"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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lunedì 12 ottobre 2015

Novaledo, protesta contro la centrale a biomassa. Una centrale solo per profitto!




 Foto: la protesta a Novaledo, venerdì 9 ottobre, ha portato i comitati a mettere una bandierina per ogni bambino di Novaledo, sotto il monumento dei caduti e sotto la sede del Municipio. Simbolicamente, protestando per il forte attacco alla salute pubblica che tale centrale porterebbe.

Novaledo è un paesino della Valsugana, in Trentino. Non è un luogo molto noto, poiché non rientra nel circuito del turismo tipico di questa provincia. Tuttavia, in questi giorni assurge alle cronache locali molto frequentemente, poiché molti cittadini sono preoccupati per l’imminente e possibile costruzione di una centrale a biomassa, a servizio di una grande e nota realtà produttiva della zona, una fabbrica di marmellate famosa, la Menz e Gasser.  L’azienda ha avviato la procedura di richiesta autorizzativa, ottenendola,  per installare una centrale a biomassa legnosa,  per produrre energia termica per il proprio ciclo produttivo e energia elettrica da rivendere alla rete, con lo scopo di incamerare i forti incentivi che vengono riconosciuti a queste tipologie di centrali elettriche, classificate come fonti rinnovabili. Ho già scritto, qualche tempo fa, un articolo esplicativo su questo tema (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/18/centrali-a-biomasse-un-altro-percorso-che-di-sostenibile-non-ha-nulla/1782864/) spiegando che molte centrali a biomassa non starebbero in piedi economicamente senza incentivi. Il punto, però, non è la centrale a biomassa in quanto tale, bensì per quale motivo viene realizzata e se serve ad un bene collettivo o solo per lucro. Mi spiego meglio: la Valsugana è una zona che sta subendo un elevato inquinamento ambientale, dovuto ad un traffico veicolare intenso, alla presenza di un’acciaieria che determina moltissimi problemi ambientali; aggiungere una nuova fonte di emissione di polveri sottili in questa zona già compromessa, preoccupa non poco la popolazione locale.  La centrale in questione non andrebbe a coprire il fabbisogno energetico della popolazione, magari realizzando una rete di teleriscaldamento e non sostituirebbe la miriade di stufe e stufette che contribuiscono non poco all’inquinamento locale, bensì sarebbe aggiunta a queste ultime. Ecco perché diventa insostenibile in questo contesto. Ecco perché la gente protesta, preoccupata per la salute dei propri figli.
L’azienda che vorrebbe installare nel proprio stabilimento questa centrale a biomassa, rappresenta una realtà di riferimento per l’occupazione locale, garantendo posti di lavoro e indubbio prestigio alla zona. Ha identificato, in questo investimento, una via per abbattere i costi energetici della propria produzione. Scelta legittima, ma non ha considerato il contesto in cui si cala tale realizzazione tecnica. Un luogo già fortemente compromesso da situazioni già al limite, in fatto di presenze di nanopolveri. Nascono i comitati locali, che avviano una protesta, una battaglia per esortare l’azienda a rivedere tali scelte tecniche, che destano grandi timori per la salute pubblica. Non vi è astio, da parte dei comitati, nei confronti dell’azienda, ma molti cittadini della zona sono preoccupati dall’inevitabile incremento di polveri sottili che tale nuova centrale determinerebbe. E la provincia di Trento? L’ente pubblico ha ribadito più volte che, dove fosse presente il metano, non avrebbe incentivato la costruzione di centrali a biomassa, in quanto ritenute non compatibili con il territorio. Ma gli investimenti industriali vanno sostenuti, perciò via lo stesso  ai contributi a questa azienda che, indubbiamente, sta investendo sul territorio per ampliare lo stabilimento ,e questo è positivo, ma lo fa perseguendo una strada che non è sostenibile per la zona. Una centrale a biomassa, fatta per incamerare gli incentivi dal GSE per la produzione di energia elettrica, si parla di circa 1.600.000 euro lordi annui, ma che brucerà quasi  19.000 TON/anno di legna, si dice proveniente dalla zona, ma la zona non ha la sostenibilità per dare tanto combustibile per molti anni. E allora cosa si brucerà nel futuro?  La via futura potrebbe essere la combustione di CSS (COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO), che verrà fabbricato dalla provincia di Trento a fine ciclo dei rifiuti? Il CSS è diventato “biomassa” per decreto, una centrale a biomassa è, costruttivamente, simile ad un inceneritore, il prodotto verrà creato in loco o a pochi chilometri. L’intreccio tra i percorsi è solo una congettura, per ora, ma una centrale a biomassa, per rendere, deve bruciare e se la legna finisce, cosa brucia? Per ora il CSS non è un obiettivo di tale centrale, ma nel tempo potrebbe diventare davvero una valida alternativa in caso di carenza di legna. La provincia si scarica dei rifiuti, che diventano “biomassa”, l’azienda trova l’alternativa alla carenza di legna locale. Forse la gente ha ragione a preoccuparsi , in questa valle che soffre già di elevate situazioni di inquinamento ambientale.

domenica 5 ottobre 2014

Centrale a biomassa in Valsugana: nuovo pericolo per la salute pubblica.

Apprendiamo che in Valsugana c'è in atto un progetto di realizzazione di una centrale a biomassa, a servizio di uno stabilimento industriale di proprietà della Menz e Gasser, pregiata azienda di confetture alimentari.
Pur coscienti del fatto che i costi energetici industriali  sono sempre più elevati, siamo dell'opinione che, percorrere la strada di produrre energia tramite combustione, sia sempre una via errata.
Molteplici sono i motivi della nostra perplessità, anche e soprattutto per la location di tale nuova fonte di emissione: la Valsugana, zona già fortemente compromessa dalla presenza di siti inquinanti quali l'acciaieria di Borgo, solo per citarne un esempio. La centrale a biomassa che l'azienda vuole realizzare non è esente da emissioni tossiche e  pericolose; con il concetto di biomassa si vuole far passare l'idea che,bruciando residui del ciclo del legno come parrebbe nelle intenzioni dichiarate dall'azienda stessa, l'impatto ambientale sia praticamente nullo. Ebbene, ciò è assolutamente falso e fuorviante. Qualsiasi combustione produce diossine e residui di microparticelle che interagiscono con la qualità dell'aria che TUTTI respiriamo. Il problema, poi, si pone anche sotto un altro aspetto, molto più sottile; qualora il combustibile definito "biomassa" sia di natura diversa da quello dichiarato finora, cioè di origini vegetali, si avrebbe un ulteriore decadimento della qualità dell'aria, con conseguente aumento del rischio tumori e malattie varie per la cittadinanza.  Mi riferisco a quel famoso CSS (combustibile solido secondario), derivato dal trattamento dei rifiuti, che la provincia di Trento vorrebbe realizzare in uno stabilimento a Trento, per chiudere il ciclo dei rifiuti. L'associazione viene spontanea: la PAT realizza la materia prima (CSS) e le aziende che usano la "biomassa" lo utilizzano; il tutto con l'etica ecologica d'ufficio,dato che il CSS viene qualificato al pari della biomassa, dai regolamenti vigenti, come fonte rinnovabile (sic!). Davvero un bel passo avanti per l'ambiente trentino, sempre più gestito in maniera affaristica da una politica davvero poco attenta ai reali risvolti sulla salute generale dei cittadini. Mi pare poco percorribile una via di valorizzazione di queste forme alternative di energia, che definire "rinnovabili" è davvero assurdo. Siamo pienamente cosciente del fatto che trovare fonti di energia a costi sostenibili sia essenziale per le aziende, ma certe strade "mascherate" da ambientaliste non possono più essere sostenute. Davvero vogliamo credere alla bassa incidenza sulla nostra qualità ambientale e di vita di tali centrali a combustione? Continuare a perseguire tali vie non può essere intensificato come progresso e, men che meno, come via innovativa. Di rinnovabile non c'è nulla, c'è solo il solito interesse economico a discapito del bene collettivo e pure della sicurezza di tutti. Spiace che la politica locale liquidi con semplicità e superficialità tali aspetti fondamentali della qualità della vita. Ambientalisti a parole lo sono tutti, ma quelli veri sono davvero preoccupati di questi percorsi; e quelli veri sono rimasti fuori dai giochi politici e possono solo provare a risvegliare le coscienze, sperando in un futuro più sostenibile davvero.

Marco Ianes co portavoce Verdi del Trentino.