"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


mercoledì 26 giugno 2013

Ambiente e industria, legami pericolosi, tuttavia…



Se, legare ambiente e industria in un unico assessorato futuro,  significa relegare la tutela ambientale e lo sviluppo ecosostenibile a fattore secondario e subordinato ad uno sviluppo industriale deregolamentato, allora è chiaro ed evidente che i due temi non potranno mai essere racchiusi sotto un’ unica guida assessorile, come ipotizzato dal candidato alle primarie Alessandro Olivi. Appare netta la contraddizione tra i due settori, in quanto, chi guida l’assessorato  all’ambiente dovrebbe essere  sempre il garante della tutela di uno sviluppo correttamente gestito, anche con confronto, a volte duro, con il collega reggente dell’industria. Mi pare di capire, anche leggendo le dichiarazioni di  Paolo Mazzalai, presidente degli industriali trentini che sostiene la presenza di troppi vincoli ambientali, che si tenti di far passare come sostenibile l’ipotesi di aggregare i due settori; pericolosa questa visione, che reputo inconciliabile con le prospettive di sviluppo ecosostenibile che, tutti indistintamente, sembrano condividere nei propri programmi politici, purtroppo spesso solamente per intercettare i voti dei moltissimi cittadini che credono nella tutela ambientale. Abbiamo ancora sott’occhio la situazione di Monte Zaccon, o le acciaierie di Borgo Valsugana, o la miriade di micro discariche disseminate sul nostro territorio; tutte situazioni sostenute da un sistema fortemente propenso a giustificare un’industrializzazione più o meno “libera” da lacci e lacciuoli di tipo ambientalistico, che da sempre hanno dato fastidio a chi vuole promuovere un progresso che, oggi, non è davvero più sostenibile e giustificabile.  Tuttavia, colgo l’occasione per fare e proporre una riflessione, credo interessante e provocatoria sotto il profilo politico: l’abbinamento “ambiente e industria”, ambiente rigorosamente prima di industria, non per ordine alfabetico, ma per ordine di importanza vitale, potrebbe trovare un senso logico e di corretto impiego, qualora il futuro ipotizzato assessorato fosse affidato ad una persona proveniente dall’ambientalismo vero; non una persona invasata di ambientalismo assurdo ed estremo, bensì un referente di buon senso, che sappia correttamente assemblare un’idea di sviluppo industriale moderno e sostenibile ambientalmente. Ecco, in tal senso un abbinamento tale potrebbe anche avere una logica credibile e spendibile per il Trentino futuro, che sosterrebbe uno sviluppo industriale ecosostenibile; diversamente, sarebbe come affidare una vergine a Barbablù, per usare un’espressione colorita. Questa visione di ambiente e industria, noi eco-civici e verdi europei, potremmo certamente sostenerla; al nostro interno non abbiamo visioni di chiusura sul mondo industriale, anzi; siamo per un corretto sviluppo del benessere, dell’industria come motore dell’economia e promotrice di posti di lavoro; ma il tutto nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo, nella salvaguardia del territorio come bene primario, che deve sempre venire prima di ogni altra valutazione di tipo economico;(ricordo che, molti di noi sono attivi nel settore dell’industria (green economy), della ricerca economica e industriale, nella formazione in ambito tecnologico). Ecco perché, molto probabilmente, non sarà mai possibile vedere uniti questi due temi, perché presumibilmente per molti soggetti  i motivi che ne potrebbero determinare l’unificazione, sono differenti dalla nostra visione; ma, forse, sbaglio a pensare male e sono il solito ambientalista ed ecologista disfattista! Però, se provassimo davvero ad esperimentare l’abbinamento, nella formula che ho proposto? Chissà, potremmo essere di esempio anche per altri, visto che ci vantiamo di essere “scuola politica” per il resto del Paese…

Marco Ianes - Trento

sabato 18 maggio 2013

Sviluppo del territorio ecosostenibile e democrazia energetica: il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico.



Sviluppo del territorio ecosostenibile  e democrazia energetica: il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico.

La tutela del territorio  passa attraverso il concetto di sviluppo equilibrato e sostenibile; per uno sviluppo del territorio eco-compatibile è necessario che le amministrazioni comunali si dotino di un sistema programmato di interventi e progetti, che permettano di identificare un percorso chiaro e costruttivo.
Uno strumento innovativo, per programmare un percorso di sviluppo sostenibile e, quindi, di tutela del territorio   e di “democrazia energetica” è messo a disposizione dall’iniziativa europea definita come “Il patto dei Sindaci” (COVENANT OF MAYORS).
Il Patto dei Sindaci è un’iniziativa europea che nasce dalla consapevolezza che gli obiettivi     ambiziosi che l’UE si è prefissata al 2020 ,in tema di riduzione delle emissioni inquinanti, del risparmio energetico e dello sviluppo territoriale eco-sostenibile ,ma ancor di più quelli che assumerà successivamente, per percorrere con serietà la strada della decarbonizzazione dell’economia, non potranno essere raggiunti senza un reale coinvolgimento degli Enti locali e regionali; infatti, nelle città si consuma la maggior parte dell’energia ed è quindi  con le città che si deve percorrere la strada della riduzione delle emissioni climalteranti.
Con il Patto dei Sindaci le città si assumono l’impegno di ridurre le proprie emissioni di oltre il 20% entro il 2020. Ciò attraverso la redazione e la successiva attuazione di un Piano di Azione locale che metta in evidenza le potenzialità del territorio e le opportunità, anche di natura economico-finanziaria, che sono a disposizione. Non è un piano limitato al solo contenimento delle emissioni date dall’uso delle combustioni; è un vero e proprio progetto generale di sviluppo territoriale che tocca vari aspetti della vita sociale ed economica di una comunità.
Ad oggi sono oltre 4.500 i Comuni europei aderenti al Patto e, di questi, circa la metà (2.200) sono italiani.Per la prima volta vengono chiamati in causa dall’Europa per lavorare insieme ai Governi nazionali affinché la tanto menzionata, ma poco applicata, governance di multilivello, sia effettivamente messa in atto.
"PATTO DEI SINDACI” come motore della GREEN ECONOMY e strumento per la democrazia energetica.
Con l’adesione al patto, un’amministrazione comunale prende il preciso impegno di predisporre un PAES (PIANO AZIONE ENERGIA SOSTENIBILE).
Per predisporre il piano, l’amministrazione deve avviare un processo di reperimento dati, sulla situazione energetica dei propri stabili e della propria struttura cittadina; ad esempio, è necessario rilevare lo stato delle costruzioni di proprietà, in merito al loro status energetico ( qualità dell’isolamento termico, verifica dello stato degli impianti elettrici e termosanitari) ; moltissime amministrazioni non sanno nemmeno quanto spendono in consumi energetici e in manutenzioni non programmate e, questo problema, mette a serio rischio una corretta gestione delle già scarse disponibilità economiche che l’amministrazione stessa ha a disposizione. Avviare un percorso di raccolta dati della situazione del patrimonio immobiliare e tecnologico comunale, anche aldilà della volontà di aderire al patto dei sindaci, permette di avere un corretto quadro della situazione e, quindi, permette di orientare correttamente e senza sprechi, le risorse a disposizione.
Quando i dati sono a disposizione, l’amministrazione è in grado di predisporre il piano di azione vero e proprio; fatta l’analisi tecnica dei dati, infatti, è possibile programmare interventi, ad esempio, per:
P.R.I.C.: piano regolatore illuminazione comunale; questo progetto prevede la revisione globale del sistema di illuminazione pubblica, analizzandone fonti di spreco e interventi possibili per ottimizzare l’uso del sistema di illuminazione pubblica. È possibile programmare sostituzioni di corpi illuminanti obsoleti e con rendimenti pessimi, con apparecchi ad elevata efficienza e a contenimento dei consumi, quali ad esempi quelli che sfruttano la tecnologia a LED; nel piano è possibile prevedere sistemi di contenimento dei consumi, tramite installazione di apposite centraline a controllo programmabile, per regolare il flusso luminoso in base ad orari prestabiliti, programmando un rientro monetario dato dal risparmio di energia consumata.
Programmazione degli interventi strutturali per il risparmio energetico: isolazione degli edifici, manutenzione degli impianti elettrici  e termici, sviluppo del corretto impiego delle fonti di energia rinnovabile ( fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biomassa).
Programmazione del sistema di mobilità comunale eco-sostenibile.
Quali gli strumenti a disposizione di un’amministrazione per applicare il PAES?
I problemi principali delle amministrazioni sono due: uno di ordine economico e uno di carattere tecnico.Per quanto riguarda il problema tecnico, vi è da dire che molte amministrazioni comunali, purtroppo, hanno al loro interno una struttura con una preparazione tecnica non sicuramente all’altezza delle conoscenze richieste oggi, sia in ambito energetico che nel contesto di sviluppo eco-sostenibile; mancano adeguati percorsi di formazione e informazione  per il personale tecnico delle amministrazioni comunali; tecnici che, purtroppo molto spesso, sono disinformati sulle novità tecnologiche, ma anche sui percorsi virtuosi che si possono sviluppare con aiuti economici messi a disposizione sia dalla comunità europea, sia dalle agevolazioni fiscali.Il problema economico è sicuramente il più rilevante; sempre maggiori, infatti, sono le difficoltà di reperire risorse, per mettere in esecuzione progetti di qualsiasi tipo.
La soluzione del problema economico di reperimento dei fondi per la predisposizione e  l’attuazione del PAES, tuttavia è meno traumatica della soluzione al problema tecnico; infatti, gli strumenti finanziari per attuare il PAES, consentendo ai comuni di non intaccare il proprio bilancio, sono molti qui ne cito solo alcuni:
Finanziamenti diretti dalla comunità europea tramite il FESR ( fondo europeo di sviluppo regionale), fondo ELENA ( European local energy assistance); EEEF: fondo europeo per efficienza energetica; queste sono solo alcune iniziative europee per sostenere il patto dei sindaci, ma vi sono molti altri percorsi di finanziamento percorribili, che possono coprire molte componenti del piano di azione; anche accedendo a finanziamenti non mirati direttamente a tale piano, ma a singole parti del piano stesso.
In Italia , per esempio,vi sono altri percorsi che possono concorrere, assieme ai fondi europei, a sviluppare il piano predisposto: il nuovo CONTO TERMICO, che è in fase di partenza in questi giorni,  riserva una considerevole quota di finanziamenti riservati esclusivamente alle amministrazioni pubbliche, in tema di interventi di ristrutturazione e sviluppo delle energie rinnovabili; vi sono contributi provinciali anche per interventi relativi al piano regolatore dell’illuminazione comunale (PRIC).
Questi sono solo alcuni esempi per mettere in evidenza che le strade da percorrere per lo sviluppo ecosostenibile delle nostre città è veramente possibile; la democrazia energetica è attivabile realmente, usando mezzi e conoscenze che è sempre più necessario avere e mettere a disposizione del bene comune.Il piano di azione per energia sostenibile mette a disposizione una serie di lavorazioni essenziali  per la sua attivazione; ecco, quindi, lo stretto collegamento tra il PAES e la possibilità di creare lavori pubblici per le imprese di costruzioni edili, che si troverebbero coinvolte nelle opere di riqualificazione degli edifici, piuttosto che le ditte di impiantisti, necessarie alla realizzazione , per esempio, del nuovo sistema di illuminazione pubblica, piuttosto che per i rinnovi degli impianti termosanitari. Naturalmente  anche i finanziamenti dell'esecuzione del piano vero e proprio rientrano nei canali visti primi; sfruttare le risorse e gli incentivi messi a disposizione dalla comunità europea, per questi interventi speciali, è un'occasione da non perdere, viste le grandi difficoltà che le nostre aziende, soprattutto nel capo delle costruzioni, stanno vivendo. Eppure, il sistema non riesce a decollare, proprio perché sono moltissime le amministrazioni comunali che non conoscono nemmeno l'esistenza di queste nuove vie di sviluppo. La provincia autonoma di Trento ha aderito al patto, come coordinatore zonale, al fine di incentivare i propri comuni ad aderire fattivamente al patto dei sindaci che, operativamente rimane prerogativa  esclusiva delle amministrazioni comunali.  In Trentino, per la verità, sono pochi i comuni che hanno cominciato ad operare scelte forti di adesione ad una politica di democrazia energetica applicata. Rovereto ha predisposto il Paes, il comune di Fondo lo sta presentando e vi sono altri 3/4 comuni che hanno aderito al patto e stanno lavorandoci; per Trento, purtroppo, sembra che non ci sia moltissima predisposizione politica a recepire queste tematiche e la cosa mi spiace parecchio, poiché personalmente ho cercato più volte di sensibilizzare l'amministrazione in tal senso, con alcune  proposte innovative davvero interessanti e a costi rientrabili in tempi e modi letteralmente indolori! Naturalmente, partire con un'adesione al Patto dei sindaci implica scelte diverse e innovative, rispetto alla tradizionale gestione amministrativa delle nostre città; scelte che devono coinvolgere persone che credono realmente in questo sviluppo innovativo, che potrebbe davvero essere uno dei motori principali per spingere “la nave” Italia, ma direi Europa, fuori da questa crisi lacerante. Per crederci, è necessario investire in persone preparate e cercare di costruire un percorso politico che guardi al futuro con occhi diversi, con la volontà di provare percorsi davvero diversi dalla solita mediocrità che siamo costretti a vedere e sentire da ormai molti anni.
Dobbiamo provare a guardare il futuro con  occhi diversi e utilizzare strumenti diversi che esistono, sostenuti finanziariamente dalla comunità europea; non possono più valere le scuse dell’assenza di fondi per evitare l’innovamento tecnologico delle città; i fondi esistono e, molto spesso, rimangono inutilizzati nelle casse della comunità europea, perché le amministrazioni comunali non sanno come accedervi.
Se proviamo a guardare il futuro con questi occhi diversi, forse anche da qui può partire un reale messaggio politico innovatore; che può essere promotore di metodi nuovi, anche per la nostra provincia, dove saremo chiamati molto presto, alle prossime elezioni di ottobre,  a decidere nuovi percorsi, portati avanti magari con un pizzico di coraggio e di lungimiranza maggiore.
Ogni municipalità trentina, con queste possibilità e aderendo al patto dei sindaci, potrebbe contribuire a far crescere un nuovo modo di conciliare politica e servizio per il bene collettivo; garantendo, quindi, una democrazia energetica che possa essere motore, naturalmente non inquinante, dello sviluppo territoriale e culturale. Una nuova cultura di sviluppo territoriale, rispettosa dell'ecosistema in cui viviamo e all'insegna della corretta gestione delle risorse energetiche che abbiamo a disposizione è fondamentale per vincere le sfide sempre più difficili che ci troveremo ad affrontare.
Marco Ianes-ecologisti e reti civiche Verdi Europei.
Docente di impianti elettrici e consulente del settore energia.
Tabella del percorso del “patto dei sindaci”

venerdì 10 maggio 2013

giovedì 9 maggio 2013

Rinnovabili e sviluppo economico? Si, no, forse...

Sono a Milano, per la fiera del fotovoltaico ed energie rinnovabili. In un convegno a cui ho partecipato il dottor Barra del ministero attività produttive ha detto che non si sa se e come il nuovo governo intenderà sviluppare le energie rinnovabili. Se e come? Ma Letta, domenica a Che tempo che fa, ha detto che intende sviluppare le rinnovabili; perché allora ha nominato ministro allo sviluppo economico il signor Zanonato, nuclearista convinto? Poi, il dottor Barra, ha detto, seraficamente, di pazientare qualche mese, per sapere cosa si farà per le rinnovabili! Pazientare qualche mese lo può fare lui, che ha lo stipendio statale, non le imprese che devono programmare investimenti e progettare il futuro. Siamo a posto, in mano ai soliti burocrati, ai soliti personaggi che non si rendono conto di cosa sia gestire l'economia aziendale senza basi certe e senza indirizzi duraturi. Povera Italia...

lunedì 22 aprile 2013

Rinnovabili, uno studio assolve i costi: "Alla fine ci guadagniamo quasi 50 miliardi"

 Rinnovabili, uno studio assolve i costi:

"Alla fine ci guadagniamo quasi 50 miliardi"

L'Irex Annual Report quantifica i vantaggi economici delle fonti pulite, dimostrando che la spesa per incentivi produce utili grazie ad occupazione, abbattimento delle emissioni e riduzione del costo dell'elettricità."Nel solo 2012 con il fotovoltaico il prezzo del kWh è calato di oltre un miliardo di euro"

Ecco un articolo di VALERIO GUALERZI pubblicato su Repubblica; DOCUMENTATEVI!
 ECCO IL LINK:

Rinnovabili: uno studio assolve i costi, domostrando che il Paese ci guadagna.

Marco Ianes - Trento

giovedì 18 aprile 2013

Sport, chiusura delle strutture derivata da chiusura alle innovazioni.

Sport, chiusura delle strutture derivata da chiusura alle innovazioni.
Qualche anno fa avevo presentato un progetto, quasi esecutivo e quindi molto dettagliato, in merito alla possibilità di installare  un impianto fotovoltaico sul palazzo dello sport e del ghiaccio di Trento, proposta anche evidenziata dalla stampa.All'epoca era in vigore ancora il secondo conto energia, con tariffe incentivanti molto elevate. In tale progetto, prospettavo due strade possibili da percorrere; la prima prevedeva un investimento diretto del comune nella realizzazione dell'opera, finanziandola con l'accesso al credito che, sempre per l'epoca e per la tipologia del sistema, era facilmente accessibile. La seconda ipotesi, prevedeva di dare l'esecuzione dell'opera ad una Esco(energy service company), che si sarebbe tenuta gli introiti delle tariffe incentivanti, lasciando comunque al comune l'uso dell'energia autoprodotta, quindi risparmiata in quanto non acquistata. In entrambi i casi, comunque, il comune avrebbe potuto godere di notevoli introiti e agevolazioni economiche, tali per cui oggi, molto probabilmente, si sarebbero potuti investire quei soldi per evitare la chiusura estiva del palazzo del ghiaccio; si parla di cifre intorno agli 80.000 euro all'anno, tra risparmio di energia e tariffe incentivanti, che magari, appunto, avrebbero permesso di dare un servizio alla cittadinanza,anziché toglierlo.Parole e proposte nel deserto di questa politica mediocre, che vuole solo amministrare con tagli e metodi vecchi, senza intraprendere strade nuove, che porterebbero risparmi reali e, come nel caso prospettato, risorse da girare e utilizzare per altri capitoli di spesa. Qualcuno dirà che qui si fa campagna elettorale; può anche essere, non lo nego, però rimane il fatto che si era tentato di proporre qualcosa di diverso e di nuovo, sfruttando le possibilità date dalla tecnica e dalla legislazione vigente e invece, pure questa volta, come in altre occasioni, non si sono nemmeno considerate strade nuove e perseguibili, peraltro quasi a costo zero e con introiti a beneficio della collettività. Perchè chi gestisce il bene collettivo non prova a percorrere queste nuove vie? Perché la politica della gestione del consolidato non prova a studiare percorsi innovativi, invece di rincorrere solamente i pareggi di bilancio con tagli estremi di servizi? Elemento sicuramente importante il pareggio di bilancio,ma potrebbe essere raggiunto con idee innovative e lungimiranti, con minori tagli e migliori investimenti. Perchè solamente chi investirà in maniera innovativa potrà garantire servizi di alto livello nel tempo; diversamente si cadrà nella banale gestione burocratica, che porterà al decadimento del benessere di tutti. Qui si tratta di avere un pochino di visione futura, ma questa è fantapolitica, probabilmente irraggiungibile utopia, vista la mediocrità imperante nelle forze politiche, tutte tese ad individuare i nuovi capi bastone, tralasciando programmi per il futuro, considerati in secondo piano e poco rilevanti.
Marco Ianes
Ecologisti e reti civiche- Verdi europei

mercoledì 10 aprile 2013

Energia per produrre moduli e pannelli: consumi ridotti e payback breve!

Tra i luoghi comuni usati dai detrattori del fotovoltaico c'è quello che per fabbricare celle, moduli e componenti si spende più energia di quanta ne produca l'impianto.

Ovviamente non è vero, altrimenti fare FV sarebbe una pessima idea: un impianto, che ha una vita utile di circa 30 anni, restituisce l'energia impiegata per produrlo tra gli 1 e i 4 anni a seconda della tecnologia: il film sottile richiede ad esempio meno energia per la produzione del cristallino.


Come ci mostra la letteratura scientifica raccolta dai NREL del DoE Usa l'energia investita per produrre un impianto fotovoltaico, componenti e installazione compresa, va dal 13 a 3% di quella che il sistema produrrà in 30 anni. Se confrontiamo l'energy payback ratio, ossia il rapporto tra energia investita ed energia prodotta, con quello delle altre fonti, vediamo che il fotovoltaico ha prestazioni leggermente superiori ad esempio ad una centrale a carbone, con la differenza che, nel caso del FV, dall'87 al 97% dell'energia prodotta dall'impianto non comporta alcun tipo di emissione o inquinamento. Detto questo, è però vero che l'industria fotovoltaica è altamente energivora: ad esempio il silicio viene lavorato a temperature sopra i 1600 °C, ottenute in forni elettrici. Negli anni passati quando la quantità di impianti fotovoltaici in funzione era relativamente contenuta, la produzione di celle, moduli e componenti assorbiva più energia di quella prodotta dagli impianti operativi. La notizia è che adesso, come spiega uno studio della Stanford University, con l'aumento della potenza installata e il miglioramento dell'efficienza nei processi produttivi, al fotovoltaico non si può rinfacciare nemmeno quello: gli impianti in funzione producono più di quanto venga consumato per farne di nuovi. Secondo lo studio, infatti, l'anno scorso è stato il primo anno nel quale dagli impianti FV già installati è venuta più energia di quella consumata dall'intera industria. Per fare un paragone, nel 2000 la produzione aveva consumato il 75% di energia in più rispetto a quella che gli impianti in funzione avevano prodotto. Di questo passo la produzione di celle, moduli e componenti potrebbe ripagare il debito energetico accumulato negli anni passati forse già nel 2015 e certamente non oltre il 2020. Oltre all'aumento della capacità già installata in rapporto a quella che si produce annualmente, si spiega, a migliorare il bilancio e a rendere più veloce il recupero è l'aumentata efficienza nei processi produttivi, progresso che dovrebbe proseguire nei prossimi anni. Parallelamente alla crescita dell'industria e al calo dei prezzi infatti è diminuito anche il costo energetico dei moduli. Ora si usano wafer più sottili, materia prima meno lavorata e si sono ridotti gli sprechi di silicio. Inoltre sono migliorate le efficienze e, infine, ulteriori miglioramenti possono venire da un maggior impiego dei moduli a film sottile, che hanno un costo energetico molto più basso dei cristallini. Per sostenere una crescita che porti al 2020 a coprire con il FV il 10% del fabbisogno elettrico mondiale, spiega il report, con l'efficienza attuale l'industria del FV porterebbe a consumare circa il 9% dell'elettricità del mondo. Ma se i progressi nell'efficienza continueranno ai ritmi registrati in questi ultimi anni dovrebbe bastare meno del 2% del fabbisogno elettrico.

Fonte: QualEnergia.it