"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


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domenica 1 gennaio 2017

Rifiuti e inceneritore in Trentino. Anno nuovo, politiche vecchie!

Rifiuti e inceneritore in Trentino: anno nuovo, politiche vecchie.
Mentre arriva la notizia che ISPRA ha classificato il Trentino Alto Adige come seconda regione italiana a livello di raccolta differenziata dei rifiuti, la nostra provincia provvde ad incenerire il residuo indifferenziato, ricorrendo all'inceneritore di Bolzano. Davvero due notizie in antitesi tra loro. Ma andiamo per gradi, per capire come si sia arrivati  a decidere di incenerire i rifiuti, nonostante la virtuosa raccolta differenziata che raggiunge percentuali elevate.
Correva l’anno 2009, quando il primo bando di gara per l’aggiudicazione della costruzione di un inceneritore a Trento andava letteralmente deserto! Poche le garanzie di poter bruciare quantità rilevanti di rifiuti, data la notevole escalation della percentuale di raccolta differenziata che era stata raggiunta e che, ad oggi, sfiora l’80%. In quegli anni erano attive alcune associazioni (Nimby Trentino, Coordinamento Trentino pulito) che avevano promosso momenti formativi e informativi in merito ad un progetto alternativo all’inceneritore, noto in Trentino come “progetto Cerani”, a nome dell’ingegnere che lo aveva predisposto (qui il link alla pagina dove trovate spiegato il progetto: http://marcoianes.net/1/area_download_939562.html). 
 
La classe politica trentina che era al governo ci classificò come “ciarlatani”, venditori di idee irrealizzabili, sostenendo che l’inceneritore sarebbe stata l’unica via per chiudere il ciclo dei rifiuti in Trentino. Dopo il primo bando di gara sopraccitato, andato deserto perché nessuna azienda di settore intravedeva guadagni interessanti, dato lo scarso residuo indifferenziato da bruciare, arrivò anche la chiusura dei finanziamenti pubblici all’energia elettrica prodotta da incenerimento dei rifiuti; così, il percorso prima definito come “l’unica via percorribile”, venne abbandonato definitivamente dalla politica trentina, che dichiarò che la costruzione di un inceneritore in Trentino non serviva più. 

Non fu certo una scelta dettata da convinzioni ecologiche e ambientaliste, bensì una pura e mera constatazione che tale via non avrebbe dato guadagni sufficienti a sostenerne l’ammortamento economico nel tempo. Comunque, le associazioni ambientaliste avevano vinto una battaglia importante, perché oltre all’impatto ambientale devastante che avrebbe avuto sull’economia agro-turistica trentina, avevano pure evidenziato le gravi lacune economiche che poi, di fatto, si sono rivelate fondate.

 I “ciarlatani”, improvvisamente avevano avuto le prove del loro buon operato. Da allora, però, il problema della “chiusura del cerchio” dei rifiuti è rimasto irrisolto; da una parte una raccolta differenziata che aumentava notevolmente, attestandosi ai livelli attuali che sfiorano circa 80%, dall’altra parte il tema del residuo indifferenziato che rimaneva non gestito e, quindi, portato in discarica.

 In questi ultimi due anni molto si è parlato qui in Trentino di costruire impianti di recupero del materiale residuo; impianti che prevedessero il trattamento del rifiuto con la produzione di CSS (combustibile solido secondario) che certamente ha un mercato, ma sempre si tratta di combustibile ad alto inquinamento (plastiche che bruciano: diossine e nanoparticelle nell’aria che respiriamo) e, ultima novità nel piano rifiuti n°4 del 2014, anche la possibilità di valutare impianti di riciclaggio ulteriore, come proposto dalle associazioni. 

Sembrava che ci fosse davvero un’apertura alle innovazioni tecnologiche “amiche” dell’ambiente; sembrava che, finalmente, l’Autonomia Trentina avesse agito davvero con spirito autonomo e nella direzione giusta di salvaguardia e tutela dell’eco-sistema agro turistico che la provincia di Trento vanta come fiore all’occhiello. Sembrava…perché in questi giorni la provincia autonoma di Trento ha chiuso un accordo con la provincia autonoma di Bolzano; in questo accordo il residuo indifferenziato del Trentino finirà nell’inceneritore già esistente a Bolzano che è in deficit di prodotto e, quindi, abbisogna di materia prima (http://www.ildolomiti.it/ambiente/smaltimento-rifiuti-accordo-raggiunto-fra-trento-e-bolzano).

Si torna all’idea originaria, si torna all’inceneritore. Non a Trento, ma a Bolzano, cioè a soli 50 Km di distanza da dove prima si voleva costruire quello trentino. Praticamente, non cambia proprio nulla! Le quantità di raccolta indifferenziata di rifiuti trentini saranno bruciate e passeranno per il camino che butterà in aria nanoparticelle e diossine che si riverseranno nelle stesse campagne dove si coltivano viti pregiate che danno vita ad altrettanti vini famosi quali, ad esempio, il Teroldego, vero fiore all’occhiello delle aziende vitivinicole trentine.
In aggiunta a ciò, aumenterà il traffico veicolare, dato che i camion trentini viaggeranno verso Bolzano per portare i rifiuti da bruciare; altro aggravio ambientale! 

E tutti tacciono…le associazioni ormai sono disgregate, avendo precedentemente chiuso gli obiettivi; la politica ambientalista trentina praticamente non esiste più, dato che le forze politiche  che pure si erano impegnate nel passato, sono praticamente inesistenti e nulla più organizzano in tema di proposte e dibattiti e manifestazioni. Le associazioni di categoria (contadini, esercenti del turismo) sono in ossequioso silenzio, non rendendosi conto che ciò per cui si erano battute nel passato, ora è stato realizzato; non nel loro giardino, certamente, ma in quello adiacente! Credono davvero che le influenze di tali emissioni stiano alla larga dai propri confini? 

Davvero una tristezza che, alla fine, si sia arrivati ugualmente al risultato che  la politica trentina progettava più di dieci anni fa, cioè l’incenerimento dei rifiuti. Nulla è cambiato, sempre le solite politiche ambientali. Poi ci lamentiamo se il clima cambia, se l’inquinamento aumenta, se i tumori dettati da inquinamento atmosferico aumentano (http://www.airc.it/cancro/disinformazione/inquinamento-atmosferico/).

martedì 1 luglio 2014

Piano provinciale dei rifiuti: si ragiona su ampie prospettive aperte a tecnologie sostenibili.



Piano provinciale dei rifiuti: si ragiona su ampie prospettive aperte a tecnologie sostenibili.

Il Trentino deve chiudere il ciclo dei rifiuti e lo può fare in maniera sostenibile. Nel prossimo quarto piano provinciale dei rifiuti, abbiamo proposto alcune rettifiche, che qui riassumo:
-         inserimento, nelle tecnologie ammesse alla chiusura del ciclo dei rifiuti, anche del trattamento di produzioni di materie plastiche da rifiuto, sulla base indicativa del famoso "progetto Cerani", senza alcuna preclusione e in alternativa al percorso di produzione di CSS, che rimane pure una strada possibile da percorrere, ma non l'unica; in sostanza, se arriva un'azienda che si propone di sviluppare tale percorso, a parità di costi o a costi inferiori della produzione di CSS, la provincia sarebbe disponibile ad optare per tale soluzione;

-          sviluppo di un sistema informativo aggiornato, dopo l'approvazione del piano, che coinvolga maggiormente comunità straniere e, soprattutto, il mondo della scuola.

-     spostamento al primo posto, in ordine di valenza, nel piano, del concetto di "riduzione alla fonte", incentivando politiche di riduzione dei rifiuti in fase di emissione.

La discussione tecnica avuta con i funzionari preposti ha determinato una notevole apertura nei confronti della nostra proposta,  che, sostanzialmente, è stata accolta in quasi tutte le sue istanze.

È  stata evidenziata  la questione del sito dello stabilimento, che noi suggerivamo di locare nell’area Whirlpool, ma i tecnici provinciali rimangono perplessi, poiché lì potrebbero esserci problemi di altra natura, quali una certa incompatibilità con la zona di Spini, che presenta un incremento  abitativo considerevole e, quindi, eventuali odori fastidiosi potrebbero generare gravi disagi. Da qui,  la provincia preferirebbe costruire un sito nuovo a Ischia Podetti, vicino alla discarica, la quale rimane come sito strategico per assorbire sbilanciamenti del sistema di gestione dei rifiuti.
Ma, anche su questo punto, assessore e tecnico si sono detti disponibili a riparlarne in un altro momento, quando determinata la via da seguire ed i conseguenti spazi necessari.

Quindi, che succede? Che finalmente la provincia di Trento ha preso atto che è necessario aprire le possibilità di offrire soluzioni tecniche e ambientali al passo con i tempi, senza preclusione alcuna. In buona sostanza, chiunque si proporrà per gestire il residuo indifferenziato, presentando un piano sostenibile ambientalmente  e, ovviamente, anche economicamente, potrà seriamente ambire ad acquisire la gestione del ciclo di chiusura dei rifiuti.

Questa nuova fase mette in risalto un approccio diverso da parte delle politica, che non determina più “a porte chiuse” cosa fare con i residui dei rifiuti e a chi attribuire tale incarico, bensì lascia campo aperto ad ogni tecnologia possibile, purché sostenibile dal sistema.

Direi che è un grande risultato di apertura al confronto, auspicato dalle associazioni ambientaliste  e da alcune forze politiche che, per anni, hanno sostenuto vie diverse dall’incenerimento dei rifiuti e che hanno portato la politica a rivedere le proprie decisioni.
Ora, la palla passa ad imprenditori  del settore, nella speranza che ci sia qualcuno interessato a proporre, a tariffe sostenibili dalla collettività, sistemi all’avanguardia e che diano le sufficienti garanzie di continuità nel tempo. Sapranno, queste imprese, cogliere la sfida per la quale molte associazioni, affiancate da alcune forze politiche,  si sono battute negli anni scorsi? La politica ha fatto i passi che doveva, seppure in ritardo, ma li ha fatti! 

Ora, tocca a loro dimostrare seriamente che si può fare economia in maniera sostenibile e agli stessi costi, o magari anche inferiori, delle tradizionali vie precedentemente proposte e “imposte” , ma tenacemente contrastate. Si apre una nuova possibilità, speriamo possa essere colta, dopo anni di discussioni sul tema. Questa sarà la prova della verità e, noi stessi sostenitori di percorsi diversi, ci attendiamo risposte coerenti dalle imprese che propongono i sistemi che abbiamo sempre sostenuto.

Marco Ianes 

mercoledì 18 giugno 2014

Ancora errori nella gestione dei rifiuti in Trentino! E NOI PAGHIAMO!!!

FARESTI UN INVESTIMENTO DI MILIONI DI EURO IN UNO STABILIMENTO INDUSTRIALE CHE PRODURRA’ UN OGGETTO CHE NON SAI NEMMENO SE HA UN MERCATO E DANNEGGIA AMBIENTE E AGRICOLTURA LOCALE?

Una persona normale, coscienziosa e previdente come te, certamente no!

Ma la PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, invece, sì!

I VERDI DEL TRENTINO INCONTRANO I CITTADINI CHE VOGLIONO DOCUMENTARSI PER SPIEGARE COSA SI VUOLE FARE CON I RIFIUTI IN TRENTINO SPENDENDO SOLDI NOSTRI INUTILMENTE E IN PERCORSI OBSOLETI.

NOI PROPONIAMO UN’INVESTIMENTO DIVERSO, PIU’ SOSTENIBILE E PIU’ REDDITIZIO! MA, NON CI ASCOLTANO!

E TU, CITTADINO TRENTINO, VUOI PAGARE SENZA CAPIRE, O VUOI ASCOLTARE UNA VALIDA ALTERNATIVA?

Passa al gazebo e sarai informato! Potrai parlare direttamente con noi e capire la nostra proposta.

Sabato, a Trento, in via Manci dalle 9:30 alle 12:30
Marco Ianes - Trento

martedì 1 aprile 2014

Consegnata oggi la petizione sulla gestione dei rifiuti in Trentino



È stata inviata oggi, all'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi e al presidente Ugo Rossi, la petizione on-line che i Verdi del Trentino hanno avviato alcune settimane fa tramite il portale Avaaz.

La petizione chiede alla giunta provinciale di Trento di istituire un tavolo tecnico per programmare la gestione dei rifiuti provinciale; si chiede che a questo tavolo possano essere invitati medici, tecnici di settore, rappresentanti delle associazioni ambientaliste, rappresentanti delle associazioni produttive ed artigiane, università di Trento e politici.
Il tavolo tecnico, che dovrebbe darsi qualche mese di attività, potrebbe individuare i percorsi migliori per la chiusura del ciclo dei rifiuti, in maniera condivisa e ponderata tecnicamente.
Alla fine del percorso, potrebbe dare preziose indicazioni alla giunta provinciale per determinare i percorsi migliori, senza calare dall'alto soluzioni ormai anacronistiche e poco sostenibili sia economicamente che ambientalmente.

La petizione è stata sottofirmata on line da 318 cittadini.


sabato 22 marzo 2014

Raccolta firme per la petizione sulla gestione dei rifiuti.

Sabato si è tenuta la raccolta firme per la petizione predisposta dai Verdi del Trentino, che chiede alla provincia di Trento di istituire un tavolo tecnico per analizzare i vari percorsi sostenibili per la chiusura del ciclo dei rifiuti. come noto, la provincia di Trento vorrebbe realizzare un impianto di produzione di CSS (COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO). I Verdi del Trentino criticano questa scelta,poiché tale ciclo prevede ancora la combustione dei residui dei rifiuti, causando danni ambientali. Inoltre, per stessa ammissione della provincia, allo stato attuale non si sa nemmeno che collocazione sul mercato potrebbe avere questo CSS, poiché pare che i cementifici trentini non lo vogliano bruciare, avendo operato altre scelte. La locazione dell'ipotetico stabilimento previsto dalla provincia di Trento sarebbe presso Ischia Podetti, sito a forte rischio in caso esondazione del fiume Adige. I Verdi del Trentino hanno anche lanciato una proposta alternativa, che prevede la realizzazione di uno stabilimento industriale per la produzione di granulati plastici che diverrebbero materia prima-seconda per la costruzione di attrezzature quali panchine, pavimentazioni stradali e come aggregante per miscele cementizie. Tali prodotti hanno già un mercato consolidato e la richiesta è in forte crescita. Il sito potrebbe essere individuato presso l'attuale sede Whirlpool, ma questa è solo un'ipotesi di locazione, per abbinare un'area industriale in progressivo abbandono al suo riutilizzo con la gestione dei rifiuti. La petizione per la quale i Verdi sono scesi in piazza, riguarda la specifica richiesta di istituzione di un tavolo tecnico provinciale, al quale dovrebbero presenziare tutti gli attori del sistema: associazioni ambientaliste, forze politiche e università trentina. Si potrebbe dare una scadenza temporale, dopo la quale potrebbero essere individuate le reali soluzioni ecosostenibili che la provincia stessa potrebbe mettere in programma. Per ora, la provincia persevera nel suo percorso, continuando sulla strada del diniego del dialogo e del confronto, che nel passato ha portato a dure lotte, fermando anche la costruzione di un inceneritore. La petizione vuole richiamare la politica ad un momento di serio confronto tecnico, condiviso e ragionato.

E' possibile firmare la petizione su AVAAZ, oppure direttamente dal mio blog (trovate il link in alto a destra) oppure dal sito www.verdideltrentino.net 

 

sabato 1 marzo 2014

Quarto piano provinciale dei rifiuti:contraddizioni e proposte. Parte la petizione per riaprire il dibattito.




Il quarto piano provinciale dei rifiuti, recentemente presentato dall’assessore Gilmozzi, ha suscitato l’interesse di molte associazioni ambientaliste, ma solamente di poche forze politiche. Venerdì 28 febbraio, come Verdi del Trentino, abbiamo proposto un incontro-dibattito sul tema, portando la nostra proposta e analizzando i contenuti del piano proposto dalla giunta provinciale. Erano presenti le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, Coordinamento Trentino Pulito, Nimby Trentino, molti cittadini interessati e alcuni esponenti politici come Rodolfo Borga della Civica Trentina, Mario D’Alterio e Alessio Hueller del M5S e naturalmente gli organizzatori, il sottoscritto e Lucia Coppola dei Verdi del Trentino.
Sul tavolo anche la nostra proposta, che nemmeno è stata presa in considerazione dalla politica provinciale, bollata come insostenibile, ma senza produrre dati a sostegno di questa presunta insostenibilità; eccola qui riassunta:
•       STABILIMENTO INDUSTRIALE DI TRATTAMENTO DEL RESIDUO PER PRODUZIONE MATERIE PRIME SECONDE; IL MERCATO È GIA’ IN GRADO DI ASSORBIRE I PRODOTTI CREATI ( MISCELE PER L’EDILIZIA, PLATICHE DI SECONDO GRADO)
•       RIQUALIFICAZIONE DI SITI ESISTENTI SENZA COSTRUIRE NUOVE STRUTTURE (Whirlpool era una proposta, ma esistono una marea di altri capannoni in disuso; perché costruire nuove strutture?)
•       SVILUPPO OCCUPAZIONALE: STIMA DI 120/150 POSTI DI LAVORO! Non mi sembra una proposta fuori schema, dati i risultati occupazionali in calo!
•       PROGETTO INNOVATIVO DA ESPORTARE COME MODELLO VIRTUOSO (fondi europei possibili); il sistema da noi proposto potrebbe dare accesso a fondi dell’Unione Europea, poiché rientranti in pieno nel percorso indicato dalle priorità delle direttive europee, cosa invece non fattibile con il sistema proposto dalla provincia, che sarebbe in pieno carico alle tasche dei cittadini.
Nel dibattito sono emerse molte contraddizioni al piano provinciale dei rifiuti proposto, che qui sintetizzo:
-          NON SI VALUTANO INVESTIMENTI PER LA RIDUZIONE ALLA FONTE, ELEMENTO PRINCIPALE NELLA SCALA GERARCHICA IMPOSTA DALLE NORMATIVE EUROPEE.
-          APPROCCIO OBSOLETO: NIENTE INCENERITORE, MA PRODUZIONE DI COMBUSTIBILE SOLIDO SECONDARIO SEMPRE DA BRUCIARE CON PERICOLI PER LA SALUTE E L’AMBIENTE SCARSAMENTE VALUTATI NEL PIANO. INOLTRE MANCA UN’ANALISI AMBIENTALE QUALORA I CSS VENISSERO BRUCIATI NEI CEMENTIFICI DI SARCHE E TASSULLO, ZONE AD ALTA CONCENTRAZIONE DI COLTURE AGRICOLE DI PREGIO.
-          SI VUOLE PRODURRE UN PRODOTTO (CSS) CHE NON SI SA ANCORA DOVE PIAZZARE : I CEMENTIFICI LOCALI NON SEMBRANO, PER ORA,  INTENZIONATI A BRUCIARE TALE PRODOTTO E QUINDI QUALE INDAGINE DI MERCATO E’ STATA CONDOTTA PER PIAZZARE IL PRODOTTO? ANCHE SU QUESTO VERSANTE MANCANO DATI CHE INDICHINO LA QUALITA’ DEL PRODOTTO CSS E QUINDI NON SI SA CHE TIPO DI PRODOTTO SI POSSA COLLOCARE.
-          COSTRUZIONE DI NUOVI INSEDIAMENTI (ISCHIA PODETTI?: PERICOLO IN CASO DI ESONDAZIONE DELL’ADIGE) INVECE CHE SFRUTTARE SITI DISMESSI (WHIRLPOOL È SOLO UNA PROPOSTA, MA ESISTONO ANCHE MOLTI ALTRI CAPANNONI DISMESSI).
-          NESSUNA APERTURA TECNICA  A VALUTAZIONI INNOVATIVE; STESSO APPROCCIO COME PER L’INCENERITORE! GLI ERRORI NON INSEGNANO?
-          FONDI EUROPEI SOLO PER CHI RISPETTA LA GERARCHIA PER LA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI! È POSSIBILE AMBIRE A FONDI EUROPEI PER IL SISTEMA  INNOVATIVO PROPOSTO DAI VERDI ; LA COSA INVECE NON RIENTRA NEL PIANO PROVINCIALE!
Dal dibattito è emersa la necessità di approfondire tali temi, che la provincia sta, per l’ennesima volta, sottovalutando, gestendo la partita rifiuti in solitaria e con lo stesso meccanismo che ha visto la precedente gestione sulla vicenda inceneritore. Sembra che importi a pochi la questione, visto che i partiti con le loro segreterie, che ieri erano tutti stati invitati al dibattito, latitano e non prendono in carico il problema. I convenuti alla riunione di ieri auspicano l’apertura di un vero e proprio tavolo tecnico, dove si possano sedere tutti gli attori: provincia, comuni, associazioni, partiti; un dibattito aperto, con una chiara scadenza temporale e, alla fine del percorso, possa essere elaborata una strategia condivisa che preveda una strutturazione di tutto il sistema provinciale di gestione dei rifiuti.
 Per sollecitare la provincia ad aprire tale dibattito, è stata avviata una petizione on-line, che trovate sui seguenti siti:
-          www.verdideltrentino.net
-          www.marcoianes.blogspot.it
Sottofirmando la petizione si chiede alla giunta provinciale di istituire un tavolo tecnico per valutare tutte le soluzioni possibili, favorendo quelle a minore impatto ambientale e che mettono in campo il recupero della materia e non la combustione. Sollecitiamo tutti ad aprire questo dibattito, al fine di definire la questione in maniera scientifica e non approssimativa come sta avvenendo con la proposta di aggiornamento che la provincia vuole avanzare; una  proposta che, ancora e per l’ennesima volta, non è esaustiva, è piena di contraddizioni e priva di analisi complete e sostenibili. Avvallando tale proposta, come molti partiti stanno facendo senza analizzare nel dettaglio i contenuti, si scarica un problema che ritornerà nei prossimi anni, poiché mancano troppi dati e vi sono troppe approssimazioni grossolane. Apriamo il dibattito subito, coinvolgiamo tecnici, associazioni, università e politica; per un Trentino davvero all’avanguardia e non solo a parole.
Marco Ianes – co-portavoce VERDI DEL TRENTINO