"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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venerdì 11 settembre 2015

Il consiglio comunale di Trento ripropone i gettoni di presenza nelle circoscrizioni: che coerenza!



Vorrei intervenire dopo la sconsolante notizia di oggi, nella quale apprendo che  si intende riproporre le indennità per i consigli circoscrizionali,  sia per i consiglieri che per i presidenti.
Ricordo che, in qualità di co-portavoce dei Verdi, ora ex, nell’allora nostra proposta elettorale comunicavamo che eravamo a  favore della massima rappresentanza politica, anche dal basso  e, fin qui, nulla di strano; ricordo anche che dicevamo, però, che tali rappresentanze periferiche non avrebbero dovuto avere oneri per il bilancio comunale. Ora, a lettura dei giornali, apprendo che proprio chi con me ha condiviso questa idea propone una reintroduzione delle indennità. Sono allibito del fatto che la proponente sia proprio la Presidente del Consiglio comunale, paladina del taglio agli sprechi  della politica in campagna elettorale, ma ora? Desidero, con questa mia lettera, dissociarmi totalmente da tale proposta, sia come cittadino  indignato, sia anche come ex co-portavoce di questo movimento che non riconosco più! Altro era ciò che andavamo a dire in giro per i gazebo alla gente, promettendo di garantire la giusta rappresentatività, ma eliminando i costi. Quando si dice la politica è passione, quindi lasciamo le circoscrizioni per coinvolgere la gente che vuole partecipare attivamente alla costruzione della linea politica cittadina; questo era ciò che dicevamo negli incontri con la gente. E che ora, proprio da chi ha condiviso con me un percorso chiaro e forte, venga proposta una spesa per tali assemblee circoscrizionali, mi pare proprio fuori luogo.   
Dal basso, partiremo con una petizione contro questa proposta; vedremo cosa ne pensano i cittadini. Ma intanto, rimango basito dal comportamento incoerente che rilevo dai giornali. Spero davvero in un ravvedimento operoso, ma temo che la posizione occupata, come peraltro avevo annunciato già da tempo, limiti ogni possibile ripensamento. Come volevasi dimostrare, nulla di nuovo sotto il sole che ride!  E la cosa mi provoca grande dispiacere, perché si era tentato di cambiare linea politica, di dare input diversi. Ma evidentemente meglio  continuare con la solita logica della politica remunerativa a scapito di un chiaro cambio di tendenza, che avrebbe davvero fatto credere a qualcosa di diverso. Ma se le persone che dirigono i partiti restano sempre le stesse, nulla mai cambierà!

Marco Ianes ex coportavoce dei Verdi, dissociato per divergenze evidenti!

giovedì 27 febbraio 2014

Vitalizi, buonuscite e politica distante anni luce dalla realtà: ecco il nostro pensiero!

Comunicato stampa VERDI DEL TRENTINO

I VERDI DEL TRENTINO, tramite i portavoce Lucia Coppola e Marco Ianes,  stigmatizzano con forza lo scandalo dovuto all'ingiustificata entità dei vitalizi e delle buonuscite riconosciute ai rappresentanti regionali e provinciali uscenti dalle precedenti legislature. Dichiarano altresì che la situazione che si è generata con tali provvedimenti a dir poco assurdi è fuori da ogni logica economica di rigore, sostenibilità e giustizia sociale. Il  rischio di far crescere il già  notevole distacco tra la politica e la gente "normale", che fatica ad arrivare a fine mese o, addirittura, non ci arriva nemmeno è davvero sempre più marcato.

Le situazioni di grande precarietà  di molti giovani in cerca di occupazione, a cui si devono aggiungere le gravi difficoltà  di tutte le famiglie  per far quadrare i bilanci, dovrebbero bastare come monito ai politici, che invece si autoliquidano ingenti somme,in modo eticamente e politicamente molto discutibile e in totale spregio del loro ruolo istituzionale che dovrebbe mettere al primo posto l'interesse generale e non il loro personale arricchimento.                              

Nel prossimo esecutivo, i Verdi del Trentino valuteranno eventuali iniziative per avviare un percorso di sensibilizzazione dell'opinione pubblica su questo tema, cercando di tenere alta l'attenzione sulla necessità  di eliminare tali assurdi privilegi che fanno apparire veramente la politica come poco incline a farsi carico del bene comune, che privilegia invece un sistema che sa veramente di casta intoccabile e irraggiungibile dalle giuste istanze dei cittadini elettori che vedono il loro salario perdere di giorno in giorno il potere d'acquisto, le tasse aumentare, il lavoro diminuire.

“E' necessario fermare questo svilente e misero automatismo. Alla  ex consigliera Cogo, diciamo che non sono soldi vostri, come da Lei affermato, ma dei contribuenti trentini!In qualsiasi modo li abbiate avuti! E' necessario che la politica TUTTA si attivi per rimediare subito a questo insostenibile sistema, valutando anche la retroattività dei provvedimenti, pensioni d'oro, vitalizi, reversibilità e "premi"alla carriera, che per alcuni/e è stata lunghissima. “Così, Lucia Coppola e Marco Ianes commentano questa vicenda

Questa operazione di recupero della normalità si può e si deve assolutamente fare.

Ne va della credibilità  del sistema e dell'Autonomia Speciale del Trentino Alto Adige, che rischia, altrimenti, di essere ulteriormente attaccata e, in questo caso, nemmeno a torto.

 Marco Ianes e Lucia Coppola - portavoci dei Verdi del Trentino


mercoledì 24 luglio 2013

Green Italia denuncia possibile blitz estivo per tassare le rinnovabili

La neonata associazione Green Italia, di cui fanno parte gli ex esponenti
ambientalisti del Partito Democratico Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, ha
denunciato la possibilità che il governo possa introdurre con un blitz estivo una tassa
sulle energie rinnovabili. Secondo Ferrante, che cita un’intervista al quotidiano la
Repubblica del vicepresidente di Confindustria, Aurelio Regina, i segnali di un’ulteriore
offensiva alle rinnovabili si starebbero moltiplicando negli ultimi tempi. Nella sua
intervista a Repubblica, Regina ha infatti auspicato che l’Italia possa prendere
esempio dalla Spagna, che ha recentemente introdotto una riforma energetica che ha
fortemente penalizzato le rinnovabili, e che si agginga a far pagare i costi di
dispacciamento anche ai produttori da fonti rinnovabili e che gli stessi produttori
debbano anche contribuire «al mantenimento di un sistema di riserva, costituito anche
da centrali termoelettriche, per evitare di rimanere al buio quando sole e vento
spariscono».
«Diciamo no – hanno dichiarato Ferrante e Della Seta – a qualsiasi forma di intervento
retroattivo messo in campo per penalizzare le rinnovabili e favorire le fonti fossili,
proposte condite sempre da recriminazioni sugli incentivi che peserebbero troppo sulle
nostre bollette».
Alla fine dello scorso giugno, nella versione definitiva del cosiddetto «Decreto del
fare», quella cioè firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta
Ufficiale, l’addizionale Ires (Robin Tax) è stata estesa anche alle aziende del settore
energetico che abbiano un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un reditto
imponibile superiore a 300mila euro. Al momento dell’approvazione del decreto,
tuttavia, diversi esponenti del governo avevano assicurato che la Robin Tax non
avrebbe toccato le rinnovabili.
Tale tassa, che era stata concepita originariamente solo per le aziende petrolifere, era
stata precedentemente estesa alle aziende del settore energetico i cui ricavi superino i
10 milioni di euro e con un reddito imponibile oltre il milione nell’agosto del 2011.
L’attuale abbassamento della soglia di fatturato farà rientrare molte aziende del
settore delle rinnovabili e del fotovoltaico nel campo di applicazione della tassa.

fonti: www.greenitalia.org
www.greenitalia.org/ferrante-e-della-setaconfindustria-vuole-tassare-le-rinnovabili-per-
favorire-gli-idrocarburi/
Marco Ianes - Trento

domenica 7 luglio 2013

Quinto conto energia chiuso, finisce un'era, e ora?

Sabato 6 luglio alle 24, è scaduto ufficialmente il quinto conto energia. Dal 2005, anno di attivazione del primo conto che metteva in campo le tariffe incentivanti per l'energia prodotta dal fotovoltaico, la nostra politica ha saputo emettere ben cinque versioni, ognuna diversa dall'altra, sia per la parte tecnica, sia per la parte di incentivazione vera e propria, in maniera spesso confusa e creando non pochi subbugli e confusioni in un settore in forte espansione. Nel secondo conto energia si è voluto dare un impulso enorme all'industria del fotovoltaico, aprendo però la strada a fortissime speculazioni dettate da incentivi spropositati, che toccavano punte di 0,48 E/Kwh; un piccolo esempio pratico: il proprietario di una centrale da 2,5 MW che produce circa   3.000.000 Kwh/anno, riceve la bellezza di 1.440.000 euro a fondo perduto ogni anno e per 20anni, al quale viene sommata la cifra di vendita dell'energia, pari a 0,09 E /Kwh, cioè altri 270.000, per un totale di 1.710.000 euro all'anno; la centrale è costata circa 6milioni e, dedotte le tasse, in 5/6 anni si è ripagata. Per altri 15 anni l'investitore tiene tutta la cifra, ovviamente dedotte le tasse, che portano ad un utile netto di circa 855.000 E, meno qualche "spicciolo" stimabile in 30/40.000 euro/anno di  gestione, concludendo circa 800.000euro all'anno e per 15 anni, netti intascati grazie ai mega incentivi che hanno aperto le porte a queste speculazioni. Abbiamo assistito ad un vero e proprio boom del settore, con la nascita di aziende strutturate per dare il servizio di installazione di questi impianti, anche di quelli piccoli, ma ora che tutto è finito, che si fa? Lo stato italiano dà un calcio ad uno dei pochi settori che era davvero in via di sviluppo e che garantiva crescita occupazionale esponenziale. Il tutto però, è stato gestito a servizio dei grandi speculatori e non certo del bene comune, come invece avrebbe dovuto essere. Se, fin dallo start di questa avventura, si fosse pensato a privilegiare gli impianti  che miravano a soddisfare il fabbisogno energetico delle varie aziende e delle famiglie, la procedura delle tariffe incentivanti sarebbe potuta diventare strutturale e,quindi, creare un nuovo settore organico della nostra industria italiana, durevole nel tempo, con risvolti occupazionali stabilmente in crescita.  Che dire poi, del piano industriale, inesistente, in merito alle fabbricazioni delle varie componentistiche di settore? Abbiamo ignorato del tutto il settore,favorendo le industrie straniere che hanno investito in inverter, pannelli e strutture varie, invadendo il nostro mercato e, noi italiani, invece di radicare il sistema, convertendo le fabbriche in crisi  in nuovi stabilimenti che producono macchinari e tecnologia per il settore, abbiamo continuato a foraggiare le speculazioni, portando la spesa che sostiene il fotovoltaico ad un limite tale  da dover fermare la macchina, in un momento di crisi estrema. Quanto poco lungimirante è stata questa politica di "sviluppo" del sistema del settore delle energie rinnovabili; e rischiamo di cadere di male in peggio. Ora, ci sarà il tampone dello sgravio fiscale del 50%, ma solo per i privati; le aziende che vogliono provare ad investire per il loro  fabbisogno energetico o lo hanno fatto prima o, ora, si scordino qualsiasi forma di aiuto a crescere: da massimo della speculazione allo zero del nulla!  Rimangono le nuove frontiere, che la tecnica, per fortuna, mette in campo e che, a volte, fa si che gli errori della politica miope vengano mitigati, almeno in parte. Infatti, stanno sviluppandosi nuovi sistemi di accumulo dell'energia, con costi sempre più ridotti; in tal modo si apriranno nuovamente le possibilità di impiego delle energie rinnovabili , fotovoltaico in particolare, che permetterà di tenere in carica accumulatori che forniranno l'energia di notte, quando il sole non fa funzionare i pannelli fotovoltaici; basterà dimensionare correttamente l'impianto, in maniera tale da produrre un po' di energia in più del necessario , la quale servirà, appunto, a ricaricare le batterie. Queste le nuove frontiere del settore, che si avvicinano a grande velocità. E qui già tremano i grandi produttori/distributori di energia, che vedono in questo sviluppo un chiaro limite ai loro profitti e stanno già muovendo le loro pedine per rallentare lo sviluppo.Cosa  inventerà questa politica asservita ai grandi distributori di energia, per fermare questa corsa tecnologica? Quali nuove strategie verranno impiegate per impedire che famiglie e imprese possano avere l'energia democraticamente e con costi ridotti? Staremo a vedere, ma intanto il quinto conto energia è finito, al 31 dicembre finisce lo sgravio fiscale e,se la politica continua a chiudersi in beghe assurde e non guarda a nuovi piani  industriali reali e credibili, saremo sempre più in crisi, energetica e sociale. Lo sviluppo di una nazione è basato su piani industriali credibili e sostenibili, non su leggi e leggine che favoriscono gli interessi di pochi a scapito del bene comune; in Italia questo non è ancora stato recepito del tutto, visto che di piani industriali poco si parla e si privilegiano prelievi fiscali assurdi, che fanno cassa nell'immediato, ma che non creano futuro.  Necessario e indispensabile gettare le basi di un nuovo modello economico, che parta dalla conversione industriale delle fabbriche in affanno, commutandole in siti produttivi di tecnologie e materiali realmente spendibili e funzionali sui mercati: produzioni di auto elettriche, di sistemi eolici, fotovoltaici, nuove tecnologie del settore sanitario;questi sono solo alcuni cenni di settori di mercato in via di sviluppo che non stiamo incentivando, ma che stiamo snobbando,continuando a cercare di far sopravvivere "cadaveri" produttivi che sono vecchi e inutili. Senza nuove idee, nuovi modelli economici e industriali, non vi è futuro, ma solo il triste declino di una società che non sa rinnovarsi.

sabato 18 maggio 2013

Sviluppo del territorio ecosostenibile e democrazia energetica: il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico.



Sviluppo del territorio ecosostenibile  e democrazia energetica: il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico.

La tutela del territorio  passa attraverso il concetto di sviluppo equilibrato e sostenibile; per uno sviluppo del territorio eco-compatibile è necessario che le amministrazioni comunali si dotino di un sistema programmato di interventi e progetti, che permettano di identificare un percorso chiaro e costruttivo.
Uno strumento innovativo, per programmare un percorso di sviluppo sostenibile e, quindi, di tutela del territorio   e di “democrazia energetica” è messo a disposizione dall’iniziativa europea definita come “Il patto dei Sindaci” (COVENANT OF MAYORS).
Il Patto dei Sindaci è un’iniziativa europea che nasce dalla consapevolezza che gli obiettivi     ambiziosi che l’UE si è prefissata al 2020 ,in tema di riduzione delle emissioni inquinanti, del risparmio energetico e dello sviluppo territoriale eco-sostenibile ,ma ancor di più quelli che assumerà successivamente, per percorrere con serietà la strada della decarbonizzazione dell’economia, non potranno essere raggiunti senza un reale coinvolgimento degli Enti locali e regionali; infatti, nelle città si consuma la maggior parte dell’energia ed è quindi  con le città che si deve percorrere la strada della riduzione delle emissioni climalteranti.
Con il Patto dei Sindaci le città si assumono l’impegno di ridurre le proprie emissioni di oltre il 20% entro il 2020. Ciò attraverso la redazione e la successiva attuazione di un Piano di Azione locale che metta in evidenza le potenzialità del territorio e le opportunità, anche di natura economico-finanziaria, che sono a disposizione. Non è un piano limitato al solo contenimento delle emissioni date dall’uso delle combustioni; è un vero e proprio progetto generale di sviluppo territoriale che tocca vari aspetti della vita sociale ed economica di una comunità.
Ad oggi sono oltre 4.500 i Comuni europei aderenti al Patto e, di questi, circa la metà (2.200) sono italiani.Per la prima volta vengono chiamati in causa dall’Europa per lavorare insieme ai Governi nazionali affinché la tanto menzionata, ma poco applicata, governance di multilivello, sia effettivamente messa in atto.
"PATTO DEI SINDACI” come motore della GREEN ECONOMY e strumento per la democrazia energetica.
Con l’adesione al patto, un’amministrazione comunale prende il preciso impegno di predisporre un PAES (PIANO AZIONE ENERGIA SOSTENIBILE).
Per predisporre il piano, l’amministrazione deve avviare un processo di reperimento dati, sulla situazione energetica dei propri stabili e della propria struttura cittadina; ad esempio, è necessario rilevare lo stato delle costruzioni di proprietà, in merito al loro status energetico ( qualità dell’isolamento termico, verifica dello stato degli impianti elettrici e termosanitari) ; moltissime amministrazioni non sanno nemmeno quanto spendono in consumi energetici e in manutenzioni non programmate e, questo problema, mette a serio rischio una corretta gestione delle già scarse disponibilità economiche che l’amministrazione stessa ha a disposizione. Avviare un percorso di raccolta dati della situazione del patrimonio immobiliare e tecnologico comunale, anche aldilà della volontà di aderire al patto dei sindaci, permette di avere un corretto quadro della situazione e, quindi, permette di orientare correttamente e senza sprechi, le risorse a disposizione.
Quando i dati sono a disposizione, l’amministrazione è in grado di predisporre il piano di azione vero e proprio; fatta l’analisi tecnica dei dati, infatti, è possibile programmare interventi, ad esempio, per:
P.R.I.C.: piano regolatore illuminazione comunale; questo progetto prevede la revisione globale del sistema di illuminazione pubblica, analizzandone fonti di spreco e interventi possibili per ottimizzare l’uso del sistema di illuminazione pubblica. È possibile programmare sostituzioni di corpi illuminanti obsoleti e con rendimenti pessimi, con apparecchi ad elevata efficienza e a contenimento dei consumi, quali ad esempi quelli che sfruttano la tecnologia a LED; nel piano è possibile prevedere sistemi di contenimento dei consumi, tramite installazione di apposite centraline a controllo programmabile, per regolare il flusso luminoso in base ad orari prestabiliti, programmando un rientro monetario dato dal risparmio di energia consumata.
Programmazione degli interventi strutturali per il risparmio energetico: isolazione degli edifici, manutenzione degli impianti elettrici  e termici, sviluppo del corretto impiego delle fonti di energia rinnovabile ( fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biomassa).
Programmazione del sistema di mobilità comunale eco-sostenibile.
Quali gli strumenti a disposizione di un’amministrazione per applicare il PAES?
I problemi principali delle amministrazioni sono due: uno di ordine economico e uno di carattere tecnico.Per quanto riguarda il problema tecnico, vi è da dire che molte amministrazioni comunali, purtroppo, hanno al loro interno una struttura con una preparazione tecnica non sicuramente all’altezza delle conoscenze richieste oggi, sia in ambito energetico che nel contesto di sviluppo eco-sostenibile; mancano adeguati percorsi di formazione e informazione  per il personale tecnico delle amministrazioni comunali; tecnici che, purtroppo molto spesso, sono disinformati sulle novità tecnologiche, ma anche sui percorsi virtuosi che si possono sviluppare con aiuti economici messi a disposizione sia dalla comunità europea, sia dalle agevolazioni fiscali.Il problema economico è sicuramente il più rilevante; sempre maggiori, infatti, sono le difficoltà di reperire risorse, per mettere in esecuzione progetti di qualsiasi tipo.
La soluzione del problema economico di reperimento dei fondi per la predisposizione e  l’attuazione del PAES, tuttavia è meno traumatica della soluzione al problema tecnico; infatti, gli strumenti finanziari per attuare il PAES, consentendo ai comuni di non intaccare il proprio bilancio, sono molti qui ne cito solo alcuni:
Finanziamenti diretti dalla comunità europea tramite il FESR ( fondo europeo di sviluppo regionale), fondo ELENA ( European local energy assistance); EEEF: fondo europeo per efficienza energetica; queste sono solo alcune iniziative europee per sostenere il patto dei sindaci, ma vi sono molti altri percorsi di finanziamento percorribili, che possono coprire molte componenti del piano di azione; anche accedendo a finanziamenti non mirati direttamente a tale piano, ma a singole parti del piano stesso.
In Italia , per esempio,vi sono altri percorsi che possono concorrere, assieme ai fondi europei, a sviluppare il piano predisposto: il nuovo CONTO TERMICO, che è in fase di partenza in questi giorni,  riserva una considerevole quota di finanziamenti riservati esclusivamente alle amministrazioni pubbliche, in tema di interventi di ristrutturazione e sviluppo delle energie rinnovabili; vi sono contributi provinciali anche per interventi relativi al piano regolatore dell’illuminazione comunale (PRIC).
Questi sono solo alcuni esempi per mettere in evidenza che le strade da percorrere per lo sviluppo ecosostenibile delle nostre città è veramente possibile; la democrazia energetica è attivabile realmente, usando mezzi e conoscenze che è sempre più necessario avere e mettere a disposizione del bene comune.Il piano di azione per energia sostenibile mette a disposizione una serie di lavorazioni essenziali  per la sua attivazione; ecco, quindi, lo stretto collegamento tra il PAES e la possibilità di creare lavori pubblici per le imprese di costruzioni edili, che si troverebbero coinvolte nelle opere di riqualificazione degli edifici, piuttosto che le ditte di impiantisti, necessarie alla realizzazione , per esempio, del nuovo sistema di illuminazione pubblica, piuttosto che per i rinnovi degli impianti termosanitari. Naturalmente  anche i finanziamenti dell'esecuzione del piano vero e proprio rientrano nei canali visti primi; sfruttare le risorse e gli incentivi messi a disposizione dalla comunità europea, per questi interventi speciali, è un'occasione da non perdere, viste le grandi difficoltà che le nostre aziende, soprattutto nel capo delle costruzioni, stanno vivendo. Eppure, il sistema non riesce a decollare, proprio perché sono moltissime le amministrazioni comunali che non conoscono nemmeno l'esistenza di queste nuove vie di sviluppo. La provincia autonoma di Trento ha aderito al patto, come coordinatore zonale, al fine di incentivare i propri comuni ad aderire fattivamente al patto dei sindaci che, operativamente rimane prerogativa  esclusiva delle amministrazioni comunali.  In Trentino, per la verità, sono pochi i comuni che hanno cominciato ad operare scelte forti di adesione ad una politica di democrazia energetica applicata. Rovereto ha predisposto il Paes, il comune di Fondo lo sta presentando e vi sono altri 3/4 comuni che hanno aderito al patto e stanno lavorandoci; per Trento, purtroppo, sembra che non ci sia moltissima predisposizione politica a recepire queste tematiche e la cosa mi spiace parecchio, poiché personalmente ho cercato più volte di sensibilizzare l'amministrazione in tal senso, con alcune  proposte innovative davvero interessanti e a costi rientrabili in tempi e modi letteralmente indolori! Naturalmente, partire con un'adesione al Patto dei sindaci implica scelte diverse e innovative, rispetto alla tradizionale gestione amministrativa delle nostre città; scelte che devono coinvolgere persone che credono realmente in questo sviluppo innovativo, che potrebbe davvero essere uno dei motori principali per spingere “la nave” Italia, ma direi Europa, fuori da questa crisi lacerante. Per crederci, è necessario investire in persone preparate e cercare di costruire un percorso politico che guardi al futuro con occhi diversi, con la volontà di provare percorsi davvero diversi dalla solita mediocrità che siamo costretti a vedere e sentire da ormai molti anni.
Dobbiamo provare a guardare il futuro con  occhi diversi e utilizzare strumenti diversi che esistono, sostenuti finanziariamente dalla comunità europea; non possono più valere le scuse dell’assenza di fondi per evitare l’innovamento tecnologico delle città; i fondi esistono e, molto spesso, rimangono inutilizzati nelle casse della comunità europea, perché le amministrazioni comunali non sanno come accedervi.
Se proviamo a guardare il futuro con questi occhi diversi, forse anche da qui può partire un reale messaggio politico innovatore; che può essere promotore di metodi nuovi, anche per la nostra provincia, dove saremo chiamati molto presto, alle prossime elezioni di ottobre,  a decidere nuovi percorsi, portati avanti magari con un pizzico di coraggio e di lungimiranza maggiore.
Ogni municipalità trentina, con queste possibilità e aderendo al patto dei sindaci, potrebbe contribuire a far crescere un nuovo modo di conciliare politica e servizio per il bene collettivo; garantendo, quindi, una democrazia energetica che possa essere motore, naturalmente non inquinante, dello sviluppo territoriale e culturale. Una nuova cultura di sviluppo territoriale, rispettosa dell'ecosistema in cui viviamo e all'insegna della corretta gestione delle risorse energetiche che abbiamo a disposizione è fondamentale per vincere le sfide sempre più difficili che ci troveremo ad affrontare.
Marco Ianes-ecologisti e reti civiche Verdi Europei.
Docente di impianti elettrici e consulente del settore energia.
Tabella del percorso del “patto dei sindaci”

venerdì 10 maggio 2013

giovedì 18 aprile 2013

Sport, chiusura delle strutture derivata da chiusura alle innovazioni.

Sport, chiusura delle strutture derivata da chiusura alle innovazioni.
Qualche anno fa avevo presentato un progetto, quasi esecutivo e quindi molto dettagliato, in merito alla possibilità di installare  un impianto fotovoltaico sul palazzo dello sport e del ghiaccio di Trento, proposta anche evidenziata dalla stampa.All'epoca era in vigore ancora il secondo conto energia, con tariffe incentivanti molto elevate. In tale progetto, prospettavo due strade possibili da percorrere; la prima prevedeva un investimento diretto del comune nella realizzazione dell'opera, finanziandola con l'accesso al credito che, sempre per l'epoca e per la tipologia del sistema, era facilmente accessibile. La seconda ipotesi, prevedeva di dare l'esecuzione dell'opera ad una Esco(energy service company), che si sarebbe tenuta gli introiti delle tariffe incentivanti, lasciando comunque al comune l'uso dell'energia autoprodotta, quindi risparmiata in quanto non acquistata. In entrambi i casi, comunque, il comune avrebbe potuto godere di notevoli introiti e agevolazioni economiche, tali per cui oggi, molto probabilmente, si sarebbero potuti investire quei soldi per evitare la chiusura estiva del palazzo del ghiaccio; si parla di cifre intorno agli 80.000 euro all'anno, tra risparmio di energia e tariffe incentivanti, che magari, appunto, avrebbero permesso di dare un servizio alla cittadinanza,anziché toglierlo.Parole e proposte nel deserto di questa politica mediocre, che vuole solo amministrare con tagli e metodi vecchi, senza intraprendere strade nuove, che porterebbero risparmi reali e, come nel caso prospettato, risorse da girare e utilizzare per altri capitoli di spesa. Qualcuno dirà che qui si fa campagna elettorale; può anche essere, non lo nego, però rimane il fatto che si era tentato di proporre qualcosa di diverso e di nuovo, sfruttando le possibilità date dalla tecnica e dalla legislazione vigente e invece, pure questa volta, come in altre occasioni, non si sono nemmeno considerate strade nuove e perseguibili, peraltro quasi a costo zero e con introiti a beneficio della collettività. Perchè chi gestisce il bene collettivo non prova a percorrere queste nuove vie? Perché la politica della gestione del consolidato non prova a studiare percorsi innovativi, invece di rincorrere solamente i pareggi di bilancio con tagli estremi di servizi? Elemento sicuramente importante il pareggio di bilancio,ma potrebbe essere raggiunto con idee innovative e lungimiranti, con minori tagli e migliori investimenti. Perchè solamente chi investirà in maniera innovativa potrà garantire servizi di alto livello nel tempo; diversamente si cadrà nella banale gestione burocratica, che porterà al decadimento del benessere di tutti. Qui si tratta di avere un pochino di visione futura, ma questa è fantapolitica, probabilmente irraggiungibile utopia, vista la mediocrità imperante nelle forze politiche, tutte tese ad individuare i nuovi capi bastone, tralasciando programmi per il futuro, considerati in secondo piano e poco rilevanti.
Marco Ianes
Ecologisti e reti civiche- Verdi europei

martedì 4 dicembre 2012

Presentazione delle proposte programmatiche per il futuro del Trentino

GIOVEDI 6 DICEMBRE ORE 20:30 CENTRO CIVICO BRIONE ROVERETO
“Ecologisti e Reti civiche – Verdi europei” di Rovereto

presentano le proposte programmatiche per il futuro del Trentino in preparazione delle elezioni politiche e delle elezioni provinciali del 2013.

Si tratta di proposte elaborate in gruppi di lavoro, aperte alla collaborazione e al contributo dei cittadini interessati.

Introduce: Rug

gero POZZER - consigliere della Comunità della Vallagarina

Interviene: Michele TRAINOTTI - coordinatore del Programma

Partecipano alla presentazione:

Giorgia NISI - co-portavoce degli Eco-civici e Verdi di Rovereto

Michele PEDROTTI - co-portavoce degli Eco-civici e Verdi di Rovereto

Mauro PREVIDI - vice-presidente del Consiglio comunale di Rovereto

Marco IANES - co-portavoce degli Eco-civici e Verdi del Trentino

Lucia COPPOLA - co-portavoce degli Eco-civici e Verdi del Trentino

Sono inviti a partecipare gli organi di informazione e tutti i cittadini interessati

mercoledì 24 ottobre 2012

CONFERENZA STAMPA SABATO 27/10 ORE 10:30 HOTEL AMERICA - TRENTO:


CONFERENZA STAMPA SABATO 27/10 ORE 10:30 HOTEL AMERICA - TRENTO:
Proposte programmatiche aperte ai cittadini del nuovo soggetto politico "ECOLOGISTI E RETI CIVICHE-VERDI EUROPEI" per il governo della provincia di Trento.
Noi presentiamo il programma, che porteremo in giro per la provincia di Trento, dialogando con i cittadini! Altri mirano a spartirsi "le careghe"!

Qualcuno pensa a chi farà il presidente della provincia, noi, invece, vogliamo parlare prima di programmi e poi di persone!!!

Ecco perché SABATO 27/10/2012 ORE 10:30 presenteremo il programma da sottoporre al vaglio dei cittadini; da sabato partirà il nostro viaggio per la provincia di Trento, con incontri e dibattiti, per raccogliere le opinioni della gente sul nostro programma, al fine di tradurle nel programma definitivo con il quale vorremmo presentarci per le prossime elezioni provinciali a Trento.
 Un programma costruito dai Trentini, con i Trentini e per i Trentini.
Programmi prima e persone poi!.

Marco Ianes - Portavoce Ecologisti e Reti Civiche- Verdi Europei.



mercoledì 3 ottobre 2012

Incontro pubblico con Marco Boschini:"ANTICASTA E BUONA POLITICA"

Vi segnalo un incontro pubblico, molto interessante.

SABATO 6 OTTOBRE ORE 15:00
SALA ROSA - PALAZZO DELLA REGIONE 
TRENTO

Marco Boschini ci parlerà di:" Anticasta e buona politica".
I comuni virtuosi e l'Italia che funziona.


venerdì 20 luglio 2012

CRISI ECONOMICA DEL SISTEMA, DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA E DEL LAVORO: COME USCIRNE?


CRISI ECONOMICA DEL SISTEMA, DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA E DEL LAVORO: COME USCIRNE?

Il mio intervento al convegno CGIL del 17/07/2012.

 I temi del dibattito odierno rappresentano i problemi quotidiani di tutto il Paese, compreso il nostro Trentino; problemi che troviamo presenti in ogni momento della giornata, in ogni attività e che coinvolgono tutti gli attori della vita sociale ed economica del Paese stesso.

Sono, quindi, temi sui quali è sempre necessario discutere e analizzare proposte, idee e percorsi da intraprendere per cercare di trovare risposte sostenibili e, soprattutto, credibili.
Su questi due ultimi termini vorrei soffermarmi un attimo  e proporre qualche riflessione.
Sostenibilità e credibilità.
Il sistema su cui si basa l’attuale economia del Paese, ma oserei anche dire del mondo intero, così com’ è strutturato, non è più sostenibile. Al di là delle opinioni personali, questo è diventato un dato oggettivo e difficilmente confutabile. È un sistema viziato da speculazioni fortissime su investimenti finanziari che, molto spesso, si rivelano delle vere e proprie “bolle” che esplodono in mano agli investitori stessi; non a tutti, ovviamente; coinvolgono i piccoli risparmiatori che si vedono defraudati di risparmi di una vita e, invece, permettono agli squali della finanza di speculare ed arricchirsi sempre più; è un sistema non più sostenibile, perché  si basa su un modello si sviluppo superato; si basa sullo sfruttamento delle fonti di energia fossili, che sono in via di esaurimento e stanno causando danni ambientali pesantissimi e costosissimi; un modello di sviluppo basato su scambi finanziari che mettono in secondo piano il benessere dei cittadini e dei lavoratori; un modello di sviluppo che ha al centro lo sfruttamento delle risorse per il mero profitto di pochi, sfruttando il lavoro della maggioranza delle gente, costretta, tra l’altro, poi a dissanguarsi per sostenere il sistema stesso. Siamo in mano alle agenzie di rating, che guarda caso, regolano i flussi economici del mercato finanziario, declassando un Paese che si sta dissanguando per tentare di risanare i conti pubblici. Le stesse agenzie di rating che hanno conflitti di interesse enormi, dato che forniscono consulenze a moltissimi investitori nei mercati finanziari che loro stesse dovrebbero tenere monitorati.
Ne è un esempio la crisi economica partita negli Stati Uniti, con le banche che erogavano mutui a chiunque, senza verificarne l’effettiva sostenibilità da parte dei soggetti sottoscrittori; questo ha dato l’avvio ad un effetto domino difficilmente arrestabile. Questo è solo un esempio di mala finanza, poiché il sistema vero e proprio è basato su meccanismi poco virtuosi, che incentivano la speculazione finanziaria, per esempio favorendola con tassazioni che, definire “leggere” è veramente risibile. Si preferisce tassare il lavoro diretto rispetto alle speculazioni finanziarie!
Che dire, poi, di un sistema che permette a molti evasori fiscali di esportare denaro in maniera illegittima verso paradisi fiscali e, poi, predispone scudi fiscali che permettono il rientro di questi denari con tassazioni assurdamente irrisorie e con la garanzia di impunità per questi evasori? Quale sostenibilità e credibilità possiamo vedere in un sistema simile? Potrei citarne un’infinità di esempi come questi, di condoni fiscali perpetuati negli anni, che sanno di presa in giro per tutte le persone oneste che lavorano e pagano le tasse;
come possiamo, poi, parlare di sistema sostenibile, quando abbiamo costi della politica che sono incomprensibili e ingiustificabili? Guardate, non è una caccia alle streghe, quella di dire che il sistema politico costa troppo per il nostro Paese; e qui non si tratta di parlare di stipendi o indennità dei vari rappresentanti  politici; questa voce è solo la punta di un iceberg gigantesco! Sotto la punta di questo iceberg, ci sono una miriade di costi occulti, quali, ad esempio, enti inutili che sono sostenuti e tenuti in piedi solamente perché rappresentano dei bacini di voti perenni per il politico di riferimento, che ne tiene alta la bandierina. (esempi:Ente nazionale gente dell’aria, dell’Istituto nazionale per le case degli impiegati dello Stato costituito nel 1924 o dell’Ente nazionale per l’addestramento dei lavoratori del commercio (questo per non parlare della Cassa conguaglio zucchero o dell’Ente Colombo, quello di Genova 1992).
Come possiamo credere ancora in un sistema che permette a dirigenti pubblici di andare in pensione e il giorno seguente affida incarichi di consulenza alle stesse persone, con le stesse funzioni di prima? Quale credibilità può avere un sistema che continua a perpetuare la presenza in Parlamento, o anche nelle rappresentanze periferiche, delle stesse persone da 15, 20 o 30 anni?  Che futuro può dare ad un paese una classe politica che non sa generare il giusto ricambio generazionale?
Viviamo momenti duri e, per molte aziende e lavoratori, non ci saranno grandi prospettive di miglioramento a breve tempo; si continua a prelevare dalle tasche della gente comune, dimenticandosi che esistono possibilità diverse per reperire denaro utile per il risanamento dei conti pubblici e per investimenti credibili e sostenibili. Non troverei nulla di scandaloso , ad esempio, in una tassa patrimoniale equilibrata; non una tassa di classe, ma una tassa sui patrimoni; non è reputata scandalosa  nemmeno da chi  guida il settore industriale, ma perché quindi non viene considerata? Troverei degno di un Paese che si definisce civile, dare forza e vigore ad una lotta all’evasione fiscale credibile e sostenibile; per esempio confrontando i tenori di vita di alcuni personaggi con la loro dichiarazione dei redditi e trovare i motivi, magari anche giustificabili, di una divergenza così evidente. Oppure definendo parametri di tassazione equa sui proventi finanziari, magari detassando, invece, i proventi dal lavoro primario, quello cioè che determina il sostentamento delle famiglie.
Investire su formazione e ricerca, dovrebbe essere uno dei punti cardine di un sistema di sviluppo che torni a mettere al centro il benessere dei cittadini, il lavoro serio e dignitoso per i cittadini; siamo invece schiavi dello spread e dobbiamo rincorrere un debito pubblico che è ormai perennemente fuori controllo.
Questa crisi che imperversa, però, ha portato a galla anche alcune possibilità per intraprendere percorsi diversi e più virtuosi, nell’ambito della sostenibilità e della credibilità. Penso, ad esempio, al settore industriale della green economy; di questo settore sento parlare positivamente tutti gli esponenti politici, di tutti i colori e di qualsiasi provenienza; però, nei fatti, assistiamo ancora al sostentamento del vecchio modello economico, che sostiene le lobbies del petrolio e del gas, le grandi multinazionali del settore energetico che vogliono mantenere il controllo sullo sviluppo di questo nuovo modello, limitandolo e calmierandolo, per poterlo gestire a proprio uso e profitto.; ( esempio: Enel che critica gli incentivi al fotovoltaico, poiché ha accusato introiti minori per il settore vendita energia del 4-5%, salvo averne sfruttato la convenienza con ENEL GREEN POWER, tramite la costruzione di grandi centrali a terra, incentivate dal 2° conto energia: tutto bene finché ci guadagnano loro, ma quando è il semplice cittadino ad avere la possibilità di prodursi l’energia, si trovano mille ostacoli burocratici per limitare o ritardare le connessioni in rete degli impianti privati). Anche qui un modello di gestione che denota un grande conflitto di interesse: il più grande distributore e venditore di energia italiano che è anche il gestore della rete a cui devo collegare la maggior parte degli impianti di produzione!
E siamo ancora alla credibilità di questa politica, che a parole vuole sostenere la green economy, ma nei fatti continua a perpetuare incentivi a chi produce energia con l’incenerimento dei rifiuti, incentivi a chi usa fonti fossili, che al nostro paese costano tantissimo, poiché siamo costretti ad importarle. M i soffermo su un piccolo esempio pratico: quale credibilità può avere  un Paese che, nel giro di un anno e mezzo ha emesso 3 rivisitazioni del sistema di incentivazione per lo sviluppo del fotovoltaico? Parliamo di rivisitazioni strutturali, non di piccoli ritocchi. Ditemi come è possibile per le aziende, programmare investimenti in un  progetto di rivalutazione energetica, senza una stabilità di riferimento legislativo? Ebbene, ecco qui che torna il concetto di credibilità di ciò che politicamente un Paese vuole fare per uno sviluppo sostenibile; zero credibilità per gli investitori, scarsi investimenti che si traducono in posti lavoro persi o non incrementati, in un settore che, invece, sarebbe in forte sviluppo e rappresenterebbe davvero un percorso nuovo dal punto di vista della sostenibilità economica e ambientale. Si vuole sostenere la green economy, ma non si parla di progettazione del rinnovamento della rete elettrica nazionale, vero tallone di Achille del nostro sud! Abbiamo impianti eolici incentivati, nel sud Italia, che sono costretti a lavorare al 40-50% della loro potenzialità, perché nelle zone in cui sono stati installati, le linee elettriche sono obsolete o inadeguate; e qui, possiamo introdurre lo sviluppo delle infrastrutture; quali infrastrutture sviluppare in Italia? Ma certamente il ponte di Messina, che risolve i nostri problemi!! In un paese che si definisce avanzato e sviluppato, manca un vero e proprio piano energetico nazionale, che preveda il risanamento delle infrastrutture, investimenti seri e ben calibrati sull’uso e l’incentivazione delle fonti di energia rinnovabile (eolico,fotovoltaico, idroelettrico, biomassa….); un sistema energetico che ci permetta di limitare e calare sensibilmente la dipendenza dalle fonti fossili, con ovvi benefici anche per il nostro ambiente.
La domanda posta – COME USCIRNE?-  non ha certamente una facile risposta e,qui, non si può certo pretendere di dare risposte esaustive e nemmeno si può ambire ad avere la classica bacchetta magica che tira fuori dal cilindro la soluzione a tutti i problemi; tuttavia, alcuni temi fondanti per rigenerare un percorso vecchio e stantìo, ci sono e sarebbe bene cominciare davvero a valorizzarli.
-        Sviluppo reale della Green economy: in questo settore entrano una serie di attività che, molto spesso, vengono confuse solamente con lo sviluppo del settore fotovoltaico o eolico; ebbene, in questo macro settore, entrano una serie di filiere industriali che potrebbero davvero essere il nuovo motore di una nuova e  piccola rivoluzione industriale, che potrebbe mettere in campo nuovi percorsi di investimento, nuovi posti di lavoro, con conversioni industriali di stabilimenti che, in questo momento , sono a rischio di chiusura; penso, ad esempio allo sviluppo delle nuove tecnologie di gestione dei rifiuti, dove si prevede il quasi totale reimpiego delle componenti essenziali dei vari materiali : plastiche, carta e cartone, metalli…; queste nuove industrie potrebbero aprire le porte ad una gestione eco-sostenibile del problema rifiuti.
-        Sviluppo di un sistema fiscale che premi le attività imprenditoriali ed i lavoratori che sono in regola con il fisco e penalizzi fortemente gli evasori fiscali; non ci può essere impunità per chi evade le tasse; ma questo deve diventare un momento culturale importante: il concetto che pagare le tasse è necessario per lo sviluppo e la crescita del paese, deve essere coltivato anche nella formazione scolastica di ogni cittadino; per contro, però, è necessario ridare fiato a chi le tasse le paga veramente, cominciando ad alleggerire la tassazione, permettendo così alle famiglie di riappropriarsi di una capacità di acquisto adeguata;
-        Ridare credibilità alla politica: e questo è davvero un nodo cruciale per il nostro Paese. È necessaria una nuova legge elettorale che permetta l’elezione diretta dei rappresentanti politici; i cittadini devono sapere che faccia hanno gli amministratori ai quali affidano la gestione del Paese; inoltre, è davvero vincolante, per la credibilità della politica, limitare il numero di mandati, a tutti i livelli; si eviterebbero fenomeni di accentramento del potere e si favorirebbe la crescita e lo sviluppo di giovani leve.
Ovviamente, questi sono solo alcuni spunti sui quali dovremo lavorare tutti, indistintamente; chi non crede in questi percorsi nuovi o, peggio, fa finta di crederci, coltivando l’idea di proseguire imperterrito sui vecchi sentieri, dimostra di non aver capito che siamo arrivati davvero molto vicini al baratro; risalire la china sarà possibile, ma solamente con metodi nuovi e diversi, con una politica realmente credibile e sostenibile, fatta di fatti e non promesse vacue.
Ci sono molte realtà che stanno cercando di proporre sistemi diversi, percorsi nuovi per una politica credibile e sostenibile; non è facile trasmettere nuovi concetti, nuove idee, nuovi percorsi; non è facile coinvolgere le persone , che sono molto amareggiate e letteralmente schifate da questa politica per nulla credibile; non è facile divulgare queste nuove possibilità e questi nuovi percorsi, anche perché, molta stampa non da spazio a idee diverse e a persone non schierate con chi regge il timone di questa nave alla deriva. Molta stampa percepisce contributi dal sistema e, quindi, deve anch’essa prestare attenzione a chi dare spazio; ma, per fortuna, ci sono mezzi che possono arrivare alla gente comune, quali il web o, anche più semplicemente, i vecchi e tradizionali banchetti in piazza; raggiungendo la gente e parlando tra di noi, semplici cittadini, forse potremo dare un valido contributo ad un cambio di modello di sistema che è sempre più necessario ed essenziale. E, questa, contrariamente a quanto sostengono molti politicanti di mestiere, non è anti-politica, ma la vera politica al servizio dei cittadini.
La nuova strada è in salita, tortuosa e impervia, ma solamente percorrendo questa strada, sarà possibile ristrutturare un Paese che appare destinato ad un declino inesorabile, guidato da una classe politica che ha perso ogni contatto con la realtà e con i propri cittadini.


Marco Ianes - Trento