"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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martedì 16 gennaio 2018

Laureati e non al governo? Ma di programmi qualcuno parla?


#elezioni2018 Leggo di continui attacchi a Di Maio, del tipo: " ...non è nemmeno laureato...", " non conosce bene la storia", "cambia idea frequentemente..."; personalmente non so ancora per chi voterò, sia chiaro, ma vorrei aggiungere anche un'altra analisi, a queste che girano in rete, per attaccare quello che attualmente è il più favorito alla vittoria, almeno secondo i sondaggi. Può anche essere che sia vero che non abbia molte competenze per governare il Paese, (da appurare le fonti di certe notizie perché le fake news ormai sono ovunque), comunque, possiamo anche fare un altro elenco: Mario Monti, laureato e legato al mondo bancario, ne ha tutelato gli interessi in maniera totale e pervicace, spremendo come limoni gli altri cittadini; Silvio Berlusconi, laureato e imprenditore tra i più ricchi al mondo e che ha governato emettendo le maggiori leggi ad personam mai fatte; Matteo Renzi, laureato pure lui, si autodefinisce di sinistra, ma ha smantellato tutto l'impianto di tutela dei lavoratori dipendenti creato con anni di conquiste sindacali e, inoltre è autore del Jobs Act, una delle leggi sul lavoro più truffaldine e ingannatrici di tutte le epoche, dato che mette in risalto numeri occupazionali in continua crescita, ma di solo tipo occasionale e temporaneo, uccidendo così ogni possibilità di programmazione di vita per una qualsiasi coppia di giovani. Se i laurati fanno di questi danni al popolo, ben venga qualcuno che viene dal popolo e magari, per una volta tanto nella triste vita costituzionale italiana, fa quello per cui è stato votato! Non è che i laureati che finora ci hanno governato siano proprio dei bei riferimenti da prendere come paragone. Se parlassimo, invece, di contenuti e di programmi, anziché di persone? Perché penso che sia questo che noi elettori del vulgo desideriamo. Sempre ammesso che possiamo ancora dire la nostra...

Marco Ianes - Trento

lunedì 2 maggio 2016

Enrico Testa neo ministro del MISE?



Corre voce che il nuovo ministro del Ministero dello Sviluppo Economico possa essere il dottor Enrico Testa, laureato in filosofia e attuale presidente di ASSOELETTRICA.(http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/federica-guidi/). 

Assoelettrica è un’associazione di imprese produttrici di energia elettrica che riunisce circa 120 imprese, che assicurano il 90% dell’energia elettrica generata sul territorio nazionale (http://www.assoelettrica.it/lidentita/

Dunque, la mission di questa associazione, in inglese la si potrebbe tranquillamente chiamare con il più noto nome di “lobby”, è quella di “…ricercare le soluzioni più appropriate per assicurare al Paese l’energia elettrica di cui ha bisogno…” (http://www.assoelettrica.it/la-missione/ ),naturalmente trovando anche gli spazi per i giusti e leciti guadagni di chi questa energia la deve produrre. E ,fin qui, personalmente non ci vedo nulla di strano, perché è più che legittimo trovare guadagni in ciò che si produce, ci mancherebbe altro! Alcune cose, però, mi fanno riflettere e su queste vorrei ragionare.
Si è appena dimessa una ministra del MISE per coinvolgimento personale in affari pubblici; ricordiamo che la ministra Guidi si è dimessa perché il fidanzato è coinvolto nella lobby del petrolio e l’ha sollecitata nell’aiutarlo a risolvere le sue questioni (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/31/federica-guidi-il-compagno-intercettato-a-quelli-di-total-gli-ho-presentato-fede/2597368/). 

Dunque, cosa trova di meglio da fare, naturalmente per il bene del Paese, il nostro Premier? Pensare di nominare addirittura il presidente di una delle più grandi lobby del settore energetico! Come dire:” Non è andata bene con le cose nascoste, allora facciamole direttamente alla luce del sole!” (mia dichiarazione personale!).
Altra questione, sulla quale mi piacerebbe riportare la riflessione; il dottor Enrico Testa (per favore, Chicco no, dai, mi sembra di chiamare il mio nipotino!), laureato in filosofia, quindi grande esperto in materia scientifica e tecnologica e nel settore energetico in particolare (in Italia basta essere stati presidenti di qualche società, per diventare esperti tecnici, dimenticando che la tecnica e la scienza si studia continuamente sul campo e, prima, a scuola magari!) dal 1980 al 1987 è stato dirigente di Legambiente (https://it.wikipedia.org/wiki/Chicco_Testa ), nota associazione CONTRO il nucleare, salvo poi cambiare radicalmente idea, proprio in senso opposto, prendendo chiara e netta posizione a favore del nucleare (http://www.chiccotesta.it/Pubblicazioni.html) .

 Allora, mi chiedo, quale coerenza può avere un “supertecnico”, laureato in filosofia, come il papabile neo-ministro? Quale visione industriale potrà mai nascere da una persona che ha fatto della sua vita un continuo ondivagare tra opinioni radicalmente opposte? E per quali fini ha cambiato atteggiamento? 

Queste domande mi lasciano fortemente preoccupato su ciò che potrebbe essere il futuro dirigente di uno dei dicasteri più importanti del nostro Paese. Affidare ad un personaggio come Enrico “Chicco” Testa il MISE, evidenzierebbe un chiaro intento del premier, di soddisfare spudoratamente proprio quelle lobbies che cercano solamente gli interessi privati; non è possibile che il presidente, ancora in carica, di un’associazione lobbistica, diventi ministro proprio del settore che la sua lobby sostiene! Ma dove siamo? In che razza di paese stiamo vivendo? Che ne sarà di un piano industriale serio, per lo sviluppo di green economy e energie rinnovabili, se al dicastero preposto sarà insediato un personaggio che appartiene al passato, un personaggio che appartiene ad una lobby che non è per le rinnovabili, un personaggio che non rappresenta certamente una nuova classe politica? Dunque, nulla sta cambiando in Italia; si palesano le solite manfrine di sempre. Avanti così, avanti con la “rottamazione renziana”! Se questi sono gli sviluppi, dobbiamo preoccuparci davvero; perché il resto del mondo corre, mentre noi continuiamo a restare ancorati a politiche vecchie e ripetitive. Ma va bene così, evviva Chicco Testa, se sarà il neo ministro del MISE; sicuramente farà bene; importante sarebbe sapere per chi!

lunedì 29 settembre 2014

Decreto “Sblocca Italia” e misure urgenti in materia di energia


Decreto “Sblocca Italia” e misure urgenti in materia di energia .

Nel recente decreto “sblocca Italia, al capo IX, articoli 36,37 e 38, si parla di misure urgenti in materia energetica. Peccato, però , che di energia si parli veramente poco, se non per nulla, poiché si trovano riferimenti solamente agli idrocarburi e alle possibilità di effettuare campagne di ricerca nei territori e nei mari dello Stato. Non si capiscono i motivi per i quali, questo governo, non abbia inserito in questo decreto anche la possibilità di esplorare nuove vie per le risorse rinnovabili, quali acqua, vento e sole.
Il nostro paese è dotato di molte coste, al largo delle quali vi sono correnti d’aria che definire “interessanti” energeticamente è davvero riduttivo; al largo di tali coste, infatti, la presenza quasi costante di valori significativi  di movimenti eolici, sarebbe tale da giustificare insediamenti  di produzione di energia da fonte eolica. Tali insediamenti risulterebbero notevolmente preziosi per la tutela del mare dal punto di vista ambientale, niente trivellazioni dannose, impatto visivo pressoché nullo se installati a debita distanza dalla costa. Se andiamo in Danimarca, a Middengrunden , troviamo, ad esempio, un parco eolico off-shore (fuori costa) che è scarsamente visibile dalla costa, quindi salvaguardando anche l’aspetto impattante; la Danimarca, ormai sempre più frequentemente nel corso dell’anno, raggiunge il suo soddisfacimento energetico grazie agli impianti eolici.
Altra questione potrebbe essere tirata in campo con gli impianti fotovoltaici; finita l’era degli incentivi megagalattici che hanno dato modo alle multinazionali di arricchirsi e speculare, sarebbe forse ora di programmare investimenti sul fotovoltaico mirato esclusivamente al fabbisogno energetico puntuale delle piccole-medie imprese e dei privati; si potrebbe, così, incentivare e sviluppare una sorta di democrazia energetica, con risparmi notevoli sugli idrocarburi, che regolarmente importiamo e strapaghiamo da altri paesi.  Le aziende ne avrebbero un doppio beneficio: riduzione dei costi dell’energia per la propria attività, dati i minori prelievi dalla rete e defiscalizzazione dell’investimento effettuato per l’impianto. Ne trarrebbe beneficio anche lo Stato, che vedrebbe incrementate fatturazioni per installazioni impiantistiche e manutenzioni, con il conseguente gettito IVA aumentato, nonché con le tasse maggiori delle imprese realizzatrici; ne trarrebbe beneficio l’occupazione, soprattutto giovanile, che potrebbe vedere incrementi di posti di lavoro stimati già alcuni anni fa in circa 150.000 nuovi impieghi nel settore elettrico-elettronico; ne trarrebbe beneficio l’ambiente, che vedrebbe minori consumi di idrocarburi, minori emissioni di gas inquinanti e, quindi, migliore qualità dell’aria.
Ulteriore sviluppo sostenibile potrebbe essere quello di incentivare il micro-idroelettrico; in questo settore ci sarebbe spazio per notevoli insediamenti in piccoli siti e, tali interventi, potrebbero anche essere una buona via per prendere in mano la situazione idrogeologica italiana, avviando un serio monitoraggio dei corsi d’acqua, sia per rilevare potenzialità energetiche, ma anche per calibrare eventuali interventi di assestamento e messa in sicurezza dei corsi d’acqua medesimi.
Con questo decreto, invece, si è dato spazio a percorsi che di sostenibile hanno davvero poco; percorsi che hanno costi elevatissimi, poiché campagne di rilievi e, poi, di “coltivazione”(termine tecnico, ma che a me piace davvero poco, in quanto trattasi di sfruttamento di giacimenti, a rischio elevato di inquinamento ambientale) dei giacimenti non danno la garanzia di ritorni economici e produttivi tali da essere supportati. Il nostro Paese ha risorse naturali incredibili, in termini di sole, vento e acqua, ma ancora una volta non siamo in grado di cambiare rotta, incentivando e promuovendo settori  reali della “green economy”, che potrebbero creare nuovi posti di lavoro e prospettive di lunga durata.
Un decreto “sblocca Italia" che, per la parte energetica, sicuramente presenta molte ombre e poche, davvero poche luci; mi risulta difficile credere in un governo che acclama gradi cambiamenti, che vuole incentivare lo sviluppo “green”, che vuole proporre nuovi posti di lavoro e nuovi percorsi per lo sviluppo economico e,poi, per contro, decreta come prioritarie per lo sviluppo energetico italiano campagne di trivellazioni  per la ricerca di idrocarburi che, ammesso che vengano trovati, avranno costi elevatissimi sia per la realizzazione degli eventuali impianti di prelievo e raffinazione, sia per la gestione ambientale.
Ancora una volta prevalgono i proclami, ma nulla di nuovo sotto il “sole” italiano, che perde un’altra occasione per lanciare una vera ripresa economica.  Difficile davvero pensare di cambiare prospettive, in un Paese arenato su percorsi insostenibili; se davvero si vuole crescere, è necessario cambiare radicalmente e anche “dolorosamente”, come ha detto Renzi qualche giorno fa; ma, non è ben chiaro per chi debbano essere i dolori! Non certo per le solite multinazionali petrolifere che continueranno a godere dell’appoggio di un governo che sta letteralmente tradendo tutte le aspettative.

martedì 19 aprile 2011

“È TUTTO MIO”

“È TUTTO MIO”

di Roberto Benigni

Il boss, l'imprenditore, il proprietario del partito dell'amore
io sono il Cesare, leader mondiale
io sono il Papi, l'utilizzator finale

La Camera è mia, è mio il Senato
sono io il padrone di Ibrahimovic e di Pato
C'ho banca, banchieri, c'ho case editrici
c'ho Confalonieri , la Rai, Mediasèt, gli attori e le attrici

È mio Il Giornale e il Viminale
e fra tre anni, è naturale, il Quirinale
così saran mie, non è un fatto personale
magistratura e Corte costituzionale

È tutto mio, cari compari
è mia l'Italia e tutti i suoi parlamentari
li compro tutti, compro i loro voti
diventano ricchi, insomma diventan Scilipoti

È tutto mio cari italiani
anche la casa a Montecarlo di Tulliani
Sono ex Verdini, Frattini, Ghedini,
Le donne son mie, son potente e quindi all'Olgettina voglio pure Rosy Bindi

E la Lega è già mia Maroni Bossi e Cota
me li hanno dati e mi hanno regalato il Trota
E mi hanno chiesto di Storace e della diccì di Rotondi
ma non sono mie le poesie di Sandro Bondi

Cicchitto, Dell'Utri, la Santanchè
i Responsabili, va beh quant'è?
Il partito si ingrossa, oramai c'è la ressa
Brambilla la rossa Ignazio La Russa
passare alla cassa

Le barzellette le racconto io
le scrivo io e fanno ridere, orco zio!
Quando sono andato a Lampedusa, m'è venuto spontaneo
'Domani compro tutto il mar Mediterraneo'

Ma io compro tutto, dall'Alpi a Gela
Ma quanto costa questo cazzo di pianeta?
Lo compro io, lo voglio adesso
“È TUTTO MIO”

di Roberto Benigni

giovedì 3 marzo 2011

Senza lavoro per decreto: 15.000 famiglie a rischio

Sotto la chiara e forte pressione delle lobbies del petrolio e del nucleare, il Governo vuole affossare l'industria delle energie rinnovabili, tagliando di fatto gli incentivi regolamentati dal "conto energia". Tali incentivi fino a poco tempo fa servivano proprio per promuovere fonti rinnovabili, classificando come tali anche gli inceneritori! Infatti, anche questa categoria rientrava in tale contesto; ora, dato che il settore fotovoltaico è in forte ascesa e le disponibilità economiche per le altre lobbies si stanno riducendo, ecco che il governo vorrebbe varare la chiusura di incentivi per tale settore! Tale scelta scellerata, fermerebbe lo sviluppo di un'industria che dà lavoro a circa 150.000 persone del settore, ed è in pieno sviluppo e progressione. Il fotovoltaico, in Italia, rappresenta uno dei pochi settori che non conoscono crisi e ora il governo, sempre grazie alle forti pressioni lobbistiche, vorrebbe tagliare i fondi a questo settore, decretandone la morte certa! Noi operatori del settore abbiamo scritto ai nostri governanti la seguente lettera, per tentare di portare l'attenzione su ciò che potrebbe causare una scelta nefasta come il taglio agli incentivi, così come proposto.

On. Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Ministro dello Sviluppo Economico
On. Ministro dell'ambiente, della tutela della natura e del mare
On. Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali

In questi giorni, si decide la morte per decreto delle energie rinnovabili in Italia. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000 persone sarà colpito. E' un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie. E' quello che succederà se il Consiglio dei Ministri approverà il decreto sulle rinnovabili nella versione che circola in questi giorni all'interno del Parlamento e su cui si leggono anticipazioni di stampa. Dopo pochi mesi dalla (lungamente attesa) approvazione, nel mese di agosto dello scorso anno, della legge sul nuovo conto energia, lo scorso 31 gennaio la Commissione europea ha adottato, come noto, una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti.

A dispetto di queste premesse, nelle bozze del decreto legislativo rinnovabili leggiamo la previsione di introdurre retroattivamente un limite vincolante di 8.000 MW. Stop ai progetti autorizzati e in corso di autorizzazione. Stop a molti cantieri in corso. Un vero e proprio tetto al fotovoltaico, più di 6 volte inferiore a quello fissato dalla Germania. È questa la prospettiva che annienterebbe il settore fotovoltaico a partire dalla prossima settimana con l'eventuale approvazione in Consiglio dei Ministri. A farne immediatamente le spese saranno circa 150.000 lavoratori impiegati direttamente e indirettamente nel fotovoltaico.

In queste condizioni un'industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta. Siamo sbigottiti, è incomprensibile. Non è abbastanza promuovere l'ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire l'opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l'eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo? Nonostante il parere positivo in sede di Commissioni Parlamentari (per cui lo schema di decreto attuativo della direttiva 2009/28 sull’energia da fonti rinnovabili si inserisce nel quadro della politica energetica europea volta a ridurre la dipendenza dalle fonti combustibili fossili e le emissioni di CO2) il dibattito in corso, specie per le notizie di stampa spesso espressione di interessi non necessariamente palesi e esplicati in sede politica e sociale, sembra preludere ad un intervento legislativo che andrà, si teme, in senso diametralmente opposto a quello, voluto dalla Commissione, di incoraggiamento delle politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili. La realtà è diversa. A fronte di una crisi che non smette di mordere il tessuto produttivo, è vero che il settore delle rinnovabili si muove in netta controtendenza. Gli incentivi (che, ricordiamo, non gravano sul bilancio dello Stato ma nemmeno su quello delle famiglie, come invece si è letto in questi giorni) hanno creato un volano virtuoso che ha consentito al Paese di riavvicinarsi al gruppo dei paesi leader nel campo dell’innovazione e della capacità produttiva. Il fotovoltaico, in un contesto così difficile come quello che abbiamo visto delinearsi negli ultimi anni, rappresenta un settore in crescita occupazionale e di fatturato, oltre che un settore tecnologicamente in evoluzione.

Confidiamo nell’equilibrio e nella saggezza del Governo e del Parlamento affinché si voglia intervenire per evitare che un altro tassello della nostra economia cada vittima di contrapposti interessi e di battaglie ideologiche. Confidiamo che saprete dare un futuro alle nostre famiglie e ai nostri figli che si trovano oggi incolpevoli nella precarietà e nell'incertezza."


venerdì 28 gennaio 2011

Sit-In silenzioso davanti al Palazzo del Commissariato del Governo in via 3 Novembre Trento

Sit-In silenzioso davanti al Palazzo del Commissariato del Governo.

«I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore» (art.54 Costituzione).

Per affermare il primato della legalità nel pieno rispetto dell'ordinamento democratico e per esprimere il nostro disagio di fronte ai gravi fatti di questi giorni che hanno investito una delle più alte cariche dello Stato.

L'iniziativa è promossa da un gruppo di cittadini ed è aperta a chiunque desideri aderirvi!
Inizio ore 16:00 SABATO 29 GENNAIO - PALAZZO DEL GOVERNO - TRENTO

Bunga bunga continuo: che spudoratezza la tesi della difesa!

Ecco Travaglio che fa il punto della situazione: assurde tesi della difesa di Ghedini!
Ma c'è ancora qualcuno che ci crede?


giovedì 21 gennaio 2010

Un punto dell'economia: la riduzione delle tasse

Pubblico una riflessione interessante del prof. Sandro Trento, noto economista e docente presso la nostra università.
Se volete, potete anche ascoltarlo linkando sul video.
Un punto dell'economia: la riduzione delle tasse.
Nelle scorse settimane il governo Berlusconi si è lanciato nella sua tipica politica di promesse. Ha promesso che avrebbe ridotto le aliquote da 5 a 2, passando ad una situazione con una da 22% e una del 33%. Nell'arco di pochi giorni abbiamo scoperto che, come al solito, si trattava di una promessa, e quindi ha fatto marcia indietro.Non è la prima volta. Ad ottobre il governo aveva preannunciato, nel corso del convegno nazionale del consiglio dell'artigianato, che avrebbe abbolito l'Irap, una tasse che le piccole imprese odiano molto. Anche quella fu una promessa.E' dal 1994 che Berlusconi promette di ridurre le tasse, riempiendo le città italiane con grandi manifesti con scritto “Meno tasse per tutti”. In realtà, nel 2009 la pressione fiscale è arrivata al suo massimo storico, parliamo del 44% del PIL. Apprendiamo continuamente che aumentano i balzelli e le tasse, proprio oggi scopriamo che il governo ha appena introdotto una nuova tassa sui personal computer, sui decoder, sulle pen drive e su tutti gli strumenti digitali che possono servire per registrare musica e video. Le tasse non stanno diminuendo, semmai stanno aumentando.La domanda che possiamo porci è: è possibile immaginare di tagliare le tasse senza ridurre la spesa pubblica? Va ricordato che il governo Berlusconi è stato capace di far aumentare il debito pubblico italiano di dieci punti percentuali, nell'ultimo anno, passando dal 105% del PIL al 115% nel 2009.I signori del governo lanciano promesse su ridurre le tasse senza spiegare come avrebbero voluto finanziare questa riduzione. Parliamo di una cifra complessiva dell'ordine di 20-25 miliardi di euro, una cifra enorme. La domanda vera è: come si potrebbe immaginare di fare una riforma del genere senza ridurre la spesa pubblica? Se non si facesse tramite una riduzione della spesa pubblica la situazione sarebbe quella di un ulteriore aumento, in via permanente, del debito pubblico, rischiando di portare il Paese verso la bancarotta finanziaria, cioè preannunciare uno scenario simile a quello dell'Argentina.Forse in questo momento non è indispensabile immaginare una riforma delle aliquote nella direzione annunciata da Berlusconi. La vera emergenza è quella di accrescere il potere d'acquisto per le famiglie più povere. Gli interventi che sarebbero necessari in questo momento dovrebbero essere orientati a ridurre le tasse solo per le famiglie più povere.La seconda emergenza, sulla quale abbiamo richiamato l'attenzione varie volte, è quella di consentire a tutti i lavoratori e i giovani senza lavoro di avere un indennità di disoccupazione adeguata, mettendo tutti su un piano di parità di fronte alla crisi in corso, una riforma degli ammortizzatori sociali. Queste sono le priorità per l'Italia dei Valori. Il resto sono favole e promesse da parte di un governo che oramai ha una credibilità pari a zero.

venerdì 15 gennaio 2010

La corte dei Miracoli.

Riporto un messaggio di Massimo Donadi, deputato di Italia dei Valori.
LA CORTE DEI MIRACOLI.
Sono anni che ci fa credere che con lui a palazzo Chigi si spende meno. Più di una volta, il presidente del Consiglio, il miliardario Silvio Berlusconi, ha detto che quando vola, anche per ragioni di stato, usa i suoi jet privati, spendendo di tasca sua, che le guardie del corpo se li paga da solo, con i soldi suoi. Poi, si scopre la verità, ovvero, che il presidente del Consiglio avrà pure usato qualche volta i suoi aerei privati per ragioni di Stato ma gli è anche capitato, e non proprio raramente, di usare gli aerei dell’aeronautica militare, personale e carburante pagati con i soldi pubblici, per trasportare i suoi amici alle sue feste private in Costa Smeralda. Per non parlare delle sue guardie del corpo private, ex addetti alla sicurezza Fininvest, fatti assumere in blocco dai nostri servizi segreti per garantire loro stipendi alti a carico di Pantalone. Insomma, il mito del miliardario generoso che fa risparmiare i soldi al suo paese e ce ne mette di suoi più passa il tempo e più si sta rivelando per quello che è, ovvero, una bufala.A completare il quadro, arriva oggi un’inchiesta de L’Espresso che, rivela fatti, circostanze, comportamenti ma soprattutto spese, imbarazzanti. Palazzo Chigi, da quando siede alla tolda di comando Silvio, è diventata la corte dei miracoli, dove si moltiplicano dipendenti (1.600 persone in più del previsto) e sprechi (5 milioni di euro solo per allestire i set televisivi del premier). Non colpiscono solo le cifre folli spese (un miliardo di euro l’anno a quanto rivela l’inchiesta de L’Espresso) ma soprattutto l’arroganza ai limiti del lecito con la quale segretarie e addetti all’Ufficio del Presidente vengono promossi generali con tanto di galloni e stipendi favolosi. La segretaria del presidente del Consiglio, ad esempio, è stata assunta con la qualifica di direttore generale. Stessa sorte è toccata alle segretarie particolari dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio, alla famiglia e allo sport. Gli addetti all’immagine del presidente, addetti alla preparazione dei set televisivi, fatti assumere come direttori generali. E molto di più.Quando i soldi sono pubblici il presidente del consiglio non bada a spese. Quando i soldi sono i suoi la musica cambia. E mi vengono in mente, tanto per fare un esempio fulgido di questa doppia morale, le truccatrici Mediaset, in sciopero qualche giorno fa davanti agli studi del Biscione, che rischiano il posto di lavoro perché le aziende di Silvio devono risparmiare. Le aziende di Silvio, appunto. L’azienda Italia può sprecare. Tanto paga Pantalone, cioè i cittadini.

mercoledì 16 dicembre 2009

Finanziaria: le tristi realtà!

Ecco l'intervento di Antonio Borghesi alla camera, sulla finanziaria; ascoltatelo e capite cosa sta succedendo!


martedì 19 maggio 2009

Ecco la sentenza Mills; e chi ci governa non viene toccato!

Una notizia ANSA: la sentenza "MILLS", che condanna l'ex avvocato di chi ci governa; solo nel nostro paese , dove vige il lodo Alfano, può governare una persona che, altrove, sarebbe già alla sbarra!!! Poi si dice che la legge è uguale per tutti; tranne per quattro persone, ovviamente!!
(la p di paese è minuscola volutamente, date le circostanze; siamo una nazione in cui la legalità è monca e quindi anche il rispetto va di pari passo!!!)
Ecco il link:

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_962835815.html