"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


mercoledì 15 ottobre 2014

NOT e sanità trentina: che confusione e pressapochismo!

COMUNICATO STAMPA
I Verdi del Trentino prendono atto che la magistratura ha deliberato il rifacimento della gara relativa al NOT.
Su tale argomento è indispensabile chiarire che la magistratura ha messo in evidenza lacune gravi nella gestione della predisposizione della gara d’appalto e nella sua gestione.
Le lacune gravi derivano dalla superficialità con la quale la questione è stata gestita; non è possibile che chi debba gestire gare pubbliche, peraltro così importanti, commetta errori di tale misura, inserendo nella commissione esaminatrice figure professionali che, per legge, erano in partenza già non utilizzabili. Rimaniamo sconcertati dal fatto che si attribuisca la colpa ai ricorsi presentati, quando si dovrebbe sapere fin dall’inizio come gestire la partita.
Il NOT, che già nel nome rappresenta una negazione, mette in luce già dall’avvio delle prime procedure molte contraddizioni sulla gestione del sistema; se, chi gestisce la partita, commette questi errori formali senza esserne nemmeno cosciente, ci chiediamo come potranno essere gestite tutte le altre situazioni, a partire dalla nuova commissione esaminatrice, dalle nuove offerte e, poi, dalla gestione vera e  propria dei cantieri e della conduzione finale. Forse sarebbe necessario rivedere il sistema sanitario provinciale in generale, costruendo una reale riforma che prenda in considerazione la necessità di costruire un colosso simile, che reputiamo davvero difficilmente sostenibile in tempi di scarse risorse come questi; anche il ricorso al project financing rimane un grosso dubbio ; lasciare  la gestione in mano a cordate di privati potrebbe risultare molto pericoloso per il bene collettivo.  Crediamo che la costruzione di un nuovo ospedale, se veramente necessario,  debba essere parte integrante di una profonda revisione sanitaria del nostro sistema, condotta con i metodi della concertazione e della progettazione allargata; non certo con le diatribe politiche a cui assistiamo in queste settimane, peraltro a mezzo stampa e senza alcun passaggio di condivisione della coalizione del centro sinistra autonomista,  che sembra essere sempre più ristretta ai soli tre partiti di governo molto  litigiosi tra loro, con sistematica esclusione anche delle altre forze politiche che, peraltro, l’hanno sostenuta in campagna elettorale.
Auspichiamo passaggi di condivisione a breve, sul tema sanitario , al fine di lavorare per il bene collettivo e non per puri consensi di partito, come sembra apparire da ciò che accade in queste settimane.

Marco Ianes e Lucia Coppola – portavoce Verdi del Trentino

giovedì 9 ottobre 2014

Ma che senso ha spendere 44 milioni euro così?

#bibliotecatrento #trento Ma ha senso costruire una biblioteca che costa 44 milioni di Euro (i primi ovviamente, poi i costi lieviteranno come sempre avviene nelle opere pubbliche), quando si stanno tagliando risorse alla scuola, si tagliano risorse alla sanità, la gente a destra e a manca perde il lavoro? Non stiamo parlando di un'altra cattedrale nel deserto? Ma questi soldi, dato che ci sono, non possiamo spenderli per la scuola, per esempio? Ma no, va là, sprechiamoli ancora per la zona Albere, sprechiamoli ancora per una struttura che grida già all'inutilità!!!

domenica 5 ottobre 2014

Centrale a biomassa in Valsugana: nuovo pericolo per la salute pubblica.

Apprendiamo che in Valsugana c'è in atto un progetto di realizzazione di una centrale a biomassa, a servizio di uno stabilimento industriale di proprietà della Menz e Gasser, pregiata azienda di confetture alimentari.
Pur coscienti del fatto che i costi energetici industriali  sono sempre più elevati, siamo dell'opinione che, percorrere la strada di produrre energia tramite combustione, sia sempre una via errata.
Molteplici sono i motivi della nostra perplessità, anche e soprattutto per la location di tale nuova fonte di emissione: la Valsugana, zona già fortemente compromessa dalla presenza di siti inquinanti quali l'acciaieria di Borgo, solo per citarne un esempio. La centrale a biomassa che l'azienda vuole realizzare non è esente da emissioni tossiche e  pericolose; con il concetto di biomassa si vuole far passare l'idea che,bruciando residui del ciclo del legno come parrebbe nelle intenzioni dichiarate dall'azienda stessa, l'impatto ambientale sia praticamente nullo. Ebbene, ciò è assolutamente falso e fuorviante. Qualsiasi combustione produce diossine e residui di microparticelle che interagiscono con la qualità dell'aria che TUTTI respiriamo. Il problema, poi, si pone anche sotto un altro aspetto, molto più sottile; qualora il combustibile definito "biomassa" sia di natura diversa da quello dichiarato finora, cioè di origini vegetali, si avrebbe un ulteriore decadimento della qualità dell'aria, con conseguente aumento del rischio tumori e malattie varie per la cittadinanza.  Mi riferisco a quel famoso CSS (combustibile solido secondario), derivato dal trattamento dei rifiuti, che la provincia di Trento vorrebbe realizzare in uno stabilimento a Trento, per chiudere il ciclo dei rifiuti. L'associazione viene spontanea: la PAT realizza la materia prima (CSS) e le aziende che usano la "biomassa" lo utilizzano; il tutto con l'etica ecologica d'ufficio,dato che il CSS viene qualificato al pari della biomassa, dai regolamenti vigenti, come fonte rinnovabile (sic!). Davvero un bel passo avanti per l'ambiente trentino, sempre più gestito in maniera affaristica da una politica davvero poco attenta ai reali risvolti sulla salute generale dei cittadini. Mi pare poco percorribile una via di valorizzazione di queste forme alternative di energia, che definire "rinnovabili" è davvero assurdo. Siamo pienamente cosciente del fatto che trovare fonti di energia a costi sostenibili sia essenziale per le aziende, ma certe strade "mascherate" da ambientaliste non possono più essere sostenute. Davvero vogliamo credere alla bassa incidenza sulla nostra qualità ambientale e di vita di tali centrali a combustione? Continuare a perseguire tali vie non può essere intensificato come progresso e, men che meno, come via innovativa. Di rinnovabile non c'è nulla, c'è solo il solito interesse economico a discapito del bene collettivo e pure della sicurezza di tutti. Spiace che la politica locale liquidi con semplicità e superficialità tali aspetti fondamentali della qualità della vita. Ambientalisti a parole lo sono tutti, ma quelli veri sono davvero preoccupati di questi percorsi; e quelli veri sono rimasti fuori dai giochi politici e possono solo provare a risvegliare le coscienze, sperando in un futuro più sostenibile davvero.

Marco Ianes co portavoce Verdi del Trentino. 

lunedì 29 settembre 2014

Decreto “Sblocca Italia” e misure urgenti in materia di energia


Decreto “Sblocca Italia” e misure urgenti in materia di energia .

Nel recente decreto “sblocca Italia, al capo IX, articoli 36,37 e 38, si parla di misure urgenti in materia energetica. Peccato, però , che di energia si parli veramente poco, se non per nulla, poiché si trovano riferimenti solamente agli idrocarburi e alle possibilità di effettuare campagne di ricerca nei territori e nei mari dello Stato. Non si capiscono i motivi per i quali, questo governo, non abbia inserito in questo decreto anche la possibilità di esplorare nuove vie per le risorse rinnovabili, quali acqua, vento e sole.
Il nostro paese è dotato di molte coste, al largo delle quali vi sono correnti d’aria che definire “interessanti” energeticamente è davvero riduttivo; al largo di tali coste, infatti, la presenza quasi costante di valori significativi  di movimenti eolici, sarebbe tale da giustificare insediamenti  di produzione di energia da fonte eolica. Tali insediamenti risulterebbero notevolmente preziosi per la tutela del mare dal punto di vista ambientale, niente trivellazioni dannose, impatto visivo pressoché nullo se installati a debita distanza dalla costa. Se andiamo in Danimarca, a Middengrunden , troviamo, ad esempio, un parco eolico off-shore (fuori costa) che è scarsamente visibile dalla costa, quindi salvaguardando anche l’aspetto impattante; la Danimarca, ormai sempre più frequentemente nel corso dell’anno, raggiunge il suo soddisfacimento energetico grazie agli impianti eolici.
Altra questione potrebbe essere tirata in campo con gli impianti fotovoltaici; finita l’era degli incentivi megagalattici che hanno dato modo alle multinazionali di arricchirsi e speculare, sarebbe forse ora di programmare investimenti sul fotovoltaico mirato esclusivamente al fabbisogno energetico puntuale delle piccole-medie imprese e dei privati; si potrebbe, così, incentivare e sviluppare una sorta di democrazia energetica, con risparmi notevoli sugli idrocarburi, che regolarmente importiamo e strapaghiamo da altri paesi.  Le aziende ne avrebbero un doppio beneficio: riduzione dei costi dell’energia per la propria attività, dati i minori prelievi dalla rete e defiscalizzazione dell’investimento effettuato per l’impianto. Ne trarrebbe beneficio anche lo Stato, che vedrebbe incrementate fatturazioni per installazioni impiantistiche e manutenzioni, con il conseguente gettito IVA aumentato, nonché con le tasse maggiori delle imprese realizzatrici; ne trarrebbe beneficio l’occupazione, soprattutto giovanile, che potrebbe vedere incrementi di posti di lavoro stimati già alcuni anni fa in circa 150.000 nuovi impieghi nel settore elettrico-elettronico; ne trarrebbe beneficio l’ambiente, che vedrebbe minori consumi di idrocarburi, minori emissioni di gas inquinanti e, quindi, migliore qualità dell’aria.
Ulteriore sviluppo sostenibile potrebbe essere quello di incentivare il micro-idroelettrico; in questo settore ci sarebbe spazio per notevoli insediamenti in piccoli siti e, tali interventi, potrebbero anche essere una buona via per prendere in mano la situazione idrogeologica italiana, avviando un serio monitoraggio dei corsi d’acqua, sia per rilevare potenzialità energetiche, ma anche per calibrare eventuali interventi di assestamento e messa in sicurezza dei corsi d’acqua medesimi.
Con questo decreto, invece, si è dato spazio a percorsi che di sostenibile hanno davvero poco; percorsi che hanno costi elevatissimi, poiché campagne di rilievi e, poi, di “coltivazione”(termine tecnico, ma che a me piace davvero poco, in quanto trattasi di sfruttamento di giacimenti, a rischio elevato di inquinamento ambientale) dei giacimenti non danno la garanzia di ritorni economici e produttivi tali da essere supportati. Il nostro Paese ha risorse naturali incredibili, in termini di sole, vento e acqua, ma ancora una volta non siamo in grado di cambiare rotta, incentivando e promuovendo settori  reali della “green economy”, che potrebbero creare nuovi posti di lavoro e prospettive di lunga durata.
Un decreto “sblocca Italia" che, per la parte energetica, sicuramente presenta molte ombre e poche, davvero poche luci; mi risulta difficile credere in un governo che acclama gradi cambiamenti, che vuole incentivare lo sviluppo “green”, che vuole proporre nuovi posti di lavoro e nuovi percorsi per lo sviluppo economico e,poi, per contro, decreta come prioritarie per lo sviluppo energetico italiano campagne di trivellazioni  per la ricerca di idrocarburi che, ammesso che vengano trovati, avranno costi elevatissimi sia per la realizzazione degli eventuali impianti di prelievo e raffinazione, sia per la gestione ambientale.
Ancora una volta prevalgono i proclami, ma nulla di nuovo sotto il “sole” italiano, che perde un’altra occasione per lanciare una vera ripresa economica.  Difficile davvero pensare di cambiare prospettive, in un Paese arenato su percorsi insostenibili; se davvero si vuole crescere, è necessario cambiare radicalmente e anche “dolorosamente”, come ha detto Renzi qualche giorno fa; ma, non è ben chiaro per chi debbano essere i dolori! Non certo per le solite multinazionali petrolifere che continueranno a godere dell’appoggio di un governo che sta letteralmente tradendo tutte le aspettative.

martedì 23 settembre 2014

Siti inquinati TRENTO NORD: depositato esposto in procura per fare chiarezza.

VERDI DEL TRENTINO hanno depositato un esposto alla procura della Repubblica di Trento.

Come è ben noto l’area SLOI-CARBOCHIMICA, a Trento Nord, è ricompresa nell’elenco dei siti di interesse nazionale (SIN).

Il sito, negli anni, è  stato oggetto di studi approfonditi e progetti di risanamento (a differenza di quanto è successo altrove), anche perché l’opinione pubblica trentina non ha mai distolto l’attenzione dal problema.
Tuttavia, - a parte gli studi e i monitoraggi – sembra esservi ora un certo disinteresse di  Comune e Provincia.

Si stenta a dare avvio alle opere di bonifica, benché per la parte pubblica del sito, vale a dire “le rogge e le fosse di scolo delle acque” i progetti di recupero siano già belle e pronti. Si tratta solo di “cantierare” i lavori.
        
I VERDI DEL TRENTINO sono fortemente preoccupati per l’incomprensibile situazione di stallo.

La Provincia ha predisposto un progetto esecutivo di recupero per le rogge, che prevede interventi di bonifica volti anche  al risanamento della falda acquifera. Ma che fine ha fatto questo piano, è forse finito in fondo a qualche cassetto? Inoltre, per quanto riguarda il monitoraggio, sappiamo che esiste una rete di controllo, ma non conosciamo lo stato delle analisi; com'è la situazione delle acque nella zona di Trento Nord?
Dobbiamo sapere tutti che, in caso di alluvioni nella zona, gli agenti inquinanti potrebbero essere trasportati altrove, dai corsi d’acqua inquinati. Perché non ci si muove con l'attuazione di tale piano?


La politica trentina sembra sottovalutare i problemi sopra esposti, pertanto, in data odierna i VERDI DEL TRENTINO hanno depositato un esposto alla procura della Repubblica di Trento, richiedendo l’apertura di un’indagine per conoscere lo stato di fatto della situazione delle rogge e per chiedere l’immediata attivazione del piano di bonifica delle stesse. In allegato, trasmettiamo copia dell’esposto presentato.


Link per l'esposto depositato in procura:Esposto TRENTO NORD

venerdì 19 settembre 2014

Verdi Trento: siamo partiti per la programmazione politica! Vieni anche tu?

E si parte!
Abbiamo costituito, ieri, il gruppo di lavoro per predisporre il programma politico per le prossime comunali 2015 di Trento.

I Verdi del Trentino iniziano un percorso programmatico per rivedere la città, per riprogrammare la politica cittadina.

Dopo gli accantonamenti dei progetti faraonici quali interramenti di ferrovia, piano Busquets e caserme varie, ora è necessario dare un volto nuovo alla nostra città.

Sicurezza dei cittadini, tutela ambientale e del territorio, cultura e mondo giovanile, rilancio del Bondone...sono solo alcuni primi accenni dei temi che andremo a trattare.

Siamo partiti con la nostra programmazione e apriamo le porte a tutti i cittadini di buona volontà, che vogliono collaborare a dare una visione diversa della città di Trento.

Nelle prossime settimane elaboreremo una bozza programmatica, come piattaforma di lavoro; a seguire, poi, porteremo nelle varie circoscrizioni questa proposta, raccogliendo altrettante proposte e idee dai cittadini.

Chiunque può partecipare, inviando idee, proposte e candidature alla mail:

verditrento@gmail.com.

Vi apsettiamo, per camminare assieme, per una Trento del futuro che sia migliore, sempre più.

Marco Ianes - co portavoce Verdi del Trentino

venerdì 12 settembre 2014

Daniza e il Trentino che non c'è!



La vicenda di mamma orsa ha messo in evidenza alcuni aspetti del Trentino, non sicuramente i migliori.
Non vi è dubbio che viviamo in un momento storico difficilissimo per il lavoro sempre più scarso e un'economia disastrata che, anche qui da noi, sta arrancando e determina situazioni di grave disagio nelle famiglie.
Ma la vicenda di Daniza risulta quanto mai emblematica di un sistema che vede al centro di tutto, l'egoismo e la spregiudicatezza dell'uomo nel gestire ciò che lo circonda. Fin dall'inizio, la storia è stata gestita frettolosamente e con grande superficialità, complice un approccio verso i problemi ambientali ormai, purtroppo, molto radicato nella classe politica. Ogni problema che riguarda l'ambiente e la biodiversità sembra dover trovare soluzione con metodi drastici e di rimozione e, appunto, l'esempio di mamma orsa, letteralmente levata di torno dal suo habitat naturale rappresenta l'apice di questo modus operandi.
Ecco perché si critica fortemente il provvedimento di cattura e,poi, il susseguente "incidente" che ha portato al decesso di Daniza.
La politica si fa carico di inserire nei propri programmi elettorali iniziative e proposte che mirano a tutelare l'ambiente e la biodiversità, ma poi, in realtà, si continua a lavorare con metodi che sono in chiara antitesi con ciò che si proponeva.
La vicenda di mamma orsa rischia di diventare un pericolosissimo fermo immagine indelebile di un Trentino "contro natura", di un Trentino che getta letteralmente alle ortiche un'immagine ambientalista che si è cercato di costruire nel tempo; ecco perché la vicenda in questione assume un'importanza essenziale per il nostro territorio, ecco perché non possiamo limitarci ad archiviare la vicenda con analisi superficiali e banali.
Non possiamo limitarci ad analizzarla, come ha fatto il presidente Rossi, comparandola ad altre ben più gravi tragedie come quella delle suore trucidate; questa visione distorta della vicenda tende a sviare dalla reale conseguenza che la morte di Daniza avrà sull'economia turistica di un Trentino che, in questo momento, appare come un luogo di morte per chi non sta alle regole dell'uomo! Noi sappiamo che non è così, ma fuori non ci vedono con i nostri occhi; e,forse, non hanno tutti i torti viste le scelte che la politica, in questi ultimi anni ha fatto: un'inceneritore fermato solo dalle associazioni e da piccole realtà politiche ambientaliste, un forte incremento impiantistico per lo sci in posti naturalistici meravigliosi, una TAV in corso di realizzazione e, per ultima, una gestione del progetto LifeUrsus che definire pressapochistica e superficiale è volere essere diplomatici.
Il Trentino deve davvero cambiare marcia nella gestione territoriale e ambientale, ma lo deve fare con una mentalità diversa, non elettoralistica e di convenienza; ma, per fare ciò, è necessario uscire dal guscio dell'arroganza e della supponenza di una politica locale chiusa a riccio su temi come la salvaguardia ambientale e la tutela della biodiversità; temi di cui molti politici attuali non sanno nemmeno discutere, troppo presi a tutelare interessi di bandiera di questa o quella categoria che rappresenta un bacino di voti significativo. Avremmo davvero bisogno di politici "visionari", che abbiano a cuore una progettualità sostenibile reale; ma ora, abbiamo solo evidenziato l'incapacità politica di valutare correttamente causa-effetto di un provvedimento assurdo, che ha portato ad un evento altrettanto assurdo e molto, molto pericoloso per il nostro Trentino. E chi non riesce a capire ciò che davvero significa quello che è successo, dimostra di non aver capito realmente quello che l'uomo sta facendo all'ambiente in cui vive e non capisce che l'immagine che diamo fuori è devastante anche per la nostra economia turistica.

giovedì 11 settembre 2014

UCCISA IN TRENTINO L'ORSA-MAMMA DANIZA.

UCCISA IN TRENTINO L'ORSA-MAMMA DANIZA.
COMUNICATO STAMPA:

La morte dell’orsa Daniza per mano umana rappresenta una sconfitta bruciante per il Trentino che si professa ambientalista e rispettoso dell’ambiente.

Ma quale rispetto per gli animali? Quale rispetto per l’ambiente in cui viviamo?
Questo vero e proprio assassinio di un animale giudicato “pericoloso” dall’uomo si ritorcerà contro il Trentino in maniera spaventosa; la responsabilità politica di aver firmato un’ordinanza assurda, ora diventa davvero grave; uccidere un animale perché si comporta come madre natura gli ha insegnato, significa calpestare la natura stessa.
Questa situazione è stata gestita con grande incompetenza e superficialità, sia politica sia operativa, visto che chi ha iniettato il veleno a Daniza ha sbagliato dose, provocandone la morte.
Morte casuale o pilotata? A QUESTO PUNTO NOI ABBIAMO SERI DUBBI SULLA CASUALITA’ E CHIEDIAMO VENGA APERTA UN’INDAGINE PER VERIFICARE LE RESPONSABILITA’, SIA POLITICHE SIA TECNICHE.

Abbiamo depositato tempo fa un esposto sul provvedimento e ancora stiamo attendendo l’esito da parte della procura; stiamo valutando l’ipotesi di presentarne un altro per aprire un’inchiesta sulla gestione della procedura di cattura, che si è trasformata in una vera e propria esecuzione.

Da questo tipo di politica e di gestione superficiale e arrogante di ciò che riguarda la natura, la biodiversità e il rispetto per la vita, i VERDI DEL TRENTINO si dissociano inequivocabilmente e condannano duramente questi percorsi che, inevitabilmente, distruggono anche l’immagine di un Trentino naturalista solo sulla carta.


I portavoce Marco Ianes e Lucia Coppola.