#jobsact #lavoro Ecco i primi dati REALI del Jobs Act. Precarietà, povertà, sfruttamento. Degni di na nazione all’avanguardia,vero? Poi ci si chiede, con sommo stupore, perché gli italiani hanno mandato a casa i parlamentari dell’area di governo. Certamente, con questa legge elettorale non abbiamo eletto certamente un Parlamento stabile e, di conseguenza, un Governo stabile. Ma almeno si spera che la lezione si stata compresa. Altre vie di sviluppo devono essere cercate, altre vie di apertura al lavoro devono essere progettate. A cominciare dalla scuola, laboratorio di formazione dei lavoratori del futuro e formatrice dei lavoratori odierni in ricerca di conversione quando disoccupati. Certo che, se la scuola non viene supportata da investimenti adeguati in termini di aggiornamento docenti e di infrastrutture moderne, non possiamo pensare che da sola sia in grado di dare spinta significativa al progresso del Paese. E la classe politica eletta, purtroppo, temo non sia in grado di recepire tali bisogni. Nemmeno la precedente, sia ben inteso, che si vuole fregiare di aver coniato provvedimenti, appunto, proprio come il famoso Jobs Act! Progresso? No, il progresso è ben altro. Il progresso è da rilevare quando i cittadini lavorano senza ansia, quando riescono a progettare la propria vita con una scala temporale che vada ben oltre i tre mesi di “lavoro” precario. Forse, rivedere le strategie industriali, abbinandole ad una programmazione scolastica moderna potrebbe dare impulso ad una muova via per creare posti di lavoro stabili. Si chiama Green Economy, ma non quella di cui si riempiono la bocca tutti i politici di carriera senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando. Green economy significa acquisire una nuova mentalità globale, che sia di base a qualsiasi progetto industriale. Ma di questo, scriverò in maniera più dettagliata nei prossimi giorni, al mio rientro da Londra, dove ho approfondito proprio questi temi visitando alcune realtà professionali che lavorano in questo campo.
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"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
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lunedì 19 marzo 2018
domenica 7 dicembre 2014
180 secondi, per lanciare un cambio di sistema.
Siamo al centro dell'attenzione politica e sempre sotto
attacco; lo siamo perché abbiamo possibilità che altri non hanno, o anche
perché chi le ha, a differenza di noi, le ha usate in maniera molto
discutibile. Tuttavia, per valorizzare la nostra autonomia e preservarla da
continui attacchi demagogici, inopportuni e privi di alcun fondamento logico,
dobbiamo essere noi i primi a farci promotori di iniziative e percorsi
innovativi. Lo facciamo, certamente! Ma non abbastanza e, forse, tra di
noi, possiamo anche dirci sinceramente che non lo facciamo sempre al meglio!
In tutti i nostri programmi politici proponiamo una visione ecosostenibile del Trentino, proiettata verso il recupero del patrimonio edilizio esistente, ma poi nei fatti andiamo a cercare percorsi di sfruttamento del territorio che prevedono ulteriori costruzioni di resort di lusso, in project financing, ma sempre invasivi; siamo qui a discutere di turismo sostenibile e speriamo che le condizioni meteo ci dicano che domani la temperatura si abbassi per poter innevare le nostre piste!
Ecco, forse manchiamo di una programmazione lineare e coerente su questi temi, che tutti riconosciamo come importanti, ma che poi, nei fatti, passano in secondo piano e diventano quasi fastidiosi se riportati alla ribalta da chi, invece, ne fa motivo di serio impegno politico.
Una conversione ecologica a tutto campo, coerente prevede iniziative coerenti:
- progettualità a lungo termine: guardiamo avanti al futuro con occhi diversi, cominciando a fare formazione e informazione; formazione alle giovani leve, che non hanno una visione rosea del loro futuro; informazione alle aziende, molto spesso ancora lontane da quel necessario aggiornamento tecnico e progettuale che permetterebbe loro di uscire dal pantano dell'attuale crisi; troppo spesso mi trovo a vedere aziende arroccate su sistemi di lavoro legati a dinamiche che non sono più sostenibili, perché non trovano più spazio nel mercato globale.
- progettualità dinamica:
sfruttare le eccellenze nel campo della ricerca che abbiamo sul territorio, per
individuare percorsi innovativi nel campo della digitalizzazione, dell'energia,
dell'agricoltura biologica, dell'edilizia sostenibile. Legare i centri di
ricerca anche al mondo della scuola e non trattarli in maniera disgiunta.
Abbiamo eccellenze nel campo della ricerca scientifica, ma
spesso ci perdiamo su come valorizzare i contenitori e coloro che
devono guidare queste istituzioni, anziché ragionare sui contenuti e sui
ritorni economici e di sviluppo che tali eccellenze potrebbero dare o, magari
danno già.
In tutti i nostri programmi politici proponiamo una visione ecosostenibile del Trentino, proiettata verso il recupero del patrimonio edilizio esistente, ma poi nei fatti andiamo a cercare percorsi di sfruttamento del territorio che prevedono ulteriori costruzioni di resort di lusso, in project financing, ma sempre invasivi; siamo qui a discutere di turismo sostenibile e speriamo che le condizioni meteo ci dicano che domani la temperatura si abbassi per poter innevare le nostre piste!
Parliamo di promuovere i nostri
prodotti agricoli di elevatissimo apprezzamento internazionale e poi ci
perdiamo nell'uso di pesticidi tradizionali che minano alla nostra credibilità
di agricolture biologiche in via di sviluppo.
Abbiamo una raccolta
differenziata dei rifiuti che rappresenta un vanto nazionale per quantità e
qualità e siamo qui a parlare di costruire impianti di combustibile solido
secondario, da bruciare, che andranno quindi a gravare ulteriormente sullo
stato del nostro ambiente, altamente delicato per i concetti legati alla
bioagricoltura e alla biodiversità.
Ecco, forse manchiamo di una programmazione lineare e coerente su questi temi, che tutti riconosciamo come importanti, ma che poi, nei fatti, passano in secondo piano e diventano quasi fastidiosi se riportati alla ribalta da chi, invece, ne fa motivo di serio impegno politico.
Una conversione ecologica del
Trentino, reale e fattiva, che non rimanga una sterile programmazione politica,
si rende davvero necessaria. Si stima, a livello nazionale, che uno sviluppo
sistemico nel solo campo delle energie rinnovabili, possa portare un incremento
di oltre 150.000 posti di lavoro! Facciamo le debite proporzioni alla nostra
realtà e proviamo a strutturare percorsi politici coerenti con ciò che,
programmaticamente, ci diciamo da anni.
Sappiamo benissimo che questi
argomenti sono considerati secondari rispetto ai gravi problemi che stiamo
vivendo in questo periodo: scarsità di lavoro, aziende in fortissima crisi,
depressione economica che cresce anziché regredire, il tutto condito con una
disaffezione dalla politica da parte della gente, un allontanamento da tutto
ciò che riguarda la politica che non fa che peggiorare la situazione già di per
se seria e grave.
Ma la politica, quella vera
che, con i “180 secondi per un’idea del Trentino”, vuole
rappresentarsi nella sua veste migliore, con dibattiti franchi e sinceri,
propositivi e anche critici, deve cercare risposte e proposte diverse. Non è
più possibile trovare soluzioni con metodi che appartengono agli stessi sistemi
che sono stati causa di questa crisi.
Cambiare approccio per la ricerca
delle soluzioni ai problemi non è solo necessario, ma doveroso. Non possiamo
più pensare di risolvere i problemi della grave crisi che, per esempio, ha
colpito il settore dell'edilizia, predisponendo piani di lottizzazioni
ulteriori per costruire nuovamente; per esempio, possiamo prendere in
considerazione, invece, la riqualificazione del patrimonio edilizio
esistente, con la ricerca di sistemi integrati di risparmio energetico;
qualcosa abbiamo avviato, ma non ancora in maniera profonda e radicale, ma solo
per tamponare situazioni di stallo.
Una conversione ecologica a tutto campo, coerente prevede iniziative coerenti:
- progettualità a lungo termine: guardiamo avanti al futuro con occhi diversi, cominciando a fare formazione e informazione; formazione alle giovani leve, che non hanno una visione rosea del loro futuro; informazione alle aziende, molto spesso ancora lontane da quel necessario aggiornamento tecnico e progettuale che permetterebbe loro di uscire dal pantano dell'attuale crisi; troppo spesso mi trovo a vedere aziende arroccate su sistemi di lavoro legati a dinamiche che non sono più sostenibili, perché non trovano più spazio nel mercato globale.
Infine, progettualità politica:
benissimo trovarsi in queste occasioni, per parlare, per confrontarsi e
criticarci; ma è nelle sedi dei partiti che dobbiamo far tornare la gente;
dobbiamo riaprire la programmazione di educazione alla politica,
coinvolgendo i giovani veramente; ma non possiamo farlo cercando
tesseramenti eccellenti in vista delle prossime scadenze elettorali, non
possiamo farlo con metodi che hanno la sola visione immediata di alzare le
percentuali di consenso nel breve tempo. Necessario recuperare il senso vero
della politica per il bene comune, se vogliamo far tornare a votare la gente,
se vogliamo far tornare la gente a parlare di politica, a vivere la politica.
Necessario che la politica trovi
qualche via per “smitizzarsi”; non è possibile sentire parlare di tagli alla
sanità, alla scuola, alla ricerca e poi apprendere che, chi fa politica
percepisce redditi al di fuori di ogni ragionevole incarico di responsabilità.
Torniamo con i piedi per terra,
parliamo con la gente, ma soprattutto impariamo ad ascoltare le necessità e,
soprattutto, anche le indicazioni che le parti sociali e tutti gli attori
economico-culturali ci suggeriscono; solo così riusciremo a
ripartire veramente.
”Follia è fare sempre le
stesse cose, aspettandosi risultati diversi”; lo diceva un certo
Albert Einstein e, forse, cambiare metodo ora è davvero
indispensabile.
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martedì 1 ottobre 2013
venerdì 20 luglio 2012
CRISI ECONOMICA DEL SISTEMA, DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA E DEL LAVORO: COME USCIRNE?
CRISI ECONOMICA DEL SISTEMA, DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA E DEL LAVORO: COME USCIRNE?
Il mio intervento al convegno CGIL del 17/07/2012.
I temi del dibattito odierno rappresentano i problemi quotidiani di tutto il Paese, compreso il nostro Trentino; problemi che troviamo presenti in ogni momento della giornata, in ogni attività e che coinvolgono tutti gli attori della vita sociale ed economica del Paese stesso.
Sono, quindi, temi sui quali è sempre necessario discutere e
analizzare proposte, idee e percorsi da intraprendere per cercare di trovare
risposte sostenibili e, soprattutto, credibili.
Su questi due ultimi termini vorrei soffermarmi un
attimo e proporre qualche riflessione.
Sostenibilità e credibilità.
Il sistema su cui si basa l’attuale economia del Paese, ma
oserei anche dire del mondo intero, così com’ è strutturato, non è più
sostenibile. Al di là delle opinioni personali, questo è diventato un dato
oggettivo e difficilmente confutabile. È un sistema viziato da speculazioni
fortissime su investimenti finanziari che, molto spesso, si rivelano delle vere
e proprie “bolle” che esplodono in mano agli investitori stessi; non a tutti,
ovviamente; coinvolgono i piccoli risparmiatori che si vedono defraudati di
risparmi di una vita e, invece, permettono agli squali della finanza di speculare
ed arricchirsi sempre più; è un sistema non più sostenibile, perché si basa su un modello si sviluppo superato;
si basa sullo sfruttamento delle fonti di energia fossili, che sono in via di
esaurimento e stanno causando danni ambientali pesantissimi e costosissimi; un
modello di sviluppo basato su scambi finanziari che mettono in secondo piano il
benessere dei cittadini e dei lavoratori; un modello di sviluppo che ha al
centro lo sfruttamento delle risorse per il mero profitto di pochi, sfruttando
il lavoro della maggioranza delle gente, costretta, tra l’altro, poi a
dissanguarsi per sostenere il sistema stesso. Siamo in mano alle agenzie di
rating, che guarda caso, regolano i flussi economici del mercato finanziario,
declassando un Paese che si sta dissanguando per tentare di risanare i conti
pubblici. Le stesse agenzie di rating che hanno conflitti di interesse enormi,
dato che forniscono consulenze a moltissimi investitori nei mercati finanziari
che loro stesse dovrebbero tenere monitorati.
Ne è un esempio la crisi economica partita negli Stati Uniti,
con le banche che erogavano mutui a chiunque, senza verificarne l’effettiva
sostenibilità da parte dei soggetti sottoscrittori; questo ha dato l’avvio ad
un effetto domino difficilmente arrestabile. Questo è solo un esempio di mala
finanza, poiché il sistema vero e proprio è basato su meccanismi poco virtuosi,
che incentivano la speculazione finanziaria, per esempio favorendola con
tassazioni che, definire “leggere” è veramente risibile. Si preferisce tassare
il lavoro diretto rispetto alle speculazioni finanziarie!
Che dire, poi, di un sistema che permette a molti evasori
fiscali di esportare denaro in maniera illegittima verso paradisi fiscali e,
poi, predispone scudi fiscali che permettono il rientro di questi denari con
tassazioni assurdamente irrisorie e con la garanzia di impunità per questi
evasori? Quale sostenibilità e credibilità possiamo vedere in un sistema
simile? Potrei citarne un’infinità di esempi come questi, di condoni fiscali
perpetuati negli anni, che sanno di presa in giro per tutte le persone oneste
che lavorano e pagano le tasse;
come possiamo, poi, parlare di sistema sostenibile, quando
abbiamo costi della politica che sono incomprensibili e ingiustificabili?
Guardate, non è una caccia alle streghe, quella di dire che il sistema politico
costa troppo per il nostro Paese; e qui non si tratta di parlare di stipendi o
indennità dei vari rappresentanti
politici; questa voce è solo la punta di un iceberg gigantesco! Sotto la
punta di questo iceberg, ci sono una miriade di costi occulti, quali, ad
esempio, enti inutili che sono sostenuti e tenuti in piedi solamente perché
rappresentano dei bacini di voti perenni per il politico di riferimento, che ne
tiene alta la bandierina. (esempi:Ente nazionale gente
dell’aria, dell’Istituto nazionale per le case degli impiegati dello Stato
costituito nel 1924 o dell’Ente nazionale per l’addestramento dei lavoratori
del commercio (questo per non parlare della Cassa conguaglio zucchero o
dell’Ente Colombo, quello di Genova 1992).
Come possiamo credere ancora in un sistema che permette a
dirigenti pubblici di andare in pensione e il giorno seguente affida incarichi
di consulenza alle stesse persone, con le stesse funzioni di prima? Quale
credibilità può avere un sistema che continua a perpetuare la presenza in
Parlamento, o anche nelle rappresentanze periferiche, delle stesse persone da
15, 20 o 30 anni? Che futuro può dare ad
un paese una classe politica che non sa generare il giusto ricambio
generazionale?
Viviamo momenti duri e, per molte aziende e lavoratori, non
ci saranno grandi prospettive di miglioramento a breve tempo; si continua a
prelevare dalle tasche della gente comune, dimenticandosi che esistono
possibilità diverse per reperire denaro utile per il risanamento dei conti
pubblici e per investimenti credibili e sostenibili. Non troverei nulla di
scandaloso , ad esempio, in una tassa patrimoniale equilibrata; non una tassa
di classe, ma una tassa sui patrimoni; non è reputata scandalosa nemmeno da chi guida il settore industriale, ma perché quindi
non viene considerata? Troverei degno di un Paese che si definisce civile, dare
forza e vigore ad una lotta all’evasione fiscale credibile e sostenibile; per
esempio confrontando i tenori di vita di alcuni personaggi con la loro
dichiarazione dei redditi e trovare i motivi, magari anche giustificabili, di
una divergenza così evidente. Oppure definendo parametri di tassazione equa sui
proventi finanziari, magari detassando, invece, i proventi dal lavoro primario,
quello cioè che determina il sostentamento delle famiglie.
Investire su formazione e ricerca, dovrebbe essere uno dei
punti cardine di un sistema di sviluppo che torni a mettere al centro il
benessere dei cittadini, il lavoro serio e dignitoso per i cittadini; siamo invece
schiavi dello spread e dobbiamo rincorrere un debito pubblico che è ormai
perennemente fuori controllo.
Questa crisi che imperversa, però, ha portato a galla anche
alcune possibilità per intraprendere percorsi diversi e più virtuosi,
nell’ambito della sostenibilità e della credibilità. Penso, ad esempio, al
settore industriale della green economy; di questo settore sento parlare
positivamente tutti gli esponenti politici, di tutti i colori e di qualsiasi
provenienza; però, nei fatti, assistiamo ancora al sostentamento del vecchio
modello economico, che sostiene le lobbies del petrolio e del gas, le grandi
multinazionali del settore energetico che vogliono mantenere il controllo sullo
sviluppo di questo nuovo modello, limitandolo e calmierandolo, per poterlo gestire
a proprio uso e profitto.; ( esempio: Enel che critica
gli incentivi al fotovoltaico, poiché ha accusato introiti minori per il
settore vendita energia del 4-5%, salvo averne sfruttato la convenienza con
ENEL GREEN POWER, tramite la costruzione di grandi centrali a terra,
incentivate dal 2° conto energia: tutto bene finché ci guadagnano loro, ma
quando è il semplice cittadino ad avere la possibilità di prodursi l’energia,
si trovano mille ostacoli burocratici per limitare o ritardare le connessioni
in rete degli impianti privati). Anche qui un modello di gestione che denota un
grande conflitto di interesse: il più grande distributore e venditore di
energia italiano che è anche il gestore della rete a cui devo collegare la
maggior parte degli impianti di produzione!
E siamo ancora alla credibilità di questa politica, che a
parole vuole sostenere la green economy, ma nei fatti continua a perpetuare
incentivi a chi produce energia con l’incenerimento dei rifiuti, incentivi a
chi usa fonti fossili, che al nostro paese costano tantissimo, poiché siamo
costretti ad importarle. M i soffermo su un piccolo esempio pratico: quale
credibilità può avere un Paese che, nel
giro di un anno e mezzo ha emesso 3 rivisitazioni del sistema di incentivazione
per lo sviluppo del fotovoltaico? Parliamo di rivisitazioni strutturali, non di
piccoli ritocchi. Ditemi come è possibile per le aziende, programmare
investimenti in un progetto di
rivalutazione energetica, senza una stabilità di riferimento legislativo?
Ebbene, ecco qui che torna il concetto di credibilità di ciò che politicamente
un Paese vuole fare per uno sviluppo sostenibile; zero credibilità per gli
investitori, scarsi investimenti che si traducono in posti lavoro persi o non
incrementati, in un settore che, invece, sarebbe in forte sviluppo e
rappresenterebbe davvero un percorso nuovo dal punto di vista della
sostenibilità economica e ambientale. Si vuole sostenere la green economy, ma
non si parla di progettazione del rinnovamento della rete elettrica nazionale,
vero tallone di Achille del nostro sud! Abbiamo impianti eolici incentivati,
nel sud Italia, che sono costretti a lavorare al 40-50% della loro
potenzialità, perché nelle zone in cui sono stati installati, le linee
elettriche sono obsolete o inadeguate; e qui, possiamo introdurre lo sviluppo
delle infrastrutture; quali infrastrutture sviluppare in Italia? Ma certamente
il ponte di Messina, che risolve i nostri problemi!! In un paese che si
definisce avanzato e sviluppato, manca un vero e proprio piano energetico
nazionale, che preveda il risanamento delle infrastrutture, investimenti seri e
ben calibrati sull’uso e l’incentivazione delle fonti di energia rinnovabile
(eolico,fotovoltaico, idroelettrico, biomassa….); un sistema energetico che ci
permetta di limitare e calare sensibilmente la dipendenza dalle fonti fossili,
con ovvi benefici anche per il nostro ambiente.
La domanda posta – COME USCIRNE?- non ha certamente una facile risposta e,qui,
non si può certo pretendere di dare risposte esaustive e nemmeno si può ambire
ad avere la classica bacchetta magica che tira fuori dal cilindro la soluzione
a tutti i problemi; tuttavia, alcuni temi fondanti per rigenerare un percorso
vecchio e stantìo, ci sono e sarebbe bene cominciare davvero a valorizzarli.
-
Sviluppo
reale della Green economy: in questo settore entrano una serie di attività che,
molto spesso, vengono confuse solamente con lo sviluppo del settore
fotovoltaico o eolico; ebbene, in questo macro settore, entrano una serie di
filiere industriali che potrebbero davvero essere il nuovo motore di una nuova
e piccola rivoluzione industriale, che
potrebbe mettere in campo nuovi percorsi di investimento, nuovi posti di
lavoro, con conversioni industriali di stabilimenti che, in questo momento ,
sono a rischio di chiusura; penso, ad esempio allo sviluppo delle nuove
tecnologie di gestione dei rifiuti, dove si prevede il quasi totale reimpiego
delle componenti essenziali dei vari materiali : plastiche, carta e cartone,
metalli…; queste nuove industrie potrebbero aprire le porte ad una gestione
eco-sostenibile del problema rifiuti.
-
Sviluppo
di un sistema fiscale che premi le attività imprenditoriali ed i lavoratori che
sono in regola con il fisco e penalizzi fortemente gli evasori fiscali; non ci
può essere impunità per chi evade le tasse; ma questo deve diventare un momento
culturale importante: il concetto che pagare le tasse è necessario per lo
sviluppo e la crescita del paese, deve essere coltivato anche nella formazione
scolastica di ogni cittadino; per contro, però, è necessario ridare fiato a chi
le tasse le paga veramente, cominciando ad alleggerire la tassazione,
permettendo così alle famiglie di riappropriarsi di una capacità di acquisto
adeguata;
-
Ridare
credibilità alla politica: e questo è davvero un nodo cruciale per il nostro
Paese. È necessaria una nuova legge elettorale che permetta l’elezione diretta
dei rappresentanti politici; i cittadini devono sapere che faccia hanno gli
amministratori ai quali affidano la gestione del Paese; inoltre, è davvero
vincolante, per la credibilità della politica, limitare il numero di mandati, a
tutti i livelli; si eviterebbero fenomeni di accentramento del potere e si
favorirebbe la crescita e lo sviluppo di giovani leve.
Ovviamente, questi sono solo alcuni spunti sui quali dovremo
lavorare tutti, indistintamente; chi non crede in questi percorsi nuovi o,
peggio, fa finta di crederci, coltivando l’idea di proseguire imperterrito sui
vecchi sentieri, dimostra di non aver capito che siamo arrivati davvero molto vicini
al baratro; risalire la china sarà possibile, ma solamente con metodi nuovi e
diversi, con una politica realmente credibile e sostenibile, fatta di fatti e
non promesse vacue.
Ci sono molte realtà che stanno cercando di proporre sistemi
diversi, percorsi nuovi per una politica credibile e sostenibile; non è facile
trasmettere nuovi concetti, nuove idee, nuovi percorsi; non è facile
coinvolgere le persone , che sono molto amareggiate e letteralmente schifate da
questa politica per nulla credibile; non è facile divulgare queste nuove
possibilità e questi nuovi percorsi, anche perché, molta stampa non da spazio a
idee diverse e a persone non schierate con chi regge il timone di questa nave
alla deriva. Molta stampa percepisce contributi dal sistema e, quindi, deve
anch’essa prestare attenzione a chi dare spazio; ma, per fortuna, ci sono mezzi
che possono arrivare alla gente comune, quali il web o, anche più
semplicemente, i vecchi e tradizionali banchetti in piazza; raggiungendo la
gente e parlando tra di noi, semplici cittadini, forse potremo dare un valido
contributo ad un cambio di modello di sistema che è sempre più necessario ed
essenziale. E, questa, contrariamente a quanto sostengono molti politicanti di
mestiere, non è anti-politica, ma la vera politica al servizio dei cittadini.
La nuova strada è in salita, tortuosa e impervia, ma
solamente percorrendo questa strada, sarà possibile ristrutturare un Paese che
appare destinato ad un declino inesorabile, guidato da una classe politica che
ha perso ogni contatto con la realtà e con i propri cittadini.
Marco Ianes - Trento
lunedì 16 agosto 2010
Manutenzione degli impianti elettrici : verifiche obbligatorie per la sicurezza sul lavoro.
Gli impianti elettrici devono essere obbligatoriamente verificati, anche se continuano a funzionare, prima di arrivare in queste condizioni!L’impianto elettrico è parte integrante di ogni realtà, sia essa produttiva che abitativa. L’esecuzione degli impianti elettrici è regolamentata da leggi e norme che disciplinano la “regola dell’arte” per garantire sicurezza ed efficienza. Le leggi dello Stato indicano nelle norme C.E.I., le linee guida che determinano la corrispondenza ad una buona regola dell’arte degli impianti elettrici, ma sanciscono anche che tali impianti vanno mantenuti in ordine ed efficienza. Tale obbligo di mantenimento in buona efficienza, si trova ben esplicitato nel “Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro”, classificato come decreto legislativo n° 81/08.
Infatti, in tale testo di legge, all’articolo 86, si specifica chiaramente che: “…il datore di lavoro provvede affinché gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza.”; successivamente, viene anche indicato che: “ L’esito dei controlli è verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza”.
Ora, è bene distinguere due tipologie di verifiche che, molto spesso, vengono confuse da molti proprietari o responsabili di luoghi di lavoro; una cosa è considerare le verifiche ispettive obbligatorie previste dal D.P.R. 462/01, mentre altra cosa è considerare le verifiche manutentive, pure obbligatorie e menzionate sopra, ai sensi del D.Lgs. 81/08 di cui trattiamo qui, in questo scritto.
Vediamo di fare un po’ di chiarezza; il d.p.r. 462/01, prevede l’obbligo di verifica tecnica, effettuata da organismo abilitato dal ministero delle attività produttive, ogni 2 anni per ambienti a maggior rischio in caso d’incendio e ogni 5 anni per ambienti ordinari. Il datore di lavoro fa effettuare tali verifiche periodicamente e provvede ad ottemperare agli obblighi di legge. Questo tipo di verifiche non può mai essere effettuato da imprese del settore elettrico, ingegneri o periti che esercitano la libera professione; non sono verifiche che soddisfano quanto previsto dal testo unico sulla sicurezza, ma viaggiano parallelamente e non possono quindi costituire elemento esaustivo ai fini di quanto previsto dall’art.86 della legge medesima. Per approfondire questo settore di verifiche obbligatorie, vi rimando al seguente link, in cui trovate la parte dedicata, appunto, al D.P.R. 462/01 : http://marcoianes.it/doc/dpr462.PDF .
Le verifiche che attestano la buona efficienza degli impianti elettrici, invece, possono essere eseguite da imprese abilitate alla realizzazione degli impianti elettrici, ai sensi del D.M.37/08 (ex legge 46/90), tramite il proprio responsabile tecnico, oppure da tecnici abilitati all’esercizio della professione dai rispettivi albi e, quindi, ingegneri o periti industriali, ovviamente esperti nel settore elettrico.
Vale la pena rammentare, quindi, che è necessario ed obbligatorio effettuare anche queste verifiche, al fine di mantenere costanti nel tempo i parametri di sicurezza ed efficienza degli impianti elettrici; tali controlli andranno riportati in un apposito registro, che sarà vidimato periodicamente dall’esecutore delle verifiche stesse e tenuto a disposizione dell’autorità competente, in caso di ispezioni.
QUALI VERIFICHE?

Impianto, ancora funzionante, ma che necessita, forse,di una “piccola” verifica!
Infatti, in tale testo di legge, all’articolo 86, si specifica chiaramente che: “…il datore di lavoro provvede affinché gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza.”; successivamente, viene anche indicato che: “ L’esito dei controlli è verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza”.
Ora, è bene distinguere due tipologie di verifiche che, molto spesso, vengono confuse da molti proprietari o responsabili di luoghi di lavoro; una cosa è considerare le verifiche ispettive obbligatorie previste dal D.P.R. 462/01, mentre altra cosa è considerare le verifiche manutentive, pure obbligatorie e menzionate sopra, ai sensi del D.Lgs. 81/08 di cui trattiamo qui, in questo scritto.
Vediamo di fare un po’ di chiarezza; il d.p.r. 462/01, prevede l’obbligo di verifica tecnica, effettuata da organismo abilitato dal ministero delle attività produttive, ogni 2 anni per ambienti a maggior rischio in caso d’incendio e ogni 5 anni per ambienti ordinari. Il datore di lavoro fa effettuare tali verifiche periodicamente e provvede ad ottemperare agli obblighi di legge. Questo tipo di verifiche non può mai essere effettuato da imprese del settore elettrico, ingegneri o periti che esercitano la libera professione; non sono verifiche che soddisfano quanto previsto dal testo unico sulla sicurezza, ma viaggiano parallelamente e non possono quindi costituire elemento esaustivo ai fini di quanto previsto dall’art.86 della legge medesima. Per approfondire questo settore di verifiche obbligatorie, vi rimando al seguente link, in cui trovate la parte dedicata, appunto, al D.P.R. 462/01 : http://marcoianes.it/doc/dpr462.PDF .
Le verifiche che attestano la buona efficienza degli impianti elettrici, invece, possono essere eseguite da imprese abilitate alla realizzazione degli impianti elettrici, ai sensi del D.M.37/08 (ex legge 46/90), tramite il proprio responsabile tecnico, oppure da tecnici abilitati all’esercizio della professione dai rispettivi albi e, quindi, ingegneri o periti industriali, ovviamente esperti nel settore elettrico.
Vale la pena rammentare, quindi, che è necessario ed obbligatorio effettuare anche queste verifiche, al fine di mantenere costanti nel tempo i parametri di sicurezza ed efficienza degli impianti elettrici; tali controlli andranno riportati in un apposito registro, che sarà vidimato periodicamente dall’esecutore delle verifiche stesse e tenuto a disposizione dell’autorità competente, in caso di ispezioni.
QUALI VERIFICHE?

Impianto, ancora funzionante, ma che necessita, forse,di una “piccola” verifica!
Andiamo, ora, ad analizzare le verifiche che sono necessarie per gli impianti elettrici in luoghi senza pericolo di esplosione e senza specifiche disposizioni legislative, cioè quegli impianti che rappresentano la maggior parte delle installazioni che riguardano le normali attività.
L’elenco delle verifiche viene chiaramente esplicitato nella norma C.E.I. 64/8 nell’elenco seguente:
- Esame a vista: consiste nel visionare i componenti dell’impianto stesso, ovviamente da parte di un tecnico abilitato ed esperto, con particolare controllo da effettuare sullo stato “ a vista” dell’interno dei quadri elettrici; è necessario aprire le scatole di derivazione e controllare lo stato delle giunzioni (controllare allentamenti ed eventuali tracce di surriscaldamento dei cavi). Insomma, effettuare un “giro panoramico” sulla componentistica dell’impianto stesso , onde verificarne l’integrità fisica.
- Misura della resistenza di isolamento dei circuiti: consiste nell’applicare una tensione di prova tra due conduttori che non devono essere mai collegati direttamente tra loro ( esempio: fase e neutro di un circuito monofase, oppure 2 fasi in un sistema trifase, oppure fase e conduttore di protezione PE); in base ai valori che vengono estrapolati da questa prova, si desume la resistenza d’isolamento del circuito in prova e da qui si riesce a capire lo stato di conservazione dei cavi elettrici; se la resistenza misurata in prova è superiore al valore minimo stabilito dalla norma, le condutture sono da ritenersi idonee; diversamente si riesce a capire che c’è un difetto di isolamento sui cavi elettrici e quindi predisporre la loro sostituzione; vale la pena segnalare che i difetti d’isolamento nei cavi elettrici, soprattutto se hanno una certa gravità, possono essere fonte di guasti molto pericolosi, quali il corto circuito che, se non adeguatamente protetto, potrebbe innescare anche incendi pericolosi.
- Verifica della continuità dei conduttori di protezione: questa prova consiste nel verificare che i conduttori di protezione PE (in gergo anche chiamati conduttori di “terra”), garantiscano la continuità di funzionamento; cioè che non siano interrotti e quindi impediscano il passaggio dell’eventuale corrente di guasto verso terra; questa prova viene generalmente effettuata a campione su alcuni collegamenti; chiaramente, nel perpetuare le prove, sarà necessario effettuare una rotazione dei punti campione di prova.
- Verifica dell’efficienza della protezione contro i contatti indiretti (interruttori differenziali): come ormai noto a tutti, vi è l’obbligatorietà di installare, in tutti gli impianti elettrici, appositi dispositivi che prevedano l’interruzione della linea elettrica in caso di determinati guasti; tali apparecchi sono denominati “interruttori differenziali”, comunemente noti, al popolo non elettrico, con il nome di “salvavita”. Ebbene, è necessario verificarne periodicamente l’efficienza, tramite apposite misure strumentali, che controllino sia il tempo di intervento in caso di guasto, sia il valore della corrente che ne determina l’intervento. Se tali prove vengono superate, il dispositivo può essere considerato efficiente; diversamente, esso va tempestivamente sostituito per ripristinare le condizioni di sicurezza previste.
Le prove sopra elencate rappresentano un elenco minimo di verifiche che devono essere periodicamente effettuate su ogni impianto elettrico in ambiente di lavoro, al fine di garantire sempre l’efficienza dello stesso.
Vale la pena rammentare che, qualora le prove non venissero effettuate, l’impianto elettrico continuerà a funzionare, però non sarà mai regolarmente monitorato; cosa potrebbe accadere? Proviamo ad elencare alcuni guasti tipici, che derivano dalla mancanza di manutenzione e prevenzione degli impianti elettrici e che troviamo ricorrenti nella vita quotidiana, in casi, purtroppo, molto frequenti:
- Intervento apparentemente intempestivo e frequente di dispositivi differenziali: guasto molto fastidioso, poiché da luogo a frequenti interruzioni del servizio elettrico, con ovvi disagi e fermi produzione; ciò può essere causato da un difetto di qualche apparecchio collegato all’impianto elettrico, ma anche da difetti d’isolamento delle linee elettriche; molti preferiscono, ahimè, escludere il differenziale, in maniera tale da evitarne l’intervento sempre più frequente! Molto semplice eliminare la protezione che continua ad intervenire, invece di andare a cercare la causa che ne ha determinato l’intervento. Qualche giorno dopo, sul giornale, magari,si legge: “ Incendio presso l’albergo ……, causato da un guasto dell’impianto elettrico!” Il differenziale interveniva perché c’era qualche problema su qualche linea elettrica; la linea, non più adeguatamente protetta, ha ceduto ed ha innescato un incendio!
- Altro esempio: arriva la bolletta dell’ente distributore e il proprietario del capannone, o del sito produttivo, si trova una spesa di energia decuplicata rispetto ai normali consumi che caratterizzano la sua attività. Cosa sarà mai successo? Dopo una ricerca si scopre che, per un grave difetto d’isolamento in un cavo elettrico, vi è stata una dispersione anomala di corrente elettrica verso terra; ma l’interruttore differenziale perché non è intervenuto? Si va ad analizzare anche questo e si scopre che tale dispositivo era posto in un quadro elettrico pieno di polvere e quindi, il meccanismo di scatto era bloccato. Risultato: il dispositivo non è intervenuto perché non era più efficiente, la perdita verso terra si è tradotta in un guasto permanente che ha fatto consumare energia al proprietario dello stabile, con l’aggiunta del rischio, per fortuna non verificatosi, che i surriscaldamenti dei cavi avrebbero anche potuto generare un innesco d’incendio. Quando furono eseguite le ultime verifiche di controllo dell’impianto elettrico? Mai fatte! Impianto installato circa 10 anni fa e poi più nulla! A detta del proprietario, le verifiche non servivano a nulla, solamente a far spendere soldi; l’esborso che ha dovuto sostenere per pagare l’energia elettrica consumata in maniera anomala, avrebbe permesso di pagare 3 interventi di verifica, annullando il rischio corso.
Questi sono solo alcuni esempi di guasti e anomalie, peraltro realmente accadute, che potrebbero presentarsi sugli impianti elettrici; ma pensate ai danni che deriverebbero in caso d’incendio generato da un impianto mal tenuto.
Altro tema, molto importante: le assicurazioni sugli stabili! Vado ad evidenziare questo argomento delicato, poiché, in caso di danni, ogni proprietario, giustamente, vanta un’assicurazione a tutela dei propri interessi; è bene, tuttavia, prestare molta attenzione al contratto in essere, poiché molte compagnie assicurative pongono come clausola di garanzia, la perfetta efficienza ed il costante controllo degli impianti medesimi. Quindi, effettuare le verifiche non è più obbligatorio ai soli fini giuridici, bensì diventa essenziale anche per provare che, in caso di incidente, si è fatto tutto ciò che la tecnica permette per verificare lo stato di buona efficienza degli impianti elettrici stessi.
Ma, ogni quanto tempo si devono eseguire le verifiche? Questo non è un dato classificato chiaramente, però ci si può basare su quanto indicato dalle norme C.E.I. e quanto definito dal D.P.R. 462/01, che regola le verifiche ispettive.
Per esempio, in un ambiente ordinario, il D.P.R. 462/01 prevede una visita ispettiva ogni 5 anni; alternare, a metà periodo, le verifiche di manutenzione potrebbe essere un buon viatico per garantire un discreto piano di manutenzione; quindi, ogni 2,5 anni l’impianto verrebbe sempre monitorato.
Tuttavia, molte aziende, anche obbligate dai contratti assicurativi, preferiscono cadenzare almeno annualmente tali prove; sicuramente tutto ciò va a beneficio e vantaggio dell’utente stesso, che mantiene un controllo ottimale sugli impianti elettrici e riduce enormemente i rischi derivanti da inefficienze e usure.
Incendio in quadro elettrico, generato da difetti d’isolamento dei cavi.
Il registro delle verifiche
Tutte le prove e verifiche sopra citate vanno raccolte in un apposito registro, debitamente compilato dal tecnico esecutore delle prove stesse, il quale si assume la responsabilità di ciò che dichiara, timbrando e firmando il registro stesso. Il formato del registro non è importante, purché, ovviamente, raccolga gli elementi essenziali per identificare le prove effettuate e, soprattutto, metta in evidenza i risultati delle stesse.
Le verifiche sono effettuate con l’uso di strumenti elettronici, i quali sono in grado di produrre report digitali, facilmente stampabili e allegabili al registro delle verifiche, al fine di documentare, inequivocabilmente, i dati riscontrati che supportano le tesi di congruità dell’impianto elettrico in esame.
Questo registro va tenuto a disposizione, in azienda, per eventuali controlli ispettivi da parte degli organismi preposti alla verifica delle condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro; esso serve anche, però, a tutela del proprietario dello stabile e/o responsabile dell’ambiente di lavoro, il quale ha un documento che attesta che il suo impianto è in perfetta efficienza; oppure, diversamente, viene a conoscenza di qualche inefficienza dell’impianto medesimo e può, quindi, correre ai ripari in tempo utile, effettuando la manutenzione necessaria ad evitare danni e/o infortuni derivati da guasti elettrici.
Conclusioni
Quadro elettrico che ha subìto un incendio a causa di un difetto d'isolamento.
La manutenzione degli impianti elettrici è vista molto spesso come un puro ed inutile costo aggiuntivo; ne deriva, purtroppo, che pure le verifiche ispettive e soprattutto quelle preventive qui sopra menzionate sono considerate, da molti imprenditori, come inutili; la frase più ricorrente che si sente è la seguente:”…ha sempre funzionato benissimo e non vedo perché bisogna spendere soldi per controllare una cosa che continua a funzionare!” Dall’entrata in vigore del Testo Unico sulla sicurezza, però, tali verifiche sono diventate obbligatorie di legge e,quindi, volente o no, si devono fare; davanti ad un giudice, poi, quando il danno o,peggio, l’infortunio a persone, sono arrivati, non si potranno accampare scuse, poiché le regole sono chiare ed inequivocabili. Peraltro va segnalato che l’obbligatorietà di tali verifiche sussisteva anche prima dell’entrata in vigore del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro; infatti, nelle norme C.E.I., si è sempre fatto riferimento alle verifiche periodiche, solo che i controlli in tal senso sono sempre stati assenti. Ora che una legge recente, quale appunto il D.Lgs 81 (Testo Unico), ha sancito e ribadito tale obbligatorietà, è auspicabile che imprese, fabbriche e datori di lavoro in genere, si attivino per ottemperare.
I costi di queste verifiche non sono così gravosi come si sente sostenere da chi è obbligato alle verifiche; anzi, molto spesso, ripagano moltissimo; supponiamo che in una verifica venga posta in evidenza l’inefficienza di un dispositivo di protezione; costa meno aver identificato il guasto e permetterne la riparazione, prima che il danno avvenga in maniera irreversibile, oppure è più conveniente lasciar correre e rischiare danni ingentissimi o fermi produzione per tempi lunghi?
Non è solamente una verifica imposta autoritariamente dal legislatore che ci permette di garantire la sicurezza e l’efficienza degli impianti; deve evolversi una mentalità diversa di approccio alla sicurezza; deve crescere la convinzione che costa molto meno spendere qualche denaro in verifiche preventive e in una corretta e continua manutenzione poi, rispetto allo spendere male, dopo aver subito il danno; danno che, molto spesso, non mette a repentaglio solo l’integrità degli impianti e degli stabili, ma mina la sicurezza degli operatori.
Con questo scritto si è cercato di mettere in evidenza l’importanza delle verifiche obbligatorie sugli impianti elettrici, ai fini della sicurezza; ho fatto cenno ad alcune verifiche minime, da effettuare su impianti elettrici ordinari; è bene sapere che vi sono anche altre tipologie di verifiche che devono essere effettuate per ambienti definiti “a maggior rischio in caso d’incendio”, oppure per ambienti particolari che hanno regolamentazioni dedicate (ambienti con atmosfere esplosive, luoghi di pubblico spettacolo ed intrattenimento, ospedali), che qui non ho menzionato, in quanto troppo settoriali e particolari.
I costi di queste verifiche non sono così gravosi come si sente sostenere da chi è obbligato alle verifiche; anzi, molto spesso, ripagano moltissimo; supponiamo che in una verifica venga posta in evidenza l’inefficienza di un dispositivo di protezione; costa meno aver identificato il guasto e permetterne la riparazione, prima che il danno avvenga in maniera irreversibile, oppure è più conveniente lasciar correre e rischiare danni ingentissimi o fermi produzione per tempi lunghi?
Non è solamente una verifica imposta autoritariamente dal legislatore che ci permette di garantire la sicurezza e l’efficienza degli impianti; deve evolversi una mentalità diversa di approccio alla sicurezza; deve crescere la convinzione che costa molto meno spendere qualche denaro in verifiche preventive e in una corretta e continua manutenzione poi, rispetto allo spendere male, dopo aver subito il danno; danno che, molto spesso, non mette a repentaglio solo l’integrità degli impianti e degli stabili, ma mina la sicurezza degli operatori.
Con questo scritto si è cercato di mettere in evidenza l’importanza delle verifiche obbligatorie sugli impianti elettrici, ai fini della sicurezza; ho fatto cenno ad alcune verifiche minime, da effettuare su impianti elettrici ordinari; è bene sapere che vi sono anche altre tipologie di verifiche che devono essere effettuate per ambienti definiti “a maggior rischio in caso d’incendio”, oppure per ambienti particolari che hanno regolamentazioni dedicate (ambienti con atmosfere esplosive, luoghi di pubblico spettacolo ed intrattenimento, ospedali), che qui non ho menzionato, in quanto troppo settoriali e particolari.
Per scaricare l'articolo: http://marcoianes.it/doc/manutenzione_impianti_elettrici_verifiche_obbligatorie.pdf
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