"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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venerdì 15 novembre 2019

Bacino di innevamento sulle Viote, Monte Bondone. Continua la discussione.

BACINO INNEVAMENTO VIOTE. Qui il mio intervento in versione integrale e, sotto le immagini di ciò che è stato pubblicato.
COMUNICATO INVIATO.
Vorrei qui intervenire, ancora sul presunto bacino delle Viote.
Ho letto con attenzione quanto dichiarato da Fulvio Rigotti, presidente di Trento Funivie.
Mi pare abbastanza scontata la sua posizione e non la discuto, dato che rappresenta interessi ben precisi.
La cosa che mi lascia perplesso è la contraddizione in termini, con la quale supporta la sua tesi di necessità di creazione di un bacino artificiale per innevamento sulle Viote.
Rigotti afferma che “dati inverni sempre più miti e secchi, è necessario un bacino per innevare artificialmente le piste”.
Ora, qualcuno mi spiegherà come, nel futuro, proprio per inverni sempre più miti, si potranno tenere innevate le piste creando neve che si scioglierà per l’innalzamento delle temperature, dato che lo stesso Rigotti lo ammette serenamente.
Se, in prospettiva, tutti siamo d’accordo che i cambiamenti climatici ci sono e stanno radicalmente cambiando i nostri ecosistemi, la domanda che pongo è la seguente:” Che senso ha investire in un bacino per innevare, se nel futuro le temperature si alzeranno sempre più?” Proseguo, nel mio ragionamento, ben sapendo che molti possono sostenere che tali variazioni di temperature non incideranno così tanto per i prossimi dieci o quindici anni ; anche su questo, ho le mie riserve, poiché non siamo in grado di stabilire la scala temporale di progressione dell’innalzamento delle temperature stesse. Anzi, è probabile che madre Natura ci sorprenda e ci metta di fronte a situazioni di innalzamenti ancora più spinti in tempi rapidi. Ne è un esempio lampante anche Venezia in questi giorni, dove l’alta marea generata in forma imprevedibilmente molto alta, ha richiamato tutti ad un’attenzione maggiore sul tema dei cambiamenti climatici.
Siamo ancora qui a progettare sviluppo con metodi che appartengono al passato, volendo investire soldi, anche pubblici, su progetti che sono in netto contrasto con ciò che madre Natura ci sta urlando. E, la cosa che più mi angoscia, è che pure chi li progetta afferma che i cambiamenti climatici stanno portando variazioni enormi; lo ammettono, ma continuano a proporre soluzioni che si basano su presupposti ormai inesistenti o che lo diventeranno in breve tempo. Comprendo che Rigotti e persone come lui non possano “capire gli ambientalisti”, poiché chi si definisce tale non può accettare un progetto simile sul monte Bondone; la scusa di realizzare un bacino per la tutela in caso di incendio o per l’agricoltura, poi, è davvero una maschera incredibile per far passare il vero scopo che è e rimante quello dell’innevamento artificiale. Concludo, affermando che come consigliere comunale in carica (ancora per poco, è vero), ho intenzione di NON VOTARE il prossimo Piano Regolatore se permarrà l’idea di creare un bacino artificiale alle Viote. E, spero vivamente che, i veri ambientalisti che militano in altre forze politiche si decidano a prendere una posizione forte e coerente su questo argomento. Non si può continuare a dire di voler tutelare l’ambiente e poi trovare scuse per mascherare il bacino delle Viote con altri argomenti secondari. Su questi temi è in gioco, per quel che mi riguarda, anche il dove e come schierarsi per il futuro di Trento, che ha bisogno davvero di una progettazione più coerente con ciò che succede nella realtà. Siamo in deficit ambientale, in enorme e colpevole ritardo con una progettazione di mobilità sostenibile, in silenzio da qualche anno con l’informazione ai cittadini sui metodi di gestione dei rifiuti ( lo dimostra il recente avviso in merito alla frazione organica e ai “sacchetti biodegradabili”); sul tema della vivibilità ambientale della città, ove includo anche il concetto della sicurezza dei cittadini, siamo superficialmente pressapochisti, avendo sempre sottovalutato i sentimenti della gente, che lamenta un senso di insicurezza diffuso. Su questi temi si condurrà la prossima campagna elettorale. E, personalmente, non ho alcuna intenzione di sostenere ulteriormente una politica attendista e addormentata, magari appoggiando un candidato sindaco privo del coraggio necessario a proporre un programma spinto sui temi che ho evidenziato. Vedremo gli sviluppi futuri, certo è che chi vuole continuare a progettare soluzioni ormai obsolete come quella del bacino delle Viote, non potrà mai avere il consenso degli ambientalisti. Per lo meno non avrà certo il mio personale.




venerdì 25 settembre 2015

Viote del Bondone, caserme austro ungariche e progetto di rilancio: una proposta esiste!





Leggo, con stupore, che l'assessore Mauro Gilmozzi afferma che nessuno vuole investire sul rilancio del Bondone.Eppure un anno fa un progetto era stato presentato!
Che fine ha fatto? Lo ha letto l'assessore?
Qui lo ripropongo, segnalando che molto spesso basta cercare vicino per trovare soluzioni possibili.
 

Viote: esiste un’alternativa al resort di lusso per rilanciare l’area ex Caserme.
Un documento-proposta, studiato da alcuni professionisti del settore alberghiero è stato depositato  presso Trentino Sviluppo, qualche tempo fa. Si tratta di un’idea diversa  di sviluppo del monte Bondone, con particolare riferimento all’area ex caserme. È noto che esiste l’idea  di realizzare, in quell’area, un resort  di lusso   che porterebbe a ulteriori cementificazioni del Bondone, con un progetto che definire insostenibile (36 milioni di euro) è essere eleganti. L’alternativa è stata presentata da un pool di giovani imprenditori, tra l’altro trentini e non russi o cinesi   come sembra si parli invece per il resort di lusso  che viene sostenuto dalla provincia autonoma di Trento.
Questo progetto alternativo  si pone l’obiettivo di proporre una nuova formula di gestione territoriale che mira a valorizzare le funzionalità turistiche, economiche, sociali della montagna traducendole in un progetto sociale per l’occupazione con un investimento iniziale contenuto nella prospettiva di sostenere lo sviluppo e gli investimenti futuri con il cash flow generato dalla gestione.
L’obiettivo di questo progetto è di gestire questa struttura, con una nuova concezione di rete, che mette come fulcro delle proprie azioni 3 elementi principali: il TERRITORIO, le PERSONE, l’ENOGASTRONOMIA. Seguendo le linee guida proposte dall’Agenda per il turismo sostenibile, i cui dettami sulle strategie per la crescita dell’occupazione obbligano le aziende turistico alberghiere a una maggiore attenzione al rapporto esistente tra l’ impatto del servizio offerto e le sue conseguenze sull’ambiente circostante. Così facendo si creerà un indotto che parte dalla didattica per bimbi e adulti e arriva a una più corretta gestione dei rifiuti creando maggiori opportunità occupazionali sul territorio.
Ecco le linee guida del progetto presentato, che nemmeno è stato considerato:
1)      Il rispetto per il territorio utilizzando ciò che già esiste senza dover costruire  nuove strutture ricettive. Il blocco dell’ex Centro di Ecologia Alpina  verrebbe trasformato in agriturismo, ospitando nella struttura principale gli alloggi e il ristorante; il resto della struttura verrebbe destinato alla formazione e messo a disposizione per organizzare eventi legati alla cultura della montagna e del turismo. Ripristinando le voliere e la serra, destinandole a coltivazione di erbe  aromatiche e a serra didattica, recuperando i vecchi terrazzamenti per la coltivazione di patate e altre verdure e recuperando i vecchi rifugi in pietra inerbiti dei pastori. Il gruppo di casette per gli ufficiali che ospitava il comando della FORESTALE PROVINCIALE  verrebbe destinato ad alloggi per il personale o per ospitare le persone diversamente abili.
2)       L’integrazione sociale di soggetti deboli rispetto al mercato del lavoro e nella dimensione sociale proponendo di valorizzare le potenzialità ambientali, le risorse naturali, i prodotti locali e, quindi, la storia, che stanno attorno alle caserme.  Questo progetto poggia le sue fondamenta sul presupposto che, laddove esiste una rete sociale di persone che amano e rispettano il territorio dove vivono e lavorano, automaticamente si ha un ritorno economico, non dovuto ad azioni speculative, spesso incompatibili con l’ambiente, ma ad una gestione concertata delle competenze e del territorio, mirata ad un benessere diffuso, duraturo e condiviso. L’idea guida si condensa in una dimensione, quindi, nella quale sono contenuti i pilastri portanti  citati sopra: l’inserimento lavorativo di persone disagiate, con contratto stagionale, è l’aspetto distintivo ed emergente di questo progetto. Questo non mira solamente a dare loro una seconda opportunità ma anche a fornire loro un lasciapassare certo per il mondo del lavoro. Gli utenti che verranno reinseriti  potranno diventare il punto di riferimento, un modello per l’Agenzia del Lavoro da proporre alle aziende della zona operanti nell’ambito della ristorazione, dell’ agricoltura e della piccola manutenzione del verde ed in questo senso si potrebbe proporre all’agenzia del lavoro di valutare questo progetto come esperienza pilota da monitorare e valutare per una riproposizione in altri territori anche in una prospettiva di una nuova ipotesi contrattuale per le cooperative sociali del  turismo.
3)      L’azienda agricola fornirebbe l’agriturismo di prodotti tipici dell’alta montagna. L’idea è quella di avviare delle colture particolari come le patate rosse, gli spinaci e gli asparagi di monte e sfruttando le voliere come serre per erbe aromatiche e piante perenni di montagna, da vendere ai turisti e ai ristoranti della zona. I pascoli della piana consentiranno l’allevamento e l’aspetto innovativo sarà l’introduzione di allevamento di Lama e Alpaca. Tutti i sottoprodotti dalle marmellate, ai sali aromatici, saranno lavorati in azienda.
Il progetto, come detto, è stato presentato a Trentino Sviluppo   nei mesi scorsi, ma non ha nemmeno avuto dignità di discussione e non è stato nemmeno resa noto come alternativa da percorrere. In un incontro organizzato un anno fa dai Verdi del Trentino,  è emerso quasi per caso e, convinto della bontà del progetto, mi sono interfacciato con i promotori, che sono molto amareggiati per non essere stati nemmeno considerati.

Mi chiedo che senso possa avere avviare un percorso speculativo come quello del resort di lusso sul Bondone, un’area non certo appetibile   alle persone che mirano agli standard di cui dovrebbe dotarsi tale risorsa; appare evidente che chi frequenta resorts di lusso cerca, giustamente e lecitamente, servizi diversi da ciò che si può  fornire sul monte Bondone. Un progetto, invece, come quello esposto qui, permetterebbe di dare alla montagna di Trento una via di sviluppo sostenibile, in linea con il progetto della recente adesione alle reti delle riserve.  Sarebbe un progetto sostenibile economicamente e ambientalmente, che potrebbe generare un collegamento tra tutti gli operatori del Bondone, che attingerebbero all’agricoltura di montagna a chilometri zero e non subirebbero una concorrenza che sarebbe devastante con la presenza di un resort di lusso che, nel tempo, dovrebbe inevitabilmente abbassare i prezzi per sopravvivere, schiacciando così gli attuali albergatori che, finora, hanno sostenuto l’economia di questa nostra montagna.  Sono convinto che una prospettiva di sviluppo sostenibile sia davvero possibile, ma se i presupposti sono quelli di seguire strade assurde come quella che si sta per intraprendere, davvero non ha senso parlare di autonomia innovativa. Per dare valore alla nostra autonomia è necessario percorrere strade che siano credibili e sostenibili; non certo che sponsorizzino percorsi che sono assolutamente fuori scala.

giovedì 13 agosto 2015

Valdastico si, Valdastico no…



Valdastico si, Valdastico no…  

Foto: la valle del Centa oggi; un domani ci sarà un viadotto per la Valdastico?
Trovo allucinante il dibattito che si sta sviluppando attorno al tema della Valdastico. Lo trovo assurdo perché sono più di 40 anni che il Trentino dice di no ad un’opera inutile ed invasiva; ora, leggo che diventa, per quasi tutti gli esponenti politici trentini, indispensabile. Mi piacerebbe ci spiegassero i motivi che hanno determinato un no categorico sostenuto fino a qualche mese fa e mi piacerebbe, altresì, capire i motivi che stanno inducendo ad un sì, altrettanto convinto, che traspare ormai evidente dai vari segretari  politici e esponenti , in particolare di Patt e UPT. Registro che il PD locale rimane in una posizione di contrarietà, ma mi chiedo se si parlano con il PD nazionale, perché proprio da esponenti di tale partito parte il sostegno (Delrio e lo stesso Renzi). Altri partiti della coalizione di centro sinistra autonomista (VERDI e IDV) non sembrano interessati al dibattito o, forse, non hanno più la capacità di fare politica attiva e si attestano sul vivi e lascia vivere. D’altronde, non si vedono nemmeno più da un bel pezzo!
Mi chiedo cosa induce a pensare che la Valdastico possa portare benefici al Trentino, quando è assodato che sarà un’opera ad elevatissimo impatto ambientale , con interazioni negative con le risorse idriche interne agli svariati chilometri in galleria che si faranno, traffico su gomma incentivato a dismisura, con conseguente inquinamento aumentato. Già, sono il solito ambientalista che antepone agli interessi di pochi  la salvaguardia ambientale di tutti, un’idealista, appunto! Però,  anche economicamente mi piacerebbe vedere qualche numero che giustifichi la spesa di una nuova via per gomma, che a detta di molti non sarebbe ripagata facilmente con gli introiti derivati dai pedaggi. E allora, dove sta la convenienza economica? Forse nella concessione rinnovata ad A22 per il Trentino  e ad A4 per la società Serenissima, con sponsor maggiore la regione Veneto. Questo è assodato.  Ma se l’obiettivo è quello di ottenere nuovamente tali concessioni, perché non lavorare su altri fronti invece che proporre opere inutili per poter ambire ad altri obiettivi? Davvero si ritiene indispensabile la Valdastico per lo sviluppo del Nord-Est, quando stiamo spendendo miliardi di euro per un percorso TAC (treni alta capacità) , che dovrebbe spostare il traffico su rotaia, passando da Verona? Ma le due opere sono in chiara antitesi tecnica tra loro; come si fa a sostenere una viabilità su rotaia (TAC) e pure una mobilità su gomma (VALDASTICO)? Ci sono troppe cose occulte in queste improvvise “illuminazioni politiche” da parte dei maggiori rappresentanti politici provinciali. Sarebbe opportuno capire davvero su quali basi numeriche sono poggiate queste visioni di “sviluppo sostenibile” che la nostra politica trentina sta cercando di farci digerire, con il tacito assenso anche di alcune forze politiche “ambientaliste” che non si degnano nemmeno di prendere posizione contro tale possibile ulteriore devastazione del territorio trentino. Temo che, come fu per l’inceneritore, i comitati di cittadini dovranno riprendere in mano la questione e monitorare bene lo sviluppo sostenibile che ci vogliono propinare. Anche per la Valdastico ci sarà bisogno di movimenti popolari al di fuori dei partiti, ma anche questa volta perderà la politica e ci sarà un ulteriore allontanamento degli elettori. Perché chi credete che la voglia davvero la Valdastico? Solo chi ha interessi in A22 o nella Serenissima. Della mobilità sostenibile interessa poco a questa politica, davvero poco incline a progettare il futuro guardando avanti, anzi ben ancorata a metodi di sviluppo ormai obsoleti. I comitati di cittadini si organizzeranno, sarà inevitabile, perché tale opera non potrà passare in maniera così assurdamente insostenibile. 
Marco Ianes 

giovedì 15 gennaio 2015

Europa che cambia, e il Trentino? Qualche proposta noi la avanziamo....



Europa  che cambia, e il Trentino?
Mi fa un certo effetto sentire il nostro presidente del consiglio che, molto saggiamente, dice che l’Europa deve cambiare, altrimenti sarà il fanalino di coda del mondo; ha ragione da vendere!
Peccato, però, che il monito parta da chi dirige un paese che è già fanalino d’Europa, o quasi, per quanto riguarda sviluppo, occupazione e innovazione. Un paese, il nostro, che fa leva ancora su tradizionali metodi di economia, che ormai appartengono a quello stesso sistema che ha generato la devastante crisi in cui siamo immersi. E, nel nostro paese, la politica degli annunci sembra avere prevalenza su una politica del rinnovamento reale. E questi percorsi, purtroppo, hanno spesso caratterizzato anche la gestione della politica provinciale, nell’autonomia che abbiamo.
E, proprio per partire dalle possibilità che la nostra autonomia  ci permette, in questi giorni abbiamo presentato una proposta alla giunta provinciale, per riattivare l’economia delle piccole-medie imprese e per dare la possibilità a famiglie e imprese stesse, di innovare e ristrutturare abitazioni e sedi.
Ma dove sta la novità? Non abbiamo certo scoperto grandi cose, ma abbiamo solamente cercato di indicare alcuni percorsi facilmente realizzabili, quasi a costo zero per le casse provinciali. La nostra proposta prevede lo stanziamento di 30 Ml di Euro divisi in tre anni (10 ML all’anno), da mettere a disposizione di chi decide di investire in energie rinnovabili e in ristrutturazioni/recuperi edilizi  e in messa a  norma di impianti tecnologici. Il percorso che proponiamo non vuole creare il solito giro di contributi a pioggia, ma sarebbe sostenibile dal gettito fiscale che verrebbe generato dalle fatturazioni che le imprese effettuerebbero. L’intervento provinciale servirebbe solamente per far partire il meccanismo, avviando la macchina  con un incentivo mirato e calcolato sul reale fabbisogno energetico di chi realizza l’intervento di installazione di impianti di energia da fonti rinnovabili, oppure di chi ristruttura gli stabili  con rimozioni di amianto o di barriere architettoniche,  oppure di chi  riammoderna il proprio impianto elettrico o termico, per garantire la sicurezza e l’efficienza del proprio stabile, sia per privati che per imprese. Legando tali erogazioni di contributi al conferimento degli incarichi alle aziende artigiane locali, che così lascerebbero alle casse provinciali gli 8/10 delle tasse che pagano. E di interventi ce ne sarebbero in numero elevato da eseguire! Come si vede non c’è nulla di eccezionale da proporre, ma l’eccezionale sarebbe che venisse attuato veramente, per dare fiato all’economia agonizzante delle nostre imprese, per ridare la possibilità ai giovani di trovare occupazione , per permettere a famiglie e imprese stesse di sperare ancora in un futuro. In questo la nostra autonomia potrebbe davvero essere promotrice di vie nuove per uno sviluppo sostenibile, lo stesso che il nostro premier continua a decantare, ma che con i fatti stenta a proporre alla nostra Italia, che naviga ancora a vista, senza un preciso programma industriale, senza un piano energetico credibile. Perché a parole va benissimo dire che si deve cambiare, ma ora è tempo di passare ai fatti. Il Trentino, con la semplice proposta che abbiamo avanzato alla giunta provinciale in questi giorni, potrebbe dare l’esempio. Sempre se crediamo davvero di meritarci l’autonomia e non ci limitiamo, invece, ad amministrare il patrimonio senza investire nel futuro. Nuovi percorsi, molto sobri e facilmente sostenibili senza dilapidare risorse pubbliche, bensì utilizzando le stesse per rimettere in moto un’economia addormentata, sono improcrastinabili; se restiamo ancora a parlarci addosso rischiamo di lasciar sfuggire ogni possibilità di rinascita, mentre gli altri paesi cominciano a correre di nuovo.
Noi la proposta l’abbiamo avanzata, sperando che non cada nel vuoto ma possa avviare un iter positivo; chissà se verrà colta ed analizzata per strutturarla come percorso realizzabile o se si continuerà  solamente nella politica degli annunci. Gli strumenti li abbiamo, usiamoli in piena “autonomia”!

La proposta è scaricabile al seguente link: 

domenica 20 luglio 2014

Aria fresca, nuovi percorsi,nuovi obiettivi reali nuovi elettori per una nuova politica.

Aria fresca, nuovi percorsi,nuovi obiettivi reali nuovi elettori per una nuova politica.

Mentre la vita reale scorre inesorabile, con la crisi economica che attanaglia le famiglie e le imprese e con
la crisi etica che, invece, avvolge molti partiti, la politica trentina ha deciso di operare con i soliti metodi tradizionali, per le molteplici decisioni prese anche negli ultimi tempi. 

Perché innovare e cambiare se, tanto, si va avanti lo stesso? 

Perché cambiare metodi e introdurre percorsi diversi, più trasparenti, se tanto alla  fine la cittadinanza vota nuovamente le stesse persone e gli stessi partiti?

In effetti, questi ragionamenti hanno una logica "matematica" ineccepibile; i segnali che i cittadini danno agli eletti sono di conferma totale e condivisa sul loro operato, anche se, ormai da decenni, si nominano dirigenti e consigli di amministrazione quasi unicamente guardando alla tessera di partito, anche se si perdono tempo e soldi per discutere di toponomastica (a Trento)su come intitolare un parco, piuttosto che parlare di come risolvere la questione della sicurezza dei cittadini che transitano nel parco stesso, anche se abbiamo uno dei maggiori siti inquinati in Europa (area SLOI) e, da oltre vent'anni non se ne parla più e le rogge che transitano sotto tali siti potrebbero portare l'inquinamento in tutta la città; ma poco importa per la politica locale, basta non sollevare la questione, soprattutto in questo periodo; perché? 

Ma ovvio, non si può mica mettere sottosopra una città per sistemare le rogge pericolose nella fase pre-elettorale! I cittadini  sarebbero infastiditi dal disagio e non voterebbero certo dei politici che si attivano per bonificare la città, generando confusione per scavi vari! E allora avanti così, a parlare inutilmente di vitalizi per mesi e mesi, senza ottenere assolutamente nulla, se non l'ennesima conferma di privilegi dati ad una casta intoccabile, che comunque è legittimata dai cittadini votanti; gli stessi che si lamentano, ma poi non sentono il bisogno di aria fresca, di volti nuovi e diversi e, quindi, confermano la fiducia in coloro che continuano ad adottare i soliti metodi.

Ogni popolo ha la classe politica che si merita; noi rimaniamo con la nostra attuale; per quanto tempo ancora legittimeremo questi percorsi?Per quanto tempo ancora non presteremo attenzione ai programmi proposti, ma daremo il nostro voto al candidato che ci garantisce "il piazeròt"privato? 

Per quanto tempo saremo in grado di continuare a sostenere consigli comunali e provinciali che privilegiano discussioni infinite su temi assurdi, invece che prendere decisioni importanti per il bene collettivo? Un'altra tappa importante è in avvicinamento: i rinnovi dei consigli comunali. Anche qui, ne vedremo delle belle; saremo in grado, come cittadini, di valutare proposte serie di rilancio delle nostre città, con una vivibilità urbana seria che non è stata nemmeno sfiorata nella presente consigliatura comunale (PUM), con un piano della sicurezza reale e applicato, con un piano di sviluppo economico, energetico,culturale e ambientale, davvero sostenibile? 
Se, come cittadini , staremo attenti veramente ai programmi, superando le logiche attuali di sostegno ad una politica avulsa dal bene comune, ma asservita agli interessi di pochi, allora qualcosa potrebbe davvero cambiare; se guarderemo ai programmi, prima ancora che ai partiti e ai personaggi, allora potremmo cambiare; diversamente, legittimeremo, per l'ennesima volta, una politica vecchia, fuori da ogni possibilità di sviluppo futuro. A noi cittadini il compito di cambiare le cose; con estrema semplicità: leggiamo i programmi  politici veramente, con spirito critico, con interesse collettivo. Molto semplice, molto realistico, nessuna utopia, ma solo politica reale, dal basso veramente questa volta. E questa davvero potrebbe essere una nuova forma di democrazia diretta, realmente applicata; una ventata di aria fresca reale, che porti novità anche da parte dei cittadini, che potrebbero dimostrare di meritare una classe politica diversa. Perché è vero che meritiamo una classe politica diversa, ma dobbiamo meritarcela!

Marco Ianes – coportavoce VERDI DEL TRENTINO.