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martedì 23 dicembre 2014
sabato 13 dicembre 2014
Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.
Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.
Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO
lunedì 19 agosto 2013
Più attenzione ad ambiente e territorio, ma non solo per facciata politica.
Apprendiamo dall’articolo di Andrea Tomasi, su L’Adige, dell’ennesima questione ambientale in Trentino, questa volta che si riferisce al rio Riboch, in val di Non, inquinato da residui di pesticidi, peraltro proibiti.
Marco Ianes - Trento
sabato 3 agosto 2013
Riciclo pannolini, politica vecchia e ravvedimenti nuovi!
giovedì 16 maggio 2013
Aiutiamo l'ambiente: serata dedicata al tema dell'uso di pannolini/pannoloni riutilizzabili...
sabato 27 ottobre 2012
Inceneritore: si cambia strategia o è solo fumo negli occhi?
mercoledì 4 maggio 2011
Diossina a livelli preoccupanti in Trentino:non è allarmismo!
Diossina a livelli preoccupanti in Trentino.
È notizia di questi giorni che la diossina, in Trentino, ha raggiunto valori preoccupanti e minacciosi per la salute pubblica e, tale situazione, ci ha permesso di balzare in vetta alla triste classifica dei luoghi più inquinati d’Italia. Stupisce moltissimo che, chi deve gestire la cosa, cioè i nostri governanti, invece di preoccuparsi e avviare un serio confronto con gli attori in causa, magari coinvolgendo esperti veri al fine di cercare strade diverse per migliorare la situazione, invece gridino all’allarmismo strumentale. Stupisce anche che vi siano consiglieri provinciali che si dichiarano contrari all’inceneritore, ma poi, per ammorbidire la loro posizione nei confronti della maggioranza a cui appartengono, dicano anche che, tutto sommato, l’inceneritore previsto non peggiorerà di molto la situazione, pur riconoscendo che essa è già grave. Ma come, scusate, se è già grave così, anche solo un po’ di più la renderebbe gravissima! E poi in base a quali dati questi esponenti politici supportano la loro tesi di poca pericolosità e di scarsa incidenza sullo stato futuro, con la costruzione di un inceneritore? Queste persone hanno forse dati analizzabili che noi comuni cittadini non conosciamo? Se è così sarebbe meglio se li mettessero a confronto e a disposizione, così potremmo capire il perché un futuro inceneritore non dovrebbe aggravare di molto la situazione, già di per se molto grave. Si continua a parlare di falso allarmismo da parte di medici e associazioni ambientaliste che, però, a supporto delle proprie tesi hanno sempre portato dati pubblici, in tutte le serate proposte; ma i dati oggettivi e analizzabili a supporto delle teorie pro-inceneritore, chi li ha mai visti? Senza allarmismo, ma mi piacerebbe capire con dati e analisi e non per opinioni semplicistiche dettate dagli umori dei singoli o, peggio, per colore di bandiera politica. Basta decisioni prese con l’enunciazione e senza supporto di dati scientifici: non sulla salute di tutti noi, con questa non scherziamo, per favore; questi non sono falsi allarmismi, ma serie motivazioni per rivedere la politica ambientale del nostro amato Trentino, che si appresta ad incrementare la presenza di diossina, costruendo un inceneritore del tutto inutile, con spreco di denaro pubblico, sia per la costruzione vera e propria, da ritenersi inutile e superflua oltre che tecnicamente obsoleta, sia per la successiva spesa sanitaria che sarà incrementata per l’ulteriore crescita di patologie più o meno gravi determinate dall’inevitabile aumento dell’inquinamento. Un tavolo tecnico scientifico qualificato, ecco cosa servirebbe davvero e non propagande semplicistiche a sostegno di posizioni politiche non più condivisibili. Lo chiediamo da tempo come associazioni ambientaliste ma, si sa, noi facciamo solo allarmismo!


