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"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
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mercoledì 18 novembre 2015
mercoledì 3 giugno 2015
Le centrali a biomasse emettono solo vapore acqueo? Certi amministratori lo pensano davvero?
Leggo alcune dichiarazioni della sindaca di Cembra,
dottoressa Nardin, in merito alla centrale a biomassa nel paese che dirige.
Vorrei segnalare che dire "... dal camino esce solo
vapore acqueo"(sue dichiarazioni nell'intervista), è una falsità inaudita
e si prende in giro la cittadinanza.
Al pari di ogni processo di combustione, quello che
avviene nelle centrali a biomasse introduce fattori di inquinamento nell'aria:
monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili (COV) e
particolati vari, derivati da metalli pesanti contenuti fisiologicamente nel
legno. Che la centrale di Cembra possa essere rispettosa delle normative
vigenti, personalmente non ho motivo di dubitarne, poiché non ho elementi per
valutare, ma dire che non escono inquinanti è tecnicamente errato e nessun
tecnico, nemmeno quelli a favore delle centrali a biomasse, mai sosterrà tale
dichiarazione.
Un accenno sulla CO2 emessa. Vero che il bilancio della
CO2 emessa va a pareggio con quella accumulata dalla legna che si brucia, ma
altrettanto vera è la valutazione limitata che si da a questo tema, occultando
il fattore tempo. Infatti gli alberi accumulano CO2 in decenni di vita, mentre
noi emettiamo, durante la loro combustione, la stessa quantità, ma in un tempo
brevissimo. Quindi il saldo totale è si pari a zero, ma non lo è se riferito al
momento dell'emissione, in cui troviamo notevole presenza di CO2 da smaltire.
Questo è un disequilibrio sottovalutato e non contemplato in molte analisi di
impatto ambientale.
Per quanto riguarda, poi, le altre emissioni, segnalo che
le polveri fini, le cosiddette nanopolveri, sono le peggiori che si possano
controllare in emissione e molto difficili da misurare e fermare; sono proprio
queste le peggiori per la salute di uomini e animali, quelle che si legano alle
molecole e alle cellule, generando forme tumorali in tempi anche molto lunghi.
Se fossi sindaco di un paese, detentore dell'obbligo di tutela della salute
pubblica, mi preoccuperei moltissimo di questo, invece che dichiarare cose
assolutamente non sostenibili scientificamente.
Aspetteremo le prime analisi di emissione e vedremo se ci
sarà solo vapore acqueo; se così sarà, la sindaca di Cembra avrà trovato la
fonte migliore di produzione di energia, risolvendo i problemi del mondo
inquinato, indicando la via per eliminare l'effetto serra e i pericoli
determinati dalle combustioni in genere. Strano, però, che non ci sia arrivato
nessuno finora!
Marco Ianes - Trento
lunedì 9 febbraio 2015
Centrali a biomassa: gli atti del seminario.
INTRODUZIONE:
Il seminario nasce dall’esigenza di
capire cosa sono le centrali a biomasse, cosa si intende per biomassa e quali
tipi di biomassa esistono per essere utilizzate. Per avviare un percorso di
informazione e formazione, abbiamo avuto al tavolo alcuni esperti di settore, che
hanno opinioni diverse, spesso contrastanti tra di loro, ma comunque
utili per cercare di capire. Ognuno ha pari dignità e deve avere il massimo
rispetto da parte di tutti; dico questo perché lo scopo è di ascoltare
teorie tecniche e pareri di professionisti stimati nel loro settore e, quindi,
a loro va il nostro massimo rispetto; anche se possiamo avere idee diverse, per
ognuno di loro formuliamo un grande ringraziamento per essersi messi a
disposizione al solo scopo di creare informazione. Speriamo, con questo primo
incontro, di avviare un percorso di riflessione importante; non abbiamo la
pretesa di indurre e forzare idee nelle persone, né tantomeno di trovare in
poche ore la soluzione ideale e la risposta a tutti i quesiti; vogliamo
solamente aprire un confronto sano e costruttivo, anche tra posizioni diverse.
IL MIO INTERVENTO:
E' necessario chiarire bene il concetto di biomassa; nel nostro
Paese non esiste una definizione chiara ed inequivocabile; Troppi materiali,
troppe provenienze diverse e troppi i campi di utilizzo; troppe anche le fonti
legislative e istituzionale che danno definizioni diverse.
Se, però, prendiamo
la definizione data dall’attuale legislazione italiana nella quale si dice: «Biomassa= .. la frazione
biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti
dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca
e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato,
nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani».
Possiamo dire che in questa definizione si
trovano una marea di materiali che con ciò che possiamo definire BIO, hanno
davvero poco a che vedere! Quale biomassa ci troveremo a gestire sui nostri
territori? Oggi abbiamo parlato principalmente di biomassa legnosa, ma per
decreto ministeriale, è bene sapere che diventa comparata alla biomassa anche
il CSS; per decreto, infatti, tale prodotto derivato dai rifiuti diventa “END
OF WASTE”, cioè FUORI DALL’ELENCO DEI RIFIUTI, QUINDI GESTIBILE COME UNA
BIOMASSA COMBUSTIBILE!
Ma stiamo sempre parlando di prodotti a
matrice plastica, lavorati e miniaturizzati , ma sempre di origine PLASTICA! Se
daremo sviluppo ulteriore alla combustione di tali “biomasse per decreto”, ci
ritroveremo piccoli inceneritori sparsi sul territorio.
È pur vero che, allo stato attuale delle
normative vigenti il CSS deve essere convogliato in grandi strutture, però le
normative si cambiano facilmente; ne sanno qualcosa gli operatori del
fotovoltaico, che si sono visti cambiare le regole ben 5 volte ( cinque conti
energia) in soli due anni e mezzo! Non credibile un sistema normativo come il
nostro; che parte con determinati presupposti per far avviare e accettare nuovi
percorsi in maniera soft, per poi cambiare le carte in tavola frequentemente,
subendo pressioni di lobbies varie!
Parlando di biomasse è inevitabile allargare
la questione alla STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE; sempre più spinta verso
ulteriori incentivi e favori alle lobbies del petrolio; non a caso anche nel
recente decreto SBLOCCA ITALIA, si persevera nell’incentivare le trivellazioni
ON SHORE e OFF SHORE, per ricercare
petrolio a costi davvero insostenibili.
-
Una strategia energetica che
di sostenibile ha veramente poco; INCENTIVAZIONE (CERTIFICATI VERDI/BIANCHI)
NON CALIBRATA SU L’EFFETTIVA SOSTENIBILITA’ DEI SISTEMI
-
ERRATA INCENTIVAZIONE DEL
PASSATO SU FONTI RINNOVABILI (EOLICO E FOTOVOLTAICO)
-
ULTERIORE INCREMENTO DI
CONTRIBUTI AL SETTORE DELLE FONTI FOSSILI (IDROCARBURI)
Se, poi, analizziamo bene il percorso che ha
portato all’elaborazione di questo pseudo piano energetico, scopriamo che MANCA
TOTALMENTE una seria valutazione sulle allocazioni di determinate centrali di
produzione ; ne è un esempio lampante la volontà di concedere il permesso per
una centrale a biomassa a Novaledo; la centrale in se stessa, molto
probabilmente rispetterà i dettami normativi in materia di sicurezza; ma manca
l’allacciamento alla situazione esistente! Come si può pensare di calare
un’ulteriore fonte inquinante in un
luogo già fortemente depresso e invaso da fonti di emissione che hanno
già superato i limiti e che destano fortissima preoccupazione nella popolazione?
Inoltre, se una centrale viene allocata per
sostituire fonti di emissioni sparse, molto probabilmente potrebbe anche
risultare conveniente; mi spiego meglio. Se in un sito costruiamo una centrale
per sostituire TUTTE le micro caldaie private, calibrando la produzione per
sostituire tali finti sparse, sicuramente ne trarremo un beneficio collettivo;
un’unica fonte di emissione, ben controllata dall’ente pubblico e rimozione di
piccole caldaie che bruciano chissà cosa! Questa potrebbe essere una via
corretta per giustificar sviluppo di tali sistemi; ma se, invece, realizziamo
una centrale che si aggiunge alla situazione esistente…è facilmente intuibile
che la situazione ambientale non può che peggiorare!
Quindi, purtroppo, è evidente che la politica
italiana è carente sotto il profilo di una corretta programmazione energetica e
di una sostenibile progettazione di un serio piano industriale.
Cosa ci resta da fare? Ogni cittadino ha
l’obbligo, e noi tutti oggi lo stiamo facendo, di documentarsi e di farsi
portatore critico di osservazioni e proposte. Abbiamo l’obbligo di muoverci
tutti e di tentare di cambiare la politica delle lobbies che, purtroppo, hanno
i loro referenti nelle stanze della politica che conta!
Dobbiamo stare vigili, acquisire conoscenze e
muovere opinioni sempre più diffuse.
Lo dobbiamo fare per la nostra incolumità e
per quella dei nostri figli e nipoti!
Perché : “la terra non è
eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri
figli!”
Ecco il link al quale potete scaricare gli atti del seminario:
http://www.marcoianes.net/area_download_4.html
Nella pagina trovate, in alto, il link che vi chiede di salvare un file ZIP, all'interno del quale ci sono tutte le presentazioni dei relatori.
Marco Ianes - Trento
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sabato 24 gennaio 2015
Centrali a biomassa: necessario fare chiarezza.
Leggo sui giornali, sempre più frequentemente, prese di
posizione varie e interessamenti sulle centrali a biomasse. Ci sono alcune cose
sulle quali è necessario fare chiarezza, per evitare di cadere nella banalità,
che molto spesso, purtroppo, prevale.
Dunque, le centrali a biomassa sono centrali a combustione;
ne deriva che, qualsiasi prodotto si bruci, vi sono delle emissioni in aria di particelle che sicuramente non
sono favorevoli all’ambiente circostante e ad una buona salute pubblica. Il
legislatore, europeo e a scendere i vari stati membri, hanno assegnato dei
valori limite a queste emissioni, ritenendo che tali valori “di legge”, possano essere tollerabili per la
salute e per l’inquinamento. Sono valori ponderati che, però, non tengono conto
di un fattore importante: il contesto ove viene calato un impianto a biomassa. Naturalmente, un altro fattore
importante riguarda anche ciò che si brucia; vi è differenza abissale tra
bruciare biomassa legnosa (e anche qui c’è distinzione tra legno e legno) e
derivati dai rifiuti (CSS).
Facciamo qualche esempio, per rendere l’idea; se un comune
decide di attivare un impianto a biomassa legnosa e realizza una rete di
teleriscaldamento, con l’obiettivo di eliminare le caldaie domestiche a legna
del paese, molto probabilmente si scoprirebbe che tale intervento è a favore dell’ambiente e migliorerebbe la qualità dell’aria della
zona. Se, invece, un privato, realizza
una centrale a biomassa di grandi dimensioni, per esempio per produrre vapore
per il proprio stabilimento, tale impianto si aggiunge alle fonti di emissione
esistenti, aggravando la situazione; in questo caso la situazione diventa grave
se la zona, per esempio, è già al limite accettabile, anche e la centrale in se
stessa rispetta i limiti di emissione di legge.
Vi è, poi, un’altra considerazione da valutare: un conto
sono i limiti imposti dalla legge, un conto sono le opportunità di
realizzazione di tali impianti. Molto spesso le seconde non vengono nemmeno
considerate e, anzi, ritenute fastidiose, poiché mettono in campo analisi che
vanno oltre il profitto di pochi, a scapito del bene collettivo.
Nel nostro Trentino sta prendendo piede la strada dell’uso
delle centrali a biomasse legnose, però con approcci che non sono assolutamente condivisibili; a
Novaledo si vuole costruire una centrale a servizio di un privato, che ha
bisogno certamente di energia, ma tale insediamento andrà ad aggravare una
situazione già seriamente pericolosa, in
una zona che sta già pagando un dazio
molto alto grazie al traffico veicolare e alle acciaierie di Borgo che
sono a qualche chilometro. A Cembra, invece, si è realizzata una centrale a
biomassa per produrre energia elettrica e termica; la prima per venderla alla
rete, la seconda per riscaldare due
palazzi; ma da aprile a settembre che si fa di questa energia termica? La
trasparenza certo non impera in quel di Cembra, visto che la sindaca non ha
ritenuto necessario mettere a disposizione i dettagli dell’impianto dopo la
richiesta avanzata in comunità di valle. Questo impianto non pare avere le
caratteristiche di bene pubblico, bensì sembra soddisfi le
esigenze di un’impresa che ha voluto realizzare un a struttura di produzione di
energia elettrica per monetizzare, cosa peraltro lecita secondo le normative
vigenti. Penso che altri possano essere i sistemi per dare alle nostre aziende e alle nostre
comunità, energia a costi più contenuti; puntare sul reale risparmio
energetico, sulle reali fonti rinnovabili, quali sole, vento e acqua sarebbero
le reali strade da intraprendere.
Non voglio demonizzare le centrali a biomassa, ovviamente a
legna; tuttavia per lo stato italiano anche il CSS (combustibile da rifiuti) è
classificato come biomassa, ma personalmente questa la ritengo una delle più
grandi menzogne italiane; però voglio
segnalare che è vincolante sapere dove
vengono realizzate queste centrali e determinarne gli scopi, che
devono essere di bene comune. Non si può ragionare solamente con i limiti dati
dalle normative vigenti, è troppo
restrittivo e riduttivo, nonché rischioso per la salute di tutti. Ecco perché ne parleremo il 7
febbraio, in un seminario al teatro del
centro professionale ENAIP di Villazzano; per fare chiarezza e discuterne con
apertura mentale. Tutti sono invitati, se si vuole capire veramente e non fare semplice demagogia. Avremo tecnici
a favore, medici per l’ambiente e un noto chimico di fama internazionale che, invece, ci spiegheranno gli aspetti
negativi. Per fare chiarezza, sempre più necessaria.
Marco Ianes - Trento
sabato 13 dicembre 2014
Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.
Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.
Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO
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domenica 16 novembre 2014
Biomasse, ambiente ed energia in Trentino. Si parte da Cembra.
Biomasse, ambiente, energia e Trentino.
Cosa uniscono le parole biomassa, ambiente ed energia al nostro territorio, il Trentino? Molte cose per la verità, ma andiamo per gradi; cos'è una biomassa? La DIRETTIVA EUROPEA 2009/28/CE definisce la biomassa come "frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca e acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani". Nel D.M. 6 luglio2012 "Nuovi incentivi alle rinnovabili", viene inserito un elenco di questi materiali e si trova davvero di tutto; ne citiamo alcuni alquanto anomali in termini di biodegradabilità: pneumatici fuori uso, limatura e trucioli di materiali plastici, materiali isolanti a matrice plastica, residui di plastiche e gomme generiche. Potrei continuare con l'elenco ufficiale di materie che di biologico inteso come "naturale" hanno davvero poco a che vedere. Ecco dunque la riflessione legata all'ambiente: non si capisce come sia possibile credere di tutelare l'ambiente bruciando queste "biomasse", definite tali solo per decreto, quando invece sono materiali che, se combusti, provocano emissioni di diossine e miscele chimiche dannose per le coltivazioni e gli allevamenti, quindi per i cibi che mangiamo, oltre anche ad incrementare l'inquinamento atmosferico e quindi l'aria che respiriamo. E il legame con l'energia? Certo, la combustione di tali materiali porta a generare energia termica ed elettrica; ma lo sapete che le perdite date dalla produzione di energia con tali sistemi sono talmente elevate che, se non esistessero gli incentivi statali per queste fonti "rinnovabili", nessuno penserebbe di generare energia con questi sistemi?
E il Trentino che c'entra? La nostra provincia ha da tempo deciso di lasciare la strada dell'incenerimento dei rifiuti, grazie alla perseveranza dei cittadini che hanno creduto nella raccolta differenziata; però, ecco nascere nuove idee e nuove prospettive di piccoli inceneritori occultati sotto il sistema delle centrali a biomasse. Dunque il sistema funziona così: si costruiscono centrali a biomasse per bruciare inizialmente iresidui legnosi dell'agricoltura e della lavorazione del legno, avviando così la procedura di incentivazione dell'energia, grazie al decreto sopra citato; poi, il residuo dei rifiuti della raccolta differenziata sarà trattato dalla provincia per diventare CSS (combustibile solido secondario, derivato da plastiche, gomme e rifiuti vari); ecco trovato il collegamento; niente inceneritore gigante, ma piccole centrali a biomasse sparse per il territorio trentino, che bruceranno i residui legnosi, ma potranno anche bruciare i residui di rifiuti, come dall'elenco che ho sopra esposto; veri e propri piccoli inceneritori, fuori dalla visibilità abnorme del mega impianto che si voleva costruire, lontani da sguardi indiscreti, avviati silenziosamente, come per esempio è avvenuto in questi giorni a Cembra, dove nel silenzio generale e davvero con poca trasparenza, è stata avviata la produzione di energia da biomassa nella nuova centrale sita proprio nel comune di Cembra! Ma cosa si brucia? Cosa si brucerà? È di venerdì 14 novembre un incontro pubblico, che definirei promozionale più che informativo, dell'amministrazione locale, supportata dallo staff tecnico che ha realizzato l'impianto e che parla solo di cippato di alta qualità. Promozionale dicevo, perché i relatori erano tutti di parte dell'impresa esecutrice e perché mancava un relatore esperto di problemi della salute, quale un medico, per esempio; quindi incontro monco e privo di contradditorio. Però alcuni quesiti sorgono: per una centrale della potenza di circa 600 Kw, come quella installata, servono circa 5.500 TON/ANNO di combustibile; dove si prenderanno questi cippati se è vero che si vuole averli a chilometro zero? E , un domani che il cippato richiesto sarà scarso, da dove proverranno i combustibili? E quanti camion saliranno a Cembra, ogni giorno, per i rifornimenti? Quali saranno gli impatti delel emissioni (CO2, AZOTO, NITRATI E POLVERI SOTTILI) sull'ambiente , sulle coltivazioni di uve pregiate per i nostri vini, sulla salute degli ignari cittadini che sono all'oscuro di tutto? A queste domande non si vuole rispondere, ma prima o poi verranno a galla in maniera inesorabile. Qualcuno ha poi detto che il bilancio di CO2 è pari a zero, perché la pianta che viene bruciata emette la CO2 che ha immagazzinato nella sua vita; verissimo, ma qui si commette una truffa matematica molto subdola: la pianta ci mette anni o addirittura decenni ad immagazzinare la CO2 che la fa crescere, ma la restituisce in pochi secondi durante la combustione; quindi il saldo non è proprio pari a zero se rapportato all'ambiente esterno, ma lo è solo riferito alla vita della pianta; ecco svelato un altro trucchetto per abbindolare la gente e far credere che gli inquinanti emessi non esistono! Questi nuovi percorsi di combustione dei materiali, definiti biologici per decreto, sono quanto di più subdolo si potesse inventare, per imbrogliare la gente; definire questi impianti sostenibili in quanto utilizzatori di fonti rinnovabili è davvero di una falsità inaudita! Se, poi, si aggiunge anche che il CSS, viene elevato a "fonte rinnovabile", siamo davvero all'imbroglio totale; che cosa c'è di rinnovabile nel bruciare gomme e plastiche o loro residui? Sembra che anche in Trentino stia partendo una stagione di sviluppo delle centrali a "biomasse", con la possibilità futura che le stesse possano bruciare quel famoso CSS che la provincia si ostinerebbe a voler realizzare tramite l'insediamento di un sito produttivo per trattare il residuo dei rifiuti; ecco quindi svelato l'arcano del percorso di chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino; piccoli inceneritori disseminati nei vari territori, avviati nel silenzio quasi assoluto, alla chetichella e senza clamore; ma quali saranno gli sviluppi ambientali di un territorio vocato alla produzione di vini pregiati, di mele rinomate in tutto il mondo? Quale sarà il futuro dei cittadini che si troveranno a respirare, davvero ignari, un'aria altamente inquinata, ma che sarà ritenuta salubre per decreto? È finita la stagione delle proteste contro gli inceneritori, ma sembra che siano in atto strategie ben diverse e assai più subdole, per percorrere le strade del profitto a scapito della tutela ambientale e della salute pubblica. Pensare male è peccato, ma purtroppo molte volte ci si azzecca!
giovedì 30 ottobre 2014
Biomasse, ambiente, energia e Trentino.
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La centrale a "biomassa" di Cembra; ma cosa esce dal camino? |
Cosa uniscono le parole biomassa, ambiente ed energia al nostro territorio, il Trentino?Molte cose per la verità, ma andiamo per gradi; cos’è una biomassa? La DIRETTIVA EUROPEA 2009/28/CE definisce la biomassa come “frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca e acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani”. Nel D.M. 6 luglio 2012 “Nuovi incentivi alle rinnovabili”, viene inserito un elenco di questi materiali e si trova davvero di tutto; ne citiamo alcuni alquanto anomali in termini di biodegradabilità: pneumatici fuori uso, limatura e trucioli di materiali plastici, materiali isolanti a matrice plastica, residui di plastiche e gomme generiche. Potrei continuare con l’elenco ufficiale di materie che di biologico inteso come “naturale” hanno davvero poco a che vedere. Ecco dunque la riflessione legata all’ambiente: non si capisce come sia possibile credere di tutelare l’ambiente bruciando queste biomasse, definite tali solo per decreto, quando invece sono materiali che, se combusti, provocano emissioni di diossine e miscele chimiche dannose per le coltivazioni e gli allevamenti, quindi per i cibi che mangiamo, oltre anche ad incrementare l’inquinamento atmosferico e quindi l’aria che respiriamo. E il legame con l’energia? Certo, la combustione di tali materiali porta a generare energia termica ed elettrica; quali, però, i rendimenti di tali macchine? Davvero molto bassi, come tutti i cicli produttivi dati dalla combustione; percentuali che oscillano tra il 30 e il 40% di rendimento; che significa? Che le perdite date dalla produzione di energia sono talmente elevate che, se non esistessero gli incentivi statali per queste fonti “rinnovabili”, nessuno penserebbe di generare energia con questi sistemi! E il Trentino che c’entra? La nostra provincia ha da tempo deciso di lasciare la strada dell’incenerimento dei rifiuti, grazie alla perseveranza dei cittadini che hanno creduto nella raccolta differenziata; però, ecco nascere nuove idee e nuove prospettive di piccoli inceneritori occultati sotto il sistema delle centrali a biomasse. Dunque il sistema funziona così: si costruiscono centrali a biomasse per bruciare i residui legnosi dell’agricoltura e della lavorazione del legno, avviando così la procedura di incentivazione dell’energia, grazie al decreto sopra citato; poi, il residuo dei rifiuti della raccolta differenziata sarà trattato dalla provincia per diventare CSS (combustibile solido secondario, derivato da plastiche, gomme e rifiuti vari); ecco trovato il collegamento; niente inceneritore gigante, ma piccole centrali a biomasse sparse per il territorio trentino, che bruceranno i residui legnosi, ma potranno anche bruciare i residui di rifiuti, come dall’elenco che ho sopra esposto; veri e propri piccoli inceneritori, fuori dalla visibilità abnorme del mega impianto che si voleva costruire, lontani da sguardi indiscreti, avviati silenziosamente, come per esempio è avvenuto in questi giorni a Cembra, dove nel silenzio generale e davvero con poca trasparenza, è stata avviata la produzione di energia da biomassa nella nuova centrale sita proprio nel comune di Cembra! Ma cosa si brucia? Cosa si brucerà? Quali saranno gli impatti sull’ambiente, sulle coltivazioni di uve pregiate per i nostri vini, sulla salute degli ignari cittadini che sono all’oscuro di tutto? Non è dato sapere! Top secret e dati irreperibili. Questi nuovi percorsi di combustione dei materiali, definiti biologici per decreto, sono quanto di più subdolo si potesse inventare, per imbrogliare la gente; definire questi impianti sostenibili in quanto utilizzatori di fonti rinnovabili è davvero di una falsità inaudita! Che cosa c’è di rinnovabile nel bruciare gomme e plastiche? Sembra che anche in Trentino stia partendo una stagione di sviluppo delle centrali a “biomasse, con la possibilità futura che le stesse possano bruciare quel famoso CSS che la provincia si ostinerebbe a voler realizzare tramite l’insediamento di un sito produttivo per trattare il residuo dei rifiuti; ecco quindi svelato l’arcano del percorso di chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino; piccoli inceneritori disseminati nei vari territori, avviati nel silenzio quasi assoluto, alla chetichella e senza clamore; ma quali saranno gli sviluppi ambientali di un territorio vocato alla produzione di vini pregiati, di mele rinomate in tutto il mondo? Quale sarà il futuro dei cittadini che si troveranno a respirare, davvero ignari, un’aria altamente inquinata, ma che sarà ritenuta salubre per decreto? È finita la stagione delle proteste contro gli inceneritori, ma sembra che siano in atto strategie ben diverse e assai più subdole, per percorrere le strade del profitto a scapito della tutela ambientale e della salute pubblica. Pensare male è peccato, ma purtroppo molte volte ci si azzecca!
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