Si sa, con l’avanzare degli anni la vista cala, inevitabilmente.
Da qualche tempo mi accorgo che gli occhiali da vista che sto usando, non mi permettono di leggere bene, quindi chiamo il CUP e cerco di fissare una visita oculistica. La gentilissima operatrice mi dice che per tali visite si va verso la metà del prossimo anno e siamo al 20 ottobre! Sette-otto mesi per una visita oculistica, nel mio Trentino, luce e faro nazionale per la gestione virtuosa della sanità pubblica. Declino l’invito della signorina e vado on-line, sul sito del CUP per verificare personalmente. In prestazione privata trovo disponibilità già per il 7 novembre, stessi ambulatori, stessi medici, ma pagando dai 90 ai 110 Euro, a seconda del professionista scelto. Mi chiedo, ma che senso ha? Sono dipendenti pubblici che usano le strutture pubbliche per esercitare la professione privatamente. Pagheranno certamente il dovuto “affitto”, non dubito, ma che senso ha? Non si potrebbe ampliare l’offerta pubblica pagando loro straordinari? Pure io ho esercitato a lungo la libera professione, ma mi pagavo l’affitto di uno studio, mica chiedevo alla mia scuola di usufruire di PC e locali! Trovo assurda questa situazione, davvero senza senso. E anche vergognosa, viste le tasse che paghiamo. Rivedere queste situazioni sarebbe davvero importante. È un assurdo non trovare una visita in tempi accettabili, salvo poi scoprire che la stessa visita è possibile pagando in prestazione privata, ma in luoghi deputati all’esercizio della sanità pubblica. Davvero vergognoso e inqualificabile per la nostra sanità “autonoma”!
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"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
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domenica 22 ottobre 2017
venerdì 11 dicembre 2015
Trilinguismo, insegnanti impegnati e la provincia latitante...
Sono un docente impegnato nel progetto trilinguismo, molto spinto dal governo provinciale. Sto seguendo, con molto interesse, lo sviluppo del sistema CLIL.
Credo che, se ben organizzato e con docenti ben preparati, si possa davvero dare un serio contributo alla crescita dei nostri ragazzi, nel tentativo di far capire loro che le lingue straniere possono essere un mezzo nuovo e diverso per apprendere discipline non linguistiche e crescere culturalmente.
Il progetto trilinguismo di cui la nostra Provincia si vanta di essere sostenitrice, e il progetto CLIL ne è una componente fondamentale, deve però essere sostenuto seriamente, con finanziamenti congrui alla realtà; ma, soprattutto, si deve dare anche la necessaria credibilità a tale progetto.
Allora, mi chiedo quale credibilità possa avere un progetto se gli insegnanti che hanno sostenuto, a proprie spese di tempo e di denaro, un corso di 2 o 3 settimane all’estero in periodo estivo, e ancora non hanno ricevuto il rimborso del voucher previsto, dopo ben quattro mesi dalla presentazione delle spese e dopo aver sostenuto e superato gli esami previsti per il riconoscimento! Che credibilità può avere un progetto che prevede un aggiornamento degli insegnanti all’estero, da effettuarsi con sola parziale copertura delle spese sostenute? Sì, perché è bene chiarire che il voucher, ammesso che arrivi a questo punto, copre solo una parte delle spese sostenute. Solitamente, e io lo posso confermare avendo lavorato diversi anni anche per aziende private del settore industriale, i corsi di aggiornamento sono interamente sostenuti dalle aziende stesse. Così non è per la Provincia, che ti chiede di aggiornarti, ti chiede di credere ad un percorso e poi ti dice che ti copre le spese solo in parte. E questo passi pure, purché almeno quella parte finanziata arrivi! I dubbi cominciano a serpeggiare tra i docenti visto che, contattando il servizio preposto, pare che prima di febbraio o marzo i soldi di rimborso non ci vengano erogati, mentre ci era stato detto che al massimo nel mese di novembre saremmo stati rimborsati! Bella partenza per il progetto trilinguismo, proprio una piena e totale iniezione di fiducia verso gli insegnanti che hanno deciso di mettersi in gioco! Sarà la solita politica degli annunci? Sarà che, alla fine, a crederci siamo solo noi, docenti pazzi che si sono messi in gioco accettando la sfida lanciata in pompa magna dal presidente Rossi?
giovedì 13 agosto 2015
Valdastico si, Valdastico no…
Valdastico si, Valdastico no…
Foto: la valle del Centa oggi; un domani ci sarà un viadotto per la Valdastico?
Mi chiedo cosa induce a pensare che la Valdastico possa
portare benefici al Trentino, quando è assodato che sarà un’opera ad elevatissimo
impatto ambientale , con interazioni negative con le risorse idriche interne
agli svariati chilometri in galleria che si faranno, traffico su gomma
incentivato a dismisura, con conseguente inquinamento aumentato. Già, sono il
solito ambientalista che antepone agli interessi di pochi la salvaguardia
ambientale di tutti, un’idealista, appunto! Però, anche economicamente mi
piacerebbe vedere qualche numero che giustifichi la spesa di una nuova via per
gomma, che a detta di molti non sarebbe ripagata facilmente con gli introiti
derivati dai pedaggi. E allora, dove sta la convenienza economica? Forse nella
concessione rinnovata ad A22 per il Trentino e ad A4 per la società
Serenissima, con sponsor maggiore la regione Veneto. Questo è assodato.
Ma se l’obiettivo è quello di ottenere nuovamente tali concessioni, perché non
lavorare su altri fronti invece che proporre opere inutili per poter ambire ad
altri obiettivi? Davvero si ritiene indispensabile la Valdastico per lo
sviluppo del Nord-Est, quando stiamo spendendo miliardi di euro per un percorso
TAC (treni alta capacità) , che dovrebbe spostare il traffico su rotaia,
passando da Verona? Ma le due opere sono in chiara antitesi tecnica tra loro;
come si fa a sostenere una viabilità su rotaia (TAC) e pure una mobilità su
gomma (VALDASTICO)? Ci sono troppe cose occulte in queste improvvise
“illuminazioni politiche” da parte dei maggiori rappresentanti politici
provinciali. Sarebbe opportuno capire davvero su quali basi numeriche sono
poggiate queste visioni di “sviluppo sostenibile” che la nostra politica
trentina sta cercando di farci digerire, con il tacito assenso anche di alcune
forze politiche “ambientaliste” che non si degnano nemmeno di prendere
posizione contro tale possibile ulteriore devastazione del territorio trentino.
Temo che, come fu per l’inceneritore, i comitati di cittadini dovranno
riprendere in mano la questione e monitorare bene lo sviluppo sostenibile che
ci vogliono propinare. Anche per la Valdastico ci sarà bisogno di movimenti popolari
al di fuori dei partiti, ma anche questa volta perderà la politica e ci sarà un
ulteriore allontanamento degli elettori. Perché chi credete che la voglia
davvero la Valdastico? Solo chi ha interessi in A22 o nella Serenissima. Della
mobilità sostenibile interessa poco a questa politica, davvero poco incline a
progettare il futuro guardando avanti, anzi ben ancorata a metodi di sviluppo
ormai obsoleti. I comitati di cittadini si organizzeranno, sarà inevitabile,
perché tale opera non potrà passare in maniera così assurdamente insostenibile.
Marco Ianes
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