"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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giovedì 26 marzo 2020

Fotovoltaico: come funziona? Seminario on line gratuito per NON tecnici.

Vi propongo un seminario per NON addetti ai lavori; un seminario tecnico per non tecnici per capire come funziona un impianto fotovoltaico.
Il seminario sarà ON LINE, sulla piattaforma ZOOM, gratuito e accessibile a tutti.

Qui i dettagli su questa iniziativa:

FOTOVOLTAICO: COME FUNZIONA? CLICCA QUI!


martedì 12 agosto 2014

Serve un cambio radicale, direi epocale e culturale.

Serve un cambio radicale, direi epocale e culturale.

Leggo e condivido lo scritto di domenica 10 luglio,del direttore de l'Adige e vorrei inserirmi per ampliare il dibattito e fornire alcuni ulteriori spunti di riflessione.

Nella mia attività professionale riscontro quotidianamente una radicata ricerca "dell'aiutino" pubblico; la prima cosa che mi viene chiesta, quando propongo di investire nel settore energetico, sia per risparmiare, sia per auto produrre il proprio fabbisogno funzionale all'attività produttiva,riguarda la presenza di possibili finanziamenti pubblici. 

Nella maggior parte dei casi ormai i contributi pubblici sono finiti e qui, la stragrande maggioranza degli imprenditori si ferma e tende ad aspettare "tempi migliori". Tempi superati, non solo per la crisi, ma anche perché è necessario ridare piena autonomia alle imprese, senza interagire troppo con interventi economici diretti, che non possono più essere sostenuti dalla collettività.

Nel settore energetico, con particolare riferimento alla produzione di elettricità, molti errori sono stati fatti nel passato. A partire dall'incentivazione smisurata, letteralmente regalata alle lobbies energetiche, con il famoso "secondo conto energia" del settore fotovoltaico; basti pensare che le grandi multinazionali hanno investito miliardi di euro per fare centrali fotovoltaiche, traendo profitti incredibili ripartiti tra gli azionisti, guarda caso magari proprio alcuni di quei politici che avevano preparato il terreno; 0,42 euro per kwh prodotto, cioè una centrale di 2,5 Megawatt può dare circa 3 ML di euro di introiti all'anno, con una spesa iniziale  di circa 4/5 ML; in meno di due anni si è ripagata, dove trovare possibilità migliori di investimento, visto che l'incentivo sarà percepito per 20 anni?

Qui abbiamo attratto investitori per forza! Ma investimenti del tipo mordi e fuggi, senza prospettive per lo sviluppo collettivo. Guadagni e margini assurdi, sostenuti da una politica incredibilmente asservita a queste lobbies che la sostengono a sua volta. Finiti gli investimenti per le grandi multinazionali, sono stati tolti tutti gli incentivi, compresi quelli per i piccoli utenti, che avrebbero invece creato una filiera organica al sistema, garantendo posti di lavoro (le stime a fine 2011 parlavano di 150.000 posti di lavoro nel settore installazioni, letteralmente "bruciati" chiudendo totalmente il sistema di incentivazione e ponendo la parola fine ad una filiera che stava nascendo) unitamente alla possibilità di risparmiare sui costi energetici, diventando autoproduttori.  

Una politica al servizio del bene pubblico avrebbe potuto, invece, creare un sistema incentivante progressivo, mirato agli investimenti piccoli-medi, preservando tali percorsi dalla mera speculazione delle grandi multinazionali, come invece è avvenuto. Ma, la politica di cui vorremmo parlare appartiene al nostro "belpaese"? 

Oggi, come ieri, si ripetono gli errori; in tutto il mondo si comincia seriamente a fare i conti con i costi delle fonti fossili; pensiamo ai paesi arabi, dove vige il monopolio del petrolio; ebbene lì stanno investendo su impianti fotovoltaici per la loro produzione, per risparmiare il petrolio che, invece, vendono a caro prezzo agli occidentali come noi. E gli Stati Uniti, che fanno? Altro paese ad elevata produzione petrolifera che investe miliardi di dollari su eolico e fotovoltaico, preservando il petrolio per gli anni a venire: Obama ha avviato una politica molto spinta sulle energie rinnovabili.

E l'Italia? Nel piano strategico energetico (SEN), lasciatoci in eredità dall'indagato Clini, allora ministro dell'ambiente, si incentivano le trivellazioni off-shore, per ricercare quel poco petrolio presente nei nostri mari; il tutto a servizio, nuovamente,delle multinazionali che vedono così soddisfatte le loro richieste di mantenere il controllo energetico del sistema italiano, a spese della collettività e frenando lo sviluppo industriale, che è costretto a sobbarcarsi spese energetiche superiori agli altri paesi. 

Ma, le nostre coste, ricche di venti costanti, con investimenti relativamente bassi, potrebbero invece vedere lo sviluppo di un eolico off-shore, senza invasioni di trivellazioni eterne che danneggiano i nostri mari; eolico off shore, lontano e non visibile dalla riva, come per esempio avviene in Danimarca, la quale ogni anno in molti periodi raggiunge la piena e totale indipendenza energetica, proprio grazie a tale nuova fonte di energia. Solamente nel settore energia si potrebbero creare posti di lavoro nuovi, nuove prospettive di sviluppo sostenibile, sia ambientalmente che economicamente. 

Ma questi percorsi non trovano sponsor nella politica lobbista, soprattutto quella italiana; forse perché non garantiscono margini di guadagno immediati per pochi "eletti", o meglio, "nominati"? Fatto sta che la nostra Italietta rimane ancora al palo, convinta che le tanto declamate riforme, delle quali ancora si vede poco, possano permetterle di crescere e ripartire.

Siamo illusi se pensiamo di poter sostenere ancora un sistema politico di "piazeróti"; siamo illusi se pensiamo di "gabbare lo santo"; la festa è finita da un pezzo, ma noi dobbiamo ancora rendercene pienamente conto. E, per cambiare il sistema Italia, ci vuole molto più coraggio, a partire dalla base. L'Italia ha in mano il proprio destino e lo può determinare con scelte coraggiose, che privilegino gli interessi comuni, anche togliendo qualche "diritto acquisito" a qualcuno

Ma cominciamo a toglierli dove i soldi ci sono davvero e non dove già si sta raschiando il barile.

La politica per prima deve dare segnali nuovi: nuovo piano energetico nazionale, con priorità a sistemi efficienti e a scarso impatto ambientale, investimenti nell'efficientamento delle strutture, con sgravi fiscali fissi e sistematici per chi investe; e chi fa impresa, si armi di coraggio e provi a percorrere strade più virtuose e metta in conto di avere meno margini ora, per garantirsi un futuro domani. Cambiare mentalità è un passo indispensabile, per pensare di far cambiare la politica, che da sola certo non cambierà.
Marco Ianes
Co-portavoce Verdi del Trentino.

mercoledì 24 luglio 2013

Green Italia denuncia possibile blitz estivo per tassare le rinnovabili

La neonata associazione Green Italia, di cui fanno parte gli ex esponenti
ambientalisti del Partito Democratico Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, ha
denunciato la possibilità che il governo possa introdurre con un blitz estivo una tassa
sulle energie rinnovabili. Secondo Ferrante, che cita un’intervista al quotidiano la
Repubblica del vicepresidente di Confindustria, Aurelio Regina, i segnali di un’ulteriore
offensiva alle rinnovabili si starebbero moltiplicando negli ultimi tempi. Nella sua
intervista a Repubblica, Regina ha infatti auspicato che l’Italia possa prendere
esempio dalla Spagna, che ha recentemente introdotto una riforma energetica che ha
fortemente penalizzato le rinnovabili, e che si agginga a far pagare i costi di
dispacciamento anche ai produttori da fonti rinnovabili e che gli stessi produttori
debbano anche contribuire «al mantenimento di un sistema di riserva, costituito anche
da centrali termoelettriche, per evitare di rimanere al buio quando sole e vento
spariscono».
«Diciamo no – hanno dichiarato Ferrante e Della Seta – a qualsiasi forma di intervento
retroattivo messo in campo per penalizzare le rinnovabili e favorire le fonti fossili,
proposte condite sempre da recriminazioni sugli incentivi che peserebbero troppo sulle
nostre bollette».
Alla fine dello scorso giugno, nella versione definitiva del cosiddetto «Decreto del
fare», quella cioè firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta
Ufficiale, l’addizionale Ires (Robin Tax) è stata estesa anche alle aziende del settore
energetico che abbiano un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un reditto
imponibile superiore a 300mila euro. Al momento dell’approvazione del decreto,
tuttavia, diversi esponenti del governo avevano assicurato che la Robin Tax non
avrebbe toccato le rinnovabili.
Tale tassa, che era stata concepita originariamente solo per le aziende petrolifere, era
stata precedentemente estesa alle aziende del settore energetico i cui ricavi superino i
10 milioni di euro e con un reddito imponibile oltre il milione nell’agosto del 2011.
L’attuale abbassamento della soglia di fatturato farà rientrare molte aziende del
settore delle rinnovabili e del fotovoltaico nel campo di applicazione della tassa.

fonti: www.greenitalia.org
www.greenitalia.org/ferrante-e-della-setaconfindustria-vuole-tassare-le-rinnovabili-per-
favorire-gli-idrocarburi/
Marco Ianes - Trento

domenica 7 luglio 2013

Quinto conto energia chiuso, finisce un'era, e ora?

Sabato 6 luglio alle 24, è scaduto ufficialmente il quinto conto energia. Dal 2005, anno di attivazione del primo conto che metteva in campo le tariffe incentivanti per l'energia prodotta dal fotovoltaico, la nostra politica ha saputo emettere ben cinque versioni, ognuna diversa dall'altra, sia per la parte tecnica, sia per la parte di incentivazione vera e propria, in maniera spesso confusa e creando non pochi subbugli e confusioni in un settore in forte espansione. Nel secondo conto energia si è voluto dare un impulso enorme all'industria del fotovoltaico, aprendo però la strada a fortissime speculazioni dettate da incentivi spropositati, che toccavano punte di 0,48 E/Kwh; un piccolo esempio pratico: il proprietario di una centrale da 2,5 MW che produce circa   3.000.000 Kwh/anno, riceve la bellezza di 1.440.000 euro a fondo perduto ogni anno e per 20anni, al quale viene sommata la cifra di vendita dell'energia, pari a 0,09 E /Kwh, cioè altri 270.000, per un totale di 1.710.000 euro all'anno; la centrale è costata circa 6milioni e, dedotte le tasse, in 5/6 anni si è ripagata. Per altri 15 anni l'investitore tiene tutta la cifra, ovviamente dedotte le tasse, che portano ad un utile netto di circa 855.000 E, meno qualche "spicciolo" stimabile in 30/40.000 euro/anno di  gestione, concludendo circa 800.000euro all'anno e per 15 anni, netti intascati grazie ai mega incentivi che hanno aperto le porte a queste speculazioni. Abbiamo assistito ad un vero e proprio boom del settore, con la nascita di aziende strutturate per dare il servizio di installazione di questi impianti, anche di quelli piccoli, ma ora che tutto è finito, che si fa? Lo stato italiano dà un calcio ad uno dei pochi settori che era davvero in via di sviluppo e che garantiva crescita occupazionale esponenziale. Il tutto però, è stato gestito a servizio dei grandi speculatori e non certo del bene comune, come invece avrebbe dovuto essere. Se, fin dallo start di questa avventura, si fosse pensato a privilegiare gli impianti  che miravano a soddisfare il fabbisogno energetico delle varie aziende e delle famiglie, la procedura delle tariffe incentivanti sarebbe potuta diventare strutturale e,quindi, creare un nuovo settore organico della nostra industria italiana, durevole nel tempo, con risvolti occupazionali stabilmente in crescita.  Che dire poi, del piano industriale, inesistente, in merito alle fabbricazioni delle varie componentistiche di settore? Abbiamo ignorato del tutto il settore,favorendo le industrie straniere che hanno investito in inverter, pannelli e strutture varie, invadendo il nostro mercato e, noi italiani, invece di radicare il sistema, convertendo le fabbriche in crisi  in nuovi stabilimenti che producono macchinari e tecnologia per il settore, abbiamo continuato a foraggiare le speculazioni, portando la spesa che sostiene il fotovoltaico ad un limite tale  da dover fermare la macchina, in un momento di crisi estrema. Quanto poco lungimirante è stata questa politica di "sviluppo" del sistema del settore delle energie rinnovabili; e rischiamo di cadere di male in peggio. Ora, ci sarà il tampone dello sgravio fiscale del 50%, ma solo per i privati; le aziende che vogliono provare ad investire per il loro  fabbisogno energetico o lo hanno fatto prima o, ora, si scordino qualsiasi forma di aiuto a crescere: da massimo della speculazione allo zero del nulla!  Rimangono le nuove frontiere, che la tecnica, per fortuna, mette in campo e che, a volte, fa si che gli errori della politica miope vengano mitigati, almeno in parte. Infatti, stanno sviluppandosi nuovi sistemi di accumulo dell'energia, con costi sempre più ridotti; in tal modo si apriranno nuovamente le possibilità di impiego delle energie rinnovabili , fotovoltaico in particolare, che permetterà di tenere in carica accumulatori che forniranno l'energia di notte, quando il sole non fa funzionare i pannelli fotovoltaici; basterà dimensionare correttamente l'impianto, in maniera tale da produrre un po' di energia in più del necessario , la quale servirà, appunto, a ricaricare le batterie. Queste le nuove frontiere del settore, che si avvicinano a grande velocità. E qui già tremano i grandi produttori/distributori di energia, che vedono in questo sviluppo un chiaro limite ai loro profitti e stanno già muovendo le loro pedine per rallentare lo sviluppo.Cosa  inventerà questa politica asservita ai grandi distributori di energia, per fermare questa corsa tecnologica? Quali nuove strategie verranno impiegate per impedire che famiglie e imprese possano avere l'energia democraticamente e con costi ridotti? Staremo a vedere, ma intanto il quinto conto energia è finito, al 31 dicembre finisce lo sgravio fiscale e,se la politica continua a chiudersi in beghe assurde e non guarda a nuovi piani  industriali reali e credibili, saremo sempre più in crisi, energetica e sociale. Lo sviluppo di una nazione è basato su piani industriali credibili e sostenibili, non su leggi e leggine che favoriscono gli interessi di pochi a scapito del bene comune; in Italia questo non è ancora stato recepito del tutto, visto che di piani industriali poco si parla e si privilegiano prelievi fiscali assurdi, che fanno cassa nell'immediato, ma che non creano futuro.  Necessario e indispensabile gettare le basi di un nuovo modello economico, che parta dalla conversione industriale delle fabbriche in affanno, commutandole in siti produttivi di tecnologie e materiali realmente spendibili e funzionali sui mercati: produzioni di auto elettriche, di sistemi eolici, fotovoltaici, nuove tecnologie del settore sanitario;questi sono solo alcuni cenni di settori di mercato in via di sviluppo che non stiamo incentivando, ma che stiamo snobbando,continuando a cercare di far sopravvivere "cadaveri" produttivi che sono vecchi e inutili. Senza nuove idee, nuovi modelli economici e industriali, non vi è futuro, ma solo il triste declino di una società che non sa rinnovarsi.

giovedì 9 maggio 2013

Rinnovabili e sviluppo economico? Si, no, forse...

Sono a Milano, per la fiera del fotovoltaico ed energie rinnovabili. In un convegno a cui ho partecipato il dottor Barra del ministero attività produttive ha detto che non si sa se e come il nuovo governo intenderà sviluppare le energie rinnovabili. Se e come? Ma Letta, domenica a Che tempo che fa, ha detto che intende sviluppare le rinnovabili; perché allora ha nominato ministro allo sviluppo economico il signor Zanonato, nuclearista convinto? Poi, il dottor Barra, ha detto, seraficamente, di pazientare qualche mese, per sapere cosa si farà per le rinnovabili! Pazientare qualche mese lo può fare lui, che ha lo stipendio statale, non le imprese che devono programmare investimenti e progettare il futuro. Siamo a posto, in mano ai soliti burocrati, ai soliti personaggi che non si rendono conto di cosa sia gestire l'economia aziendale senza basi certe e senza indirizzi duraturi. Povera Italia...

mercoledì 10 aprile 2013

Energia per produrre moduli e pannelli: consumi ridotti e payback breve!

Tra i luoghi comuni usati dai detrattori del fotovoltaico c'è quello che per fabbricare celle, moduli e componenti si spende più energia di quanta ne produca l'impianto.

Ovviamente non è vero, altrimenti fare FV sarebbe una pessima idea: un impianto, che ha una vita utile di circa 30 anni, restituisce l'energia impiegata per produrlo tra gli 1 e i 4 anni a seconda della tecnologia: il film sottile richiede ad esempio meno energia per la produzione del cristallino.


Come ci mostra la letteratura scientifica raccolta dai NREL del DoE Usa l'energia investita per produrre un impianto fotovoltaico, componenti e installazione compresa, va dal 13 a 3% di quella che il sistema produrrà in 30 anni. Se confrontiamo l'energy payback ratio, ossia il rapporto tra energia investita ed energia prodotta, con quello delle altre fonti, vediamo che il fotovoltaico ha prestazioni leggermente superiori ad esempio ad una centrale a carbone, con la differenza che, nel caso del FV, dall'87 al 97% dell'energia prodotta dall'impianto non comporta alcun tipo di emissione o inquinamento. Detto questo, è però vero che l'industria fotovoltaica è altamente energivora: ad esempio il silicio viene lavorato a temperature sopra i 1600 °C, ottenute in forni elettrici. Negli anni passati quando la quantità di impianti fotovoltaici in funzione era relativamente contenuta, la produzione di celle, moduli e componenti assorbiva più energia di quella prodotta dagli impianti operativi. La notizia è che adesso, come spiega uno studio della Stanford University, con l'aumento della potenza installata e il miglioramento dell'efficienza nei processi produttivi, al fotovoltaico non si può rinfacciare nemmeno quello: gli impianti in funzione producono più di quanto venga consumato per farne di nuovi. Secondo lo studio, infatti, l'anno scorso è stato il primo anno nel quale dagli impianti FV già installati è venuta più energia di quella consumata dall'intera industria. Per fare un paragone, nel 2000 la produzione aveva consumato il 75% di energia in più rispetto a quella che gli impianti in funzione avevano prodotto. Di questo passo la produzione di celle, moduli e componenti potrebbe ripagare il debito energetico accumulato negli anni passati forse già nel 2015 e certamente non oltre il 2020. Oltre all'aumento della capacità già installata in rapporto a quella che si produce annualmente, si spiega, a migliorare il bilancio e a rendere più veloce il recupero è l'aumentata efficienza nei processi produttivi, progresso che dovrebbe proseguire nei prossimi anni. Parallelamente alla crescita dell'industria e al calo dei prezzi infatti è diminuito anche il costo energetico dei moduli. Ora si usano wafer più sottili, materia prima meno lavorata e si sono ridotti gli sprechi di silicio. Inoltre sono migliorate le efficienze e, infine, ulteriori miglioramenti possono venire da un maggior impiego dei moduli a film sottile, che hanno un costo energetico molto più basso dei cristallini. Per sostenere una crescita che porti al 2020 a coprire con il FV il 10% del fabbisogno elettrico mondiale, spiega il report, con l'efficienza attuale l'industria del FV porterebbe a consumare circa il 9% dell'elettricità del mondo. Ma se i progressi nell'efficienza continueranno ai ritmi registrati in questi ultimi anni dovrebbe bastare meno del 2% del fabbisogno elettrico.

Fonte: QualEnergia.it

sabato 2 febbraio 2013

ENERGIE RINNOVABILI: il caro bolletta non è colpa degli incentivi!


La colpa del caro bolletta non è degli incentivi alle rinnovabili. Ne è convinta APER (Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili), che ha appena pubblicato una edizione aggiornata del rapporto “Energie senza bugie”, che analizza appunti i costi e i benefici dell’energia pulita sull’economia italiana.
Il costo medio della bolletta elettrica, spiega APER, è salito di circa il 55% in 10 anni, attestandosi sui 524 euro all’anno. La colpa, secondo l’associazione, va ricercata soprattutto nell’aumento vertiginoso del prezzo dei combustibili fossili: nello stesso periodo, infatti, il costo del petrolio è salito del 300%, mentre quello del gas è lievitato addirittura del 400%.
Sarebbe proprio il caro carburanti, per APER, a determinare la stangata sulle tasche degli italiani, dal momento che nell’arco di un decennio la quota della bolletta ascrivibile alle fonti fossili è salita dal 31% al 57% del totale. Tutt’altro peso hanno invece gli incentivi alle rinnovabili, che incidono sulla bolletta energetica solo per il 13%.
Complessivamente, sostiene l’associazione, fotovoltaico, eolico, biomasse e le altre fonti “pulite” costano all’Italia 139 miliardi di euro per il periodo compreso tra il 2008 e il 2030 (agli incentivi vanno aggiunti i costi tecnici legati all’intermittenza delle rinnovabili e una quota per le importazioni), ma i benefici che garantiscono sono di gran lunga superiori.
APER nel dettaglio li stima, per lo stesso arco temporale, in almeno 227 miliardi di euro, garantiti dalla riduzione dell’inquinamento (in primis dal calo delle emissioni di CO2), dalla minore dipendenza dalle importazioni estere di combustibili fossili e dalla creazione di nuova occupazione. A questo proposito, in particolare, sarebbero almeno 130.000 i posti di lavoro creati tra il 2011 e il 2020.
Fonte: APER

Marco Ianes - Trento

giovedì 12 luglio 2012

QUINTO CONTO ENERGIA. CONVIENE ANCORA UN PICCOLO IMPIANTO FOTOVOLTAICO?

Come cambierà la resa economica di un piccolo impianto FV da 3 kWp su edificio con il quinto conto energia? Quali i tempi di ritorno dell'investimento? Quali differenze con il quarto conto energia? Qualenergia.it con l'aiuto dell'ingegner Fabio Alberani di ATER, l'associazione tecnici energie rinnovabili, prova a rispondere a queste domande.
Vi propongo qui un articolo tratto dal portale QUAL'ENERGIA.
Marco Ianes - Trento

Tratto dal sito www.qualenergia.it 

L'inizio del travaglio del quinto conto energia è stata una misteriosa bozza, forse uscita dal computer di una dipendente Enel. Un documento che a leggerlo sembra concepito per mettere la parola “fine” alla storia del fotovoltaico in Italia. Sono seguiti mesi di mobilitazioni da parte degli operatori del settore, nuove bozze riviste, e tante indiscrezioni. Poi il tentativo di mediazione delle Regioni, che in Conferenza Unificata avevano dato parere positivo al decreto a condizione che fossero accolte alcune modifiche “imprescindibili”. Infine, dopo uno snervante silenzio di settimane, venerdì scorso è arrivata la versione definitiva del quinto conto energia, che dovrebbe entrare in vigore a inizio settembre.
Come si può vedere dal testo del decreto (e dalla sintesi di Qualenergia.it), le richieste fatte in Conferenza Unificata sono state in larga parte ignorate, mentre è intatto lo spirito della prima bozza “made in Enel”, fortemente punitivo nei confronti di questa fonte che ha iniziato a essere scomoda per i produttori da fonti fossili per la concorrenza a costo marginale zero nelle ore diurne.
Nei prossimi giorni avremo modo di sondare quelle che saranno le probabili conseguenze del nuovo conto energia per il fotovoltaico in Italia. Intanto proviamo a rispondere alla domanda che molti lettori si stanno facendo: mi conviene ancora fare un piccolo impianto domestico sul tetto di casa?
Con l'aiuto dell'ingegner Fabio Alberani di ATER, l'associazione tecnici energie rinnovabili, abbiamo guardato come cambierà la resa economica di un impianto dimensionato a misura di famiglia, cioè da 3 kWp su edificio, con il quinto conto energia e le differenze con il quarto.
Si tratta di una taglia di impianto che è tra le meno penalizzate dal nuovo regime incentivante, visto che è esonerata dal famigerato registro che scatta solo sopra i 12 kWp (o 20 kWp con tariffa decurtata del 20%). Piccoli impianti che in Italia hanno dimostrato una discreta diffusione: se a livello di potenza installata la maggior parte (circa 11,5 GW su 14) viene da impianti sopra i 50 kW, per numerosità, sui quasi 400mila impianti FV italiani, circa 350mila sono impianti sotto ai 20 kWp.
Per la nostra analisi abbiamo ipotizzato che l'impianto da 3 kWp entri in esercizio nel primo semestre di applicazione del quinto conto energia, ossia entro il 31 dicembre 2012. Abbiamo considerato che abbia un costo chiavi in mano (Iva inclusa) di 2.800 €/kWp; che sia realizzato con tecnologia “made in Europe”, riuscendo dunque ad accedere al premio relativo sulla tariffa, pari a 2 centesimi di euro per kWh. Per un impianto con componenti made in Europe il prezzo ipotizzato è nella parte bassa del range di prezzi attuali, ma abbiamo voluto usare questo dato "ottimistico" pensando alla diminuzione dei prezzi in corso che verosimilmente accelelererà nei mesi successivi.
L’impianto è orientato perfettamente a sud con un'inclinazione di 20 gradi. Abbiamo considerato tre località di installazione per avere un'idea di come cambia la resa economica con la producibilità: Milano, Roma e Palermo.
Come sappiamo, il nuovo conto energia prevede due distinte tariffe incentivanti: una applicata solo all'energia immessa in rete, la tariffa omnicomprensiva, l'altra solo all'energia autoconsumata, il premio autoconsumo. Nel nostro caso la tariffa omnicomprensiva con il V CE sarebbe di 208 €/MWh, che diventano 228 con il premio sul “made in Europe”, mentre il premio per l'autoconsumo sarebbe 126 €/MWh che diventano 146 con il premio. Abbiamo ipotizzato che la famiglia in questione consumi 2.700 kWh (nel primo anno il prezzo del kWh preso dalla rete è stimato in 0,18 €) è che riesca ad autoconsumare il 50% dell'energia prodotta dall'impianto: “questa percentuale è ovviamente una stima, ma nasce dalla nostra esperienza su attività residenziali standard con riscaldamento a metano”, ci spiega l'ingegner Alberani.
Andiamo dunque a vedere in sintesi i risultati. A Milano (qui tutti i dettagli della simulazione), dove si ha una produzione annua (media su 20 anni) di 3.050 kWh, con il quarto conto energia in 20 anni prenderemmo circa 16.906 € di incentivi, con il quinto invece l'incasso per incentivi (mettendoci dentro sia la tariffa omnicomprensiva e il premio autoconsumo) è di 11.407 €. In questo modo i tempi di rientro dell'investimento – 8.400 €  che qui abbiamo ipotizzato siano capitale proprio – salgono dai 7 anni del quarto conto energia a 11 con il quinto. Allo stesso modo il valore attuale netto per i 25 anni di vita dell’impianto con il quarto conto energia ammonta a 24.549 euro, mentre con il quinto conto quinto energia è meno della metà: 10.336 euro.
Leggermente più attraenti i risultati per gli impianti dove si produce di più: a Roma (vedi dettagli) dove con il IV CE l'impianto si ripagherebbe in 6 anni, con i nuovi incentivi si ripaga in 9 e il guadagno netto attualizzato su 25 anni diventa di 14.536 euro contro i 31.567 del quarto conto energia.
A Palermo invece (qui dettagli) il tempo di rientro dell'investimento del nostro impianto da 3 kW sale da 5 a 8 anni e il guadagno netto su 25 anni scende da € 36.066 a 17.228.
Insomma, il fotovoltaico alle famiglie italiane conviene ancora. Più attraenti potranno essere i conti se il prezzo degli impianti continuerà a diminuire e se la quota di autoconsumo è più elevata (premio autocunsumo + costo elettricità dalla rete maggiore della tariffa ominicomprensiva); questa infatti è la strada per massimizzare la convenienza di un impianto. Con i prezzi attuali e un autoconsumo del 50% però, come abbiamo visto, i guadagni tendono a dimezzarsi rispetto al quarto conto energia. Un colpo piuttosto duro, soprattutto se si pensa che questa tipologia di impianti è quella tra le meno penalizzate dal nuovo conto energia.