"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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giovedì 15 gennaio 2015

Europa che cambia, e il Trentino? Qualche proposta noi la avanziamo....



Europa  che cambia, e il Trentino?
Mi fa un certo effetto sentire il nostro presidente del consiglio che, molto saggiamente, dice che l’Europa deve cambiare, altrimenti sarà il fanalino di coda del mondo; ha ragione da vendere!
Peccato, però, che il monito parta da chi dirige un paese che è già fanalino d’Europa, o quasi, per quanto riguarda sviluppo, occupazione e innovazione. Un paese, il nostro, che fa leva ancora su tradizionali metodi di economia, che ormai appartengono a quello stesso sistema che ha generato la devastante crisi in cui siamo immersi. E, nel nostro paese, la politica degli annunci sembra avere prevalenza su una politica del rinnovamento reale. E questi percorsi, purtroppo, hanno spesso caratterizzato anche la gestione della politica provinciale, nell’autonomia che abbiamo.
E, proprio per partire dalle possibilità che la nostra autonomia  ci permette, in questi giorni abbiamo presentato una proposta alla giunta provinciale, per riattivare l’economia delle piccole-medie imprese e per dare la possibilità a famiglie e imprese stesse, di innovare e ristrutturare abitazioni e sedi.
Ma dove sta la novità? Non abbiamo certo scoperto grandi cose, ma abbiamo solamente cercato di indicare alcuni percorsi facilmente realizzabili, quasi a costo zero per le casse provinciali. La nostra proposta prevede lo stanziamento di 30 Ml di Euro divisi in tre anni (10 ML all’anno), da mettere a disposizione di chi decide di investire in energie rinnovabili e in ristrutturazioni/recuperi edilizi  e in messa a  norma di impianti tecnologici. Il percorso che proponiamo non vuole creare il solito giro di contributi a pioggia, ma sarebbe sostenibile dal gettito fiscale che verrebbe generato dalle fatturazioni che le imprese effettuerebbero. L’intervento provinciale servirebbe solamente per far partire il meccanismo, avviando la macchina  con un incentivo mirato e calcolato sul reale fabbisogno energetico di chi realizza l’intervento di installazione di impianti di energia da fonti rinnovabili, oppure di chi ristruttura gli stabili  con rimozioni di amianto o di barriere architettoniche,  oppure di chi  riammoderna il proprio impianto elettrico o termico, per garantire la sicurezza e l’efficienza del proprio stabile, sia per privati che per imprese. Legando tali erogazioni di contributi al conferimento degli incarichi alle aziende artigiane locali, che così lascerebbero alle casse provinciali gli 8/10 delle tasse che pagano. E di interventi ce ne sarebbero in numero elevato da eseguire! Come si vede non c’è nulla di eccezionale da proporre, ma l’eccezionale sarebbe che venisse attuato veramente, per dare fiato all’economia agonizzante delle nostre imprese, per ridare la possibilità ai giovani di trovare occupazione , per permettere a famiglie e imprese stesse di sperare ancora in un futuro. In questo la nostra autonomia potrebbe davvero essere promotrice di vie nuove per uno sviluppo sostenibile, lo stesso che il nostro premier continua a decantare, ma che con i fatti stenta a proporre alla nostra Italia, che naviga ancora a vista, senza un preciso programma industriale, senza un piano energetico credibile. Perché a parole va benissimo dire che si deve cambiare, ma ora è tempo di passare ai fatti. Il Trentino, con la semplice proposta che abbiamo avanzato alla giunta provinciale in questi giorni, potrebbe dare l’esempio. Sempre se crediamo davvero di meritarci l’autonomia e non ci limitiamo, invece, ad amministrare il patrimonio senza investire nel futuro. Nuovi percorsi, molto sobri e facilmente sostenibili senza dilapidare risorse pubbliche, bensì utilizzando le stesse per rimettere in moto un’economia addormentata, sono improcrastinabili; se restiamo ancora a parlarci addosso rischiamo di lasciar sfuggire ogni possibilità di rinascita, mentre gli altri paesi cominciano a correre di nuovo.
Noi la proposta l’abbiamo avanzata, sperando che non cada nel vuoto ma possa avviare un iter positivo; chissà se verrà colta ed analizzata per strutturarla come percorso realizzabile o se si continuerà  solamente nella politica degli annunci. Gli strumenti li abbiamo, usiamoli in piena “autonomia”!

La proposta è scaricabile al seguente link: 

domenica 13 ottobre 2013

Alcuni impegni programmatici.

Alcuni impegni programmatici personali. 
Propongo alcuni temi, sui quali mi impegnerò particolarmente, qualora eletto.
Scuola e formazione: Dobbiamo rivedere gli investimenti ed i tagli effettuati in questi ultimi anni, in ambito formativo e scolastico. I nostri giovani hanno sempre più bisogno di strumenti adeguati per crescere culturalmente e socialmente. Per questo sono necessari investimenti significativi nell'ambito dei bisogni educativi speciali , fortemente penalizzati da interventi di tagli lineari non condivisibili, operati negli ultimi anni. Inoltre, è necessario dare stabilità economica e occupazionale, ai docenti e a tutto il personale del comparto generale della scuola. Dare stabilità significa operare scelte di investimento significativo sulle professionalità dei docenti, valorizzando percorsi di formazione degli stessi, al fine di premiare la meritocrazia; parlare, però, di meritocrazia senza dare gli strumenti necessari ai docenti, è deleterio e fuorviante. Investire sulla formazione dei docenti, affinché possano trasmettere conoscenze e competenze agli studenti, è un passo fondamentale per una rigenerazione del sistema scuola. Solo valorizzando i docenti e tutti gli operatori del settore formazione e scuola, possiamo dare forza e credibilità ai nostri giovani. In questo settore è necessario avviare un processo di serio confronto co tutti gli attori; propongo una fase di analisi in cui si coinvolgano forze sindacali, docenti e personale non docente, genitori e studenti, per individuare percorsi condivisi di ottimizzazione delle risorse. Un percorso di 5-6 mesi in cui raccogliere idee e proposte dalla base, per poi fare sintesi politica e strutturare i percorsi necessari. Questo rappresenterebbe un nuovo approccio di politica condivisa, con una seria analisi delle necessità e delle prospettive possibili.

Gestione dei rifiuti: Dopo il NO alla costruzione dell’inceneritore, sul quale mi sono battuto, assieme alle associazioni Coordinamento Trentino Pulito di cui faccio parte e a Nimby Trentino, ISDE, Coldiretti e i 4 comuni della piana rotaliana che hanno pagato di tasca propria il progetto alternativo “Progetto Cerani” è giunto il momento di cambiare marcia. Per la nuova legislatura che sta per partire, propongo una sorta di re-start sul tema della gestione dei rifiuti, così strutturato:
-          Istituzione di un tavolo programmatico, che raccolga rappresentanti delle associazioni attive sul tema, università di Trento, rappresentanti delle comunità di valle e della varie aziende coinvolte nella gestione dei rifiuti, al fine di definire le linee guida per lo sviluppo di un piano generale dei rifiuti a carattere provinciale.  Tempo di lavoro: 6 mesi.
-          Elaborazione del nuovo piano rifiuti, sulla base dei dati raccolti nella fase precedente, con predisposizione del progetto generale provinciale. Tempo di lavoro: 6 mesi.
Sulla base dei progetti elaborati, nel giro di altri 3-4 mesi si potrebbe dare avvio ad un processo gestionale del recupero della materia ( non più rifiuti!), che permetta di riciclare le materie prime, creare nuovi posti di lavoro, avviare a chiusura le discariche trentine e chiudere definitivamente il ciclo dei “rifiuti”, con piena soddisfazione dei cittadini che potrebbero godere di abbassamenti della tariffa rifiuti, in conseguenza agli introiti generati da una gestione industriale redditizia del comparto. Questa è una nuova visione da blue economy, che propongo come soluzione per il nostro Trentino.

Mobilità sostenibile:Sulle basi della proposta di Transdolomites, avviare l’iter procedurale per la realizzazione del “trenino dell’Avisio”. In questa legislatura si potranno gettare le basi per predisporre il progetto preliminare e poi quello esecutivo, ricercando i partner per generare il percorso di realizzazione vero e proprio.  Nel programma della forza che rappresento c’è una chiara condivisione nel progetto e, quindi, sarà mia cura impegnarmi per portare avanti tale prospettiva di mobilità sostenibile. Anche questa è una visione da blue economy.

Sostegno alle imprese e sviluppo ecosostenibile: Nell’ambito del sostegno alla piccola-media impresa, ai professionisti  e agli esercenti arti e professioni, propongo un sistema di approccio diverso di sostegno economico e formativo.Nel settore delle costruzioni, in forte contrazione, propongo l’istituzione di un fondo destinato al sostentamento del recupero del patrimonio edilizio esistente, tramite interventi mirati alla ristrutturazione edilizia ed impiantistica, con particolare riferimento al risparmio energetico. Il fondo potrebbe essere sostenuto con parte del gettito fiscale derivante dai lavori stessi. Tale fondo non vedrebbe una contribuzione diretta alle imprese, bensì ai proprietari degli stabili che decidono di riqualificare i propri siti, siano essi cittadini privati che imprese detentrici di immobili. Con tale sistema si potrebbe generare lavoro per le imprese, le quali fatturerebbero e genererebbero il gettito fiscale che auto-sosterrebbe il fondo stesso. Il sistema sarebbe sostenibile, con opportune valutazioni periodiche e ricalibrazioni sui metodi di erogazione dei contributi. Un sistema di sostegno di tal tipo permetterebbe di dare ossigeno alle nostre imprese, senza tuttavia erogare contributi che non producano benefici per la collettività. Con un sistema simile si avrebbero due benefici sostanziali: creazione di lavoro per le imprese ed i professionisti e recupero del patrimonio edilizio, con risparmi energetici e monetari significativi per la collettività. Inoltre, ristrutturando secondo criteri ecosostenibili, favoriremmo una politica di tutela ambientale, contribuendo a migliorare il nostro ambiente, limitando emissioni di CO2 e sprechi energetici.


Agricoltura,turismo e cultura:In questi settori, a mio avviso strettamente legati tra loro, è necessario creare maggiore sinergia. Nel campo agricolo è necessario creare una maggiore cultura della coltivazione “bio”, ma quella vera! Meno chimica e più naturalità e prevenzione nella gestione delle nostre colture. Ciò va legato al turismo in maniera sistematica, per promuovere i prodotti della nostra terra, vissuti e gustati nella nostra terra (agriturismo); in questo ambito è necessario sviluppare percorsi di formazione continua per i nostri coltivatori, che devono essere sostenuti per una gestione più compatibile delle nostre coltivazioni. In ambito turistico, fare rete diventa indispensabile, per fronteggiare una crisi profonda; e, in questo settore, vedo anche una rete dei musei e delle proposte culturali, con un’unica regia provinciale da strutturare in maniera tale da valorizzare tutte le espressioni territoriali esistenti. Una rete che ottimizzi gli investimenti e tagli molti sprechi finora tollerati; ottimizzare, non tagliare inutilmente, strutturando una rete culturale trentina.

sabato 12 ottobre 2013

Sviluppo sostenibile e blue economy.



Si è svolto venerdì sera, 11 ottobre ,a Gardolo, presso la sala circoscrizionale, l’incontro organizzato dagli Ecologisti e civici Verdi Europei, con tema: “ Sviluppo sostenibile e blue economy” Marco Ianes, Lucia Coppola e Michele Trainotti, candidati al consiglio provinciale, che  hanno sviluppato  analisi e proposte legate ad un nuovo modello di sviluppo, che prenda spunto dai concetti della blue economy, cioè “imparare a costruire e progettare sistemi imparando dalla natura”. Per i dettagli dell’intervento di Marco Ianes, potete leggere al link:


mercoledì 2 ottobre 2013

Cambiamenti climatici e sviluppo eco sostenibile. Parliamone assieme a Gardolo, venerdì 11 ottobre 20.30 sede circoscrizione.


I cambiamenti climatici sono colpa dell'uomo. Se ancora si cercavano degli alibi per il riscaldamento globale e per i fenomeni ad esso legati, oggi non ci sono più dubbi. L'influenza dell'uomo sul sistema climatico è chiara ed evidente nella maggior parte delle regioni del globo, secondo quanto ha rivelato una nuova valutazione da parte del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico dell'Onu (IPCC), presentata lo scorso 27 settembre a Stoccolma.
È estremamente probabile che l'influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20° secolo. E se finora ciò era solo sospettato ed ipotizzato, adesso sono sempre di più le prove che condannano la razza umana. Il miglioramento dei modelli e una migliore comprensione della risposta del clima parlano chiaro: l'aumento globale delle temperature è inequivocabile e dal 1950 molti sono stati i cambiamenti osservati in tutto il sistema climatico. Cambiamenti senza precedenti nel corso dei millenni.
E se in quasi 3.000 anni di storia, finora la Terra non aveva subito alcuna drastica modifica, non sarà un caso se negli ultimi 60-70 anni, il pianeta stia presentando chiari segni di sofferenza. Ma c'è di più. Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato progressivamente più caldo rispetto a qualsiasi precedente decennio dal 1850. Le proiezioni sul cambiamento climatico sono basate su quattro nuovi scenari legate alle concentrazioni di gas serra.
Secondo quanto illustra la quinta edizione del dossier IPCC, il cambiamento di temperatura superficiale globale per la fine del 21° secolo si prevede superiore a 1,5° C rispetto al 1850-1900 ma lo scenario considerato è il più basso. Probabilmente sarà superiore ai 2° C.
I nuovi modelli hanno permesso di ipotizzare con maggiore certezza che in passato che le ondate di calore saranno più frequenti e più lunghe rispetto al passato. "Con il riscaldamento della Terra, ci aspettiamo di vedere le regioni attualmente umide ricevere più pioggia” ha detto il vicepresidente Thomas Stocker.
Secondo gli scienziati, il riscaldamento degli oceani, lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari provocherà un aumento del livello medio del mare ad un ritmo più veloce rispetto a quello che abbiamo vissuto negli ultimi 40 anni.
Il rapporto rileva con elevata sicurezza che il riscaldamento dell'oceano domina l'aumento di energia immagazzinata nel sistema climatico, che rappresenta oltre il 90 % di quella accumulata tra il 1971 e il 2010. Anche se l'uomo si impegnasse a contrastare i cambiamenti climatici, gli effetti delle emissioni di CO2 persisterebbero per vari secoli.
Tre le altre novità emerse, degna di nota è quella che riguarda l'aumento del livello del mare, che dalla fine del secolo scorso va dai 26 agli 81 centimetri, mentre il precedente report dell'ICCP del 2007 lo aveva stimato tra i 18 e i 59 centimetri.
 L'uomo sta seriamente minacciando la vita del pianeta e indirettamente anche la propria. Ma ancora non tutti ne sono consapevoli. 
Parleremo di cambiamenti climatici e di economia, legata allo sviluppo sostenibile, in un incontro pubblico, a GARDOLO, VENERDI 11 OTTOBRE ORE 20:30- SALA CIRCOSCRIZIONE PIAZZALE GROFF.
Per un Trentino autonomo e europeo, per un’economia ecosostenibile, per nuove prospettive.

lunedì 30 settembre 2013

Un programma credibile ed eco sostenibile

Un programma credibile ed eco sostenibile.
Per un governo del Trentino, ecosostenibile e credibile, un programma serio, senza vane promesse, irrealizzabili, di eliminazioni di tasse, come qualcuno vorrebbe propinare come credibile per noi Trentini. Noi non promettiamo cose impossibili, ma promettiamo stabilità di governo, coesione sociale e ricerca di un metodo di sviluppo armonioso. Molti dei contenuti che vedete riassunti nella sintesi di programma che vi propongo sotto (vedere link), derivano da nostre istanze. Siamo presenti, molto presenti in questa fase di riprogrammazione del Trentino.
Ecco il link per visualizzare la sintesi del programma ( a breve la versione integrale del documento):


http://www.marcoianes.net/area_download_4.html


sabato 21 settembre 2013

Sviluppo sostenibile: e se partissimo proprio da Whirlpool?



Sviluppo sostenibile: e se partissimo proprio da Whirlpool?
Nel dibattito sulla conversione industriale che riguarda il sito Whirlpool, si potrebbe provare ad inserire alcuni ragionamenti di sviluppo sostenibile. Abbiamo una struttura che sarà messa a disposizione per attività industriali future e sarebbe auspicabile che tali attività potessero essere inquadrate in un ambito di sostenibilità ambientale d’avanguardia. Un altro problema irrisolto e che sarà tema di approfondimento sia durante la campagna elettorale, ma soprattutto poi in ambito gestionale della futura amministrazione, riguarda la gestione del residuo indifferenziato, cioè la famosa chiusura del cerchio della partita rifiuti. L’accostamento dei due temi non è casuale, bensì lo propongo come abbinamento per un ragionamento, in prospettiva, relativamente alla conversione del sito industriale abbinata alla realizzazione di un impianto industriale di trattamento meccanico del residuo indifferenziato. Il luogo ben si presterebbe per locazione, dato che è vicino alla tangenziale e pure all’autostrada; vi è già una notevole disponibilità di energia elettrica prelevabile, visto il precedente impiego, per poter far funzionare lo stabilimento stesso. Rimane da progettare il percorso di conversione e adattamento delle strutture e calibrare il sistema, magari sulla traccia del famoso “progetto Cerani” che, già un paio di anni fa, grazie all’interessamento dei comuni della piana Rotaliana e spinto dalle associazioni ambientaliste come Coordinamento Trentino Pulito e Nimby Trentino, era stato proposto in alternativa al dismesso inceneritore. Ora i tempi sono maturi per riprendere in mano una gestione all’avanguardia della partita rifiuti, non vi sono più scontri su posizioni in antitesi tra loro e, la struttura Whirlpool, potrebbe rappresentare un punto di partenza per una conversione industriale tesa al rispetto ambientale. La proposta sopra descritta, rientra in un programma di sviluppo sostenibile in sinergia con il concetto di blue economy, sinteticamente riassumibile nell’evoluzione della green economy, cioè non più investimenti per inseguire il miglioramento ambientale, bensì progettualità nel perseguire percorsi ecosostenibili. Le idee ci sono, la politica vuole provare ad innovare e dobbiamo credere in un futuro migliore e lavorare con approcci diversi per trovare soluzioni che mettano in campo modelli economici diversi da quelli sostenuti finora. Da qui, noi ecologisti e civici verdi europei, vogliamo partire per lanciare un programma di innovazione, di speranza e di progresso; un programma dove l’antico pensiero ambientalista, che molti associavano a freno fastidioso per uno sviluppo basato sulla perenne crescita, diventa ora probabilmente l’unico percorso realmente perseguibile, per uscire da una crisi globale e irreversibile, di sistema e strutturale, che certo non sta risparmiando nemmeno il nostro Trentino; nel programma di governo abbiamo chiesto al nostro candidato presidente Ugo Rossi, di inserire progettualità innovativa, mirata a percorsi virtuosi strettamente legati ai concetti della blue economy, che il Trentino, terra all’avanguardia in fatto di ricerca e sviluppo, ha l’obbligo di percorrere, per il proprio futuro e per dare anche un impulso esemplare alla nazione; siamo sempre stati indicati come artefici di progresso e innovazione e, ora,possiamo diventare sempre più  un punto di riferimento per tutto il paese e per l’Europa; siamo obbligati a farlo, per un Trentino migliore, autonomo ed europeo.

venerdì 20 settembre 2013

Blue economy: Trentino motore di sviluppo sostenibile.



Blue economy: Trentino motore di sviluppo sostenibile.
Non passa giorno in cui non si apprendano notizie relative alla grave crisi economica e finanziaria, la quale costituisce un problema molto grave e serio, che compromette il benessere di tutti e la dignità di molti, che perdono il lavoro in età avanzata o, come per molti giovani, non riescono nemmeno ad avviarsi in un’attività lavorativa. Unitamente a questa grave crisi, siamo in presenza di un’altrettanto grave deficit ecologico, che accumula continuamente punti negativi. Ma le due cose, sono strettamente legate tra loro; il modello economico finanziario attuale, basato principalmente sulla combustione fossile per ricavare energia per la produttività, sta arrivando alla saturazione e, oltre alla già menzionata crisi, ci lascia in eredità un pesante fardello di malessere ambientale; è malata l’economia mondiale, ma è altrettanto malato il nostro mondo, con il suo ambiente deturpato e svilito dall’azione antropica, messa in campo in questi decenni. È la comunità scientifica stessa a dare queste indicazioni, non è solamente una semplice opinione di ambientalisti “estremisti” che, a detta di molti sostenitori dell’attuale sistema, sono dei visionari utopici che vogliono un mondo perfetto e comodo, ma senza rifiuti e senza inquinamenti. Questa, però rappresenta una descrizione errata di chi opera nell’ambientalismo, poiché identifica percorsi ormai superati, di estremismo esistente, forse, all’inizio del percorso ambientalista; se, però, qualche decennio fa, si poteva anche credere a questa definizione di “estremismo ambientalista”, ora, con i dati alla mano e con le analisi economiche e ambientali, quindi con i numeri reali, la definizione diventa anacronistica, poiché decenni fa, quei “visionari impazziti”, prevedevano una recessione irreversibile legata ad una crescita smisurata e ad uno sfruttamento delle risorse naturali spropositato. Quindi li possiamo ora definire, passatemi il termine un pochino caricaturale, “profeti ambientalisti”. L’economia mondiale negli ultimi sessant’anni è cresciuta a ritmi notevolissimi; il prodotto globale lordo mondiale ha raggiunto i 69.000 miliardi di dollari nel 2008; nel 1950 esso era di soli 6.600 miliardi di dollari; è chiaro che non è pensabile di poter sostenere una continua e inarrestabile crescita all’infinito. L’economia della crescita a tutti i costi non è più sostenibile e da questo concetto si parte per rifondare un sistema diverso, per imboccare strade alternative e innovative. Siamo partiti, alcuni anni fa, con lo sviluppo della green economy, che ha visto l’uso delle fonti di energia rinnovabili, dal fotovoltaico all’eolico, a volte usati in maniera speculativa, poiché la mala politica ne ha incentivato l’uso a beneficio delle multinazionali, più che dei cittadini; la green economy ha rappresentato un passo importante, tuttavia dettato dalla necessità di inseguire la tutela ambientale, cercando di produrre energia per lo sviluppo industriale in maniera più sostenibile e meno impattante; molto spesso la green economy ha messo in campo percorsi virtuosi, ma mirati a contenere le emissioni inquinanti, oppure ad avere energia pulita e a costi più ridotti. Tutti passi evolutivi importanti, ma non sufficienti a cambiare radicalmente il percorso economico. Diventa necessario spingerci oltre, con coraggio e determinazione, verso un percorso ancora più innovativo, denominato blue economy. La blue economy affronta le problematiche della sostenibilità al di là della semplice conservazione: lo scopo non è investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di creatività, adattamento e abbondanza della natura. La Blue Economy nell'ipotesi più moderata può essere considerata un’evoluzione della Green Economy, in realtà è qualcosa di più e di diverso.È un sistema di pensiero e di azione complesso in cui la dimensione economica della proposta parte sempre dal livello sociale e globale della condizione della persona, sia dei paesi dove avviene la produzione, sia dei paesi ove avviene il consumo di beni prodotti. Uno dei beni per i quali non abbiamo limiti è la nostra creatività ed è su questa che ci dobbiamo basare per introdurre innovazioni che non portino solo nuove tecnologie, ma anche e soprattutto nuovi modelli economici che tengano conto della decrescita dei rendimenti marginali della produttività degli attuali sistemi di produzione. La Blue Economy non si basa solo sull’innovazione, ma anche su nuovi modelli produttivi che cambiano il nostro modo di guardare alla produzione, alla distribuzione e ai consumi. I prodotti migliori devono essere anche i più economici.Ciò che acquistiamo deve contribuire alle esigenze fondamentali di tutti, i prodotti e i servizi che acquistiamo regolarmente devono contribuire alla costruzione di un capitale umano e creare nuovi posti di lavoro. È un approccio completamente nuovo, fresco, di cui abbiamo urgente bisogno. Oggi tutto quello che i governi e le dirigenze riescono ad immaginare sono austerità e tagli dei costi. Ma questo non è possibile. Dovremmo evolvere, come fa la natura, dalla penuria alla sufficienza e all’abbondanza. La natura evolve sempre verso l’abbondanza. E noi in un momento di crisi riusciamo solo a pensare a fare meno, mentre dovremmo trasmettere alla gente il messaggio di fare di più con quello che abbiamo. Questo è il messaggio che viene dalla natura. La natura è un incredibile fonte di ispirazione, perché ci mostra che col tempo, usando soluzioni creative, è sempre possibile evolvere verso il meglio. Se parliamo di materie prime, non esistono scarti o inquinamento. O meglio, ciò che è scarto per qualcuno è sempre materia prima, fonte di energia per qualcun altro.In questo modo, ci rendiamo conto che possiamo sfruttare a cascata nutrienti, energia e materiali. La natura continua a semplificare il modo in cui produciamo e consumiamo. Pensiamo a quanti apparecchi oggi abbiamo che non servono. La natura ci insegna come farne a meno. Questo è un approccio nuovo e che ci apre a nuove prospettive. La natura è basata prima di tutto su un sistema a cascata interconnesso e ci insegna a fare molto di più con meno, ad eliminare anche quello che ci sembra indispensabile come le pile, filtri, sistemi osmotici e tutte quelle apparecchiature che continuiamo a utilizzare e gettare via.Il concetto stesso di rifiuto è un'invenzione umana. Nei sistemi naturali nessuno produce qualcosa che non serve a nessuno. L’economista e imprenditore Gunter Pauli, nel suo libro “Blue economy, 10 anni, 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro” analizza molto bene il percorso, con proposte industriali legate ai processi biologici della natura; un esempio pratico: studiando il modo in cui i sistemi naturali generano energia in modo efficiente, si potrebbe ridurre la domanda energetica di 10 o 20 volte, riducendo così la necessità di produrre energia sfruttando le miniere di carbone, quindi contribuendo anche ad abbassare l’inquinamento atmosferico. Ci affanniamo a succhiare elettricità dalla rete senza renderci conto che ottimizzando i consumi, con scelte radicali sui sistemi di produzione e utilizzo, si potrebbe garantire percorsi virtuosi, che innescherebbero nuove possibilità di sviluppo sostenibile. Da qui, noi ecologisti e civici verdi europei, vogliamo partire per lanciare un programma di innovazione, di speranza e di progresso; un programma dove l’antico pensiero ambientalista, che molti associavano a freno fastidioso per uno sviluppo basato sulla perenne crescita, diventa ora probabilmente l’unico percorso realmente perseguibile, per uscire da una crisi globale e irreversibile, di sistema e strutturale, che certo non sta risparmiando nemmeno il nostro Trentino; nel programma di governo abbiamo chiesto al nostro candidato presidente Ugo Rossi, di inserire progettualità innovativa, mirata a percorsi virtuosi strettamente legati ai concetti della blue economy, che il Trentino, terra all’avanguardia in fatto di ricerca e sviluppo, ha l’obbligo di percorrere, per il proprio futuro e per dare anche un impulso esemplare alla nazione; siamo sempre stati indicati come artefici di progresso e innovazione; ora,possiamo diventare sempre più  un punto di riferimento per tutto il paese e per l’Europa; siamo obbligati a farlo, per un Trentino migliore, autonomo ed europeo.