"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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venerdì 11 settembre 2015

PESTICIDI E LIMITI DI IRRORAZIONE. PARTE LA PETIZIONE ON LINE



In Trentino, terra di autonomia, dove l'agricoltura è un settore rilevante e importante, si fa un

uso smisurato di pesticidi e fitofarmaci. Questa non è un'opinione, ma un dato di fatto

oggettivo. Citiamo, da fonte ISPRA 2012:"...Analizzando i dati, infatti, la Provincia di Trento

risulta essere la seconda realtà con la maggior quantità di principi attivi su superficie

agricola con i suoi 10,2 chili per ettaro: Molto più del doppio della Provincia di Bolzano (che

si ferma a 3,8 chili per ettaro) e della media italiana (4,8 chili per ettaro). Il Trentino è

secondo nella classifica per “maglia nera” solo al Veneto che nel 2012 raggiungeva i 10,6 chili

per ettaro ma c’è un ma: in Veneto nel 2005 il dato toccava il picco di 13,2 chili per ettaro

mentre in Trentino era fermo a 8,7. Dunque negli ultimi dieci anni il Veneto è riuscito

gradualmente a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura mentre in Trentino, se possibile,

si è addirittura aumentato."

Chiediamo alla PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, al suo presidente Ugo Rossi e agli assessori

competenti Michele Dallapiccola per Agricoltura e Mauro Gilmozzi per Ambiente, di predisporre una

nuova legge di tutela dell'ambiente e della salute di tutti; una legge che abbassi notevolmente

l'uso di pesticidi e fitofarmaci nelle culture trentine, che promuova maggiormente l'uso di

coltivazioni biologiche e, soprattutto, chiediamo l'introduzione del limite minimo di 50 metri

per l'irrorazione di pesticidi dalle abitazioni, abolito in questi giorni dalla provincia stessa,

che reputa la salute dei cittadini e degli esseri viventi barattabile con il profitto.

Il Trentino si definisce terra di innovazione, ma così non risulta essere nella realtà dei fatti,

con i recenti provvedimenti di abrogazione del limite di vicinanza alle abitazioni, in merito di

irrorazioni!

FIRMIAMO LA PETIZIONE PER SENSIBILIZZARE LA PROVINCIA, PER SALVAGUARDARE LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI.

ECCO IL LINK PER FIRMARE ON LINE:  CLICCA QUI PER LA PETIZIONE

sabato 13 dicembre 2014

Centrali a biomasse: non tutto è chiaro.



Sono stato all'assemblea a Novaledo, promossa dal comitato locale, per ascoltare il tema proposto dal professor Corti, relativamente alle centrali a biomasse.
Condivido l'analisi che ha fatto il professore, in merito al combustibile che tale centrale dovrebbe bruciare per produrre energia elettrica e termica a servizio dell'azienda Menz e Gasser. Ma, vorrei qui riflettere su alcuni aspetti in generale su queste centrali. La centrale a biomassa può, in via generale, bruciare combustibili solidi di varia provenienza e proprio qui è il nocciolo della questione. Se parliamo di materiali di tipo legnoso, abbiamo combustioni che provocano emissioni di CO2 e di particolato vario che hanno determinate caratteristiche in termini qualitativi e quantitativi come metalli pesanti e diossine molto contenute; chiaro che, in casi specifici come la Valsugana, ove le emissioni generali sono già oltre i limiti accettabili, calare un ulteriore fonte di emissione che può essere paragonata all'incremento di traffico di circa 50.000 vetture al giorno, risulta insostenibile! Però, voglio anche sollevare un'altra questione delicata, che mi lascia molto perplesso su queste tipologie di impianti. L'ex ministro all'ambiente Clini (ora agli arresti domiciliari, sic!) ci ha lasciato in eredità un fardello pesantissimo che ha aperto la strada a combustioni di "biomasse" che definire anomale è davvero un eufemismo. Mi spiego meglio: il residuo dei rifiuti, quello che resta dopo la raccolta differenziata, può essere trattato per creare un prodotto noto come CSS (combustibile solido secondario); ebbene, dopo questo trattamento, il CSS non è più rifiuto, ma diventa biomassa, naturalmente per decreto. Da qui, il collegamento con le centrali a biomassa è presto fatto.
Guardando in prospettiva è plausibile capire che, stando su una centrale come quella proposta a Novaledo che brucerà 600 q.li/giorno, localmente non sarà sempre possibile soddisfare l'approvvigionamento del combustibile legnoso per il semplice fatto che il legno ci mette più tempo a ricrescere che a bruciarlo; quindi, la logica conseguenza sarà che, tali tipologie di centrali, con modesti ulteriori investimenti, potrebbero essere convertite ad altre "biomasse", quali proprio il CSS! Il risultato potrebbe essere che ci troveremo ad avere piccoli inceneritori sparsi sul territorio, legittimati da un decreto che ha elevato a biomassa ciò che, invece, di biologico non ha nulla.Ma la conseguenza ancora più grave è nel fatto che, queste tipologie di centrali/piccoli inceneritori, non sono soggetti alla stessa tipologia di controlli di un inceneritore tradizionale che brucia rifiuti, bensì hanno parametri di controllo molto più permissivi. Stiamo avviando un processo incredibilmente pericoloso; se, da una parte, abbiamo fatto la scelta di non percorrere la strada dell'incenerimento dei rifiuti, ora rischiamo di imboccarne una ancora peggiore; con il CSS che la provincia intende produrre al posto dell'inceneritore, deliberato nel recente quarto piano rifiuti, si potrebbe creare il combustibile "supplente" alle varie centrali a biomassa che stanno spuntando come funghi nel nostro territorio (Cembra, Novaledo...). E la cosa preoccupante è che, queste comparazioni, sfuggono ai più, occultate in maniera silenziosa alla cittadinanza. Molti comitati stanno sorgendo per capire e limitare lo sviluppo delle centrali a biomassa, ma ancora pochi stanno prendendo coscienza degli scenari futuri che potrebbero nascere in Trentino; pensiamo alla nostra bioagricoltura, alla nostra biodiversità e, in primis, alla nostra salute; con questi sistemi stiamo compromettendo tutto. In merito alla necessità di energia, legittima da parte di chi produce ( chi scrive qui si occupa di energia da 30 anni!), è bene sapere che la possibilità di avere energia a costi ridotti rispetto agli attuali, è molto spesso perseguibile e ottenibile con altri metodi; il percorso delle centrali a biomasse sta in piedi solamente grazie agli incentivi generati dalla produzione di energie rinnovabili, anche qui definite tali solo da decreto. Se tali incentivi non esistessero, una centrale a biomassa non la costruirebbe mai nessuno per auto prodursi l'energia! Se davvero crediamo che tali percorsi siano ecosostenibili, siamo completamente fuori strada e ci accingiamo ad avviare un processo che ci porterà a dequalificare gravemente il nostro ambiente e la nostra qualità della vita. Riflettiamo bene se davvero è una strada da percorrere, perché i rischi collegati a tali impianti sono molto elevati; in termini di credibilità sull'agricoltura biologica, per esempio, mi spiegate come sia possibile sostenere aziende che fanno tali scelte, se poi sono collocate in aree dove ci saranno questi veri e propri micro inceneritori? Come faremo a far passare per biologici  prodotti generati in queste aree? Riflettiamo seriamente anche su questi aspetti, prima di avviare percorsi pericolosi irreversibili.

Marco Ianes - coportavoce VERDI DEL TRENTINO 

domenica 8 giugno 2014

Territorio e ambiente da tutelare: ma se la politica è sempre uguale...


Bell'articolo del direttore de L'Adige su tutela del territorio e dell'ambiente.
Sotto l'immagine la mia riflessione che ho inviato al direttore stesso ( non so se la pubblicherà...).


Caro Direttore, mi permetta  di esternarle la mia piena e totale condivisione nel suo editoriale di domenica, in merito al recupero e alla riqualificazione del territorio.
La sua analisi mi apre la mente ad una riflessione sul mondo ambientalista, spesso tacciato di essere troppo estremista, rispetto a “ visioni programmatiche di sviluppo del territorio e del benessere collettivo” propinate da chi, invece, del  benessere collettivo ha ben poco interesse, avendo in questi anni incentivato, sostenuto e anche sfruttato questo nostro magnifico contesto naturale.

Assisto ormai quotidianamente alle giuste, direi sacrosante, denunce di lesioni territoriali; alcuni esempi: Serodoli per l’innevamento delle piste, volontà di abbattimenti di alberi secolari e maestosi in quel di Madonna di Campiglio in un parco urbano di immensa bellezza, lo smembramento del parco delle Stelvio, passato quasi in sordina, la presenza di troppi insetticidi nelle aree coltivate in val di Non; potrei continuare, ma il filo conduttore è sempre uguale; si calpesta il territorio, giornalmente, non si tutelano gli interessi comuni a scapito di quelli di parte; e il tutto denunciato da associazioni di cittadini che credono di riuscire a cambiare le cose, portando il loro messaggio di dissenso e di denuncia. Interessante notare come i cittadini sappiano aggregarsi in un’associazione, quando vengono lesi i loro diritti in merito di tutela ambientale e della salute, salvo poi confermare il loro appoggio politico agli stessi personaggi che hanno determinato le decisioni di questa o quella situazione.

In tutti questi anni il Trentino ha governato il sistema di tutela ambientale e territoriale con enorme superficialità; partiamo dalla gestione dei rifiuti, eternamente incompiuta e gestita con grande disinvoltura e ignoranza tecnica, snobbando associazioni nate per proporre vie innovative; queste associazioni, tuttavia, negli anni sono riuscite a veicolare un messaggio diverso, che alla fine ha portato, ad esempio, a far cambiare idea sulla costruzione di un inceneritore. Ma poi? Gli stessi componenti delle associazioni non hanno certo sostenuto le forze politiche che avevano loro stesse speso idee e intenzioni a loro vicine. La stessa cosa avviene anche per il parco dello Stelvio, il cui smembramento è stato appoggiato, nel quasi totale silenzio, dalle stesse forze politiche che ora governano; proseguendo, il consumo di territorio enorme, che lei giustamente ha messo in bella evidenza, è stato determinato dalle stesse persone e dalle stesse forze politiche che attualmente ci governano. Quindi, come possa essere possibile il cambio di rotta che lei auspica, davvero non saprei individuarlo. Chi si occupa di ambiente e territorio, di recupero edilizio reale e lo fa per lavoro e anche per scelta politica, sa benissimo che non è possibile riconvertire il territorio affidando la programmazione a chi ha determinato la situazione attuale; e non è possibile nemmeno affidare il tutto alle associazioni che hanno il grande limite di vedere solamente l’obiettivo per le quali sono nate, escludendo la visione globale e di insieme, che dovrebbe essere alla base di uno sviluppo armonico e sostenibile del nostro magnifico Trentino.

Chi, invece, come noi, tenta ancora di proporre idee “utopistiche” di conversione ecologica, dove al centro si trova proprio la salvaguardia del territorio, la sua riconversione verso la natura, con lo sviluppo di un’agricoltura realmente biologica e sana, unendo anche un recupero edilizio dell’esistente, per riqualificare ciò che già esiste, forse ora verrà visto come meno sgradito; ma, forse, potrebbe anche essere troppo tardi, non crede? Come mai quando diciamo queste cose proponendoci come sostenitori nelle sedi politiche di questi temi, non ci viene dato spazio? Come mai, ora, ci si lamenta della situazione generata? Forse, lasciare fuori una forza ambientalista dalle stanze del potere, non è stato poi così conveniente, non crede?


Sperando nella pubblicazione di questa mia, la saluto cordialmente.