"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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domenica 1 gennaio 2017

Rifiuti e inceneritore in Trentino. Anno nuovo, politiche vecchie!

Rifiuti e inceneritore in Trentino: anno nuovo, politiche vecchie.
Mentre arriva la notizia che ISPRA ha classificato il Trentino Alto Adige come seconda regione italiana a livello di raccolta differenziata dei rifiuti, la nostra provincia provvde ad incenerire il residuo indifferenziato, ricorrendo all'inceneritore di Bolzano. Davvero due notizie in antitesi tra loro. Ma andiamo per gradi, per capire come si sia arrivati  a decidere di incenerire i rifiuti, nonostante la virtuosa raccolta differenziata che raggiunge percentuali elevate.
Correva l’anno 2009, quando il primo bando di gara per l’aggiudicazione della costruzione di un inceneritore a Trento andava letteralmente deserto! Poche le garanzie di poter bruciare quantità rilevanti di rifiuti, data la notevole escalation della percentuale di raccolta differenziata che era stata raggiunta e che, ad oggi, sfiora l’80%. In quegli anni erano attive alcune associazioni (Nimby Trentino, Coordinamento Trentino pulito) che avevano promosso momenti formativi e informativi in merito ad un progetto alternativo all’inceneritore, noto in Trentino come “progetto Cerani”, a nome dell’ingegnere che lo aveva predisposto (qui il link alla pagina dove trovate spiegato il progetto: http://marcoianes.net/1/area_download_939562.html). 
 
La classe politica trentina che era al governo ci classificò come “ciarlatani”, venditori di idee irrealizzabili, sostenendo che l’inceneritore sarebbe stata l’unica via per chiudere il ciclo dei rifiuti in Trentino. Dopo il primo bando di gara sopraccitato, andato deserto perché nessuna azienda di settore intravedeva guadagni interessanti, dato lo scarso residuo indifferenziato da bruciare, arrivò anche la chiusura dei finanziamenti pubblici all’energia elettrica prodotta da incenerimento dei rifiuti; così, il percorso prima definito come “l’unica via percorribile”, venne abbandonato definitivamente dalla politica trentina, che dichiarò che la costruzione di un inceneritore in Trentino non serviva più

Non fu certo una scelta dettata da convinzioni ecologiche e ambientaliste, bensì una pura e mera constatazione che tale via non avrebbe dato guadagni sufficienti a sostenerne l’ammortamento economico nel tempo. Comunque, le associazioni ambientaliste avevano vinto una battaglia importante, perché oltre all’impatto ambientale devastante che avrebbe avuto sull’economia agro-turistica trentina, avevano pure evidenziato le gravi lacune economiche che poi, di fatto, si sono rivelate fondate.

 I “ciarlatani”, improvvisamente avevano avuto le prove del loro buon operato. Da allora, però, il problema della “chiusura del cerchio” dei rifiuti è rimasto irrisolto; da una parte una raccolta differenziata che aumentava notevolmente, attestandosi ai livelli attuali che sfiorano circa 80%, dall’altra parte il tema del residuo indifferenziato che rimaneva non gestito e, quindi, portato in discarica.

 In questi ultimi due anni molto si è parlato qui in Trentino di costruire impianti di recupero del materiale residuo; impianti che prevedessero il trattamento del rifiuto con la produzione di CSS (combustibile solido secondario) che certamente ha un mercato, ma sempre si tratta di combustibile ad alto inquinamento (plastiche che bruciano: diossine e nanoparticelle nell’aria che respiriamo) e, ultima novità nel piano rifiuti n°4 del 2014, anche la possibilità di valutare impianti di riciclaggio ulteriore, come proposto dalle associazioni. 

Sembrava che ci fosse davvero un’apertura alle innovazioni tecnologiche “amiche” dell’ambiente; sembrava che, finalmente, l’Autonomia Trentina avesse agito davvero con spirito autonomo e nella direzione giusta di salvaguardia e tutela dell’eco-sistema agro turistico che la provincia di Trento vanta come fiore all’occhiello. Sembrava…perché in questi giorni la provincia autonoma di Trento ha chiuso un accordo con la provincia autonoma di Bolzano; in questo accordo il residuo indifferenziato del Trentino finirà nell’inceneritore già esistente a Bolzano che è in deficit di prodotto e, quindi, abbisogna di materia prima (http://www.ildolomiti.it/ambiente/smaltimento-rifiuti-accordo-raggiunto-fra-trento-e-bolzano).

Si torna all’idea originaria, si torna all’inceneritore. Non a Trento, ma a Bolzano, cioè a soli 50 Km di distanza da dove prima si voleva costruire quello trentino. Praticamente, non cambia proprio nulla! Le quantità di raccolta indifferenziata di rifiuti trentini saranno bruciate e passeranno per il camino che butterà in aria nanoparticelle e diossine che si riverseranno nelle stesse campagne dove si coltivano viti pregiate che danno vita ad altrettanti vini famosi quali, ad esempio, il Teroldego, vero fiore all’occhiello delle aziende vitivinicole trentine.
In aggiunta a ciò, aumenterà il traffico veicolare, dato che i camion trentini viaggeranno verso Bolzano per portare i rifiuti da bruciare; altro aggravio ambientale! 

E tutti tacciono…le associazioni ormai sono disgregate, avendo precedentemente chiuso gli obiettivi; la politica ambientalista trentina praticamente non esiste più, dato che le forze politiche  che pure si erano impegnate nel passato, sono praticamente inesistenti e nulla più organizzano in tema di proposte e dibattiti e manifestazioni. Le associazioni di categoria (contadini, esercenti del turismo) sono in ossequioso silenzio, non rendendosi conto che ciò per cui si erano battute nel passato, ora è stato realizzato; non nel loro giardino, certamente, ma in quello adiacente! Credono davvero che le influenze di tali emissioni stiano alla larga dai propri confini? 

Davvero una tristezza che, alla fine, si sia arrivati ugualmente al risultato che  la politica trentina progettava più di dieci anni fa, cioè l’incenerimento dei rifiuti. Nulla è cambiato, sempre le solite politiche ambientali. Poi ci lamentiamo se il clima cambia, se l’inquinamento aumenta, se i tumori dettati da inquinamento atmosferico aumentano (http://www.airc.it/cancro/disinformazione/inquinamento-atmosferico/).

lunedì 12 ottobre 2015

Novaledo, protesta contro la centrale a biomassa. Una centrale solo per profitto!




 Foto: la protesta a Novaledo, venerdì 9 ottobre, ha portato i comitati a mettere una bandierina per ogni bambino di Novaledo, sotto il monumento dei caduti e sotto la sede del Municipio. Simbolicamente, protestando per il forte attacco alla salute pubblica che tale centrale porterebbe.

Novaledo è un paesino della Valsugana, in Trentino. Non è un luogo molto noto, poiché non rientra nel circuito del turismo tipico di questa provincia. Tuttavia, in questi giorni assurge alle cronache locali molto frequentemente, poiché molti cittadini sono preoccupati per l’imminente e possibile costruzione di una centrale a biomassa, a servizio di una grande e nota realtà produttiva della zona, una fabbrica di marmellate famosa, la Menz e Gasser.  L’azienda ha avviato la procedura di richiesta autorizzativa, ottenendola,  per installare una centrale a biomassa legnosa,  per produrre energia termica per il proprio ciclo produttivo e energia elettrica da rivendere alla rete, con lo scopo di incamerare i forti incentivi che vengono riconosciuti a queste tipologie di centrali elettriche, classificate come fonti rinnovabili. Ho già scritto, qualche tempo fa, un articolo esplicativo su questo tema (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/18/centrali-a-biomasse-un-altro-percorso-che-di-sostenibile-non-ha-nulla/1782864/) spiegando che molte centrali a biomassa non starebbero in piedi economicamente senza incentivi. Il punto, però, non è la centrale a biomassa in quanto tale, bensì per quale motivo viene realizzata e se serve ad un bene collettivo o solo per lucro. Mi spiego meglio: la Valsugana è una zona che sta subendo un elevato inquinamento ambientale, dovuto ad un traffico veicolare intenso, alla presenza di un’acciaieria che determina moltissimi problemi ambientali; aggiungere una nuova fonte di emissione di polveri sottili in questa zona già compromessa, preoccupa non poco la popolazione locale.  La centrale in questione non andrebbe a coprire il fabbisogno energetico della popolazione, magari realizzando una rete di teleriscaldamento e non sostituirebbe la miriade di stufe e stufette che contribuiscono non poco all’inquinamento locale, bensì sarebbe aggiunta a queste ultime. Ecco perché diventa insostenibile in questo contesto. Ecco perché la gente protesta, preoccupata per la salute dei propri figli.
L’azienda che vorrebbe installare nel proprio stabilimento questa centrale a biomassa, rappresenta una realtà di riferimento per l’occupazione locale, garantendo posti di lavoro e indubbio prestigio alla zona. Ha identificato, in questo investimento, una via per abbattere i costi energetici della propria produzione. Scelta legittima, ma non ha considerato il contesto in cui si cala tale realizzazione tecnica. Un luogo già fortemente compromesso da situazioni già al limite, in fatto di presenze di nanopolveri. Nascono i comitati locali, che avviano una protesta, una battaglia per esortare l’azienda a rivedere tali scelte tecniche, che destano grandi timori per la salute pubblica. Non vi è astio, da parte dei comitati, nei confronti dell’azienda, ma molti cittadini della zona sono preoccupati dall’inevitabile incremento di polveri sottili che tale nuova centrale determinerebbe. E la provincia di Trento? L’ente pubblico ha ribadito più volte che, dove fosse presente il metano, non avrebbe incentivato la costruzione di centrali a biomassa, in quanto ritenute non compatibili con il territorio. Ma gli investimenti industriali vanno sostenuti, perciò via lo stesso  ai contributi a questa azienda che, indubbiamente, sta investendo sul territorio per ampliare lo stabilimento ,e questo è positivo, ma lo fa perseguendo una strada che non è sostenibile per la zona. Una centrale a biomassa, fatta per incamerare gli incentivi dal GSE per la produzione di energia elettrica, si parla di circa 1.600.000 euro lordi annui, ma che brucerà quasi  19.000 TON/anno di legna, si dice proveniente dalla zona, ma la zona non ha la sostenibilità per dare tanto combustibile per molti anni. E allora cosa si brucerà nel futuro?  La via futura potrebbe essere la combustione di CSS (COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO), che verrà fabbricato dalla provincia di Trento a fine ciclo dei rifiuti? Il CSS è diventato “biomassa” per decreto, una centrale a biomassa è, costruttivamente, simile ad un inceneritore, il prodotto verrà creato in loco o a pochi chilometri. L’intreccio tra i percorsi è solo una congettura, per ora, ma una centrale a biomassa, per rendere, deve bruciare e se la legna finisce, cosa brucia? Per ora il CSS non è un obiettivo di tale centrale, ma nel tempo potrebbe diventare davvero una valida alternativa in caso di carenza di legna. La provincia si scarica dei rifiuti, che diventano “biomassa”, l’azienda trova l’alternativa alla carenza di legna locale. Forse la gente ha ragione a preoccuparsi , in questa valle che soffre già di elevate situazioni di inquinamento ambientale.

venerdì 11 settembre 2015

PESTICIDI E LIMITI DI IRRORAZIONE. PARTE LA PETIZIONE ON LINE



In Trentino, terra di autonomia, dove l'agricoltura è un settore rilevante e importante, si fa un

uso smisurato di pesticidi e fitofarmaci. Questa non è un'opinione, ma un dato di fatto

oggettivo. Citiamo, da fonte ISPRA 2012:"...Analizzando i dati, infatti, la Provincia di Trento

risulta essere la seconda realtà con la maggior quantità di principi attivi su superficie

agricola con i suoi 10,2 chili per ettaro: Molto più del doppio della Provincia di Bolzano (che

si ferma a 3,8 chili per ettaro) e della media italiana (4,8 chili per ettaro). Il Trentino è

secondo nella classifica per “maglia nera” solo al Veneto che nel 2012 raggiungeva i 10,6 chili

per ettaro ma c’è un ma: in Veneto nel 2005 il dato toccava il picco di 13,2 chili per ettaro

mentre in Trentino era fermo a 8,7. Dunque negli ultimi dieci anni il Veneto è riuscito

gradualmente a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura mentre in Trentino, se possibile,

si è addirittura aumentato."

Chiediamo alla PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, al suo presidente Ugo Rossi e agli assessori

competenti Michele Dallapiccola per Agricoltura e Mauro Gilmozzi per Ambiente, di predisporre una

nuova legge di tutela dell'ambiente e della salute di tutti; una legge che abbassi notevolmente

l'uso di pesticidi e fitofarmaci nelle culture trentine, che promuova maggiormente l'uso di

coltivazioni biologiche e, soprattutto, chiediamo l'introduzione del limite minimo di 50 metri

per l'irrorazione di pesticidi dalle abitazioni, abolito in questi giorni dalla provincia stessa,

che reputa la salute dei cittadini e degli esseri viventi barattabile con il profitto.

Il Trentino si definisce terra di innovazione, ma così non risulta essere nella realtà dei fatti,

con i recenti provvedimenti di abrogazione del limite di vicinanza alle abitazioni, in merito di

irrorazioni!

FIRMIAMO LA PETIZIONE PER SENSIBILIZZARE LA PROVINCIA, PER SALVAGUARDARE LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI.

ECCO IL LINK PER FIRMARE ON LINE:  CLICCA QUI PER LA PETIZIONE

mercoledì 3 giugno 2015

Le centrali a biomasse emettono solo vapore acqueo? Certi amministratori lo pensano davvero?

Leggo alcune dichiarazioni della sindaca di Cembra, dottoressa Nardin, in merito alla centrale a biomassa nel paese che dirige.
Vorrei segnalare che dire "... dal camino esce solo vapore acqueo"(sue dichiarazioni nell'intervista), è una falsità inaudita e si prende in giro la cittadinanza.
Al pari di ogni processo di combustione, quello che avviene nelle centrali a biomasse introduce fattori di inquinamento nell'aria: monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili (COV) e particolati vari, derivati da metalli pesanti contenuti fisiologicamente nel legno. Che la centrale di Cembra possa essere rispettosa delle normative vigenti, personalmente non ho motivo di dubitarne, poiché non ho elementi per valutare, ma dire che non escono inquinanti è tecnicamente errato e nessun tecnico, nemmeno quelli a favore delle centrali a biomasse, mai sosterrà tale dichiarazione.
Un accenno sulla CO2 emessa. Vero che il bilancio della CO2 emessa va a pareggio con quella accumulata dalla legna che si brucia, ma altrettanto vera è la valutazione limitata che si da a questo tema, occultando il fattore tempo. Infatti gli alberi accumulano CO2 in decenni di vita, mentre noi emettiamo, durante la loro combustione, la stessa quantità, ma in un tempo brevissimo. Quindi il saldo totale è si pari a zero, ma non lo è se riferito al momento dell'emissione, in cui troviamo notevole presenza di CO2 da smaltire. Questo è un disequilibrio sottovalutato e non contemplato in molte analisi di impatto ambientale.
Per quanto riguarda, poi, le altre emissioni, segnalo che le polveri fini, le cosiddette nanopolveri, sono le peggiori che si possano controllare in emissione e molto difficili da misurare e fermare; sono proprio queste le peggiori per la salute di uomini e animali, quelle che si legano alle molecole e alle cellule, generando forme tumorali in tempi anche molto lunghi. Se fossi sindaco di un paese, detentore dell'obbligo di tutela della salute pubblica, mi preoccuperei moltissimo di questo, invece che dichiarare cose assolutamente non sostenibili scientificamente.
Aspetteremo le prime analisi di emissione e vedremo se ci sarà solo vapore acqueo; se così sarà, la sindaca di Cembra avrà trovato la fonte migliore di produzione di energia, risolvendo i problemi del mondo inquinato, indicando la via per eliminare l'effetto serra e i pericoli determinati dalle combustioni in genere. Strano, però, che non ci sia arrivato nessuno finora!

Marco Ianes - Trento

venerdì 22 maggio 2015

ECOREATI, una legge salvainquinatori!



ECOREATI, una legge salvainquinatori!
Una nuova legge sui reati ambientali è stata varata l’altro giorno dal nostro parlamento. Verrebbe da dire finalmente, poiché l’ambiente in cui viviamo ha bisogno di essere tutelato da speculatori senza scrupoli, che mettono a repentaglio la salute delle persone, degli animali e l’integrità dell’ecosistema in cui viviamo.
Senonché, c’è un avverbio che rende la legge molto poco attuabile, anzi apre le porte a condoni paurosi su situazioni devastanti che viviamo nel nostro Paese. L’avverbio è “abusivamente”. Come un avverbio può inficiare l’efficienza di una legge? Presto spiegato. La legge sui cosiddetti “ecoreati”, prevede all’articolo 452 quater la definizione di disastro ambientale, rilevato come tale solo se cagionato, appunto, “abusivamente”. Ma che significa? Facciamo un esempio pratico. L’azienda “X” produce acciai e, per definizione emette inquinanti in atmosfera, che sono regolamentati da soglie; per svolgere l’attività, l’azienda ha bisogno di un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA); se, però, l’azienda emette inquinanti fuori soglia, causando danni ambientali, avendo l’autorizzazione a produrre, non rientra più nella perseguibilità di disastro ambientale, poiché non era abusiva, ma autorizzata! Rimane il provvedimento amministrativo, rimane l’obbligo di sistemare gli impianti, ma le responsabilità non sono più penali, non vi sarà più certezza della pena per chi ha causato danni, magari irreversibili o magari molto gravi per la salute di tutti. Il tutto per un avverbio inserito, appunto “abusivamente”.
Le prime notizie che ci giungono sono, per esempio, proprio sul caso ILVA a Taranto; sembra che l’azienda, nota per  l’elevato inquinamento causato a Taranto, che ha determinato incrementi paurosi del tasso tumorale dei cittadini, appena appresa l’approvazione della nuova legge, stia cambiando strategia. Non più patteggiamento della pena, con conseguenti indennizzi a chi ha subito tali comportamenti, bensì scelga di andare in giudizio, poiché con questo nuovo impianto normativo, non essendoci abusività nell’attività, le responsabilità penali verrebbero meno.  Oltre al danno, per la popolazione tarantina, anche le beffe!
Lo stesso magistrato Guariniello, in questi giorni, ha dichiarato che questa legge rischia davvero di creare dei veri e propri salvacondotti per chi ha impunemente inquinato l’ambiente, per scopi di profitto e con il totale disinteresse della salute pubblica. E cita come esempio proprio il processo Eternit, altro disastro ambientale che coinvolge praticamente tutto il Paese, perché il problema amianto è diffuso ovunque. La legge emanata è stata votata da quei parlamentari che nel corso di questi anni hanno determinato scelte assurde per la tutela ambientale del nostro Paese, ma la cosa che più stupisce è stata votata e acclamata come una vittoria anche dal Movimento 5 stelle, che solitamente si contraddistingue per essere a tutela dell’ambiente. Possibile che sia sfuggita loro una così eclatante truffa? Perché proprio di questa si tratta. Una truffa perpetrata ai danni di tutti i cittadini, che vedranno impuniti personaggi troppo spesso ricorrenti nel panorama industriale italiano, affaristi che antepongono gli interessi economici al bene collettivo e non sto parlando di bene economico, ma della salute di tutti. Svendere così la salute pubblica e l’integrità dell’ambiente in cui viviamo è un altro passo indietro del nostro Paese, sempre più in balìa di interessi lobbistici fortissimi, che continuano ad influenzare scelte politiche insostenibili. Siamo accusati, noi Verdi, di essere i soliti disfattisti, ma forse abbiamo la capacità di guardare oltre gli interessi di pochi, forse abbiamo ancora un po’ di coraggio per denunciare queste oscenità italiane. Pur restando fuori dalle logiche spartitorie del potere, continuiamo a combattere per un mondo migliore, per un ambiente migliore. Non a caso stiamo studiando un ricorso alla corte europea, perché non è possibile pensare di lasciare impuniti coloro che causano morti e devastazioni ambientali, provate e consolidate come nell’esempio di Taranto. Non può essere che un Paese tuteli sempre gli interessi di pochi a scapito di tutti. Dobbiamo alzare la voce, come cittadini e protestare; ne va della nostra incolumità, della nostra salute e di quella dei nostri figli. Se lasciamo credere che l’impunità diventa parte del sistema, il sistema stesso collassa e perdiamo ogni credibilità. Se non l’abbiamo già persa!

Sul FATTO QUOTIDIANO: ILVA PENSA DI NON PATTEGGIARE E ANDARE IN GIUDIZIO PERCHE' PIU' VANTAGGIOSO:
ecoreati-ilva-adesso-pensa-di-non-patteggiare-incontro-tra-guidi-e-severino/1705872/ 

lunedì 9 febbraio 2015

Centrali a biomassa: gli atti del seminario.

INTRODUZIONE:
Il seminario nasce dall’esigenza di capire cosa sono le centrali a biomasse, cosa si intende per biomassa e quali tipi di biomassa esistono per essere utilizzate. Per avviare un percorso di informazione e formazione, abbiamo avuto  al tavolo alcuni esperti di settore, che hanno  opinioni diverse, spesso contrastanti tra di loro, ma comunque utili per cercare di capire. Ognuno ha pari dignità e deve avere il massimo rispetto da parte di tutti; dico questo perché lo scopo è di ascoltare teorie tecniche e pareri di professionisti stimati nel loro settore e, quindi, a loro va il nostro massimo rispetto; anche se possiamo avere idee diverse, per ognuno di loro formuliamo un grande ringraziamento per essersi messi a disposizione al solo scopo di creare informazione. Speriamo, con questo primo incontro, di avviare un percorso di riflessione importante; non abbiamo la pretesa di indurre e forzare idee nelle persone, né tantomeno di trovare in poche ore la soluzione ideale e la risposta a tutti i quesiti; vogliamo solamente aprire un confronto sano e costruttivo, anche tra posizioni diverse.
IL MIO INTERVENTO:
E' necessario chiarire bene il concetto di biomassa; nel nostro Paese non esiste una definizione chiara ed inequivocabile; Troppi materiali, troppe provenienze diverse e troppi i campi di utilizzo; troppe anche le fonti legislative e istituzionale che danno definizioni diverse.
Se, però, prendiamo la definizione data dall’attuale legislazione italiana nella quale si dice: «Biomassa= .. la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani».
Possiamo dire che in questa definizione si trovano una marea di materiali che con ciò che possiamo definire BIO, hanno davvero poco a che vedere! Quale biomassa ci troveremo a gestire sui nostri territori? Oggi abbiamo parlato principalmente di biomassa legnosa, ma per decreto ministeriale, è bene sapere che diventa comparata alla biomassa anche il CSS; per decreto, infatti, tale prodotto derivato dai rifiuti diventa “END OF WASTE”, cioè FUORI DALL’ELENCO DEI RIFIUTI, QUINDI GESTIBILE COME UNA BIOMASSA COMBUSTIBILE!
Ma stiamo sempre parlando di prodotti a matrice plastica, lavorati e miniaturizzati , ma sempre di origine PLASTICA! Se daremo sviluppo ulteriore alla combustione di tali “biomasse per decreto”, ci ritroveremo piccoli inceneritori sparsi sul territorio.
È pur vero che, allo stato attuale delle normative vigenti il CSS deve essere convogliato in grandi strutture, però le normative si cambiano facilmente; ne sanno qualcosa gli operatori del fotovoltaico, che si sono visti cambiare le regole ben 5 volte ( cinque conti energia) in soli due anni e mezzo! Non credibile un sistema normativo come il nostro; che parte con determinati presupposti per far avviare e accettare nuovi percorsi in maniera soft, per poi cambiare le carte in tavola frequentemente, subendo pressioni di lobbies varie!
Parlando di biomasse è inevitabile allargare la questione alla STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE; sempre più spinta verso ulteriori incentivi e favori alle lobbies del petrolio; non a caso anche nel recente decreto SBLOCCA ITALIA, si persevera nell’incentivare le trivellazioni ON SHORE e OFF SHORE,  per ricercare petrolio a costi davvero insostenibili.
-         Una strategia energetica che di sostenibile ha veramente poco; INCENTIVAZIONE (CERTIFICATI VERDI/BIANCHI) NON CALIBRATA SU L’EFFETTIVA SOSTENIBILITA’ DEI SISTEMI
     -         ERRATA INCENTIVAZIONE DEL PASSATO SU FONTI RINNOVABILI (EOLICO E FOTOVOLTAICO)
-         ULTERIORE INCREMENTO DI CONTRIBUTI AL SETTORE DELLE FONTI FOSSILI (IDROCARBURI)
Se, poi, analizziamo bene il percorso che ha portato all’elaborazione di questo pseudo piano energetico, scopriamo che MANCA TOTALMENTE una seria valutazione sulle allocazioni di determinate centrali di produzione ; ne è un esempio lampante la volontà di concedere il permesso per una centrale a biomassa a Novaledo; la centrale in se stessa, molto probabilmente rispetterà i dettami normativi in materia di sicurezza; ma manca l’allacciamento alla situazione esistente! Come si può pensare di calare un’ulteriore fonte inquinante in un  luogo già fortemente depresso e invaso da fonti di emissione che hanno già superato i limiti e che destano fortissima preoccupazione nella popolazione?
Inoltre, se una centrale viene allocata per sostituire fonti di emissioni sparse, molto probabilmente potrebbe anche risultare conveniente; mi spiego meglio. Se in un sito costruiamo una centrale per sostituire TUTTE le micro caldaie private, calibrando la produzione per sostituire tali finti sparse, sicuramente ne trarremo un beneficio collettivo; un’unica fonte di emissione, ben controllata dall’ente pubblico e rimozione di piccole caldaie che bruciano chissà cosa! Questa potrebbe essere una via corretta per giustificar sviluppo di tali sistemi; ma se, invece, realizziamo una centrale che si aggiunge alla situazione esistente…è facilmente intuibile che la situazione ambientale non può che peggiorare!
Quindi, purtroppo, è evidente che la politica italiana è carente sotto il profilo di una corretta programmazione energetica e di una sostenibile progettazione di un serio piano industriale. 
Cosa ci resta da fare? Ogni cittadino ha l’obbligo, e noi tutti oggi lo stiamo facendo, di documentarsi e di farsi portatore critico di osservazioni e proposte. Abbiamo l’obbligo di muoverci tutti e di tentare di cambiare la politica delle lobbies che, purtroppo, hanno i loro referenti nelle stanze della politica che conta!
Dobbiamo stare vigili, acquisire conoscenze e muovere opinioni sempre più diffuse.
Lo dobbiamo fare per la nostra incolumità e per quella dei nostri figli e nipoti!
Perché : “la terra non è eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli!”


Ecco il link al quale potete scaricare gli atti del seminario:
http://www.marcoianes.net/area_download_4.html

Nella pagina trovate, in alto, il link che vi chiede di salvare un file ZIP, all'interno del quale ci sono tutte le presentazioni dei relatori.

Marco Ianes - Trento

sabato 10 gennaio 2015

INCENERITORE/GASSIFICATORE DI MORI: BASTA CON QUESTE POLITICHE DISTRUTTIVE!

INCENERITORE/GASSIFICATORE DI MORI.

 Esempio delle variazioni di emissione in un comune italiano prima e dopo l'avvio di un gassificatore.

In merito al progetto di realizzazione di un inceneritore/gassificatore a Mori, i Verdi del Trentino desiderano esprimere le seguenti considerazioni:
- il progetto proposto è carente di molti dettagli e definire che un simile impianto non generi emissioni inquinanti, senza analizzare le materie prime che saranno trattate, definendole genericamente come rifiuti speciali non pericolosi è assolutamente non rispettoso della necessaria trasparenza dovuta ai cittadini;
 - la tecnologia proposta non è per nulla innovativa, è ben nota in molti paesi e, da questi, non sviluppata negli anni perché ritenuta non conveniente tecnicamente ed economicamente;
- riteniamo che perseguire politiche di gestione dei rifiuti tramite trattamenti che nulla hanno a che vedere con il recupero dei materiali e con serie politiche di prevenzione rappresenti metodi obsoleti e superati.
In ragione di ciò, i VERDI DEL TRENTINO chiedono che si proceda immediatamente con la sospensione di qualsiasi procedimento a favore di tale impianto, che nulla ha a che vedere con gli interessi collettivi e, invece, mette a serio rischio l'integrità di un territorio vocato ad agricoltura di pregio; inoltre, non viene garantita la salute dei cittadini che si troverebbero a dover subire un peggioramento della situazione ambientale, a favore di un guadagno di privati e con benefici pubblici inesistenti.
Segnaliamo che altre sono le vie da seguire per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio; i Verdi del Trentino non sono per un NO a tutto, ma propongono alternative davvero sostenibili, come verrà evidenziato nella conferenza stampa di giovedì 15 gennaio a Trento, dove proporremo percorsi di rilancio dell'economia, con nuove possibilità di posti di lavoro, ma nel pieno rispetto dell'ambiente e della salute di tutti.


sabato 13 dicembre 2014

Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.



Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici  prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.

Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO 

mercoledì 10 dicembre 2014

SLOI, politica e ambiente...che faremo?


 
In queste ultime settimane si sente spesso parlare dell’area ex SLOI-CARBOCHIMICA; anche il TG2 ha recentemente portato alla ribalta il problema dei siti inquinati nell’area Trento Nord.

Per chi, come me, ha vissuto quasi 10 anni vicino al sito Sloi (ho lavorato in uno stabilimento adiacente ove ora c’è un magazzino all’ingrosso e lì abitavo pure), con moglie e due bambini, parlare di queste zone risveglia ricordi di paure e timori davvero ben compresi solo in questi ultimi anni, poiché all’epoca, ignari di tutto, vivevamo nella zona senza sapere nemmeno i rischi a cui eravamo così vicini. I miei figli giocavano nei piazzali confinanti l’attuale recinzione, o quel che resta di essa, dello stabilimento SLOI; ora rabbrividisco al pensiero di tali ricordi. Ma tant’è, la mia giovane vita coniugale di allora non prevedeva una conoscenza approfondita della situazione, come oggi; non che, a dire la verità, qualcuno dell’ente pubblico si sia mai preoccupato di informarmi o di informare la popolazione in generale. 
 
 Ecco, su questo punto mi piacerebbe capire perché i cittadini debbano restare sempre all’oscuro di tutto ciò che riguarda l’ambiente, gli inquinamenti delle zone in cui vivono; se informazioni ci sono, esse vengono sempre portate alla luce da comitati di cittadini o da pochissime forze politiche di minoranza, che fanno dell’ambientalismo una ragione di vita. E sono associazioni di cittadini o piccole forze politiche che danno fastidio, molto fastidio ad una politica che è sempre stata cieca e sorda a qualsiasi possibilità di predisporre progetti di sviluppo realmente rispettosi dell’ambiente. La zona di Trento Nord non è esente dal menefreghismo generale di gran parte dei politici che si sono susseguiti alla guida delle nostre istituzioni, cittadine e provinciali. 
 
Sono quasi 40 anni che il sito è in giacenza come sta ora, con le sue rogge che contengono inquinanti di elevatissimo pericolo, con i terreni che presentano inquinamento altissimo per decine di metri, in profondità. Avremmo avuto l’occasione diverse volte, quando c’erano soldi in abbondanza, per bonificare almeno le rogge, che sono di competenza provinciale, ma siamo sempre stati presi da mille altri interessi, da prospettive di sviluppo dedite al costruire palazzi maestosi, piuttosto che mirare alla bonifica di acque che mettono a serio rischio le falde acquifere della collettività. 
 
Già, perché tali bonifiche non portano voti, portano solo rogne! Rogne dettate dai disagi di lavori che prevedono scavi, rimozioni, drenaggi e ripristini delle rogge note come l’Adigetto, per esempio, che percorre la città attraverso il centro storico e poi lungo viale Sanseverino; rogne, anziché i voti di coloro che, invece, possono sostenerti se dai loro risorse per costruire nuovi quartieri, per esempio; non importa se restano cattedrali nel deserto, importa che hai accontentato amici che poi ti saranno grati e ti ricompenseranno con il consenso! Già, il consenso! Ma ora, che le risorse scarseggiano e che pure la gente sta prendendo coscienza che la bonifica si deve fare, sembra che anche la politica si stia muovendo. 
 
Naturalmente, sembra, poiché si dice che la provincia stia preparando un piano, che dovrebbe partire nel 2015, dopo le elezioni, naturalmente! :“Non vorrete mica mettere sottosopra la città durante la campagna elettorale?” mi disse un nostro politico famoso, qualche mese fa! Perché si crede che la gente trentina sia talmente sprovveduta da non accettare qualche disagio a fronte della certezza di mettere in sicurezza l’ambiente in cui vive? Ecco, quando la politica fa questi ragionamenti, perde in partenza. E la gente si allontana dalle urne. 
 
 Chissà se la bonifica partirà realmente, vedremo per quanto riguarda le rogge; per i terreni il discorso è un pochino più complesso, poiché di proprietà di privati; e, in questo momento di crisi edilizia, a nessuno viene in mente di sfruttare quei terreni; prima di dare il benestare per ulteriori lotti edificabili, comunque, il comune di Trento, deve prestare attenzione a che la zona venga bonificata per intero e non a singoli lotti, come qualche speculatore edilizio aveva paventato e richiesto. 
 
Anche questa partita sarà gestita dopo le prossime elezioni comunali. Sperando che chi siederà in consiglio comunale  e in giunta possa guidare con sapienza e, soprattutto, nell’interesse del bene comune, la partita urbanistica della città. Una partita tutta da rivedere, tutta da riprogettare; non certo con il pressapochismo di questi ultimi anni.  La speranza è che i cittadini, quei pochi che voteranno purtroppo, abbiano la coscienza di andare a votare leggendo i programmi di partiti e candidati  e scelgano davvero persone all’altezza; ovviamente se anche i partiti sapranno garantire un ricambio all’altezza, che sia generazionale, ma anche qualitativo. E, su questo, ci giochiamo davvero la credibilità politica di poter governare la città di Trento.

È necessario cambiare metodo di fare politica; ma, temo davvero di essere un povero illuso, visto che spesso mi sento tacciare di ambientalismo idealista. Ma non può essere solo idealismo voler progettare una città che sia rispettosa dell’ambiente, che miri a dare risposte ai problemi di sicurezza, di vivibilità urbana a 360 gradi per  tutti i cittadini. Ebbene, mi tengo le mie illusioni e spero che, in futuro, Trento possa davvero avere persone in grado di dare seguito a progetti sostenibili davvero. 
 
La speranza non deve mai morire, ma deve alimentare tutti per ricercare le vie migliori per il bene comune. Cominciando a valorizzare il territorio in cui viviamo, magari proprio ridando valore a quei luoghi, come l’area di Trento Nord, che ora sono un’onta per il nostro Trentino autonomista. Situazioni che minano il valore stesso della nostra autonomia, se sfruttate dai nostri detrattori a livello nazionale. 
 
Sta a noi dimostrare che l’autonomia ce la meritiamo, progettando un futuro diverso dalla mediocrità e dalla solita routine. Difficile, ma dobbiamo crederci e provarci.
Marco Ianes – Trento

domenica 16 novembre 2014

Biomasse, ambiente ed energia in Trentino. Si parte da Cembra.

Biomasse, ambiente, energia e Trentino.                                      
Cosa uniscono le parole biomassa, ambiente ed energia al nostro territorio, il Trentino?  Molte cose per la verità, ma andiamo per gradi; cos'è una biomassa? La DIRETTIVA EUROPEA 2009/28/CE definisce la biomassa come "frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica   provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse,   comprese pesca e acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani". Nel D.M. 6  luglio2012  "Nuovi incentivi alle rinnovabili",  viene inserito un elenco di questi materiali e si trova davvero di tutto; ne citiamo alcuni alquanto anomali in termini di biodegradabilità: pneumatici fuori uso, limatura e trucioli di materiali plastici,  materiali isolanti a matrice plastica, residui di plastiche e gomme generiche. Potrei continuare con l'elenco ufficiale di materie che di biologico inteso come "naturale" hanno davvero poco a che vedere.  Ecco dunque la riflessione legata all'ambiente: non si capisce come sia possibile credere di tutelare l'ambiente bruciando queste "biomasse", definite tali solo per decreto, quando invece sono materiali che, se combusti, provocano emissioni di diossine e miscele chimiche dannose per le coltivazioni e gli allevamenti, quindi per i cibi che mangiamo, oltre anche ad incrementare l'inquinamento atmosferico e quindi l'aria che respiriamo. E il legame con l'energia? Certo, la combustione di tali materiali porta a generare energia termica ed elettricama  lo sapete  che le perdite date dalla produzione di energia con tali sistemi  sono talmente elevate che, se non esistessero gli incentivi statali per queste fonti "rinnovabili", nessuno penserebbe di generare energia con questi sistemi?
E il Trentino che c'entra? La nostra provincia ha da tempo deciso di lasciare la strada dell'incenerimento dei rifiuti, grazie alla perseveranza dei cittadini che hanno creduto nella raccolta differenziata; però, ecco nascere nuove idee e nuove prospettive di piccoli inceneritori occultati sotto il sistema delle centrali a biomasse. Dunque il sistema funziona così: si costruiscono centrali a biomasse per bruciare inizialmente iresidui legnosi dell'agricoltura e della lavorazione del legno, avviando così la procedura di incentivazione dell'energia, grazie al decreto sopra citato; poi, il residuo dei rifiuti della raccolta differenziata sarà trattato dalla provincia per diventare CSS (combustibile solido secondario, derivato da plastiche, gomme e rifiuti vari); ecco trovato il collegamento; niente inceneritore gigante, ma  piccole centrali a biomasse sparse per il territorio trentino, che bruceranno i residui legnosi, ma potranno anche bruciare i residui di rifiuti, come dall'elenco che ho sopra esposto; veri e propri piccoli inceneritori, fuori dalla visibilità abnorme del mega impianto che si voleva costruire, lontani da sguardi indiscreti, avviati silenziosamente, come per esempio è avvenuto in questi giorni a Cembra, dove nel silenzio generale e davvero con poca trasparenza, è stata avviata la produzione di energia da biomassa nella nuova centrale sita proprio nel comune di Cembra! Ma cosa si brucia? Cosa si brucerà? È di venerdì 14 novembre un incontro pubblico, che definirei promozionale più che informativo, dell'amministrazione locale, supportata dallo staff tecnico che ha realizzato l'impianto che  parla solo di cippato di alta qualità. Promozionale dicevo, perché i relatori erano tutti di parte dell'impresa esecutrice e perché mancava un relatore esperto di problemi della salute, quale un medico, per esempio; quindi incontro monco e privo di contradditorio.  Però alcuni quesiti sorgono: per una centrale della potenza di circa 600 Kw, come quella installata, servono circa 5.500 TON/ANNO di combustibile; dove si prenderanno questi cippati se è vero che si vuole averli a  chilometro zero? E ,  un domani che il cippato richiesto sarà scarso, da dove proverranno i combustibili?  E quanti camion saliranno a Cembra, ogni giorno, per i rifornimenti? Quali saranno gli impatti delel emissioni (CO2, AZOTO, NITRATI E POLVERI SOTTILI) sull'ambiente , sulle coltivazioni di uve pregiate per i nostri vini, sulla salute degli ignari cittadini che sono all'oscuro di tutto? A queste domande non si  vuole rispondere, ma prima o poi verranno a galla in maniera inesorabile. Qualcuno ha poi detto che il bilancio di CO2 è pari a zero, perché la pianta che viene bruciata emette la CO2 che ha immagazzinato nella sua vita; verissimo, ma qui si commette una truffa matematica molto subdola: la pianta ci mette anni o addirittura decenni ad immagazzinare la CO2 che la fa crescere, ma la restituisce in pochi secondi durante la combustione; quindi il saldo non è proprio pari a zero se rapportato all'ambiente esterno, ma lo è solo riferito alla vita della pianta; ecco svelato un altro trucchetto per abbindolare la gente e far credere che gli inquinanti emessi non esistono! Questi nuovi percorsi di combustione dei materiali, definiti biologici per decreto, sono quanto di più subdolo si potesse inventare, per imbrogliare  la gente; definire questi impianti sostenibili  in quanto utilizzatori di fonti rinnovabili è davvero di una falsità inaudita! Se, poi, si aggiunge anche che il CSS, viene elevato a "fonte rinnovabile", siamo davvero all'imbroglio totale; che cosa c'è di rinnovabile nel bruciare gomme e plastiche  o loro residui? Sembra che anche in Trentino stia partendo una stagione di sviluppo delle centrali a "biomasse", con la possibilità futura che le stesse possano bruciare quel famoso CSS che la provincia si  ostinerebbe a voler realizzare tramite l'insediamento di un sito produttivo per trattare il residuo dei rifiuti; ecco quindi svelato l'arcano del percorso di chiusura del  ciclo dei rifiuti in Trentino; piccoli inceneritori disseminati nei vari territori, avviati nel silenzio quasi assoluto, alla chetichella e senza clamore; ma quali saranno gli sviluppi ambientali di un territorio vocato alla produzione di vini pregiati, di mele rinomate in tutto il mondo? Quale sarà il futuro dei cittadini che si troveranno a respirare, davvero ignari, un'aria altamente inquinata, ma che sarà ritenuta salubre per decreto? È finita la stagione delle proteste contro gli inceneritori, ma sembra che siano in atto strategie ben diverse e assai più subdole, per percorrere le strade del profitto a scapito della tutela ambientale e della salute pubblica. Pensare male è peccato, ma purtroppo molte volte ci si azzecca! 
Marco Ianes co-portavoce VERDI DEL TRENTINO – docente di elettrotecnica e settore energia.