"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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mercoledì 3 giugno 2015

Le centrali a biomasse emettono solo vapore acqueo? Certi amministratori lo pensano davvero?

Leggo alcune dichiarazioni della sindaca di Cembra, dottoressa Nardin, in merito alla centrale a biomassa nel paese che dirige.
Vorrei segnalare che dire "... dal camino esce solo vapore acqueo"(sue dichiarazioni nell'intervista), è una falsità inaudita e si prende in giro la cittadinanza.
Al pari di ogni processo di combustione, quello che avviene nelle centrali a biomasse introduce fattori di inquinamento nell'aria: monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili (COV) e particolati vari, derivati da metalli pesanti contenuti fisiologicamente nel legno. Che la centrale di Cembra possa essere rispettosa delle normative vigenti, personalmente non ho motivo di dubitarne, poiché non ho elementi per valutare, ma dire che non escono inquinanti è tecnicamente errato e nessun tecnico, nemmeno quelli a favore delle centrali a biomasse, mai sosterrà tale dichiarazione.
Un accenno sulla CO2 emessa. Vero che il bilancio della CO2 emessa va a pareggio con quella accumulata dalla legna che si brucia, ma altrettanto vera è la valutazione limitata che si da a questo tema, occultando il fattore tempo. Infatti gli alberi accumulano CO2 in decenni di vita, mentre noi emettiamo, durante la loro combustione, la stessa quantità, ma in un tempo brevissimo. Quindi il saldo totale è si pari a zero, ma non lo è se riferito al momento dell'emissione, in cui troviamo notevole presenza di CO2 da smaltire. Questo è un disequilibrio sottovalutato e non contemplato in molte analisi di impatto ambientale.
Per quanto riguarda, poi, le altre emissioni, segnalo che le polveri fini, le cosiddette nanopolveri, sono le peggiori che si possano controllare in emissione e molto difficili da misurare e fermare; sono proprio queste le peggiori per la salute di uomini e animali, quelle che si legano alle molecole e alle cellule, generando forme tumorali in tempi anche molto lunghi. Se fossi sindaco di un paese, detentore dell'obbligo di tutela della salute pubblica, mi preoccuperei moltissimo di questo, invece che dichiarare cose assolutamente non sostenibili scientificamente.
Aspetteremo le prime analisi di emissione e vedremo se ci sarà solo vapore acqueo; se così sarà, la sindaca di Cembra avrà trovato la fonte migliore di produzione di energia, risolvendo i problemi del mondo inquinato, indicando la via per eliminare l'effetto serra e i pericoli determinati dalle combustioni in genere. Strano, però, che non ci sia arrivato nessuno finora!

Marco Ianes - Trento

lunedì 9 febbraio 2015

Centrali a biomassa: gli atti del seminario.

INTRODUZIONE:
Il seminario nasce dall’esigenza di capire cosa sono le centrali a biomasse, cosa si intende per biomassa e quali tipi di biomassa esistono per essere utilizzate. Per avviare un percorso di informazione e formazione, abbiamo avuto  al tavolo alcuni esperti di settore, che hanno  opinioni diverse, spesso contrastanti tra di loro, ma comunque utili per cercare di capire. Ognuno ha pari dignità e deve avere il massimo rispetto da parte di tutti; dico questo perché lo scopo è di ascoltare teorie tecniche e pareri di professionisti stimati nel loro settore e, quindi, a loro va il nostro massimo rispetto; anche se possiamo avere idee diverse, per ognuno di loro formuliamo un grande ringraziamento per essersi messi a disposizione al solo scopo di creare informazione. Speriamo, con questo primo incontro, di avviare un percorso di riflessione importante; non abbiamo la pretesa di indurre e forzare idee nelle persone, né tantomeno di trovare in poche ore la soluzione ideale e la risposta a tutti i quesiti; vogliamo solamente aprire un confronto sano e costruttivo, anche tra posizioni diverse.
IL MIO INTERVENTO:
E' necessario chiarire bene il concetto di biomassa; nel nostro Paese non esiste una definizione chiara ed inequivocabile; Troppi materiali, troppe provenienze diverse e troppi i campi di utilizzo; troppe anche le fonti legislative e istituzionale che danno definizioni diverse.
Se, però, prendiamo la definizione data dall’attuale legislazione italiana nella quale si dice: «Biomassa= .. la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani».
Possiamo dire che in questa definizione si trovano una marea di materiali che con ciò che possiamo definire BIO, hanno davvero poco a che vedere! Quale biomassa ci troveremo a gestire sui nostri territori? Oggi abbiamo parlato principalmente di biomassa legnosa, ma per decreto ministeriale, è bene sapere che diventa comparata alla biomassa anche il CSS; per decreto, infatti, tale prodotto derivato dai rifiuti diventa “END OF WASTE”, cioè FUORI DALL’ELENCO DEI RIFIUTI, QUINDI GESTIBILE COME UNA BIOMASSA COMBUSTIBILE!
Ma stiamo sempre parlando di prodotti a matrice plastica, lavorati e miniaturizzati , ma sempre di origine PLASTICA! Se daremo sviluppo ulteriore alla combustione di tali “biomasse per decreto”, ci ritroveremo piccoli inceneritori sparsi sul territorio.
È pur vero che, allo stato attuale delle normative vigenti il CSS deve essere convogliato in grandi strutture, però le normative si cambiano facilmente; ne sanno qualcosa gli operatori del fotovoltaico, che si sono visti cambiare le regole ben 5 volte ( cinque conti energia) in soli due anni e mezzo! Non credibile un sistema normativo come il nostro; che parte con determinati presupposti per far avviare e accettare nuovi percorsi in maniera soft, per poi cambiare le carte in tavola frequentemente, subendo pressioni di lobbies varie!
Parlando di biomasse è inevitabile allargare la questione alla STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE; sempre più spinta verso ulteriori incentivi e favori alle lobbies del petrolio; non a caso anche nel recente decreto SBLOCCA ITALIA, si persevera nell’incentivare le trivellazioni ON SHORE e OFF SHORE,  per ricercare petrolio a costi davvero insostenibili.
-         Una strategia energetica che di sostenibile ha veramente poco; INCENTIVAZIONE (CERTIFICATI VERDI/BIANCHI) NON CALIBRATA SU L’EFFETTIVA SOSTENIBILITA’ DEI SISTEMI
     -         ERRATA INCENTIVAZIONE DEL PASSATO SU FONTI RINNOVABILI (EOLICO E FOTOVOLTAICO)
-         ULTERIORE INCREMENTO DI CONTRIBUTI AL SETTORE DELLE FONTI FOSSILI (IDROCARBURI)
Se, poi, analizziamo bene il percorso che ha portato all’elaborazione di questo pseudo piano energetico, scopriamo che MANCA TOTALMENTE una seria valutazione sulle allocazioni di determinate centrali di produzione ; ne è un esempio lampante la volontà di concedere il permesso per una centrale a biomassa a Novaledo; la centrale in se stessa, molto probabilmente rispetterà i dettami normativi in materia di sicurezza; ma manca l’allacciamento alla situazione esistente! Come si può pensare di calare un’ulteriore fonte inquinante in un  luogo già fortemente depresso e invaso da fonti di emissione che hanno già superato i limiti e che destano fortissima preoccupazione nella popolazione?
Inoltre, se una centrale viene allocata per sostituire fonti di emissioni sparse, molto probabilmente potrebbe anche risultare conveniente; mi spiego meglio. Se in un sito costruiamo una centrale per sostituire TUTTE le micro caldaie private, calibrando la produzione per sostituire tali finti sparse, sicuramente ne trarremo un beneficio collettivo; un’unica fonte di emissione, ben controllata dall’ente pubblico e rimozione di piccole caldaie che bruciano chissà cosa! Questa potrebbe essere una via corretta per giustificar sviluppo di tali sistemi; ma se, invece, realizziamo una centrale che si aggiunge alla situazione esistente…è facilmente intuibile che la situazione ambientale non può che peggiorare!
Quindi, purtroppo, è evidente che la politica italiana è carente sotto il profilo di una corretta programmazione energetica e di una sostenibile progettazione di un serio piano industriale. 
Cosa ci resta da fare? Ogni cittadino ha l’obbligo, e noi tutti oggi lo stiamo facendo, di documentarsi e di farsi portatore critico di osservazioni e proposte. Abbiamo l’obbligo di muoverci tutti e di tentare di cambiare la politica delle lobbies che, purtroppo, hanno i loro referenti nelle stanze della politica che conta!
Dobbiamo stare vigili, acquisire conoscenze e muovere opinioni sempre più diffuse.
Lo dobbiamo fare per la nostra incolumità e per quella dei nostri figli e nipoti!
Perché : “la terra non è eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli!”


Ecco il link al quale potete scaricare gli atti del seminario:
http://www.marcoianes.net/area_download_4.html

Nella pagina trovate, in alto, il link che vi chiede di salvare un file ZIP, all'interno del quale ci sono tutte le presentazioni dei relatori.

Marco Ianes - Trento

sabato 24 gennaio 2015

Centrali a biomassa: necessario fare chiarezza.


 
Leggo sui giornali, sempre più frequentemente, prese di posizione varie e interessamenti sulle centrali a biomasse. Ci sono alcune cose sulle quali è necessario fare chiarezza, per evitare di cadere nella banalità, che molto spesso, purtroppo, prevale.
Dunque, le centrali a biomassa sono centrali a combustione; ne deriva che, qualsiasi prodotto si bruci, vi sono delle emissioni  in aria di particelle che sicuramente non sono favorevoli all’ambiente circostante e ad una buona salute pubblica. Il legislatore, europeo e a scendere i vari stati membri, hanno assegnato dei valori limite a queste emissioni, ritenendo che tali valori “di  legge”, possano essere tollerabili per la salute e per l’inquinamento. Sono valori ponderati che, però, non tengono conto di un fattore importante: il contesto ove viene calato un impianto a  biomassa. Naturalmente, un altro fattore importante riguarda anche ciò che si brucia; vi è differenza abissale tra bruciare biomassa legnosa (e anche qui c’è distinzione tra legno e legno) e derivati dai rifiuti (CSS).
Facciamo qualche esempio, per rendere l’idea; se un comune decide di attivare un impianto a biomassa legnosa e realizza una rete di teleriscaldamento, con l’obiettivo di eliminare le caldaie domestiche a legna del paese, molto probabilmente si scoprirebbe che tale intervento è  a favore dell’ambiente  e migliorerebbe la qualità dell’aria della zona.   Se, invece, un privato, realizza una centrale a biomassa di grandi dimensioni, per esempio per produrre vapore per il proprio stabilimento, tale impianto si aggiunge alle fonti di emissione esistenti, aggravando la situazione; in questo caso la situazione diventa grave se la zona, per esempio, è già al limite accettabile, anche e la centrale in se stessa rispetta i limiti di emissione di legge.
Vi è, poi, un’altra considerazione da valutare: un conto sono i limiti imposti dalla legge, un conto sono le opportunità di realizzazione di tali impianti. Molto spesso le seconde non vengono nemmeno considerate e, anzi, ritenute fastidiose, poiché mettono in campo analisi che vanno oltre il profitto di pochi, a scapito del bene collettivo.
Nel nostro Trentino sta prendendo piede la strada dell’uso delle centrali a biomasse legnose, però con approcci  che non sono assolutamente condivisibili; a Novaledo si vuole costruire una centrale a servizio di un privato, che ha bisogno certamente di energia, ma tale insediamento andrà ad aggravare una situazione già  seriamente pericolosa, in una zona che sta già pagando un dazio  molto alto grazie al traffico veicolare e alle acciaierie di Borgo che sono a qualche chilometro. A Cembra, invece, si è realizzata una centrale a biomassa per produrre energia elettrica e termica; la prima per venderla alla rete, la seconda  per riscaldare due palazzi; ma da aprile a settembre che si fa di questa energia termica? La trasparenza certo non impera in quel di Cembra, visto che la sindaca non ha ritenuto necessario mettere a disposizione i dettagli dell’impianto dopo la richiesta avanzata in comunità di valle. Questo impianto non pare avere le caratteristiche  di  bene pubblico, bensì sembra soddisfi le esigenze di un’impresa che ha voluto realizzare un a struttura di produzione di energia elettrica per monetizzare, cosa peraltro lecita secondo le normative vigenti. Penso che altri possano essere i sistemi    per dare alle nostre aziende e alle nostre comunità, energia a costi più contenuti; puntare sul reale risparmio energetico, sulle reali fonti rinnovabili, quali sole, vento e acqua sarebbero le reali strade da intraprendere.
Non voglio demonizzare le centrali a biomassa, ovviamente a legna; tuttavia per lo stato italiano anche il CSS (combustibile da rifiuti) è classificato come biomassa, ma personalmente questa la ritengo una delle più grandi menzogne italiane;  però voglio segnalare che è  vincolante sapere dove vengono realizzate  queste   centrali e determinarne gli scopi, che devono essere di bene comune. Non si può ragionare solamente con i limiti dati dalle normative vigenti,  è troppo restrittivo e riduttivo, nonché rischioso per la salute  di tutti. Ecco perché ne parleremo il 7 febbraio,  in un seminario al teatro del centro professionale ENAIP di Villazzano; per fare chiarezza e discuterne con apertura mentale. Tutti sono invitati, se si vuole capire veramente  e non fare semplice demagogia. Avremo tecnici a favore, medici per l’ambiente e un noto chimico di fama internazionale  che, invece, ci spiegheranno gli aspetti negativi. Per fare chiarezza, sempre più necessaria.

Marco Ianes - Trento

sabato 13 dicembre 2014

Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.



Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici  prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.

Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO 

domenica 16 novembre 2014

Biomasse, ambiente ed energia in Trentino. Si parte da Cembra.

Biomasse, ambiente, energia e Trentino.                                      
Cosa uniscono le parole biomassa, ambiente ed energia al nostro territorio, il Trentino?  Molte cose per la verità, ma andiamo per gradi; cos'è una biomassa? La DIRETTIVA EUROPEA 2009/28/CE definisce la biomassa come "frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica   provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse,   comprese pesca e acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani". Nel D.M. 6  luglio2012  "Nuovi incentivi alle rinnovabili",  viene inserito un elenco di questi materiali e si trova davvero di tutto; ne citiamo alcuni alquanto anomali in termini di biodegradabilità: pneumatici fuori uso, limatura e trucioli di materiali plastici,  materiali isolanti a matrice plastica, residui di plastiche e gomme generiche. Potrei continuare con l'elenco ufficiale di materie che di biologico inteso come "naturale" hanno davvero poco a che vedere.  Ecco dunque la riflessione legata all'ambiente: non si capisce come sia possibile credere di tutelare l'ambiente bruciando queste "biomasse", definite tali solo per decreto, quando invece sono materiali che, se combusti, provocano emissioni di diossine e miscele chimiche dannose per le coltivazioni e gli allevamenti, quindi per i cibi che mangiamo, oltre anche ad incrementare l'inquinamento atmosferico e quindi l'aria che respiriamo. E il legame con l'energia? Certo, la combustione di tali materiali porta a generare energia termica ed elettricama  lo sapete  che le perdite date dalla produzione di energia con tali sistemi  sono talmente elevate che, se non esistessero gli incentivi statali per queste fonti "rinnovabili", nessuno penserebbe di generare energia con questi sistemi?
E il Trentino che c'entra? La nostra provincia ha da tempo deciso di lasciare la strada dell'incenerimento dei rifiuti, grazie alla perseveranza dei cittadini che hanno creduto nella raccolta differenziata; però, ecco nascere nuove idee e nuove prospettive di piccoli inceneritori occultati sotto il sistema delle centrali a biomasse. Dunque il sistema funziona così: si costruiscono centrali a biomasse per bruciare inizialmente iresidui legnosi dell'agricoltura e della lavorazione del legno, avviando così la procedura di incentivazione dell'energia, grazie al decreto sopra citato; poi, il residuo dei rifiuti della raccolta differenziata sarà trattato dalla provincia per diventare CSS (combustibile solido secondario, derivato da plastiche, gomme e rifiuti vari); ecco trovato il collegamento; niente inceneritore gigante, ma  piccole centrali a biomasse sparse per il territorio trentino, che bruceranno i residui legnosi, ma potranno anche bruciare i residui di rifiuti, come dall'elenco che ho sopra esposto; veri e propri piccoli inceneritori, fuori dalla visibilità abnorme del mega impianto che si voleva costruire, lontani da sguardi indiscreti, avviati silenziosamente, come per esempio è avvenuto in questi giorni a Cembra, dove nel silenzio generale e davvero con poca trasparenza, è stata avviata la produzione di energia da biomassa nella nuova centrale sita proprio nel comune di Cembra! Ma cosa si brucia? Cosa si brucerà? È di venerdì 14 novembre un incontro pubblico, che definirei promozionale più che informativo, dell'amministrazione locale, supportata dallo staff tecnico che ha realizzato l'impianto che  parla solo di cippato di alta qualità. Promozionale dicevo, perché i relatori erano tutti di parte dell'impresa esecutrice e perché mancava un relatore esperto di problemi della salute, quale un medico, per esempio; quindi incontro monco e privo di contradditorio.  Però alcuni quesiti sorgono: per una centrale della potenza di circa 600 Kw, come quella installata, servono circa 5.500 TON/ANNO di combustibile; dove si prenderanno questi cippati se è vero che si vuole averli a  chilometro zero? E ,  un domani che il cippato richiesto sarà scarso, da dove proverranno i combustibili?  E quanti camion saliranno a Cembra, ogni giorno, per i rifornimenti? Quali saranno gli impatti delel emissioni (CO2, AZOTO, NITRATI E POLVERI SOTTILI) sull'ambiente , sulle coltivazioni di uve pregiate per i nostri vini, sulla salute degli ignari cittadini che sono all'oscuro di tutto? A queste domande non si  vuole rispondere, ma prima o poi verranno a galla in maniera inesorabile. Qualcuno ha poi detto che il bilancio di CO2 è pari a zero, perché la pianta che viene bruciata emette la CO2 che ha immagazzinato nella sua vita; verissimo, ma qui si commette una truffa matematica molto subdola: la pianta ci mette anni o addirittura decenni ad immagazzinare la CO2 che la fa crescere, ma la restituisce in pochi secondi durante la combustione; quindi il saldo non è proprio pari a zero se rapportato all'ambiente esterno, ma lo è solo riferito alla vita della pianta; ecco svelato un altro trucchetto per abbindolare la gente e far credere che gli inquinanti emessi non esistono! Questi nuovi percorsi di combustione dei materiali, definiti biologici per decreto, sono quanto di più subdolo si potesse inventare, per imbrogliare  la gente; definire questi impianti sostenibili  in quanto utilizzatori di fonti rinnovabili è davvero di una falsità inaudita! Se, poi, si aggiunge anche che il CSS, viene elevato a "fonte rinnovabile", siamo davvero all'imbroglio totale; che cosa c'è di rinnovabile nel bruciare gomme e plastiche  o loro residui? Sembra che anche in Trentino stia partendo una stagione di sviluppo delle centrali a "biomasse", con la possibilità futura che le stesse possano bruciare quel famoso CSS che la provincia si  ostinerebbe a voler realizzare tramite l'insediamento di un sito produttivo per trattare il residuo dei rifiuti; ecco quindi svelato l'arcano del percorso di chiusura del  ciclo dei rifiuti in Trentino; piccoli inceneritori disseminati nei vari territori, avviati nel silenzio quasi assoluto, alla chetichella e senza clamore; ma quali saranno gli sviluppi ambientali di un territorio vocato alla produzione di vini pregiati, di mele rinomate in tutto il mondo? Quale sarà il futuro dei cittadini che si troveranno a respirare, davvero ignari, un'aria altamente inquinata, ma che sarà ritenuta salubre per decreto? È finita la stagione delle proteste contro gli inceneritori, ma sembra che siano in atto strategie ben diverse e assai più subdole, per percorrere le strade del profitto a scapito della tutela ambientale e della salute pubblica. Pensare male è peccato, ma purtroppo molte volte ci si azzecca! 
Marco Ianes co-portavoce VERDI DEL TRENTINO – docente di elettrotecnica e settore energia.
 

giovedì 30 ottobre 2014

Biomasse, ambiente, energia e Trentino.

La centrale a "biomassa" di Cembra; ma cosa esce dal camino?

Cosa uniscono le parole biomassa, ambiente ed energia al nostro territorio, il Trentino?Molte cose per la verità, ma andiamo per gradi; cos’è una biomassa? La DIRETTIVA EUROPEA 2009/28/CE definisce la biomassa come “frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica   provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura  e dalle industrie connesse,   comprese pesca e acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani”. Nel D.M. 6  luglio 2012  “Nuovi incentivi alle rinnovabili”,  viene inserito un elenco di questi materiali e si trova davvero di tutto; ne citiamo alcuni alquanto anomali in termini di biodegradabilità: pneumatici fuori uso, limatura e trucioli di materiali plastici,  materiali isolanti a matrice plastica, residui di plastiche e gomme generiche. Potrei continuare con l’elenco ufficiale di materie che di biologico inteso come “naturale” hanno davvero poco a che vedere.  Ecco dunque la riflessione legata all’ambiente: non si capisce come sia possibile credere di tutelare l’ambiente bruciando  queste biomasse, definite tali solo per decreto, quando invece sono materiali che, se combusti, provocano emissioni di diossine e miscele chimiche dannose per le coltivazioni  e gli allevamenti, quindi per i cibi che mangiamo, oltre anche ad incrementare l’inquinamento atmosferico e quindi l’aria che respiriamo. E il legame con l’energia? Certo, la combustione di tali materiali porta a generare energia termica ed elettrica; quali, però, i rendimenti di tali macchine? Davvero molto bassi, come tutti i cicli produttivi dati dalla combustione; percentuali che oscillano tra il 30 e il 40% di rendimento; che significa? Che le perdite date dalla produzione di energia sono talmente elevate che, se non esistessero gli incentivi statali per queste fonti “rinnovabili”, nessuno penserebbe di generare energia con questi sistemi! E il Trentino che c’entra? La nostra provincia ha da tempo deciso di lasciare la strada dell’incenerimento dei rifiuti, grazie alla perseveranza dei cittadini che hanno creduto nella raccolta differenziata; però, ecco nascere nuove idee e nuove prospettive di piccoli inceneritori occultati sotto il sistema delle centrali a biomasse. Dunque il sistema funziona così: si costruiscono centrali a biomasse per bruciare i residui legnosi dell’agricoltura e della lavorazione del legno, avviando così la procedura di incentivazione dell’energia, grazie al decreto sopra citato; poi, il residuo dei rifiuti della raccolta differenziata sarà trattato dalla provincia per diventare CSS (combustibile solido secondario, derivato da plastiche, gomme e rifiuti vari); ecco trovato il collegamento; niente inceneritore gigante, ma  piccole centrali a biomasse sparse per il territorio trentino, che bruceranno i residui legnosi, ma potranno anche bruciare i residui di rifiuti, come dall’elenco che ho sopra esposto; veri e propri piccoli inceneritori, fuori dalla visibilità abnorme del mega impianto che si voleva costruire, lontani da sguardi indiscreti, avviati silenziosamente, come per esempio è avvenuto in questi giorni a Cembra, dove nel silenzio generale e davvero con poca trasparenza, è stata avviata la produzione di energia da biomassa nella nuova centrale sita proprio nel comune di Cembra! Ma cosa si brucia? Cosa si brucerà? Quali saranno gli impatti sull’ambiente, sulle coltivazioni di uve pregiate per i nostri vini, sulla salute degli ignari cittadini che sono all’oscuro di tutto? Non è dato sapere! Top secret e  dati irreperibili. Questi nuovi percorsi di combustione dei materiali, definiti biologici per decreto, sono quanto di più subdolo si potesse inventare, per imbrogliare  la gente; definire questi impianti sostenibili  in quanto utilizzatori di fonti rinnovabili è davvero di una falsità inaudita! Che cosa c’è di rinnovabile nel bruciare gomme e plastiche? Sembra che anche in Trentino stia partendo una stagione di sviluppo delle centrali a “biomasse, con la possibilità futura che le stesse possano bruciare quel famoso CSS che la provincia si  ostinerebbe a voler realizzare tramite l’insediamento di un sito produttivo per trattare il residuo dei rifiuti; ecco quindi svelato l’arcano del percorso di chiusura del  ciclo dei rifiuti in Trentino; piccoli inceneritori disseminati nei vari territori, avviati nel silenzio quasi assoluto, alla chetichella e senza clamore; ma quali saranno gli sviluppi ambientali di un territorio vocato alla produzione di vini pregiati, di mele rinomate in tutto il mondo? Quale sarà il futuro dei cittadini  che si troveranno a respirare, davvero ignari, un’aria altamente inquinata, ma che sarà ritenuta salubre per decreto? È finita la stagione delle proteste contro gli inceneritori, ma sembra che siano in atto strategie ben diverse e assai più subdole, per percorrere le strade del profitto a scapito della tutela ambientale e della salute pubblica. Pensare male è peccato, ma purtroppo molte volte ci si azzecca!