notato subito che molti aerogeneratori erano inattivi; parlando con un ingegnere della società spagnola che ha fornito gli aerogeneratori e che mi ha ospitato per questa mia visita,ho scoperto che il parco eolico sta lavorando a ritmo ridotto per il semplice motivo che, la rete elettrica che accoglie la produzione, non è in grado di sopportare tutta l'energia che potrebbe essere prodotta. Quindi, il parco eolico conta 75 macchine da 50 MW l'una, per totale di 3.750 MW di produzione possibile, ma solo la metà di questa può essere sfruttata, perchè il distributore di zona non ha ancora adeguato le linee! E, il peggio è che, il gestore del parco eolico, riceve ugualmente gli incentivi per la potenza nominale, cioè su una stima del producibile a potenza totale, poiché la mancata produzione non è a lui imputabile. L'inadeguatezza delle infrastrutture produce un triplo danno economico: il primo è quello della ovvia perdita di energia rinnovabile non producibile per i fermi macchina, il secondo è quello riguardante l'erogazione totale degli incentivi nonostante la mancata produzione e il terzo è quello che, a livello nazionale, da qualche altra parte quell'energia mancante dovrà essere reperita da altre fonti, magari non rinnovabili. Saluto l'ingegnere e mi avvio a tornare al mio campeggio e, sulla strada mi imbatto in un'altro grande problema infrastrutturale: un acquedotto a servizio dell'irrigazione dei campi, con notevoli falle che determinano grandi perdite di acqua! Anche qui, mi fermo per fare una fotografia e chiedo al contadino,sul campo vicino, da quanto va avanti quella perdita. Lui, candidamente, mi risponde che sono più di due anni che ha segnalato il guasto al consorzio irriguo della zona, ma non hanno i soldi per sostituire la tubazione e, quindi, devono arrangiarsi a tenerla così. Di riparazione non se ne parla, perchè non c'è nessuno che vuole farla! Ancora un problema strutturale italiano! Proprio al sud, dove l'acqua non abbonda di certo!
Ecco, solo alcuni esempi concreti di piccole, grandi opere necessarie allo sviluppo del nostro Paese, senza montarsi la testa e pensare a grandi e inutili infrastrutture, sarebbe ora di pensare ad adeguare e migliorare le reti nazionali (elettriche, idriche, telecomunicazioni e viarie). In questo, a mio avviso, la politica è quanto mai lontana dalla capacità di organizzare interventi e predisporre corretti finanziamenti. Ma di queste opere, come mai nessun politico ne parla? Come mai tutti sono bravi a proporre nuove cementificazioni o nuove opere mastodontiche (ponte di Messina docet...) e nessuno si rende conto che lo sviluppo ed il progresso hanno bisogno di reti infrastrutturali adeguate? In questo settore, si potrebbero creare anche nuovi posti di lavoro, nuovi appalti pubblici realmente necessari alla collettività. Chi avrà la capacità di provare a prendere in mano questa situazione? A mio avviso, solamente chi realmente opera giornalmente nell'ambito delle costruzioni ma, si sa, noi tecnici non siamo in grado di comprendere la politica, così com'è attualmente; però, alcuni di noi ci vogliono provare, per tentare di dare luce ad un sistema diverso, proiettato a soddisfare, o almeno a tentare di soddisfare, le reali necessità della comunità. Alcuni di noi si stanno mettendo a servizio della collettività per elaborare un programma di "piccoli,grandi opere", che serviranno per il reale sviluppo del Paese. Lo stiamo facendo a livello nazionale e anche localmente, con la costituente ecologista che sta partendo con il progetto Ecologisti e reti Civiche-Verdi Europei. Per elaborare un programma di governo nazionale e provinciale, che metta al centro il benessere dell'individuo, nel rispetto delle risorse naturali che non sono infinite e vanno gestite con oculatezza e parsimonia; ma non solo: etica politica, un nuovo modello economico possibile ed eco-sostenibile, nuovi rapporti tra Stato e autonomia, in una visione europeista, ma che garantisca la salvaguardia degli aspetti positivi, e sono molti,della nostra autonomia. Con uno sguardo al futuro dei giovani, che devono avere sempre più spazio, sia in politica che nel lavoro, in prospettiva di creare una nuova classe dirigente, non stanziale, ma dinamica, aperta alle innovazioni. Abbiamo un sogno e, ora, stiamo cercando di strutturarlo, perché possa diventare una realtà vivibile e sostenibile.
Marco Ianes co-portavoce Ecologisti e reti civiche Verdi Europei
www.marcoianes.blogspot.com;
www.politicatrentina.blogspot.com
E-mail: marco@marcoianes.net
Nella foto: l'acquedotto che perde, in Calabria.
Ho visitato uno dei più grandi parchi eolici del sud, in Calabria e, qui, ho notato subito che molti aerogeneratori erano inattivi; parlando con un ingegnere della società spagnola che ha fornito gli aerogeneratori e che mi ha ospitato per questa mia visita,ho scoperto che il parco eolico sta lavorando a ritmo ridotto per il semplice motivo che, la rete elettrica che accoglie la produzione, non è in grado di sopportare tutta l'energia che potrebbe essere prodotta. Quindi, il parco eolico conta 75 macchine da 50 MW l'una, per totale di 3.750 MW di produzione possibile, ma solo la metà di questa può essere sfruttata, perchè il distributore di zona non ha ancora adeguato le linee! E, il peggio è che, il gestore del parco eolico, riceve ugualmente gli incentivi per la potenza nominale, cioè su una stima del producibile a potenza totale, poiché la mancata produzione non è a lui imputabile. L'inadeguatezza delle infrastrutture produce un triplo danno economico: il primo è quello della ovvia perdita di energia rinnovabile non producibile per i fermi macchina, il secondo è quello riguardante l'erogazione totale degli incentivi nonostante la mancata produzione e il terzo è quello che, a livello nazionale, da qualche altra parte quell'energia mancante dovrà essere reperita da altre fonti, magari non rinnovabili. Saluto l'ingegnere e mi avvio a tornare al mio campeggio e, sulla strada mi imbatto in un'altro grande problema infrastrutturale: un acquedotto a servizio dell'irrigazione dei campi, con notevoli falle che determinano grandi perdite di acqua! Anche qui, mi fermo per fare una fotografia e chiedo al contadino,sul campo vicino, da quanto va avanti quella perdita. Lui, candidamente, mi risponde che sono più di due anni che ha segnalato il guasto al consorzio irriguo della zona, ma non hanno i soldi per sostituire la tubazione e, quindi, devono arrangiarsi a tenerla così. Di riparazione non se ne parla, perchè non c'è nessuno che vuole farla! Ancora un problema strutturale italiano! Proprio al sud, dove l'acqua non abbonda di certo!
Ecco, solo alcuni esempi concreti di piccole, grandi opere necessarie allo sviluppo del nostro Paese, senza montarsi la testa e pensare a grandi e inutili infrastrutture, sarebbe ora di pensare ad adeguare e migliorare le reti nazionali (elettriche, idriche, telecomunicazioni e viarie). In questo, a mio avviso, la politica è quanto mai lontana dalla capacità di organizzare interventi e predisporre corretti finanziamenti. Ma di queste opere, come mai nessun politico ne parla? Come mai tutti sono bravi a proporre nuove cementificazioni o nuove opere mastodontiche (ponte di Messina docet...) e nessuno si rende conto che lo sviluppo ed il progresso hanno bisogno di reti infrastrutturali adeguate? In questo settore, si potrebbero creare anche nuovi posti di lavoro, nuovi appalti pubblici realmente necessari alla collettività. Chi avrà la capacità di provare a prendere in mano questa situazione? A mio avviso, solamente chi realmente opera giornalmente nell'ambito delle costruzioni ma, si sa, noi tecnici non siamo in grado di comprendere la politica, così com'è attualmente; però, alcuni di noi ci vogliono provare, per tentare di dare luce ad un sistema diverso, proiettato a soddisfare, o almeno a tentare di soddisfare, le reali necessità della comunità. Alcuni di noi si stanno mettendo a servizio della collettività per elaborare un programma di "piccoli,grandi opere", che serviranno per il reale sviluppo del Paese. Lo stiamo facendo a livello nazionale e anche localmente, con la costituente ecologista che sta partendo con il progetto Ecologisti e reti Civiche-Verdi Europei. Per elaborare un programma di governo nazionale e provinciale, che metta al centro il benessere dell'individuo, nel rispetto delle risorse naturali che non sono infinite e vanno gestite con oculatezza e parsimonia; ma non solo: etica politica, un nuovo modello economico possibile ed eco-sostenibile, nuovi rapporti tra Stato e autonomia, in una visione europeista, ma che garantisca la salvaguardia degli aspetti positivi, e sono molti,della nostra autonomia. Con uno sguardo al futuro dei giovani, che devono avere sempre più spazio, sia in politica che nel lavoro, in prospettiva di creare una nuova classe dirigente, non stanziale, ma dinamica, aperta alle innovazioni. Abbiamo un sogno e, ora, stiamo cercando di strutturarlo, perché possa diventare una realtà vivibile e sostenibile.
Marco Ianes co-portavoce Ecologisti e reti civiche Verdi Europei
www.marcoianes.blogspot.com;
www.politicatrentina.blogspot.com
E-mail: marco@marcoianes.net
Nella foto: l'acquedotto che perde, in Calabria.
giovedì 1 ottobre 2009
Tempi di crisi, ma non per tutti!
Tempi di crisi, ma non per tutti!
Siamo in crisi e questo è ormai evidente, detto e ridetto un’infinità di volte. Le risorse per la scuola scarseggiano e quindi docenti ed assistenti tecnici devono arrangiarsi con ciò che resta del materiale degli anni precedenti e, per rinnovare le attrezzature, è necessario e pure giusto, direi, programmare bene tutto, affinché non vi siano sprechi. Tutto giusto in merito al programmare in maniera scientifica le spese, nel passato troppe volte buttate a caso, però, i tagli imposti alla scuola ed alla cultura in generale, sono davvero pesanti.; te ne fai una ragione e dici :”abbiamo sprecato in passato ed ora è arrivato il momento di ottimizzare le spese, in nome di un giusto equilibrio e vista la crisi imperante”.
Poi, una mattina, apri il giornale, in un gesto quotidiano e abitudinario, e leggi che , per la “cultura”,a Trento, si stanziano decine e decine di migliaia di euro per divise di bande e cori, divise agli schutzen e ammennicoli vari! Lì per lì rimani allibito, interdetto e basito; poi, rifletti e monta la rabbia, quella vera, viscerale; ma come, per la scuola e le attività primarie per la formazione dei ragazzi si chiudono sempre più i cordoni della borsa e poi si spendono montagne di soldi per un concetto di cultura che definirei quanto meno “stravagante”. Nulla contro i cori, per carità, nulla contro le loro divise, ma forse le priorità in tema culturale dovrebbero essere diverse; sugli schutzen, invece ho forti perplessità; quale radicamento hanno nella cultura trentina? Non mi sembra che i trentini veraci ( io lo sono, davvero d.o.c.!), sentano così tanto questa appartenenza. Mi sembra davvero uno spreco enorme, inutile e quanto meno fuori tema, in questo grave periodo di crisi. Passano i giorni e, di nuovo apri il giornale e vedi le foto di piazza Dante, bardata in maniera incredibile! Spesa “culturale” circa 150.000 euro! Però in gran parte finanziata dai privati; meno male; però, scusate, ma non capisco; i privati sono a batter cassa dall’ente pubblico perché non ce la fanno a pagare i conti di gestione delle loro aziende, non sanno come far quadrare i bilanci e poi, trovano i soldini per queste iniziative. Proposta: perché non creare un “fondo cultura” gestito in maniera trasparente e utile, nel quale le aziende possano far confluire contributi per la cultura, quella vera, però? È un’idea balzana, provocatoria se volete, ma sicuramente in tempi di crisi, ottimizzare le risorse è essenziale; naturalmente, poi, tali risorse dovrebbero essere trasferite al mondo della cultura di base, quella cioè che forma la cultura della conoscenza, dell’apprendimento di regole e competenze dei futuri cittadini, che sono i nostri figli. Lo spreco di risorse è sempre da condannare, ma in questo periodo nero deve essere assolutamente abolito, per rispetto di tutte le attività essenziali alla crescita culturale di un paese ( la scuola lo è ancora?); attività che, sempre più sono soggette a tagli drastici. Mi spiace, ma non posso condividere questa gestione allegra di fondi, pubblici e privati, per una cultura che definisco “estranea” alle reali necessità della società civile. Con buona pace delle divise varie e pseudo monumenti culturali. Forse, chi gestisce la cassa dovrebbe riflettere un po’ di più, prima di staccare assegni a sostegno dell’insostenibile, visti i tempi che corrono.
Marco Ianes – Italia dei Valori Trentino.
Siamo in crisi e questo è ormai evidente, detto e ridetto un’infinità di volte. Le risorse per la scuola scarseggiano e quindi docenti ed assistenti tecnici devono arrangiarsi con ciò che resta del materiale degli anni precedenti e, per rinnovare le attrezzature, è necessario e pure giusto, direi, programmare bene tutto, affinché non vi siano sprechi. Tutto giusto in merito al programmare in maniera scientifica le spese, nel passato troppe volte buttate a caso, però, i tagli imposti alla scuola ed alla cultura in generale, sono davvero pesanti.; te ne fai una ragione e dici :”abbiamo sprecato in passato ed ora è arrivato il momento di ottimizzare le spese, in nome di un giusto equilibrio e vista la crisi imperante”.
Poi, una mattina, apri il giornale, in un gesto quotidiano e abitudinario, e leggi che , per la “cultura”,a Trento, si stanziano decine e decine di migliaia di euro per divise di bande e cori, divise agli schutzen e ammennicoli vari! Lì per lì rimani allibito, interdetto e basito; poi, rifletti e monta la rabbia, quella vera, viscerale; ma come, per la scuola e le attività primarie per la formazione dei ragazzi si chiudono sempre più i cordoni della borsa e poi si spendono montagne di soldi per un concetto di cultura che definirei quanto meno “stravagante”. Nulla contro i cori, per carità, nulla contro le loro divise, ma forse le priorità in tema culturale dovrebbero essere diverse; sugli schutzen, invece ho forti perplessità; quale radicamento hanno nella cultura trentina? Non mi sembra che i trentini veraci ( io lo sono, davvero d.o.c.!), sentano così tanto questa appartenenza. Mi sembra davvero uno spreco enorme, inutile e quanto meno fuori tema, in questo grave periodo di crisi. Passano i giorni e, di nuovo apri il giornale e vedi le foto di piazza Dante, bardata in maniera incredibile! Spesa “culturale” circa 150.000 euro! Però in gran parte finanziata dai privati; meno male; però, scusate, ma non capisco; i privati sono a batter cassa dall’ente pubblico perché non ce la fanno a pagare i conti di gestione delle loro aziende, non sanno come far quadrare i bilanci e poi, trovano i soldini per queste iniziative. Proposta: perché non creare un “fondo cultura” gestito in maniera trasparente e utile, nel quale le aziende possano far confluire contributi per la cultura, quella vera, però? È un’idea balzana, provocatoria se volete, ma sicuramente in tempi di crisi, ottimizzare le risorse è essenziale; naturalmente, poi, tali risorse dovrebbero essere trasferite al mondo della cultura di base, quella cioè che forma la cultura della conoscenza, dell’apprendimento di regole e competenze dei futuri cittadini, che sono i nostri figli. Lo spreco di risorse è sempre da condannare, ma in questo periodo nero deve essere assolutamente abolito, per rispetto di tutte le attività essenziali alla crescita culturale di un paese ( la scuola lo è ancora?); attività che, sempre più sono soggette a tagli drastici. Mi spiace, ma non posso condividere questa gestione allegra di fondi, pubblici e privati, per una cultura che definisco “estranea” alle reali necessità della società civile. Con buona pace delle divise varie e pseudo monumenti culturali. Forse, chi gestisce la cassa dovrebbe riflettere un po’ di più, prima di staccare assegni a sostegno dell’insostenibile, visti i tempi che corrono.
Marco Ianes – Italia dei Valori Trentino.
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