"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


Visualizzazione post con etichetta economia sostenibile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia sostenibile. Mostra tutti i post

venerdì 17 ottobre 2014

Monte Bondone, rilancio della solita politca.

 Sul rilancio del monte Bondone si è detto e fatto di tutto.Per esempio, cito i "patti territoriali"di qualche anno fa, che hanno messo a disposizione fondi molto significativi a cui hanno avuto accesso anche strutture che con il Bondone vero e proprio nulla o poco avevano a che fare. Comunque, molte strutture della montagna hanno rinnovato le loro proposte, investendo giustamente in questo strumento per proporsi sul mercato turistico.
Ora, resto alquanto perplesso su ciò che la provincia, attraverso le sue società controllate vorrebbe realizzare, peraltro da come leggo sui giornali, senza nemmeno interpellare sindaco, giunta e consiglio della città a cui farebbe capo l'intervento. Penso, come molti trentini, che l'investimento in un resort di lusso nell'area ex caserme del monte Bondone, sia una scelta fuori da qualsiasi logica, sia economica, sia di tutela e rispetto del territorio. Dal punto di vista economico mi chiedo quali tempi di rientro dell'investimento si prevedono, dato che il turismo in Bondone è in crisi da decenni; mi chiedo anche come si possa pensare di creare un resort esclusivo, quando in tutto il mondo si stanno abbassando i prezzi di accesso alle strutture,complice una crisi generalizzata che costringe le masse a tagliare sulle vacanze, inevitabile che, con il tempo, il resort sarebbe costretto ad abbassare i prezzi a livelli di servizi standard, distruggendo così le già difficili economie di chi sul monte opera da decenni; strano che gli albergatori locali questo non lo pensino.
Inoltre, e non è poco, mi preoccupa l'impatto ambientale di una struttura così elitaria, che chiederà nuove colate di cemento per parcheggi e accessi; altra devastazione sul monte Bondone, come peraltro si è già visto con l'orribile intervento effettuato alle Viotte. Ma che ne è del progetto "parco del Bondone"? Non è certo questa la via da perseguire per riqualificare un'area cittadina di elevato pregio biologico, che invece potrebbe attirare molti più turisti sulle strutture già esistenti, se venissero seriamente progettati investimenti promozionali dell'ecosistema che esiste in Bondone. Meno soldi, spesi sicuramente meglio, tutela reale del territorio e salvaguardia di chi opera economicamente sul Bondone da diversi decenni. Ma sembra che il sindaco sia d'accordo, invece, sulla strada "innovativa" di ciò che pare essere l'ennesima speculazione, come peraltro si sta dimostrando un'altra "via innovativa" che ci hanno venduto come tale e che si chiama quartiere delle Albere. Se questi sono i modi della nuova politica di rilancio dell'economia in Trentino, mi rimangono serie e profonde perplessità sul continuare a lavorare politicamente con queste alleanze. Rifletteremo seriamente, su tutto ciò....

venerdì 12 settembre 2014

Daniza e il Trentino che non c'è!



La vicenda di mamma orsa ha messo in evidenza alcuni aspetti del Trentino, non sicuramente i migliori.
Non vi è dubbio che viviamo in un momento storico difficilissimo per il lavoro sempre più scarso e un'economia disastrata che, anche qui da noi, sta arrancando e determina situazioni di grave disagio nelle famiglie.
Ma la vicenda di Daniza risulta quanto mai emblematica di un sistema che vede al centro di tutto, l'egoismo e la spregiudicatezza dell'uomo nel gestire ciò che lo circonda. Fin dall'inizio, la storia è stata gestita frettolosamente e con grande superficialità, complice un approccio verso i problemi ambientali ormai, purtroppo, molto radicato nella classe politica. Ogni problema che riguarda l'ambiente e la biodiversità sembra dover trovare soluzione con metodi drastici e di rimozione e, appunto, l'esempio di mamma orsa, letteralmente levata di torno dal suo habitat naturale rappresenta l'apice di questo modus operandi.
Ecco perché si critica fortemente il provvedimento di cattura e,poi, il susseguente "incidente" che ha portato al decesso di Daniza.
La politica si fa carico di inserire nei propri programmi elettorali iniziative e proposte che mirano a tutelare l'ambiente e la biodiversità, ma poi, in realtà, si continua a lavorare con metodi che sono in chiara antitesi con ciò che si proponeva.
La vicenda di mamma orsa rischia di diventare un pericolosissimo fermo immagine indelebile di un Trentino "contro natura", di un Trentino che getta letteralmente alle ortiche un'immagine ambientalista che si è cercato di costruire nel tempo; ecco perché la vicenda in questione assume un'importanza essenziale per il nostro territorio, ecco perché non possiamo limitarci ad archiviare la vicenda con analisi superficiali e banali.
Non possiamo limitarci ad analizzarla, come ha fatto il presidente Rossi, comparandola ad altre ben più gravi tragedie come quella delle suore trucidate; questa visione distorta della vicenda tende a sviare dalla reale conseguenza che la morte di Daniza avrà sull'economia turistica di un Trentino che, in questo momento, appare come un luogo di morte per chi non sta alle regole dell'uomo! Noi sappiamo che non è così, ma fuori non ci vedono con i nostri occhi; e,forse, non hanno tutti i torti viste le scelte che la politica, in questi ultimi anni ha fatto: un'inceneritore fermato solo dalle associazioni e da piccole realtà politiche ambientaliste, un forte incremento impiantistico per lo sci in posti naturalistici meravigliosi, una TAV in corso di realizzazione e, per ultima, una gestione del progetto LifeUrsus che definire pressapochistica e superficiale è volere essere diplomatici.
Il Trentino deve davvero cambiare marcia nella gestione territoriale e ambientale, ma lo deve fare con una mentalità diversa, non elettoralistica e di convenienza; ma, per fare ciò, è necessario uscire dal guscio dell'arroganza e della supponenza di una politica locale chiusa a riccio su temi come la salvaguardia ambientale e la tutela della biodiversità; temi di cui molti politici attuali non sanno nemmeno discutere, troppo presi a tutelare interessi di bandiera di questa o quella categoria che rappresenta un bacino di voti significativo. Avremmo davvero bisogno di politici "visionari", che abbiano a cuore una progettualità sostenibile reale; ma ora, abbiamo solo evidenziato l'incapacità politica di valutare correttamente causa-effetto di un provvedimento assurdo, che ha portato ad un evento altrettanto assurdo e molto, molto pericoloso per il nostro Trentino. E chi non riesce a capire ciò che davvero significa quello che è successo, dimostra di non aver capito realmente quello che l'uomo sta facendo all'ambiente in cui vive e non capisce che l'immagine che diamo fuori è devastante anche per la nostra economia turistica.

martedì 27 maggio 2014

Idee comuni, percorsi diversi. Ma separati non vince nessuno.

Molto spesso capita che i percorsi politici, inizialmente comuni, si separino, pur mantenendosi su strade parallele. Così capita che, in Italia, i vari partiti e movimenti ecologisti e ambientalisti si presentino agli elettori con proposte simili, ma sotto bandiere diverse. Ci sono, poi, forze politiche che inseriscono nei loro programmi i temi ambientali, tentando di coinvolgere elettori indecisi. Il tutto appare molto spesso confuso e fuorviante per gli elettori. Se, poi, forze politiche che solitamente appartengono ad un gruppo europeo di riferimento inequivocabile, come nel caso dei Verdi Europei, in Italia si associano a gruppi diversi, la confusione ovviamente sale esponenzialmente. Purtroppo non è facile comprendere certe scelte. Nelle passate elezioni politiche italiane le strade si  sono separate perché la coalizione di centro sinistra nazionale non gradiva i Verdi che poi si sono associati a Rivoluzione Civile quasi per necessità;  quindi i Grunen altoatesini decisero di percorrere una strada diversa con SEL, abbandonando la federazione verde e criticando la scelta di estrema sinistra intrapresa dai cugini trentini. Critica che ci poteva anche stare, nell’ambito di una collocazione che, io stesso, definii anomala. Ma non si capisce perché, poi, alle recenti elezioni europee, i cugini altoatesini hanno fatto la stessa scelta prima criticata, schierandosi con una lista di estrema sinistra e, di fatto, lasciando anche il gruppo di riferimento dei Verdi europei.
Ovvio che la questione faccia scalpore, ovvio che molti elettori verdi altoatesini abbiano dato il voto al simbolo Verde reale, associato al riferimento europeo! Per il semplice motivo che i Verdi Europei hanno legittimato la partecipazione della lista Green Italia-Verdi Europei, riconoscendola come unica a rappresentare tale gruppo parlamentare in Europa. Tant’è che la Corte Costituzionale  ha riammesso la lista italiana, precedentemente esclusa dalle Corti di Appello su indicazione del Ministero dell’interno, proprio in virtù di questo riferimento riconosciuto, esonerando Green Italia Verdi Europei dalla raccolta delle firme altrimenti necessarie.
Se le varie anime ecologiste e ambientaliste riuscissero davvero ad unirsi sotto la bandiera dei Verdi Europei, si potrebbe ambire ad una rappresentatività significativa, sia in Europa che in Italia. Ma provate a pensare se si superassero le divergenze e ci si unisse per un programma di reale conversione ecologica, cosa potremmo realmente fare. Penso a progetti di investimenti relativi alla riqualificazione edilizia e al recupero del patrimonio storico artistico, ad un progetto reale di sistemazione idrogeologica del nostro territorio disastrato, ad un vero e proprio piano strategico energetico nazionale, che metta in primo piano lo sfruttamento delle energie rinnovabili e non le trivellazioni al largo dei nostri mari, come prevede quello attuale lasciatoci in eredità dall’ex ministro Clini, ora finito in disgrazia; e poi, ancora, penso ai progetti di mobilità urbana ed extraurbana, che potrebbero dare dignità alla miriade di pendolari che subiscono ogni giorno un sistema ferroviario obsoleto e inefficace. E pensate quanti posti di lavoro si potrebbero creare, solamente con investimenti in questi settori.

Ma, ognuno corre per la propria bandiera, che sotto sotto ha lo sfondo verde per tutti, ne sono certo. Superando le divergenze, unendo le forze, si potrebbe davvero dare voce ad un gruppo di rappresentanti nelle istituzioni, per tentare di cambiare realmente le cose. Se, invece, si continua così, rimarremo tutti a guardare il lento ed inesorabile declino di una società che continua a percorrere strade vecchie, a proporre soluzioni insostenibili e non più realizzabili. Riapriamo il dialogo, mettiamo da parte rancori e diversità e uniamoci negli intenti comuni; per un’Europa verde, per un’Italia verde. Prima che sia troppo tardi, possibilmente.

venerdì 20 settembre 2013

Blue economy: Trentino motore di sviluppo sostenibile.



Blue economy: Trentino motore di sviluppo sostenibile.
Non passa giorno in cui non si apprendano notizie relative alla grave crisi economica e finanziaria, la quale costituisce un problema molto grave e serio, che compromette il benessere di tutti e la dignità di molti, che perdono il lavoro in età avanzata o, come per molti giovani, non riescono nemmeno ad avviarsi in un’attività lavorativa. Unitamente a questa grave crisi, siamo in presenza di un’altrettanto grave deficit ecologico, che accumula continuamente punti negativi. Ma le due cose, sono strettamente legate tra loro; il modello economico finanziario attuale, basato principalmente sulla combustione fossile per ricavare energia per la produttività, sta arrivando alla saturazione e, oltre alla già menzionata crisi, ci lascia in eredità un pesante fardello di malessere ambientale; è malata l’economia mondiale, ma è altrettanto malato il nostro mondo, con il suo ambiente deturpato e svilito dall’azione antropica, messa in campo in questi decenni. È la comunità scientifica stessa a dare queste indicazioni, non è solamente una semplice opinione di ambientalisti “estremisti” che, a detta di molti sostenitori dell’attuale sistema, sono dei visionari utopici che vogliono un mondo perfetto e comodo, ma senza rifiuti e senza inquinamenti. Questa, però rappresenta una descrizione errata di chi opera nell’ambientalismo, poiché identifica percorsi ormai superati, di estremismo esistente, forse, all’inizio del percorso ambientalista; se, però, qualche decennio fa, si poteva anche credere a questa definizione di “estremismo ambientalista”, ora, con i dati alla mano e con le analisi economiche e ambientali, quindi con i numeri reali, la definizione diventa anacronistica, poiché decenni fa, quei “visionari impazziti”, prevedevano una recessione irreversibile legata ad una crescita smisurata e ad uno sfruttamento delle risorse naturali spropositato. Quindi li possiamo ora definire, passatemi il termine un pochino caricaturale, “profeti ambientalisti”. L’economia mondiale negli ultimi sessant’anni è cresciuta a ritmi notevolissimi; il prodotto globale lordo mondiale ha raggiunto i 69.000 miliardi di dollari nel 2008; nel 1950 esso era di soli 6.600 miliardi di dollari; è chiaro che non è pensabile di poter sostenere una continua e inarrestabile crescita all’infinito. L’economia della crescita a tutti i costi non è più sostenibile e da questo concetto si parte per rifondare un sistema diverso, per imboccare strade alternative e innovative. Siamo partiti, alcuni anni fa, con lo sviluppo della green economy, che ha visto l’uso delle fonti di energia rinnovabili, dal fotovoltaico all’eolico, a volte usati in maniera speculativa, poiché la mala politica ne ha incentivato l’uso a beneficio delle multinazionali, più che dei cittadini; la green economy ha rappresentato un passo importante, tuttavia dettato dalla necessità di inseguire la tutela ambientale, cercando di produrre energia per lo sviluppo industriale in maniera più sostenibile e meno impattante; molto spesso la green economy ha messo in campo percorsi virtuosi, ma mirati a contenere le emissioni inquinanti, oppure ad avere energia pulita e a costi più ridotti. Tutti passi evolutivi importanti, ma non sufficienti a cambiare radicalmente il percorso economico. Diventa necessario spingerci oltre, con coraggio e determinazione, verso un percorso ancora più innovativo, denominato blue economy. La blue economy affronta le problematiche della sostenibilità al di là della semplice conservazione: lo scopo non è investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di creatività, adattamento e abbondanza della natura. La Blue Economy nell'ipotesi più moderata può essere considerata un’evoluzione della Green Economy, in realtà è qualcosa di più e di diverso.È un sistema di pensiero e di azione complesso in cui la dimensione economica della proposta parte sempre dal livello sociale e globale della condizione della persona, sia dei paesi dove avviene la produzione, sia dei paesi ove avviene il consumo di beni prodotti. Uno dei beni per i quali non abbiamo limiti è la nostra creatività ed è su questa che ci dobbiamo basare per introdurre innovazioni che non portino solo nuove tecnologie, ma anche e soprattutto nuovi modelli economici che tengano conto della decrescita dei rendimenti marginali della produttività degli attuali sistemi di produzione. La Blue Economy non si basa solo sull’innovazione, ma anche su nuovi modelli produttivi che cambiano il nostro modo di guardare alla produzione, alla distribuzione e ai consumi. I prodotti migliori devono essere anche i più economici.Ciò che acquistiamo deve contribuire alle esigenze fondamentali di tutti, i prodotti e i servizi che acquistiamo regolarmente devono contribuire alla costruzione di un capitale umano e creare nuovi posti di lavoro. È un approccio completamente nuovo, fresco, di cui abbiamo urgente bisogno. Oggi tutto quello che i governi e le dirigenze riescono ad immaginare sono austerità e tagli dei costi. Ma questo non è possibile. Dovremmo evolvere, come fa la natura, dalla penuria alla sufficienza e all’abbondanza. La natura evolve sempre verso l’abbondanza. E noi in un momento di crisi riusciamo solo a pensare a fare meno, mentre dovremmo trasmettere alla gente il messaggio di fare di più con quello che abbiamo. Questo è il messaggio che viene dalla natura. La natura è un incredibile fonte di ispirazione, perché ci mostra che col tempo, usando soluzioni creative, è sempre possibile evolvere verso il meglio. Se parliamo di materie prime, non esistono scarti o inquinamento. O meglio, ciò che è scarto per qualcuno è sempre materia prima, fonte di energia per qualcun altro.In questo modo, ci rendiamo conto che possiamo sfruttare a cascata nutrienti, energia e materiali. La natura continua a semplificare il modo in cui produciamo e consumiamo. Pensiamo a quanti apparecchi oggi abbiamo che non servono. La natura ci insegna come farne a meno. Questo è un approccio nuovo e che ci apre a nuove prospettive. La natura è basata prima di tutto su un sistema a cascata interconnesso e ci insegna a fare molto di più con meno, ad eliminare anche quello che ci sembra indispensabile come le pile, filtri, sistemi osmotici e tutte quelle apparecchiature che continuiamo a utilizzare e gettare via.Il concetto stesso di rifiuto è un'invenzione umana. Nei sistemi naturali nessuno produce qualcosa che non serve a nessuno. L’economista e imprenditore Gunter Pauli, nel suo libro “Blue economy, 10 anni, 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro” analizza molto bene il percorso, con proposte industriali legate ai processi biologici della natura; un esempio pratico: studiando il modo in cui i sistemi naturali generano energia in modo efficiente, si potrebbe ridurre la domanda energetica di 10 o 20 volte, riducendo così la necessità di produrre energia sfruttando le miniere di carbone, quindi contribuendo anche ad abbassare l’inquinamento atmosferico. Ci affanniamo a succhiare elettricità dalla rete senza renderci conto che ottimizzando i consumi, con scelte radicali sui sistemi di produzione e utilizzo, si potrebbe garantire percorsi virtuosi, che innescherebbero nuove possibilità di sviluppo sostenibile. Da qui, noi ecologisti e civici verdi europei, vogliamo partire per lanciare un programma di innovazione, di speranza e di progresso; un programma dove l’antico pensiero ambientalista, che molti associavano a freno fastidioso per uno sviluppo basato sulla perenne crescita, diventa ora probabilmente l’unico percorso realmente perseguibile, per uscire da una crisi globale e irreversibile, di sistema e strutturale, che certo non sta risparmiando nemmeno il nostro Trentino; nel programma di governo abbiamo chiesto al nostro candidato presidente Ugo Rossi, di inserire progettualità innovativa, mirata a percorsi virtuosi strettamente legati ai concetti della blue economy, che il Trentino, terra all’avanguardia in fatto di ricerca e sviluppo, ha l’obbligo di percorrere, per il proprio futuro e per dare anche un impulso esemplare alla nazione; siamo sempre stati indicati come artefici di progresso e innovazione; ora,possiamo diventare sempre più  un punto di riferimento per tutto il paese e per l’Europa; siamo obbligati a farlo, per un Trentino migliore, autonomo ed europeo.