#politicatrentina Lungimirante e acuta decisione in Trentino Alto Adige: staffetta alla presidenza #A22! Metà a ti e metà a mi (dialetto trentino)! Spartizione di poltrone tra PATT e PD! Ecco la nuova politica che avanza dal Trentino; e poi mi parlano di voler salvaguardare l'autonomia! E POI MI DICONO CHE QUESTI POLITICI CHE CI GOVERNANO SONO QUELLI CHE TUTELANO L'AUTONOMIA!!! Quale autonomia? Quella del poltronismo? E allora dove sta la differenza tra la politica nazionale che tipicamente distribuisce poltrone per sistemare amici degli amici e la nostra politica autonomista d'avanguardia? Dove sta il progetto politico? Qualcuno mi spiega per favore? Perché non capisco il senso di queste scelte. Non capisco perché, in questo periodo dove la politica come non mai è vista male, come un "palazzo del potere occulto", si continui ad operare scelte di spartizione di "careghe" senza rispetto per un minimo di decenza! Ben felice di aver lasciato partiti e logiche di spartizioni! Non mi riconosco per nulla in queste politiche spartitorie del potere e degli affari! Ho un difetto (uno dei tanti per la verità...): contrariamente a molti italiani/trentini che hanno la memoria cortissima al momento delle elezioni, io ho la fortuna di avere un'ottima memoria! E me ne ricorderò al momento del voto, poiché sarò uno dei pochi che andranno a votare, questo sì; non so per chi voterò, ma so già chi non voterò (partiti e nomi inclusi). Vergogna, vergogna, vergogna! Questa non è politica degli interessi comuni, questa è pura spartizione di poltrone!
Dal sito de L'Adige:
http://www.ladige.it/news/business/2016/04/28/andrea-girardi-vertice-a22-vista-staffetta-olivieri
Lavoro,ambiente,economia,politica,Trentino,autonomia,sviluppo sostenibile,ecologia,energia,scuola e formazione,sport.
"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
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giovedì 28 aprile 2016
sabato 27 febbraio 2016
Formazione professionale, passi verso la disgregazione.
Formazione professionale, passi verso la disgregazione.
Foto: un momento dell'incontro tra il Presidente Rossi e la delegazione dei docenti CGIL della formazione professionale trentina.
Venerdì 26 febbraio il Presidente della Giunta Provinciale
Ugo Rossi ha incontrato una delegazione di insegnanti della formazione
professionale, presenti in adesione allo sciopero proclamato dalla CGIL e non
sottoscritto da CISL e UIL, che invece hanno ritenuto superficiali le
argomentazioni che hanno mosso i docenti verso un atto di protesta che qui
vorrei provare a spiegare.
Nell’incontro i docenti hanno portato al Presidente Rossi le
loro preoccupazioni sul futuro della formazione professionale trentina, in seguito
alle vicende che si stanno susseguendo in questi mesi. Infatti, nel novembre scorso, il Presidente,
nonché assessore all’istruzione, ha firmato un protocollo di intesa con i
sindacati, nel quale si parametrizzano alcuni aspetti relativi alla
disponibilità degli insegnanti in termini di prestazioni orarie, con notevole
apertura di questi ultimi verso le richieste di maggior impegno avanzate dalla
PAT; si è data risposta favorevole, non senza sacrifici è bene dirlo, a precise
richieste da parte della PAT in merito ad un notevole numero di ore in più da
mettere a disposizione per i nuovi progetti in campo, quali i tirocini estivi,
i corsi extracurricolari e il sistema duale che proprio il Presidente ha caro
nel suo programma politico. Anche gli enti paritari, depositari della quasi
totalità dell’organizzazione della formazione professionale trentina, hanno
visto soddisfatte molte delle richieste, che sono state di fatto inglobate nel
protocollo copra citato. Dunque, quale il motivo dello sciopero di venerdì 25
febbraio, se un accordo è appena stato sottoscritto? Proviamo a chiarire la
vicenda.
Nonostante
l’accordo che soddisfa le richieste degli enti, alcuni enti paritari ( Canossa
e Veronesi) hanno deciso ugualmente di rescindere il contratto provinciale
della formazione professionale, acquisendo il contratto nazionale; la
differenza è sostanziale, sia dal punto di vista economico, poiché prevede
salari di ingresso da fame per i nuovi assunti ( 60% del salario per il primo
anno e poi negli anni successivi aumenti graduali, per arrivare solo dopo 4
anni al salario integrale), ma anche sotto il profilo degli inquadramenti
professionali: i docenti non sarebbero più tali, ma verrebbero definiti “formatori”,
perdendo di fatto la qualifica di insegnanti, con conseguente mancata
attribuzione dei previsti punteggi di avanzamento nelle varie graduatorie
specifiche. Vero è che nel protocollo di intesa si prevede “ il mantenimento
salariale e il numero di ore provinciale” per i docenti in servizio e il
Presidente Rossi, nell’incontro, ha confermato che se tale clausola non venisse
rispettata, l’ente mancante non si
vedrebbe riconoscere le coperture economiche garantite dalla Provincia.
Però, rimane il grosso nodo della
disparità tra docenti che fanno lo stesso lavoro, soprattutto per i nuovi
assunti. Ci saranno docenti in alcuni enti che rimarranno tali, altri che, pur
insegnando le stesse materie, saranno formatori, senza titoli per poter
accedere ad altri canali quali, ad esempio, la scuola pubblica. Altro esempio,
per rendere l’idea: nella stessa scuola ci saranno persone assunte di vecchia
data che vedono applicato il contratto provinciale, mentre per i nuovi assunti
si applicherà il contratto nazionale, con i limiti sopra esposti! Ma vi pare
logico ed equo che ci siano lavoratori che eseguono le stesse funzioni,
insegnanti che insegnano le stesse materie, ma che hanno contratti
diversi? Di fronte a questi temi, abbiamo
posto al Presidente Rossi il seguente
quesito:” quale unità è possibile per la formazione professionale trentina, se
la Provincia stessa permette che ogni ente possa avere le mani libere nell’applicare
il contratto che gli è più congeniale?” Il Presidente ci ha risposto che non
intende assolutamente dare indirizzi politici diversi da quelli in vigore e che
con la clausola di garanzia relativa alla salvaguardia dello stipendio e delle
ore ha fatto tutto ciò che doveva per garantire l’unitarietà del sistema
formazione professionale. Rimane in noi docenti, forse un domani semplici
assistenti formatori, l’amarezza di aver parlato con un politico che non ha
capito ancora cosa sia davvero la formazione professionale trentina. Fatta da
docenti non di serie B, ma da insegnanti che sono in scuole che accolgono il
25-30% degli studenti trentini, dove si plasmano i futuri artigiani, i futuri
operatori turistici che sono l’ossatura dell’economia del nostro Trentino
autonomo. Guardando al futuro, chi pensate che tra laureati e tecnici di
esperienza si possa mettere in gioco nella formazione professionale, sapendo di
venir visto come un assistente formatore, sapendo di percepire lo stipendio
pieno solo dopo 4 anni, sapendo che non vedrà alcun riconoscimento nelle
graduatorie docenti? Inoltre, se ogni ente potrà applicare il contratto che più
gli aggrada, che tipo di unitarietà potrà mai avere la formazione professionale
trentina? Altro esempio: in caso di trasferimento di un docente da un ente all’altro,
se ciò avviene tra due enti che applicano contratti diversi, al docente verrà
applicato il salario di ingresso; ma vi pare che, magari dopo 10 anni di
servizio, un docente possa ripartire con il 60% dello stipendio? Queste
assurdità stanno per essere avvallate anche politicamente, poiché il Presidente
ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di obbligare gli enti paritari all’adesione
al contratto provinciale. Bel passo in avanti verso l’unità della formazione
professionale, ritenuta la “terza gamba” del servizio scolastico provinciale;
una gamba di serie B, che si avvia tristemente verso l’amputazione dal sistema
scolastico, dato che fra qualche anno i docenti potrebbero non essere più tali,
con il beneplacito di alcune sigle sindacali ( CISL e UIL) , che rimangono
chiuse sulla loro posizione incomprensibile di distacco da questa
preoccupazione. È triste notare come la
formazione professionale trentina stia avviando un declino inesorabile, poiché
se non si crea unità contrattuale tra i docenti, non è pensabile di creare
qualità nei servizi alle famiglie e agli allievi; non si può pensare di avere
una formazione professionale di qualità con “assistenti-formatori” sotto
pagati, con selezioni che saranno clientelari nei vari enti paritari che non
aderiranno al contratto provinciale, che invece ha nel suo articolato, precise
definizioni tutelanti del ruolo del docente.; ma tutelanti soprattutto per gli
studenti, poiché garantiscono competenze e conoscenze che gli insegnanti devono
avere per poter esercitare. Se questa è
la strada che la Provincia intende tracciare per il futuro della formazione provinciale
trentina, come docenti non possiamo che
essere fortemente preoccupati; non lo siamo solo per noi, ma soprattutto per i
nostri studenti e per le famiglie che a noi si rivolgono per istruire i loro
ragazzi, non certo per accudirli come assistenti lunedì 21 dicembre 2015
Ancora sul trilinguismo! Perplessità sui reali contributi agli aggiornamenti.
Oggi, la PAT ha liquidato il voucher per il corso di aggiornamento all'estero in lingua inglese. Ho preso euro 933,49 al netto delle ritenute. Va bene, io ci credo nel portare avanti l'aggiornamento dei docenti per il CLIL, ma mi chiedo perchè, a fronte di una spesa ben superiore ( circa 1500 euro tra aereo, alloggio e corso di due settimane; escluso il vitto che posso anche considerare di pagarmelo e, ovviamente le spese personali), si rimborsi solo una parte, per giunta tassando il rimborso! Ma chi ci crede siamo solo noi insegnanti oppure la PAT intende davvero investire SERIAMENTE in aggiornamenti? No, perché se uno ci deve anche rimettere soldi, la prossima volta ci penso molto attentamente! Qundici giorni di corso durante le mie ferie, NON PAGATI, aereo, vitto, alloggio e corso solo parzialmente rimborsati, esame prima e dopo per poter accedere al voucher, tenere il registro dei corsi effettuati...ma chi me lo fa fare? Mah...davvero ci ripenserò in futuro!
venerdì 11 dicembre 2015
Trilinguismo, insegnanti impegnati e la provincia latitante...
Sono un docente impegnato nel progetto trilinguismo, molto spinto dal governo provinciale. Sto seguendo, con molto interesse, lo sviluppo del sistema CLIL.
Credo che, se ben organizzato e con docenti ben preparati, si possa davvero dare un serio contributo alla crescita dei nostri ragazzi, nel tentativo di far capire loro che le lingue straniere possono essere un mezzo nuovo e diverso per apprendere discipline non linguistiche e crescere culturalmente.
Il progetto trilinguismo di cui la nostra Provincia si vanta di essere sostenitrice, e il progetto CLIL ne è una componente fondamentale, deve però essere sostenuto seriamente, con finanziamenti congrui alla realtà; ma, soprattutto, si deve dare anche la necessaria credibilità a tale progetto.
Allora, mi chiedo quale credibilità possa avere un progetto se gli insegnanti che hanno sostenuto, a proprie spese di tempo e di denaro, un corso di 2 o 3 settimane all’estero in periodo estivo, e ancora non hanno ricevuto il rimborso del voucher previsto, dopo ben quattro mesi dalla presentazione delle spese e dopo aver sostenuto e superato gli esami previsti per il riconoscimento! Che credibilità può avere un progetto che prevede un aggiornamento degli insegnanti all’estero, da effettuarsi con sola parziale copertura delle spese sostenute? Sì, perché è bene chiarire che il voucher, ammesso che arrivi a questo punto, copre solo una parte delle spese sostenute. Solitamente, e io lo posso confermare avendo lavorato diversi anni anche per aziende private del settore industriale, i corsi di aggiornamento sono interamente sostenuti dalle aziende stesse. Così non è per la Provincia, che ti chiede di aggiornarti, ti chiede di credere ad un percorso e poi ti dice che ti copre le spese solo in parte. E questo passi pure, purché almeno quella parte finanziata arrivi! I dubbi cominciano a serpeggiare tra i docenti visto che, contattando il servizio preposto, pare che prima di febbraio o marzo i soldi di rimborso non ci vengano erogati, mentre ci era stato detto che al massimo nel mese di novembre saremmo stati rimborsati! Bella partenza per il progetto trilinguismo, proprio una piena e totale iniezione di fiducia verso gli insegnanti che hanno deciso di mettersi in gioco! Sarà la solita politica degli annunci? Sarà che, alla fine, a crederci siamo solo noi, docenti pazzi che si sono messi in gioco accettando la sfida lanciata in pompa magna dal presidente Rossi?
lunedì 23 novembre 2015
Serata informativa sulla TAV/TAC ,che si terrà a Mattarello mercoledì 25 novembre ore 20:30.
Segnalo a tutti la serata informativa sulla TAV/TAC ,che si terrà a
Mattarello mercoledì 25 novembre ore 20:30.
La
serata è stata organizzata da OIPA, associazione ONLUS, dopo vari tentativi di
coinvolgere la circoscrizione di Mattarello, che ha glissato più volte la
disponibilità.
Ma
non solo, ha di fatto impedito l’accesso alle sale pubbliche, non concedendole
in uso per un evento pubblico, tanto che abbiamo dovuto noleggiare , a
pagamento, la sala presso l’Hotel Adige, come noterete sul volantino.
La
serata presenterà il progetto, con un’analisi tecnica dei tracciati proposti ed
evidenzierà le grandi criticità che spingono molti cittadini a protestare.
La
serata vuole portare un po’ di chiarezza e conoscenza alla cittadinanza, senza
polemiche, ma solo con analisi oggettive e dati.
La
cittadinanza è invitata, per apprendere cosa significhi questo grande progetto.
giovedì 12 novembre 2015
TAC/TAV: opera devastante per il nostro Trentino.
Posto di blocco alle Novaline - Trento.
La strada per la località Novaline, a ridosso della città di
Trento, è immersa nei vigneti e nei boschi; un panorama mozzafiato.
Nei giorni
scorsi, una trivella ha iniziato a lavorare, per effettuare i primi carotaggi
di campione per quella che sarà una delle opere più devastanti che il Trentino
si troverà a subire: il treno ad alta capacità, la TAC!
La chiamano così,
invece di TAV, forse per cambiare il nome
che evoca altre situazioni di impatti ambientali e proteste associate, tipo
val di Susa. Questo inizio dei lavori è partito in sordina, senza alcuna
comunicazione da parte della politica locale; provincia e comune non si sono
degnate di avvisare la popolazione, non hanno creato quel necessario canale di
informazioni per avvisare la popolazione di questi primi carotaggi. Ma alcuni
cittadini trentini si sono associati in comitati, per protestare contro questa
nuova opera devastante per il territorio trentino. Centinaia di chilometri in
galleria, che attraversano le montagne da Verona al Brennero, intercettando
falde acquifere di importanza vitale per le floride campagne trentine, che
producono alcuni tra i migliori vini del pianeta. Tagliando montagne al cui
interno scorrono fiumi che alimentano laghi secolari, che rischiano
modificazioni pericolose o addirittura il prosciugamento, la TAC rischia di
essere costruita nel pieno disinteresse dei cittadini trentini, che vengono
tenuti all’oscuro da una politica poco trasparente. Nella perizia idrogeologica
della provincia di Trento, documento ufficiale di analisi del territorio,
legata a questo progetto, si pone in evidenza il rischio di intercettazione di
molte falde acquifere, soprattutto nell’area di Besenello, comune della piana
dell’Adige (http://www.notavtrentino.it/documenti/ridrgeo01.pdf).
Ma se, da una parte, c’è una latitanza della politica, che
certo non brilla per trasparenza verso gli elettori, vi è pure un certo
attivismo da parte di alcuni cittadini, che in questi giorni stanno creando un
vero e proprio presidio nella zona dei carotaggi; il presidio vuole richiamare
l’attenzione sul problema degli impatti ambientali che tale opera avrà sul
Trentino, ma anche svegliare la cittadinanza ignara e apatica di Trento e
dintorni, sui grandi investimenti di risorse pubbliche che tale opera prevede;
milioni di euro per un’opera devastante che stravolgerà l’assetto orografico
dell’asta dell’Adige. Investimenti che vedono coinvolti molti soggetti dell’economia trentina: le
istituzioni in primis, dove la provincia di Trento è sostenitrice e socia di
R.F.I. e partecipa in prima persona alla realizzazione di tale opera (http://www.ferroviabrennero.provincia.tn.it/quesiti_ricorrenti/pagina7.html).
Sabato 7 novembre, alcuni manifestanti hanno forzato il posto di blocco,
andando ad occupare simbolicamente la trivella dei carotaggi; le forze
dell’ordine, presenti in numero enorme, hanno ritenuto di usare anche i
lacrimogeni per tentare di allontanare i manifestanti, tra i quali vi erano
donne con bambini piccoli, che certo non
rappresentavano minacce particolari; spropositata la reazione delle forze
dell’ordine, certamente. Alcuni ragazzi sono riusciti ad salire sulla trivella,
occupandola fino a sera in segno di protesta. Angoscianti le recenti
dichiarazioni della giunta provinciale, attraverso l’assessore Mauro Gimozzi
nella trasmissione Filo Diretto di Trentino TV di lunedì 9 novembre, nella
quale dichiara:” …nulla è deciso; si fanno i carotaggi per vedere se l’opera è
fattibile e poi si deciderà!”. Queste frasi di circostanza servono, ovviamente,
per calmare gli animi e indurre i cittadini a pensare che davvero nulla sia
deciso; ma le cose proprio così non sono, visto che ci sono già attive
partecipazioni societarie, da parte della provincia stessa, nell’opera.
Intanto, il presidio continua, le attività delle associazioni di liberi
cittadini che non credono in questi modelli di sviluppo insostenibili sono tese a creare consapevolezza nella
cittadinanza, divulgando informazioni che, invece, i rappresentanti politici
istituzionali si guardano bene dal divulgare e discutere. Molto meglio tacere,
lasciar cadere nell’oblio la protesta, evitare il confronto. Così il cittadino
medio rimane ignaro di ciò che stanno scavando sotto i suoi piedi; evitare il
confronto è una strategia vecchia, additare i movimenti no-TAV in maniera
semplicistica, come persone violente, che non cercano il dialogo, è solo voler
offuscare il vero problema: quest’opera s’ha da fare solo per interessi di
pochi, non certo per il bene comune. Se così non fosse, aspettiamo i politici
locali ad un confronto aperto, dove si possano mettere in tavola seriamente
tutti i pro e i contro e poi decidere per il meglio. Sempre che sia ancora
possibile decidere, come asserisce l’assessore provinciale Gilmozzi. Se,
invece, tutto è già deciso, in forma occulta e misteriosa come temo,
aspettiamoci davvero proteste molto più vivaci…Val Susa docet!
Intanto, comunque, per richiamare l’attenzione pacificamente
sul problema, a Trento sabato 14 novembre in piazza Dante alle 14:30 i comitati
no TAV indicono una pacifica manifestazione di protesta; sarà possibile capire
perché questi comitati protestano, sarà possibile capire perché la TAV viene
costruita e perché non tutela gli interessi dei beni comuni. Nell’attesa che le
istituzioni si degnino di un confronto serio e sincero!
Alcuni ragazzi hanno forzato il posto di blocco, occupando la trivella in segno di protesta.
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Ugo Rossi
venerdì 11 settembre 2015
PESTICIDI E LIMITI DI IRRORAZIONE. PARTE LA PETIZIONE ON LINE
In Trentino, terra di autonomia, dove l'agricoltura è un settore rilevante e importante, si fa un
uso smisurato di pesticidi e fitofarmaci. Questa non è un'opinione, ma un dato di fatto
oggettivo. Citiamo, da fonte ISPRA 2012:"...Analizzando i dati, infatti, la Provincia di Trento
risulta essere la seconda realtà con la maggior quantità di principi attivi su superficie
agricola con i suoi 10,2 chili per ettaro: Molto più del doppio della Provincia di Bolzano (che
si ferma a 3,8 chili per ettaro) e della media italiana (4,8 chili per ettaro). Il Trentino è
secondo nella classifica per “maglia nera” solo al Veneto che nel 2012 raggiungeva i 10,6 chili
per ettaro ma c’è un ma: in Veneto nel 2005 il dato toccava il picco di 13,2 chili per ettaro
mentre in Trentino era fermo a 8,7. Dunque negli ultimi dieci anni il Veneto è riuscito
gradualmente a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura mentre in Trentino, se possibile,
si è addirittura aumentato."
Chiediamo alla PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, al suo presidente Ugo Rossi e agli assessori
competenti Michele Dallapiccola per Agricoltura e Mauro Gilmozzi per Ambiente, di predisporre una
nuova legge di tutela dell'ambiente e della salute di tutti; una legge che abbassi notevolmente
l'uso di pesticidi e fitofarmaci nelle culture trentine, che promuova maggiormente l'uso di
coltivazioni biologiche e, soprattutto, chiediamo l'introduzione del limite minimo di 50 metri
per l'irrorazione di pesticidi dalle abitazioni, abolito in questi giorni dalla provincia stessa,
che reputa la salute dei cittadini e degli esseri viventi barattabile con il profitto.
Il Trentino si definisce terra di innovazione, ma così non risulta essere nella realtà dei fatti,
con i recenti provvedimenti di abrogazione del limite di vicinanza alle abitazioni, in merito di
irrorazioni!
FIRMIAMO LA PETIZIONE PER SENSIBILIZZARE LA PROVINCIA, PER SALVAGUARDARE LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI.
uso smisurato di pesticidi e fitofarmaci. Questa non è un'opinione, ma un dato di fatto
oggettivo. Citiamo, da fonte ISPRA 2012:"...Analizzando i dati, infatti, la Provincia di Trento
risulta essere la seconda realtà con la maggior quantità di principi attivi su superficie
agricola con i suoi 10,2 chili per ettaro: Molto più del doppio della Provincia di Bolzano (che
si ferma a 3,8 chili per ettaro) e della media italiana (4,8 chili per ettaro). Il Trentino è
secondo nella classifica per “maglia nera” solo al Veneto che nel 2012 raggiungeva i 10,6 chili
per ettaro ma c’è un ma: in Veneto nel 2005 il dato toccava il picco di 13,2 chili per ettaro
mentre in Trentino era fermo a 8,7. Dunque negli ultimi dieci anni il Veneto è riuscito
gradualmente a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura mentre in Trentino, se possibile,
si è addirittura aumentato."
Chiediamo alla PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, al suo presidente Ugo Rossi e agli assessori
competenti Michele Dallapiccola per Agricoltura e Mauro Gilmozzi per Ambiente, di predisporre una
nuova legge di tutela dell'ambiente e della salute di tutti; una legge che abbassi notevolmente
l'uso di pesticidi e fitofarmaci nelle culture trentine, che promuova maggiormente l'uso di
coltivazioni biologiche e, soprattutto, chiediamo l'introduzione del limite minimo di 50 metri
per l'irrorazione di pesticidi dalle abitazioni, abolito in questi giorni dalla provincia stessa,
che reputa la salute dei cittadini e degli esseri viventi barattabile con il profitto.
Il Trentino si definisce terra di innovazione, ma così non risulta essere nella realtà dei fatti,
con i recenti provvedimenti di abrogazione del limite di vicinanza alle abitazioni, in merito di
irrorazioni!
FIRMIAMO LA PETIZIONE PER SENSIBILIZZARE LA PROVINCIA, PER SALVAGUARDARE LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI.
ECCO IL LINK PER FIRMARE ON LINE: CLICCA QUI PER LA PETIZIONE
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