"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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sabato 27 febbraio 2016

Formazione professionale, passi verso la disgregazione.



Formazione professionale, passi verso la disgregazione.


 Foto: un momento dell'incontro tra il Presidente Rossi e la delegazione dei docenti CGIL della formazione professionale trentina. 



Venerdì 26 febbraio il Presidente della Giunta Provinciale Ugo Rossi ha incontrato una delegazione di insegnanti della formazione professionale, presenti in adesione allo sciopero proclamato dalla CGIL e non sottoscritto da CISL e UIL, che invece hanno ritenuto superficiali le argomentazioni che hanno mosso i docenti verso un atto di protesta che qui vorrei provare a spiegare.
Nell’incontro i docenti hanno portato al Presidente Rossi le loro preoccupazioni sul futuro della formazione professionale trentina, in seguito alle vicende che si stanno susseguendo in questi mesi.  Infatti, nel novembre scorso, il Presidente, nonché assessore all’istruzione, ha firmato un protocollo di intesa con i sindacati, nel quale si parametrizzano alcuni aspetti relativi alla disponibilità degli insegnanti in termini di prestazioni orarie, con notevole apertura di questi ultimi verso le richieste di maggior impegno avanzate dalla PAT; si è data risposta favorevole, non senza sacrifici è bene dirlo, a precise richieste da parte della PAT in merito ad un notevole numero di ore in più da mettere a disposizione per i nuovi progetti in campo, quali i tirocini estivi, i corsi extracurricolari e il sistema duale che proprio il Presidente ha caro nel suo programma politico. Anche gli enti paritari, depositari della quasi totalità dell’organizzazione della formazione professionale trentina, hanno visto soddisfatte molte delle richieste, che sono state di fatto inglobate nel protocollo copra citato. Dunque, quale il motivo dello sciopero di venerdì 25 febbraio, se un accordo è appena stato sottoscritto? Proviamo a chiarire la vicenda.
Nonostante l’accordo che soddisfa le richieste degli enti, alcuni enti paritari ( Canossa e Veronesi) hanno deciso ugualmente di rescindere il contratto provinciale della formazione professionale, acquisendo il contratto nazionale; la differenza è sostanziale, sia dal punto di vista economico, poiché prevede salari di ingresso da fame per i nuovi assunti ( 60% del salario per il primo anno e poi negli anni successivi aumenti graduali, per arrivare solo dopo 4 anni al salario integrale), ma anche sotto il profilo degli inquadramenti professionali: i docenti non sarebbero più tali, ma verrebbero definiti “formatori”, perdendo di fatto la qualifica di insegnanti, con conseguente mancata attribuzione dei previsti punteggi di avanzamento nelle varie graduatorie specifiche. Vero è che nel protocollo di intesa si prevede “ il mantenimento salariale e il numero di ore provinciale” per i docenti in servizio e il Presidente Rossi, nell’incontro, ha confermato che se tale clausola non venisse rispettata,  l’ente mancante non si vedrebbe riconoscere le coperture economiche garantite dalla Provincia. Però,  rimane il grosso nodo della disparità tra docenti che fanno lo stesso lavoro, soprattutto per i nuovi assunti. Ci saranno docenti in alcuni enti che rimarranno tali, altri che, pur insegnando le stesse materie, saranno formatori, senza titoli per poter accedere ad altri canali quali, ad esempio, la scuola pubblica. Altro esempio, per rendere l’idea: nella stessa scuola ci saranno persone assunte di vecchia data che vedono applicato il contratto provinciale, mentre per i nuovi assunti si applicherà il contratto nazionale, con i limiti sopra esposti! Ma vi pare logico ed equo che ci siano lavoratori che eseguono le stesse funzioni, insegnanti che insegnano le stesse materie, ma che hanno contratti diversi?  Di fronte a questi temi, abbiamo posto al Presidente Rossi il  seguente quesito:” quale unità è possibile per la formazione professionale trentina, se la Provincia stessa permette che ogni ente possa avere le mani libere nell’applicare il contratto che gli è più congeniale?” Il Presidente ci ha risposto che non intende assolutamente dare indirizzi politici diversi da quelli in vigore e che con la clausola di garanzia relativa alla salvaguardia dello stipendio e delle ore ha fatto tutto ciò che doveva per garantire l’unitarietà del sistema formazione professionale. Rimane in noi docenti, forse un domani semplici assistenti formatori, l’amarezza di aver parlato con un politico che non ha capito ancora cosa sia davvero la formazione professionale trentina. Fatta da docenti non di serie B, ma da insegnanti che sono in scuole che accolgono il 25-30% degli studenti trentini, dove si plasmano i futuri artigiani, i futuri operatori turistici che sono l’ossatura dell’economia del nostro Trentino autonomo. Guardando al futuro, chi pensate che tra laureati e tecnici di esperienza si possa mettere in gioco nella formazione professionale, sapendo di venir visto come un assistente formatore, sapendo di percepire lo stipendio pieno solo dopo 4 anni, sapendo che non vedrà alcun riconoscimento nelle graduatorie docenti? Inoltre, se ogni ente potrà applicare il contratto che più gli aggrada, che tipo di unitarietà potrà mai avere la formazione professionale trentina? Altro esempio: in caso di trasferimento di un docente da un ente all’altro, se ciò avviene tra due enti che applicano contratti diversi, al docente verrà applicato il salario di ingresso; ma vi pare che, magari dopo 10 anni di servizio, un docente possa ripartire con il 60% dello stipendio? Queste assurdità stanno per essere avvallate anche politicamente, poiché il Presidente ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di obbligare gli enti paritari all’adesione al contratto provinciale. Bel passo in avanti verso l’unità della formazione professionale, ritenuta la “terza gamba” del servizio scolastico provinciale; una gamba di serie B, che si avvia tristemente verso l’amputazione dal sistema scolastico, dato che fra qualche anno i docenti potrebbero non essere più tali, con il beneplacito di alcune sigle sindacali ( CISL e UIL) , che rimangono chiuse sulla loro posizione incomprensibile di distacco da questa preoccupazione.  È triste notare come la formazione professionale trentina stia avviando un declino inesorabile, poiché se non si crea unità contrattuale tra i docenti, non è pensabile di creare qualità nei servizi alle famiglie e agli allievi; non si può pensare di avere una formazione professionale di qualità con “assistenti-formatori” sotto pagati, con selezioni che saranno clientelari nei vari enti paritari che non aderiranno al contratto provinciale, che invece ha nel suo articolato, precise definizioni tutelanti del ruolo del docente.; ma tutelanti soprattutto per gli studenti, poiché garantiscono competenze e conoscenze che gli insegnanti devono avere per poter esercitare.  Se questa è la strada che la Provincia intende tracciare per il futuro della formazione provinciale trentina, come docenti  non possiamo che essere fortemente preoccupati; non lo siamo solo per noi, ma soprattutto per i nostri studenti e per le famiglie che a noi si rivolgono per istruire i loro ragazzi, non certo per accudirli come assistenti

lunedì 27 ottobre 2014

Scuola,soldi,politica...

Leggo sui giornali, in questi giorni, che l’assessore Olivi dichiara che la provincia autonoma di Trento sta orientando sempre più gli investimenti nei settori di ricerca e scuola. Penso che questa sia una lodevole intenzione, perché invece, se si riferisce a fatti già compiuti, mi chiedo dove si  prendano i dati per supportare tali affermazioni. Vivo nel mondo della scuola da quindici anni e ogni momento che passa assisto attonito al calo pauroso di disponibilità economiche per aggiornamenti dei docenti, per approvvigionamento materiali didattici, per viaggi d’istruzione e perfino per i materiali di consumo più banali ed immediati.
Allora permettetemi la domanda: ”Dove finiscono tutti i soldi che la provincia stanzia per la scuola?”; gli stipendi dei docenti e del personale ausiliario sono fermi da diversi anni, quindi non sono certo serviti per dare aumenti, le strutture scolastiche sono in degrado  perenne e molte sono in attesa di interventi di ristrutturazione da decenni, qualcuna presentando anche qualche rischio di sicurezza per qualche grande struttura; inoltre, il parco macchine di molti centri di formazione professionale è rappresentato dagli stessi macchinari che vedevo io, giovane allievo, oltre 30 anni fa!!! Abbiamo classi sempre più numerose, alcune volte addirittura oltre i 25 allievi, situazione didatticamente improponibile, ma decisa da chi di insegnamento capisce poco o nulla; ebbene, in molte di queste classi non abbiamo nemmeno gli strumenti per tutti, ma spesso, solamente per 20/22 persone; e questi sono fatti verificabili ogni giorno nelle nostre scuole; inoltre spesso i supporti informatici, che dovrebbero essere all’avanguardia per far crescere i nostri giovani, sono invece rappresentati da computer talmente vecchi che ci mettono alcuni minuti solamente per avviarsi; per non parlare degli aggiornamenti software che non vediamo da anni!  Ora, per cortesia, possiamo sapere dove sono tutti questi soldi che si dice vengano stanziati per la scuola? Noi insegnanti gradiremmo vedere i fatti concreti e non sentire dichiarazioni inutili e fuorvianti. Andate a farvi un giretto per le varie scuole, professionali, licei, medie, elementari; parlate con i docenti che vivono in prima linea la programmazione e la gestione, soprattutto nelle aree tecniche, e ascoltate cosa vi possono raccontare; forse, ancora una volta, si riscontrerà l’enorme distanza tra la politica e la vita reale.

martedì 3 settembre 2013

Una società destinata ad un inesorabile declino, se non si investe in scuola e formazione.

Quali possono essere le prospettive nella scuola? All'insegna della ormai tanto proclamata spending review, inglesismo fastidioso usato per classificare tagli alla spesa pubblica, molto, anzi troppo spesso lineari e con poca logica lungimirante, davvero è difficile pensare a prospettive di crescita e innovazione. Nel mondo della scuola, già da qualche anno, si assiste a riduzioni troppo spinte del budget a disposizione, per far crescere il sistema. Badate bene, non sto parlando di soldi per i docenti o il personale in genere, quello è un altro argomento, sul quale peraltro ci sarebbe molto da discutere, se facessimo confronti con le retribuzioni degli insegnanti del resto d’Europa. No, sto parlando di investimenti su attrezzature, su materiali didattici, su monte ore dedicato sia all'aggiornamento del corpo docente, sia a disposizione per recupero allievi o per percorsi di sviluppo di eccellenze. Già, proprio su questi percorsi si tolgono risorse, giustificandone la necessità impellente per far quadrare i conti. Ma che senso ha parlare di sviluppo sostenibile, di progresso di una civiltà futura tesa al miglioramento delle condizioni socio economiche, se poi tagliamo sistematicamente i mezzi che servono a formare le future generazioni? Questo è un tema molto delicato e imprescindibile, per poter garantire una crescita reale e continua di un popolo. Anche il Trentino, purtroppo, si sta adeguando a questa fase recessiva in ambito culturale e scolastico e questo potrebbe innescare percorsi pericolosi, che potrebbero portare la nostra provincia al di fuori di quella eccellenza che l’ha vista protagonista negli ultimi decenni. Dobbiamo cercare, con convinzione politica, di concentrare risorse in questo campo e non distrarle verso percorsi fuorvianti e poco“redditizi”dal punto di vista della crescita delle nostre generazioni più giovani. La scuola e la formazione professionale meritano investimenti significativi e importanti, al pari dell’industria, dell’artigianato e del turismo; forse anche più di questi settori, poiché senza formazione anch'essi sarebbero destinati ad una fine mediocre. Non vi può essere sviluppo nei settori economici se non vi è programmazione di investimenti significativi nella formazione dei futuri industriali, artigiani e operatori turistici. Se il Trentino che vorremmo saprà mettere in campo risorse, certamente più mirate evitando sprechi, ma altrettanto certamente più significative, nel mondo della scuola e della formazione, riusciremo anche a far crescere tutto il resto dei comparti economici che determinano il progresso di una comunità. Diversamente, siamo inesorabilmente destinati al declino, sia culturale che economico, senza alternative. Nuove visioni sono necessarie, nuovi approcci verso il mondo della scuola, nuove e forti attenzioni sono necessarie per lo sviluppo sostenibile di un nuovo modello socio economico. E in questo nuovo modello, la scuola e la formazione devono rappresentare le fondamenta solide sulle quali costruire la nuova casa trentina, una nuova casa che accolga le innovazioni e che le sappia usare per una crescita armoniosa di tutti. Programmare un percorso virtuoso negli investimenti è certamente doveroso, ma non possiamo togliere ai nostri giovani la possibilità di crescere, studiando per prepararsi al loro ingresso nel mondo del lavoro; non certo in maniera così pesante e approssimativa, come sta avvenendo in questo periodo. Non possiamo permetterci di commettere questi errori, ne va della crescita di tutte le componenti della nostra società.