"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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lunedì 29 settembre 2014

Decreto “Sblocca Italia” e misure urgenti in materia di energia


Decreto “Sblocca Italia” e misure urgenti in materia di energia .

Nel recente decreto “sblocca Italia, al capo IX, articoli 36,37 e 38, si parla di misure urgenti in materia energetica. Peccato, però , che di energia si parli veramente poco, se non per nulla, poiché si trovano riferimenti solamente agli idrocarburi e alle possibilità di effettuare campagne di ricerca nei territori e nei mari dello Stato. Non si capiscono i motivi per i quali, questo governo, non abbia inserito in questo decreto anche la possibilità di esplorare nuove vie per le risorse rinnovabili, quali acqua, vento e sole.
Il nostro paese è dotato di molte coste, al largo delle quali vi sono correnti d’aria che definire “interessanti” energeticamente è davvero riduttivo; al largo di tali coste, infatti, la presenza quasi costante di valori significativi  di movimenti eolici, sarebbe tale da giustificare insediamenti  di produzione di energia da fonte eolica. Tali insediamenti risulterebbero notevolmente preziosi per la tutela del mare dal punto di vista ambientale, niente trivellazioni dannose, impatto visivo pressoché nullo se installati a debita distanza dalla costa. Se andiamo in Danimarca, a Middengrunden , troviamo, ad esempio, un parco eolico off-shore (fuori costa) che è scarsamente visibile dalla costa, quindi salvaguardando anche l’aspetto impattante; la Danimarca, ormai sempre più frequentemente nel corso dell’anno, raggiunge il suo soddisfacimento energetico grazie agli impianti eolici.
Altra questione potrebbe essere tirata in campo con gli impianti fotovoltaici; finita l’era degli incentivi megagalattici che hanno dato modo alle multinazionali di arricchirsi e speculare, sarebbe forse ora di programmare investimenti sul fotovoltaico mirato esclusivamente al fabbisogno energetico puntuale delle piccole-medie imprese e dei privati; si potrebbe, così, incentivare e sviluppare una sorta di democrazia energetica, con risparmi notevoli sugli idrocarburi, che regolarmente importiamo e strapaghiamo da altri paesi.  Le aziende ne avrebbero un doppio beneficio: riduzione dei costi dell’energia per la propria attività, dati i minori prelievi dalla rete e defiscalizzazione dell’investimento effettuato per l’impianto. Ne trarrebbe beneficio anche lo Stato, che vedrebbe incrementate fatturazioni per installazioni impiantistiche e manutenzioni, con il conseguente gettito IVA aumentato, nonché con le tasse maggiori delle imprese realizzatrici; ne trarrebbe beneficio l’occupazione, soprattutto giovanile, che potrebbe vedere incrementi di posti di lavoro stimati già alcuni anni fa in circa 150.000 nuovi impieghi nel settore elettrico-elettronico; ne trarrebbe beneficio l’ambiente, che vedrebbe minori consumi di idrocarburi, minori emissioni di gas inquinanti e, quindi, migliore qualità dell’aria.
Ulteriore sviluppo sostenibile potrebbe essere quello di incentivare il micro-idroelettrico; in questo settore ci sarebbe spazio per notevoli insediamenti in piccoli siti e, tali interventi, potrebbero anche essere una buona via per prendere in mano la situazione idrogeologica italiana, avviando un serio monitoraggio dei corsi d’acqua, sia per rilevare potenzialità energetiche, ma anche per calibrare eventuali interventi di assestamento e messa in sicurezza dei corsi d’acqua medesimi.
Con questo decreto, invece, si è dato spazio a percorsi che di sostenibile hanno davvero poco; percorsi che hanno costi elevatissimi, poiché campagne di rilievi e, poi, di “coltivazione”(termine tecnico, ma che a me piace davvero poco, in quanto trattasi di sfruttamento di giacimenti, a rischio elevato di inquinamento ambientale) dei giacimenti non danno la garanzia di ritorni economici e produttivi tali da essere supportati. Il nostro Paese ha risorse naturali incredibili, in termini di sole, vento e acqua, ma ancora una volta non siamo in grado di cambiare rotta, incentivando e promuovendo settori  reali della “green economy”, che potrebbero creare nuovi posti di lavoro e prospettive di lunga durata.
Un decreto “sblocca Italia" che, per la parte energetica, sicuramente presenta molte ombre e poche, davvero poche luci; mi risulta difficile credere in un governo che acclama gradi cambiamenti, che vuole incentivare lo sviluppo “green”, che vuole proporre nuovi posti di lavoro e nuovi percorsi per lo sviluppo economico e,poi, per contro, decreta come prioritarie per lo sviluppo energetico italiano campagne di trivellazioni  per la ricerca di idrocarburi che, ammesso che vengano trovati, avranno costi elevatissimi sia per la realizzazione degli eventuali impianti di prelievo e raffinazione, sia per la gestione ambientale.
Ancora una volta prevalgono i proclami, ma nulla di nuovo sotto il “sole” italiano, che perde un’altra occasione per lanciare una vera ripresa economica.  Difficile davvero pensare di cambiare prospettive, in un Paese arenato su percorsi insostenibili; se davvero si vuole crescere, è necessario cambiare radicalmente e anche “dolorosamente”, come ha detto Renzi qualche giorno fa; ma, non è ben chiaro per chi debbano essere i dolori! Non certo per le solite multinazionali petrolifere che continueranno a godere dell’appoggio di un governo che sta letteralmente tradendo tutte le aspettative.

giovedì 8 maggio 2014

THE INVOLUTION CLOUD: la fiera di Milano delle energie rinnovabili. Ovvero: come non credere in uno sviluppo sostenibile in Italia!

THE INVOLUTION CLOUD: la fiera di Milano delle energie rinnovabili.

Ovviamente, il nome corretto è "the innovation cloud"! Ieri, 7 maggio, è partita la fiera delle energie rinnovabili, a Milano.
Solamente due anni fa, ci volevano quasi due giorni per visitarla seriamente e completamente, data l'estensione che occupava diversi padiglioni della nuova struttura di Rho.

Ebbene, il nostro Paese sta investendo talmente tanto nelle energie rinnovabili e nell'innovazione tecnologica della gestione energetica che, quest'anno, la fiera copre solamente tre quarti di un padiglione unico; fiera visitabile in due/tre ore al massimo!

Non vi è dubbio che la storia delle tariffe incentivanti, certamente spropositate, dei passati "conti energia" - ben 5 in 7 anni, gli ultimi 4 in soli due anni- abbia attirato, nel recente passato, innumerevoli investitori esteri e nazionali, che hanno sicuramente speculato su tali percorsi divenuti attualmente insostenibili.

Abbiamo di nuovo sbagliato modo, in maniera tipicamente italiana, nel progettare il sistema di incentivazione del settore fotovoltaico. Grandi incentivi nei primi tempi, esagerati e che hanno coltivato le grandi speculazioni, hanno determinato la nascita di molte aziende di settore e la conversione su tale mercato di molte aziende in crisi. Ora che gli incentivi sono stati tolti, tutti o quasi sono spariti, molte di quelle aziende hanno chiuso, con forti perdite e con una marea di licenziamenti.

Incentivare come è stato fatto, è servito solamente per le grandi multinazionali, che hanno goduto, e godono tuttora, di riconoscimenti tariffari enormi. Ad esempio, una centrale fotovoltaica di 1 MW, realizzata nel 2010, con il secondo conto energia, può dare un incentivo pari a 0,4 € per Kwh prodotto; ipotizzando una produzione di 1 MWH all'anno, tale centrale renderà circa 400.000 €/annui, solamente di tariffe incentivanti, con una spesa di installazione di circa 1 ML DI €; rientro, quindi in 3/4 anni dall'investimento, poi per altri 16/17 anni, guadagno netto e pulito. Si capisce subito che la speculazione è stata enorme!

Differente sarebbe stato avviare una campagna incentivante con tariffe moderate, atte a sviluppare un sistema organico di microproduzione localizzata; con tale sistema si sarebbe potuto davvero avviare una nuova via innovativa per un settore industriale nuovo; un nuovo percorso sistematico che avrebbe dato spazio a produttori di moduli e inverter per programmare investimenti pluriennali in Italia, un sistema che, diventando radicato sul territorio, avrebbe generato stabilità nel settore e aperto vie occupazionali molto significative.

Ma, nel nostro Paese si privilegiano sempre gli interessi di poche lobbies, rispetto al bene collettivo; infatti, i grandi investitori hanno portato capitali fintantoché le tariffe incentivanti erano in vigore, traendone profitti enormi; ora, che il mercato è in stagnazione, sono tutti scappati!

Ma quali sono le prospettive? Le nuove frontiere del settore energia si svilupperanno in ambito dello storage, cioè nell'immagazzinare la sovrapproduzione di energia durante il giorno, per riutilizzarla la notte. Con tali sistemi si potrebbe ravvivare nuovamente un mercato fermo da oltre un anno, per scelte politiche assurde; non più incentivi, che favorirebbero solamente gli speculatori, ma sgravi fiscali sistematici e certi, che potrebbero far ripartire questo settore promettente.

Gli sgravi fiscali, come ad esempio il recupero Irpef del 50% attualmente in vigore, dovrebbero divenire stabili; se ciò potesse essere garantito, le industrie e le aziende installatrici avrebbero modo di programmare i loro investimenti su basi decennali, con rientri occupazionali molto interessanti. Le nuove frontiere energetiche potrebbero aprire davvero un Green New Deal in Italia, basterebbe mettere da parte gli interessi di pochi, garantendo il futuro di tutti.

Allora, forse, potremmo riprendere a parlare realmente di "Innovation Cloud" e tornare ad essere protagonisti del nostro sviluppo e primi attori nel settore energetico. Diversamente, siamo destinati ad un'inesorabile declino, sempre dipendenti da fonti fossili, che ci costano tantissimo; costi energetici che limitano anche tutti gli altri settori economici.

Ma, purtroppo, L'Italia è ferma e nulla si muove in questo campo; la gestione energetica è data in mano, troppo spesso, o a persone incompetenti o a persone che hanno interessi diversi da un reale sviluppo a favore di tutti! E tutti, industriali, operai, sindacati e cittadini comuni, sembrano non accorgersi che il settore energetico è, e sarà sempre più, uno degli aspetti fondamentali per uno sviluppo futuro.

Gli altri stai europei, Germania in primis, se ne sono già accorti e stanno lavorando sulle energie rinnovabili e sul loro sfruttamento nel campo dello storage, noi italiani siamo fermi, con una burocrazia oppressiva e con una politica industriale totalmente assente.