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"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
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mercoledì 18 novembre 2015
lunedì 9 febbraio 2015
Centrali a biomassa: gli atti del seminario.
INTRODUZIONE:
Il seminario nasce dall’esigenza di
capire cosa sono le centrali a biomasse, cosa si intende per biomassa e quali
tipi di biomassa esistono per essere utilizzate. Per avviare un percorso di
informazione e formazione, abbiamo avuto al tavolo alcuni esperti di settore, che
hanno opinioni diverse, spesso contrastanti tra di loro, ma comunque
utili per cercare di capire. Ognuno ha pari dignità e deve avere il massimo
rispetto da parte di tutti; dico questo perché lo scopo è di ascoltare
teorie tecniche e pareri di professionisti stimati nel loro settore e, quindi,
a loro va il nostro massimo rispetto; anche se possiamo avere idee diverse, per
ognuno di loro formuliamo un grande ringraziamento per essersi messi a
disposizione al solo scopo di creare informazione. Speriamo, con questo primo
incontro, di avviare un percorso di riflessione importante; non abbiamo la
pretesa di indurre e forzare idee nelle persone, né tantomeno di trovare in
poche ore la soluzione ideale e la risposta a tutti i quesiti; vogliamo
solamente aprire un confronto sano e costruttivo, anche tra posizioni diverse.
IL MIO INTERVENTO:
E' necessario chiarire bene il concetto di biomassa; nel nostro
Paese non esiste una definizione chiara ed inequivocabile; Troppi materiali,
troppe provenienze diverse e troppi i campi di utilizzo; troppe anche le fonti
legislative e istituzionale che danno definizioni diverse.
Se, però, prendiamo
la definizione data dall’attuale legislazione italiana nella quale si dice: «Biomassa= .. la frazione
biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti
dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca
e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato,
nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani».
Possiamo dire che in questa definizione si
trovano una marea di materiali che con ciò che possiamo definire BIO, hanno
davvero poco a che vedere! Quale biomassa ci troveremo a gestire sui nostri
territori? Oggi abbiamo parlato principalmente di biomassa legnosa, ma per
decreto ministeriale, è bene sapere che diventa comparata alla biomassa anche
il CSS; per decreto, infatti, tale prodotto derivato dai rifiuti diventa “END
OF WASTE”, cioè FUORI DALL’ELENCO DEI RIFIUTI, QUINDI GESTIBILE COME UNA
BIOMASSA COMBUSTIBILE!
Ma stiamo sempre parlando di prodotti a
matrice plastica, lavorati e miniaturizzati , ma sempre di origine PLASTICA! Se
daremo sviluppo ulteriore alla combustione di tali “biomasse per decreto”, ci
ritroveremo piccoli inceneritori sparsi sul territorio.
È pur vero che, allo stato attuale delle
normative vigenti il CSS deve essere convogliato in grandi strutture, però le
normative si cambiano facilmente; ne sanno qualcosa gli operatori del
fotovoltaico, che si sono visti cambiare le regole ben 5 volte ( cinque conti
energia) in soli due anni e mezzo! Non credibile un sistema normativo come il
nostro; che parte con determinati presupposti per far avviare e accettare nuovi
percorsi in maniera soft, per poi cambiare le carte in tavola frequentemente,
subendo pressioni di lobbies varie!
Parlando di biomasse è inevitabile allargare
la questione alla STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE; sempre più spinta verso
ulteriori incentivi e favori alle lobbies del petrolio; non a caso anche nel
recente decreto SBLOCCA ITALIA, si persevera nell’incentivare le trivellazioni
ON SHORE e OFF SHORE, per ricercare
petrolio a costi davvero insostenibili.
-
Una strategia energetica che
di sostenibile ha veramente poco; INCENTIVAZIONE (CERTIFICATI VERDI/BIANCHI)
NON CALIBRATA SU L’EFFETTIVA SOSTENIBILITA’ DEI SISTEMI
-
ERRATA INCENTIVAZIONE DEL
PASSATO SU FONTI RINNOVABILI (EOLICO E FOTOVOLTAICO)
-
ULTERIORE INCREMENTO DI
CONTRIBUTI AL SETTORE DELLE FONTI FOSSILI (IDROCARBURI)
Se, poi, analizziamo bene il percorso che ha
portato all’elaborazione di questo pseudo piano energetico, scopriamo che MANCA
TOTALMENTE una seria valutazione sulle allocazioni di determinate centrali di
produzione ; ne è un esempio lampante la volontà di concedere il permesso per
una centrale a biomassa a Novaledo; la centrale in se stessa, molto
probabilmente rispetterà i dettami normativi in materia di sicurezza; ma manca
l’allacciamento alla situazione esistente! Come si può pensare di calare
un’ulteriore fonte inquinante in un
luogo già fortemente depresso e invaso da fonti di emissione che hanno
già superato i limiti e che destano fortissima preoccupazione nella popolazione?
Inoltre, se una centrale viene allocata per
sostituire fonti di emissioni sparse, molto probabilmente potrebbe anche
risultare conveniente; mi spiego meglio. Se in un sito costruiamo una centrale
per sostituire TUTTE le micro caldaie private, calibrando la produzione per
sostituire tali finti sparse, sicuramente ne trarremo un beneficio collettivo;
un’unica fonte di emissione, ben controllata dall’ente pubblico e rimozione di
piccole caldaie che bruciano chissà cosa! Questa potrebbe essere una via
corretta per giustificar sviluppo di tali sistemi; ma se, invece, realizziamo
una centrale che si aggiunge alla situazione esistente…è facilmente intuibile
che la situazione ambientale non può che peggiorare!
Quindi, purtroppo, è evidente che la politica
italiana è carente sotto il profilo di una corretta programmazione energetica e
di una sostenibile progettazione di un serio piano industriale.
Cosa ci resta da fare? Ogni cittadino ha
l’obbligo, e noi tutti oggi lo stiamo facendo, di documentarsi e di farsi
portatore critico di osservazioni e proposte. Abbiamo l’obbligo di muoverci
tutti e di tentare di cambiare la politica delle lobbies che, purtroppo, hanno
i loro referenti nelle stanze della politica che conta!
Dobbiamo stare vigili, acquisire conoscenze e
muovere opinioni sempre più diffuse.
Lo dobbiamo fare per la nostra incolumità e
per quella dei nostri figli e nipoti!
Perché : “la terra non è
eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri
figli!”
Ecco il link al quale potete scaricare gli atti del seminario:
http://www.marcoianes.net/area_download_4.html
Nella pagina trovate, in alto, il link che vi chiede di salvare un file ZIP, all'interno del quale ci sono tutte le presentazioni dei relatori.
Marco Ianes - Trento
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sabato 13 dicembre 2014
Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.
Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.
Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO
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politica sostenibile
domenica 7 dicembre 2014
180 secondi, per lanciare un cambio di sistema.
Siamo al centro dell'attenzione politica e sempre sotto
attacco; lo siamo perché abbiamo possibilità che altri non hanno, o anche
perché chi le ha, a differenza di noi, le ha usate in maniera molto
discutibile. Tuttavia, per valorizzare la nostra autonomia e preservarla da
continui attacchi demagogici, inopportuni e privi di alcun fondamento logico,
dobbiamo essere noi i primi a farci promotori di iniziative e percorsi
innovativi. Lo facciamo, certamente! Ma non abbastanza e, forse, tra di
noi, possiamo anche dirci sinceramente che non lo facciamo sempre al meglio!
In tutti i nostri programmi politici proponiamo una visione ecosostenibile del Trentino, proiettata verso il recupero del patrimonio edilizio esistente, ma poi nei fatti andiamo a cercare percorsi di sfruttamento del territorio che prevedono ulteriori costruzioni di resort di lusso, in project financing, ma sempre invasivi; siamo qui a discutere di turismo sostenibile e speriamo che le condizioni meteo ci dicano che domani la temperatura si abbassi per poter innevare le nostre piste!
Ecco, forse manchiamo di una programmazione lineare e coerente su questi temi, che tutti riconosciamo come importanti, ma che poi, nei fatti, passano in secondo piano e diventano quasi fastidiosi se riportati alla ribalta da chi, invece, ne fa motivo di serio impegno politico.
Una conversione ecologica a tutto campo, coerente prevede iniziative coerenti:
- progettualità a lungo termine: guardiamo avanti al futuro con occhi diversi, cominciando a fare formazione e informazione; formazione alle giovani leve, che non hanno una visione rosea del loro futuro; informazione alle aziende, molto spesso ancora lontane da quel necessario aggiornamento tecnico e progettuale che permetterebbe loro di uscire dal pantano dell'attuale crisi; troppo spesso mi trovo a vedere aziende arroccate su sistemi di lavoro legati a dinamiche che non sono più sostenibili, perché non trovano più spazio nel mercato globale.
- progettualità dinamica:
sfruttare le eccellenze nel campo della ricerca che abbiamo sul territorio, per
individuare percorsi innovativi nel campo della digitalizzazione, dell'energia,
dell'agricoltura biologica, dell'edilizia sostenibile. Legare i centri di
ricerca anche al mondo della scuola e non trattarli in maniera disgiunta.
Abbiamo eccellenze nel campo della ricerca scientifica, ma
spesso ci perdiamo su come valorizzare i contenitori e coloro che
devono guidare queste istituzioni, anziché ragionare sui contenuti e sui
ritorni economici e di sviluppo che tali eccellenze potrebbero dare o, magari
danno già.
In tutti i nostri programmi politici proponiamo una visione ecosostenibile del Trentino, proiettata verso il recupero del patrimonio edilizio esistente, ma poi nei fatti andiamo a cercare percorsi di sfruttamento del territorio che prevedono ulteriori costruzioni di resort di lusso, in project financing, ma sempre invasivi; siamo qui a discutere di turismo sostenibile e speriamo che le condizioni meteo ci dicano che domani la temperatura si abbassi per poter innevare le nostre piste!
Parliamo di promuovere i nostri
prodotti agricoli di elevatissimo apprezzamento internazionale e poi ci
perdiamo nell'uso di pesticidi tradizionali che minano alla nostra credibilità
di agricolture biologiche in via di sviluppo.
Abbiamo una raccolta
differenziata dei rifiuti che rappresenta un vanto nazionale per quantità e
qualità e siamo qui a parlare di costruire impianti di combustibile solido
secondario, da bruciare, che andranno quindi a gravare ulteriormente sullo
stato del nostro ambiente, altamente delicato per i concetti legati alla
bioagricoltura e alla biodiversità.
Ecco, forse manchiamo di una programmazione lineare e coerente su questi temi, che tutti riconosciamo come importanti, ma che poi, nei fatti, passano in secondo piano e diventano quasi fastidiosi se riportati alla ribalta da chi, invece, ne fa motivo di serio impegno politico.
Una conversione ecologica del
Trentino, reale e fattiva, che non rimanga una sterile programmazione politica,
si rende davvero necessaria. Si stima, a livello nazionale, che uno sviluppo
sistemico nel solo campo delle energie rinnovabili, possa portare un incremento
di oltre 150.000 posti di lavoro! Facciamo le debite proporzioni alla nostra
realtà e proviamo a strutturare percorsi politici coerenti con ciò che,
programmaticamente, ci diciamo da anni.
Sappiamo benissimo che questi
argomenti sono considerati secondari rispetto ai gravi problemi che stiamo
vivendo in questo periodo: scarsità di lavoro, aziende in fortissima crisi,
depressione economica che cresce anziché regredire, il tutto condito con una
disaffezione dalla politica da parte della gente, un allontanamento da tutto
ciò che riguarda la politica che non fa che peggiorare la situazione già di per
se seria e grave.
Ma la politica, quella vera
che, con i “180 secondi per un’idea del Trentino”, vuole
rappresentarsi nella sua veste migliore, con dibattiti franchi e sinceri,
propositivi e anche critici, deve cercare risposte e proposte diverse. Non è
più possibile trovare soluzioni con metodi che appartengono agli stessi sistemi
che sono stati causa di questa crisi.
Cambiare approccio per la ricerca
delle soluzioni ai problemi non è solo necessario, ma doveroso. Non possiamo
più pensare di risolvere i problemi della grave crisi che, per esempio, ha
colpito il settore dell'edilizia, predisponendo piani di lottizzazioni
ulteriori per costruire nuovamente; per esempio, possiamo prendere in
considerazione, invece, la riqualificazione del patrimonio edilizio
esistente, con la ricerca di sistemi integrati di risparmio energetico;
qualcosa abbiamo avviato, ma non ancora in maniera profonda e radicale, ma solo
per tamponare situazioni di stallo.
Una conversione ecologica a tutto campo, coerente prevede iniziative coerenti:
- progettualità a lungo termine: guardiamo avanti al futuro con occhi diversi, cominciando a fare formazione e informazione; formazione alle giovani leve, che non hanno una visione rosea del loro futuro; informazione alle aziende, molto spesso ancora lontane da quel necessario aggiornamento tecnico e progettuale che permetterebbe loro di uscire dal pantano dell'attuale crisi; troppo spesso mi trovo a vedere aziende arroccate su sistemi di lavoro legati a dinamiche che non sono più sostenibili, perché non trovano più spazio nel mercato globale.
Infine, progettualità politica:
benissimo trovarsi in queste occasioni, per parlare, per confrontarsi e
criticarci; ma è nelle sedi dei partiti che dobbiamo far tornare la gente;
dobbiamo riaprire la programmazione di educazione alla politica,
coinvolgendo i giovani veramente; ma non possiamo farlo cercando
tesseramenti eccellenti in vista delle prossime scadenze elettorali, non
possiamo farlo con metodi che hanno la sola visione immediata di alzare le
percentuali di consenso nel breve tempo. Necessario recuperare il senso vero
della politica per il bene comune, se vogliamo far tornare a votare la gente,
se vogliamo far tornare la gente a parlare di politica, a vivere la politica.
Necessario che la politica trovi
qualche via per “smitizzarsi”; non è possibile sentire parlare di tagli alla
sanità, alla scuola, alla ricerca e poi apprendere che, chi fa politica
percepisce redditi al di fuori di ogni ragionevole incarico di responsabilità.
Torniamo con i piedi per terra,
parliamo con la gente, ma soprattutto impariamo ad ascoltare le necessità e,
soprattutto, anche le indicazioni che le parti sociali e tutti gli attori
economico-culturali ci suggeriscono; solo così riusciremo a
ripartire veramente.
”Follia è fare sempre le
stesse cose, aspettandosi risultati diversi”; lo diceva un certo
Albert Einstein e, forse, cambiare metodo ora è davvero
indispensabile.
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martedì 1 aprile 2014
Consegnata oggi la petizione sulla gestione dei rifiuti in Trentino
È
stata inviata oggi, all'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi e al presidente
Ugo Rossi, la petizione on-line che i Verdi del Trentino hanno avviato alcune
settimane fa tramite il portale Avaaz.
La
petizione chiede alla giunta provinciale di Trento di istituire un tavolo
tecnico per programmare la gestione dei rifiuti provinciale; si chiede che a
questo tavolo possano essere invitati medici, tecnici di settore,
rappresentanti delle associazioni ambientaliste, rappresentanti delle
associazioni produttive ed artigiane, università di Trento e politici.
Il
tavolo tecnico, che dovrebbe darsi qualche mese di attività, potrebbe
individuare i percorsi migliori per la chiusura del ciclo dei rifiuti, in
maniera condivisa e ponderata tecnicamente.
Alla
fine del percorso, potrebbe dare preziose indicazioni alla giunta provinciale
per determinare i percorsi migliori, senza calare dall'alto soluzioni ormai
anacronistiche e poco sostenibili sia economicamente che ambientalmente.
La petizione è stata sottofirmata on line da 318 cittadini.
sabato 22 marzo 2014
Raccolta firme per la petizione sulla gestione dei rifiuti.
Sabato si è tenuta la raccolta firme per la petizione predisposta dai Verdi del Trentino, che chiede alla provincia di Trento di istituire un tavolo tecnico per analizzare i vari percorsi sostenibili per la chiusura del ciclo dei rifiuti. come noto, la provincia di Trento vorrebbe realizzare un impianto di produzione di CSS (COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO). I Verdi del Trentino criticano questa scelta,poiché tale ciclo prevede ancora la combustione dei residui dei rifiuti, causando danni ambientali. Inoltre, per stessa ammissione della provincia, allo stato attuale non si sa nemmeno che collocazione sul mercato potrebbe avere questo CSS, poiché pare che i cementifici trentini non lo vogliano bruciare, avendo operato altre scelte. La locazione dell'ipotetico stabilimento previsto dalla provincia di Trento sarebbe presso Ischia Podetti, sito a forte rischio in caso esondazione del fiume Adige. I Verdi del Trentino hanno anche lanciato una proposta alternativa, che prevede la realizzazione di uno stabilimento industriale per la produzione di granulati plastici che diverrebbero materia prima-seconda per la costruzione di attrezzature quali panchine, pavimentazioni stradali e come aggregante per miscele cementizie. Tali prodotti hanno già un mercato consolidato e la richiesta è in forte crescita. Il sito potrebbe essere individuato presso l'attuale sede Whirlpool, ma questa è solo un'ipotesi di locazione, per abbinare un'area industriale in progressivo abbandono al suo riutilizzo con la gestione dei rifiuti. La petizione per la quale i Verdi sono scesi in piazza, riguarda la specifica richiesta di istituzione di un tavolo tecnico provinciale, al quale dovrebbero presenziare tutti gli attori del sistema: associazioni ambientaliste, forze politiche e università trentina. Si potrebbe dare una scadenza temporale, dopo la quale potrebbero essere individuate le reali soluzioni ecosostenibili che la provincia stessa potrebbe mettere in programma. Per ora, la provincia persevera nel suo percorso, continuando sulla strada del diniego del dialogo e del confronto, che nel passato ha portato a dure lotte, fermando anche la costruzione di un inceneritore. La petizione vuole richiamare la politica ad un momento di serio confronto tecnico, condiviso e ragionato.
E' possibile firmare la petizione su AVAAZ, oppure
direttamente dal mio blog (trovate il link in alto a destra) oppure dal sito www.verdideltrentino.net
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giovedì 20 marzo 2014
GAZEBO PER RACCOLTA FIRME PETIZIONE GESTIONE DEI RIFIUTI!
Raccolta firme sulla petizione per chiedere alla
provincia di Trento di aprire un tavolo
tecnico sulla gestione dei rifiuti in Trentino.
I VERDI DEL TRENTINO organizzano una serie di gazebo per
raccogliere le firme della petizione on-line "Giunta provinciale del
Trentino: Gestione dei rifiuti da
strutturare con un percorso ecosostenibile". Ai gazebo troverete anche
informazioni per la proposta alternativa di gestione dei rifiuti, presentata
dai Verdi alla giunta provinciale.
SABATO 22 marzo saranno attivi alcuni gazebo per poter
firmare direttamente la petizione, nei seguenti luoghi:
TRENTO - via S.Croce davanti entrata auditorium S.Chiara
dalle 10 alle 12:30 e dalle 15 alle 18:30.
Riva del Garda incrocio viale Roma-viale Dante, dalle 15
alle 19.
Pergine Valsugana – piazza S.Maria vicino alla chiesa
parrocchiale dalle 9 alle 12
La petizione è sottoscrivibile anche dai seguenti siti:
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sabato 1 marzo 2014
Quarto piano provinciale dei rifiuti:contraddizioni e proposte. Parte la petizione per riaprire il dibattito.
Il quarto
piano provinciale dei rifiuti, recentemente presentato dall’assessore Gilmozzi,
ha suscitato l’interesse di molte associazioni ambientaliste, ma solamente di
poche forze politiche. Venerdì 28 febbraio, come Verdi del Trentino, abbiamo
proposto un incontro-dibattito sul tema, portando la nostra proposta e
analizzando i contenuti del piano proposto dalla giunta provinciale. Erano
presenti le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente,
Coordinamento Trentino Pulito, Nimby Trentino, molti cittadini interessati e
alcuni esponenti politici come Rodolfo Borga della Civica Trentina, Mario
D’Alterio e Alessio Hueller del M5S e naturalmente gli organizzatori, il
sottoscritto e Lucia Coppola dei Verdi del Trentino.
Sul tavolo
anche la nostra proposta, che nemmeno è stata presa in considerazione dalla
politica provinciale, bollata come insostenibile, ma senza produrre dati a
sostegno di questa presunta insostenibilità; eccola qui riassunta:
•
STABILIMENTO
INDUSTRIALE DI TRATTAMENTO DEL RESIDUO PER PRODUZIONE MATERIE PRIME SECONDE; IL
MERCATO È GIA’ IN GRADO DI ASSORBIRE I PRODOTTI CREATI ( MISCELE PER
L’EDILIZIA, PLATICHE DI SECONDO GRADO)
•
RIQUALIFICAZIONE
DI SITI ESISTENTI SENZA COSTRUIRE NUOVE STRUTTURE (Whirlpool era una proposta,
ma esistono una marea di altri capannoni in disuso; perché costruire nuove
strutture?)
•
SVILUPPO
OCCUPAZIONALE: STIMA DI 120/150 POSTI DI LAVORO! Non mi sembra una proposta
fuori schema, dati i risultati occupazionali in calo!
•
PROGETTO
INNOVATIVO DA ESPORTARE COME MODELLO VIRTUOSO (fondi europei possibili); il sistema da noi proposto potrebbe dare
accesso a fondi dell’Unione Europea, poiché rientranti in pieno nel percorso
indicato dalle priorità delle direttive europee, cosa invece non fattibile con
il sistema proposto dalla provincia, che sarebbe in pieno carico alle tasche
dei cittadini.
Nel
dibattito sono emerse molte contraddizioni al piano provinciale dei rifiuti
proposto, che qui sintetizzo:
-
NON
SI VALUTANO INVESTIMENTI PER LA RIDUZIONE ALLA FONTE, ELEMENTO PRINCIPALE NELLA
SCALA GERARCHICA IMPOSTA DALLE NORMATIVE EUROPEE.
-
APPROCCIO
OBSOLETO: NIENTE INCENERITORE, MA PRODUZIONE DI COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO SEMPRE
DA BRUCIARE CON PERICOLI PER LA SALUTE E L’AMBIENTE SCARSAMENTE
VALUTATI NEL PIANO. INOLTRE MANCA UN’ANALISI AMBIENTALE QUALORA I CSS VENISSERO
BRUCIATI NEI CEMENTIFICI DI SARCHE E TASSULLO, ZONE AD ALTA CONCENTRAZIONE DI
COLTURE AGRICOLE DI PREGIO.
-
SI
VUOLE PRODURRE UN PRODOTTO (CSS) CHE NON SI SA ANCORA DOVE PIAZZARE : I
CEMENTIFICI LOCALI NON SEMBRANO, PER ORA, INTENZIONATI A BRUCIARE TALE PRODOTTO E QUINDI
QUALE INDAGINE DI MERCATO E’ STATA CONDOTTA PER PIAZZARE IL PRODOTTO? ANCHE SU
QUESTO VERSANTE MANCANO DATI CHE INDICHINO LA QUALITA’ DEL PRODOTTO CSS E
QUINDI NON SI SA CHE TIPO DI PRODOTTO SI POSSA COLLOCARE.
-
COSTRUZIONE
DI NUOVI INSEDIAMENTI (ISCHIA PODETTI?: PERICOLO IN CASO DI ESONDAZIONE
DELL’ADIGE) INVECE CHE SFRUTTARE SITI DISMESSI (WHIRLPOOL È SOLO UNA PROPOSTA,
MA ESISTONO ANCHE MOLTI ALTRI CAPANNONI DISMESSI).
-
NESSUNA
APERTURA TECNICA A VALUTAZIONI
INNOVATIVE; STESSO APPROCCIO COME PER L’INCENERITORE! GLI ERRORI NON INSEGNANO?
-
FONDI
EUROPEI SOLO PER CHI RISPETTA LA GERARCHIA PER LA CORRETTA
GESTIONE DEI RIFIUTI! È POSSIBILE AMBIRE A FONDI EUROPEI PER IL SISTEMA INNOVATIVO PROPOSTO DAI VERDI ; LA COSA
INVECE NON RIENTRA NEL PIANO PROVINCIALE!
Dal
dibattito è emersa la necessità di approfondire tali temi, che la provincia
sta, per l’ennesima volta, sottovalutando, gestendo la partita rifiuti in
solitaria e con lo stesso meccanismo che ha visto la precedente gestione sulla vicenda
inceneritore. Sembra che importi a pochi la questione, visto che i partiti con
le loro segreterie, che ieri erano tutti stati invitati al dibattito, latitano
e non prendono in carico il problema. I convenuti alla riunione di ieri
auspicano l’apertura di un vero e proprio tavolo tecnico, dove si possano sedere
tutti gli attori: provincia, comuni, associazioni, partiti; un dibattito
aperto, con una chiara scadenza temporale e, alla fine del percorso, possa
essere elaborata una strategia condivisa che preveda una strutturazione di
tutto il sistema provinciale di gestione dei rifiuti.
Per
sollecitare la provincia ad aprire tale dibattito, è stata avviata una
petizione on-line, che trovate sui seguenti siti:
Sottofirmando
la petizione si chiede alla giunta provinciale di istituire un tavolo tecnico
per valutare tutte le soluzioni possibili, favorendo quelle a minore impatto
ambientale e che mettono in campo il recupero della materia e non la
combustione. Sollecitiamo tutti ad aprire questo dibattito, al fine di definire
la questione in maniera scientifica e non approssimativa come sta avvenendo con
la proposta di aggiornamento che la provincia vuole avanzare; una proposta che, ancora e per l’ennesima volta,
non è esaustiva, è piena di contraddizioni e priva di analisi complete e
sostenibili. Avvallando tale proposta, come molti partiti stanno facendo senza
analizzare nel dettaglio i contenuti, si scarica un problema che ritornerà nei
prossimi anni, poiché mancano troppi dati e vi sono troppe approssimazioni
grossolane. Apriamo il dibattito subito, coinvolgiamo tecnici, associazioni,
università e politica; per un Trentino davvero all’avanguardia e non solo a
parole.
Marco Ianes
– co-portavoce VERDI DEL TRENTINO
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