"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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lunedì 9 febbraio 2015

Centrali a biomassa: gli atti del seminario.

INTRODUZIONE:
Il seminario nasce dall’esigenza di capire cosa sono le centrali a biomasse, cosa si intende per biomassa e quali tipi di biomassa esistono per essere utilizzate. Per avviare un percorso di informazione e formazione, abbiamo avuto  al tavolo alcuni esperti di settore, che hanno  opinioni diverse, spesso contrastanti tra di loro, ma comunque utili per cercare di capire. Ognuno ha pari dignità e deve avere il massimo rispetto da parte di tutti; dico questo perché lo scopo è di ascoltare teorie tecniche e pareri di professionisti stimati nel loro settore e, quindi, a loro va il nostro massimo rispetto; anche se possiamo avere idee diverse, per ognuno di loro formuliamo un grande ringraziamento per essersi messi a disposizione al solo scopo di creare informazione. Speriamo, con questo primo incontro, di avviare un percorso di riflessione importante; non abbiamo la pretesa di indurre e forzare idee nelle persone, né tantomeno di trovare in poche ore la soluzione ideale e la risposta a tutti i quesiti; vogliamo solamente aprire un confronto sano e costruttivo, anche tra posizioni diverse.
IL MIO INTERVENTO:
E' necessario chiarire bene il concetto di biomassa; nel nostro Paese non esiste una definizione chiara ed inequivocabile; Troppi materiali, troppe provenienze diverse e troppi i campi di utilizzo; troppe anche le fonti legislative e istituzionale che danno definizioni diverse.
Se, però, prendiamo la definizione data dall’attuale legislazione italiana nella quale si dice: «Biomassa= .. la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani».
Possiamo dire che in questa definizione si trovano una marea di materiali che con ciò che possiamo definire BIO, hanno davvero poco a che vedere! Quale biomassa ci troveremo a gestire sui nostri territori? Oggi abbiamo parlato principalmente di biomassa legnosa, ma per decreto ministeriale, è bene sapere che diventa comparata alla biomassa anche il CSS; per decreto, infatti, tale prodotto derivato dai rifiuti diventa “END OF WASTE”, cioè FUORI DALL’ELENCO DEI RIFIUTI, QUINDI GESTIBILE COME UNA BIOMASSA COMBUSTIBILE!
Ma stiamo sempre parlando di prodotti a matrice plastica, lavorati e miniaturizzati , ma sempre di origine PLASTICA! Se daremo sviluppo ulteriore alla combustione di tali “biomasse per decreto”, ci ritroveremo piccoli inceneritori sparsi sul territorio.
È pur vero che, allo stato attuale delle normative vigenti il CSS deve essere convogliato in grandi strutture, però le normative si cambiano facilmente; ne sanno qualcosa gli operatori del fotovoltaico, che si sono visti cambiare le regole ben 5 volte ( cinque conti energia) in soli due anni e mezzo! Non credibile un sistema normativo come il nostro; che parte con determinati presupposti per far avviare e accettare nuovi percorsi in maniera soft, per poi cambiare le carte in tavola frequentemente, subendo pressioni di lobbies varie!
Parlando di biomasse è inevitabile allargare la questione alla STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE; sempre più spinta verso ulteriori incentivi e favori alle lobbies del petrolio; non a caso anche nel recente decreto SBLOCCA ITALIA, si persevera nell’incentivare le trivellazioni ON SHORE e OFF SHORE,  per ricercare petrolio a costi davvero insostenibili.
-         Una strategia energetica che di sostenibile ha veramente poco; INCENTIVAZIONE (CERTIFICATI VERDI/BIANCHI) NON CALIBRATA SU L’EFFETTIVA SOSTENIBILITA’ DEI SISTEMI
     -         ERRATA INCENTIVAZIONE DEL PASSATO SU FONTI RINNOVABILI (EOLICO E FOTOVOLTAICO)
-         ULTERIORE INCREMENTO DI CONTRIBUTI AL SETTORE DELLE FONTI FOSSILI (IDROCARBURI)
Se, poi, analizziamo bene il percorso che ha portato all’elaborazione di questo pseudo piano energetico, scopriamo che MANCA TOTALMENTE una seria valutazione sulle allocazioni di determinate centrali di produzione ; ne è un esempio lampante la volontà di concedere il permesso per una centrale a biomassa a Novaledo; la centrale in se stessa, molto probabilmente rispetterà i dettami normativi in materia di sicurezza; ma manca l’allacciamento alla situazione esistente! Come si può pensare di calare un’ulteriore fonte inquinante in un  luogo già fortemente depresso e invaso da fonti di emissione che hanno già superato i limiti e che destano fortissima preoccupazione nella popolazione?
Inoltre, se una centrale viene allocata per sostituire fonti di emissioni sparse, molto probabilmente potrebbe anche risultare conveniente; mi spiego meglio. Se in un sito costruiamo una centrale per sostituire TUTTE le micro caldaie private, calibrando la produzione per sostituire tali finti sparse, sicuramente ne trarremo un beneficio collettivo; un’unica fonte di emissione, ben controllata dall’ente pubblico e rimozione di piccole caldaie che bruciano chissà cosa! Questa potrebbe essere una via corretta per giustificar sviluppo di tali sistemi; ma se, invece, realizziamo una centrale che si aggiunge alla situazione esistente…è facilmente intuibile che la situazione ambientale non può che peggiorare!
Quindi, purtroppo, è evidente che la politica italiana è carente sotto il profilo di una corretta programmazione energetica e di una sostenibile progettazione di un serio piano industriale. 
Cosa ci resta da fare? Ogni cittadino ha l’obbligo, e noi tutti oggi lo stiamo facendo, di documentarsi e di farsi portatore critico di osservazioni e proposte. Abbiamo l’obbligo di muoverci tutti e di tentare di cambiare la politica delle lobbies che, purtroppo, hanno i loro referenti nelle stanze della politica che conta!
Dobbiamo stare vigili, acquisire conoscenze e muovere opinioni sempre più diffuse.
Lo dobbiamo fare per la nostra incolumità e per quella dei nostri figli e nipoti!
Perché : “la terra non è eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli!”


Ecco il link al quale potete scaricare gli atti del seminario:
http://www.marcoianes.net/area_download_4.html

Nella pagina trovate, in alto, il link che vi chiede di salvare un file ZIP, all'interno del quale ci sono tutte le presentazioni dei relatori.

Marco Ianes - Trento

sabato 13 dicembre 2014

Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.



Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici  prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.

Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO 

domenica 7 dicembre 2014

180 secondi, per lanciare un cambio di sistema.

Siamo al centro dell'attenzione politica e sempre sotto attacco; lo siamo perché abbiamo possibilità che altri non hanno, o anche perché chi le ha, a differenza di noi, le ha usate in maniera molto discutibile. Tuttavia, per valorizzare la nostra autonomia e preservarla da continui attacchi demagogici, inopportuni e privi di alcun fondamento logico, dobbiamo essere noi i primi a farci promotori di iniziative e percorsi innovativi. Lo facciamo, certamente! Ma non abbastanza e, forse, tra di noi, possiamo anche dirci sinceramente che non lo facciamo sempre al meglio!

Abbiamo eccellenze nel campo della ricerca scientifica, ma spesso ci perdiamo su come valorizzare i contenitori e coloro  che devono guidare queste istituzioni, anziché ragionare sui contenuti e sui ritorni economici e di sviluppo che tali eccellenze potrebbero dare o, magari danno già.

In tutti i nostri programmi politici proponiamo una visione ecosostenibile del Trentino, proiettata verso il recupero del patrimonio edilizio esistente, ma poi nei fatti andiamo a cercare percorsi di sfruttamento del territorio che prevedono ulteriori costruzioni di resort di lusso, in project financing, ma sempre invasivi; siamo qui a discutere di turismo sostenibile e speriamo che le condizioni meteo ci dicano che domani la temperatura si abbassi per poter innevare le nostre piste! 

Parliamo di promuovere i nostri prodotti agricoli di elevatissimo apprezzamento internazionale e poi ci perdiamo nell'uso di pesticidi tradizionali che minano alla nostra credibilità di agricolture biologiche in via di sviluppo.

Abbiamo una raccolta differenziata dei rifiuti che rappresenta un vanto nazionale per quantità e qualità e siamo qui a parlare di costruire impianti di combustibile solido secondario, da bruciare, che andranno quindi a gravare ulteriormente sullo stato del nostro ambiente, altamente delicato per i concetti legati alla bioagricoltura e alla biodiversità.

Ecco, forse manchiamo di una programmazione lineare e coerente su questi temi, che tutti riconosciamo come importanti, ma che poi, nei fatti, passano in secondo piano e diventano quasi fastidiosi se riportati alla ribalta da chi, invece, ne fa motivo di serio impegno politico. 

Una conversione ecologica del Trentino, reale e fattiva, che non rimanga una sterile programmazione politica, si rende davvero necessaria. Si stima, a livello nazionale, che uno sviluppo sistemico nel solo campo delle energie rinnovabili, possa portare un incremento di oltre 150.000 posti di lavoro! Facciamo le debite proporzioni alla nostra realtà e proviamo a strutturare percorsi politici coerenti con ciò che, programmaticamente, ci diciamo da anni. 

Sappiamo benissimo che questi argomenti sono considerati secondari rispetto ai gravi problemi che stiamo vivendo in questo periodo: scarsità di lavoro, aziende in fortissima crisi, depressione economica che cresce anziché regredire, il tutto condito con una disaffezione dalla politica da parte della gente, un allontanamento da tutto ciò che riguarda la politica che non fa che peggiorare la situazione già di per se seria e grave.

Ma la politica, quella vera  che,  con i “180 secondi  per un’idea del Trentino”, vuole rappresentarsi  nella sua veste migliore, con dibattiti franchi e sinceri, propositivi e anche critici, deve cercare risposte e proposte diverse. Non è più possibile trovare soluzioni con metodi che appartengono agli stessi sistemi che sono stati causa di questa crisi. 

Cambiare approccio per la ricerca delle soluzioni ai problemi non è solo necessario, ma doveroso. Non possiamo più pensare di risolvere i problemi della grave crisi che, per esempio, ha colpito il settore dell'edilizia, predisponendo piani di lottizzazioni ulteriori per costruire nuovamente; per esempio, possiamo prendere in considerazione, invece, la  riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, con la ricerca di sistemi integrati di risparmio energetico; qualcosa abbiamo avviato, ma non ancora in maniera profonda e radicale, ma solo per tamponare situazioni di stallo.

Una conversione ecologica a tutto campo, coerente prevede iniziative coerenti: 

- progettualità a lungo termine: guardiamo avanti al futuro con occhi diversi, cominciando a fare formazione e informazione; formazione alle giovani leve, che non hanno una visione rosea del loro futuro; informazione alle aziende, molto spesso ancora lontane da quel necessario aggiornamento tecnico e progettuale che permetterebbe loro di uscire dal pantano dell'attuale crisi; troppo spesso mi trovo a vedere aziende arroccate su sistemi di lavoro legati a dinamiche che non sono più sostenibili, perché non trovano più spazio nel mercato globale.

 - progettualità dinamica: sfruttare le eccellenze nel campo della ricerca che abbiamo sul territorio, per individuare percorsi innovativi nel campo della digitalizzazione, dell'energia, dell'agricoltura biologica, dell'edilizia sostenibile. Legare i centri di ricerca anche al mondo della scuola e non trattarli in maniera disgiunta.

Infine, progettualità politica: benissimo trovarsi in queste occasioni, per parlare,  per confrontarsi e criticarci; ma è nelle sedi dei partiti che dobbiamo far tornare la gente; dobbiamo riaprire la programmazione  di educazione alla politica, coinvolgendo i giovani  veramente; ma non possiamo farlo cercando tesseramenti eccellenti in vista delle prossime scadenze elettorali, non possiamo farlo con metodi che hanno la sola visione immediata di alzare le percentuali di consenso nel breve tempo. Necessario recuperare il senso vero della politica per il bene comune, se vogliamo far tornare a votare la gente, se vogliamo far tornare la gente a parlare di politica, a vivere la politica.

Necessario che la politica trovi qualche via per “smitizzarsi”; non è possibile sentire parlare di tagli alla sanità, alla scuola, alla ricerca e poi apprendere che, chi fa politica percepisce redditi al di fuori di ogni ragionevole incarico di responsabilità.

Torniamo con i piedi per terra, parliamo con la gente, ma soprattutto impariamo ad ascoltare le necessità e, soprattutto, anche le indicazioni che le parti sociali e tutti gli attori economico-culturali ci suggeriscono; solo così riusciremo    a ripartire veramente.

”Follia  è fare sempre le stesse cose,  aspettandosi risultati diversi”; lo diceva un certo Albert  Einstein e, forse, cambiare metodo ora è  davvero indispensabile.

martedì 1 aprile 2014

Consegnata oggi la petizione sulla gestione dei rifiuti in Trentino



È stata inviata oggi, all'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi e al presidente Ugo Rossi, la petizione on-line che i Verdi del Trentino hanno avviato alcune settimane fa tramite il portale Avaaz.

La petizione chiede alla giunta provinciale di Trento di istituire un tavolo tecnico per programmare la gestione dei rifiuti provinciale; si chiede che a questo tavolo possano essere invitati medici, tecnici di settore, rappresentanti delle associazioni ambientaliste, rappresentanti delle associazioni produttive ed artigiane, università di Trento e politici.
Il tavolo tecnico, che dovrebbe darsi qualche mese di attività, potrebbe individuare i percorsi migliori per la chiusura del ciclo dei rifiuti, in maniera condivisa e ponderata tecnicamente.
Alla fine del percorso, potrebbe dare preziose indicazioni alla giunta provinciale per determinare i percorsi migliori, senza calare dall'alto soluzioni ormai anacronistiche e poco sostenibili sia economicamente che ambientalmente.

La petizione è stata sottofirmata on line da 318 cittadini.


sabato 22 marzo 2014

Raccolta firme per la petizione sulla gestione dei rifiuti.

Sabato si è tenuta la raccolta firme per la petizione predisposta dai Verdi del Trentino, che chiede alla provincia di Trento di istituire un tavolo tecnico per analizzare i vari percorsi sostenibili per la chiusura del ciclo dei rifiuti. come noto, la provincia di Trento vorrebbe realizzare un impianto di produzione di CSS (COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO). I Verdi del Trentino criticano questa scelta,poiché tale ciclo prevede ancora la combustione dei residui dei rifiuti, causando danni ambientali. Inoltre, per stessa ammissione della provincia, allo stato attuale non si sa nemmeno che collocazione sul mercato potrebbe avere questo CSS, poiché pare che i cementifici trentini non lo vogliano bruciare, avendo operato altre scelte. La locazione dell'ipotetico stabilimento previsto dalla provincia di Trento sarebbe presso Ischia Podetti, sito a forte rischio in caso esondazione del fiume Adige. I Verdi del Trentino hanno anche lanciato una proposta alternativa, che prevede la realizzazione di uno stabilimento industriale per la produzione di granulati plastici che diverrebbero materia prima-seconda per la costruzione di attrezzature quali panchine, pavimentazioni stradali e come aggregante per miscele cementizie. Tali prodotti hanno già un mercato consolidato e la richiesta è in forte crescita. Il sito potrebbe essere individuato presso l'attuale sede Whirlpool, ma questa è solo un'ipotesi di locazione, per abbinare un'area industriale in progressivo abbandono al suo riutilizzo con la gestione dei rifiuti. La petizione per la quale i Verdi sono scesi in piazza, riguarda la specifica richiesta di istituzione di un tavolo tecnico provinciale, al quale dovrebbero presenziare tutti gli attori del sistema: associazioni ambientaliste, forze politiche e università trentina. Si potrebbe dare una scadenza temporale, dopo la quale potrebbero essere individuate le reali soluzioni ecosostenibili che la provincia stessa potrebbe mettere in programma. Per ora, la provincia persevera nel suo percorso, continuando sulla strada del diniego del dialogo e del confronto, che nel passato ha portato a dure lotte, fermando anche la costruzione di un inceneritore. La petizione vuole richiamare la politica ad un momento di serio confronto tecnico, condiviso e ragionato.

E' possibile firmare la petizione su AVAAZ, oppure direttamente dal mio blog (trovate il link in alto a destra) oppure dal sito www.verdideltrentino.net 

 

giovedì 20 marzo 2014

GAZEBO PER RACCOLTA FIRME PETIZIONE GESTIONE DEI RIFIUTI!

Raccolta firme sulla petizione per chiedere alla provincia di Trento di aprire  un tavolo tecnico sulla gestione dei rifiuti in Trentino.

I VERDI DEL TRENTINO organizzano una serie di gazebo per raccogliere le firme della petizione on-line "Giunta provinciale del Trentino: Gestione  dei rifiuti da strutturare con un percorso ecosostenibile". Ai gazebo troverete anche informazioni per la proposta alternativa di gestione dei rifiuti, presentata dai Verdi alla giunta provinciale.

SABATO 22 marzo saranno attivi alcuni gazebo per poter firmare direttamente la petizione, nei seguenti luoghi:

TRENTO - via S.Croce davanti entrata auditorium S.Chiara dalle 10 alle 12:30 e dalle 15 alle 18:30.

Riva del Garda incrocio viale Roma-viale Dante, dalle 15 alle 19.

Pergine Valsugana – piazza S.Maria vicino alla chiesa parrocchiale dalle 9 alle 12

La petizione è sottoscrivibile anche dai seguenti siti:

sabato 1 marzo 2014

Quarto piano provinciale dei rifiuti:contraddizioni e proposte. Parte la petizione per riaprire il dibattito.




Il quarto piano provinciale dei rifiuti, recentemente presentato dall’assessore Gilmozzi, ha suscitato l’interesse di molte associazioni ambientaliste, ma solamente di poche forze politiche. Venerdì 28 febbraio, come Verdi del Trentino, abbiamo proposto un incontro-dibattito sul tema, portando la nostra proposta e analizzando i contenuti del piano proposto dalla giunta provinciale. Erano presenti le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, Coordinamento Trentino Pulito, Nimby Trentino, molti cittadini interessati e alcuni esponenti politici come Rodolfo Borga della Civica Trentina, Mario D’Alterio e Alessio Hueller del M5S e naturalmente gli organizzatori, il sottoscritto e Lucia Coppola dei Verdi del Trentino.
Sul tavolo anche la nostra proposta, che nemmeno è stata presa in considerazione dalla politica provinciale, bollata come insostenibile, ma senza produrre dati a sostegno di questa presunta insostenibilità; eccola qui riassunta:
•       STABILIMENTO INDUSTRIALE DI TRATTAMENTO DEL RESIDUO PER PRODUZIONE MATERIE PRIME SECONDE; IL MERCATO È GIA’ IN GRADO DI ASSORBIRE I PRODOTTI CREATI ( MISCELE PER L’EDILIZIA, PLATICHE DI SECONDO GRADO)
•       RIQUALIFICAZIONE DI SITI ESISTENTI SENZA COSTRUIRE NUOVE STRUTTURE (Whirlpool era una proposta, ma esistono una marea di altri capannoni in disuso; perché costruire nuove strutture?)
•       SVILUPPO OCCUPAZIONALE: STIMA DI 120/150 POSTI DI LAVORO! Non mi sembra una proposta fuori schema, dati i risultati occupazionali in calo!
•       PROGETTO INNOVATIVO DA ESPORTARE COME MODELLO VIRTUOSO (fondi europei possibili); il sistema da noi proposto potrebbe dare accesso a fondi dell’Unione Europea, poiché rientranti in pieno nel percorso indicato dalle priorità delle direttive europee, cosa invece non fattibile con il sistema proposto dalla provincia, che sarebbe in pieno carico alle tasche dei cittadini.
Nel dibattito sono emerse molte contraddizioni al piano provinciale dei rifiuti proposto, che qui sintetizzo:
-          NON SI VALUTANO INVESTIMENTI PER LA RIDUZIONE ALLA FONTE, ELEMENTO PRINCIPALE NELLA SCALA GERARCHICA IMPOSTA DALLE NORMATIVE EUROPEE.
-          APPROCCIO OBSOLETO: NIENTE INCENERITORE, MA PRODUZIONE DI COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO SEMPRE DA BRUCIARE CON PERICOLI PER LA SALUTE E L’AMBIENTE SCARSAMENTE VALUTATI NEL PIANO. INOLTRE MANCA UN’ANALISI AMBIENTALE QUALORA I CSS VENISSERO BRUCIATI NEI CEMENTIFICI DI SARCHE E TASSULLO, ZONE AD ALTA CONCENTRAZIONE DI COLTURE AGRICOLE DI PREGIO.
-          SI VUOLE PRODURRE UN PRODOTTO (CSS) CHE NON SI SA ANCORA DOVE PIAZZARE : I CEMENTIFICI LOCALI NON SEMBRANO, PER ORA,  INTENZIONATI A BRUCIARE TALE PRODOTTO E QUINDI QUALE INDAGINE DI MERCATO E’ STATA CONDOTTA PER PIAZZARE IL PRODOTTO? ANCHE SU QUESTO VERSANTE MANCANO DATI CHE INDICHINO LA QUALITA’ DEL PRODOTTO CSS E QUINDI NON SI SA CHE TIPO DI PRODOTTO SI POSSA COLLOCARE.
-          COSTRUZIONE DI NUOVI INSEDIAMENTI (ISCHIA PODETTI?: PERICOLO IN CASO DI ESONDAZIONE DELL’ADIGE) INVECE CHE SFRUTTARE SITI DISMESSI (WHIRLPOOL È SOLO UNA PROPOSTA, MA ESISTONO ANCHE MOLTI ALTRI CAPANNONI DISMESSI).
-          NESSUNA APERTURA TECNICA  A VALUTAZIONI INNOVATIVE; STESSO APPROCCIO COME PER L’INCENERITORE! GLI ERRORI NON INSEGNANO?
-          FONDI EUROPEI SOLO PER CHI RISPETTA LA GERARCHIA PER LA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI! È POSSIBILE AMBIRE A FONDI EUROPEI PER IL SISTEMA  INNOVATIVO PROPOSTO DAI VERDI ; LA COSA INVECE NON RIENTRA NEL PIANO PROVINCIALE!
Dal dibattito è emersa la necessità di approfondire tali temi, che la provincia sta, per l’ennesima volta, sottovalutando, gestendo la partita rifiuti in solitaria e con lo stesso meccanismo che ha visto la precedente gestione sulla vicenda inceneritore. Sembra che importi a pochi la questione, visto che i partiti con le loro segreterie, che ieri erano tutti stati invitati al dibattito, latitano e non prendono in carico il problema. I convenuti alla riunione di ieri auspicano l’apertura di un vero e proprio tavolo tecnico, dove si possano sedere tutti gli attori: provincia, comuni, associazioni, partiti; un dibattito aperto, con una chiara scadenza temporale e, alla fine del percorso, possa essere elaborata una strategia condivisa che preveda una strutturazione di tutto il sistema provinciale di gestione dei rifiuti.
 Per sollecitare la provincia ad aprire tale dibattito, è stata avviata una petizione on-line, che trovate sui seguenti siti:
-          www.verdideltrentino.net
-          www.marcoianes.blogspot.it
Sottofirmando la petizione si chiede alla giunta provinciale di istituire un tavolo tecnico per valutare tutte le soluzioni possibili, favorendo quelle a minore impatto ambientale e che mettono in campo il recupero della materia e non la combustione. Sollecitiamo tutti ad aprire questo dibattito, al fine di definire la questione in maniera scientifica e non approssimativa come sta avvenendo con la proposta di aggiornamento che la provincia vuole avanzare; una  proposta che, ancora e per l’ennesima volta, non è esaustiva, è piena di contraddizioni e priva di analisi complete e sostenibili. Avvallando tale proposta, come molti partiti stanno facendo senza analizzare nel dettaglio i contenuti, si scarica un problema che ritornerà nei prossimi anni, poiché mancano troppi dati e vi sono troppe approssimazioni grossolane. Apriamo il dibattito subito, coinvolgiamo tecnici, associazioni, università e politica; per un Trentino davvero all’avanguardia e non solo a parole.
Marco Ianes – co-portavoce VERDI DEL TRENTINO