"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


giovedì 17 marzo 2016

SMART CITY : COSA SIGNIFICA? SEMINARIO TECNICO IL 14 MAGGIO ENAIP TRENTINO - VILLAZZANO

SMART CITY : COSA SIGNIFICA?






SEMINARIO TECNICO INFORMATIVO APERTO A TUTTI!
INGRESSO LIBERO.
GRADITA LA PRENOTAZIONE POSTO.
E' POSSIBILE PRENOTARE AL SEGUENTE LINK:


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Introduzione e moderazione dell’incontro Prof. Marco Ianes – ENAIP TRENTINO


Smart city e territorio urbano. Errori del passato e prospettive per il futuro.
Relatore : dott. Arch. Michele Condini, progettista e urbanista.


Tecnologie per le Smart Cities
Relatore: prof.ing. Maurizio Fauri , Professore associato di Sistemi Elettrici per l’Energia presso il Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università degli Studi di Trento.


Trento Smart City: a che punto siamo? Cosa è stato fatto e proposte per il futuro.
Relatrice: Chiara Maule, Assessora con delega per le materie della partecipazione, innovazione, semplificazione e formazione del comune di Trento.


SABATO 14 MAGGIO ORE 9:30 - 12:30 
CENTRO FORMAZIONE PROFESSIONALE DI VILLAZZANO - ENAIP TRENTINO

 

sabato 27 febbraio 2016

Formazione professionale, passi verso la disgregazione.



Formazione professionale, passi verso la disgregazione.


 Foto: un momento dell'incontro tra il Presidente Rossi e la delegazione dei docenti CGIL della formazione professionale trentina. 



Venerdì 26 febbraio il Presidente della Giunta Provinciale Ugo Rossi ha incontrato una delegazione di insegnanti della formazione professionale, presenti in adesione allo sciopero proclamato dalla CGIL e non sottoscritto da CISL e UIL, che invece hanno ritenuto superficiali le argomentazioni che hanno mosso i docenti verso un atto di protesta che qui vorrei provare a spiegare.
Nell’incontro i docenti hanno portato al Presidente Rossi le loro preoccupazioni sul futuro della formazione professionale trentina, in seguito alle vicende che si stanno susseguendo in questi mesi.  Infatti, nel novembre scorso, il Presidente, nonché assessore all’istruzione, ha firmato un protocollo di intesa con i sindacati, nel quale si parametrizzano alcuni aspetti relativi alla disponibilità degli insegnanti in termini di prestazioni orarie, con notevole apertura di questi ultimi verso le richieste di maggior impegno avanzate dalla PAT; si è data risposta favorevole, non senza sacrifici è bene dirlo, a precise richieste da parte della PAT in merito ad un notevole numero di ore in più da mettere a disposizione per i nuovi progetti in campo, quali i tirocini estivi, i corsi extracurricolari e il sistema duale che proprio il Presidente ha caro nel suo programma politico. Anche gli enti paritari, depositari della quasi totalità dell’organizzazione della formazione professionale trentina, hanno visto soddisfatte molte delle richieste, che sono state di fatto inglobate nel protocollo copra citato. Dunque, quale il motivo dello sciopero di venerdì 25 febbraio, se un accordo è appena stato sottoscritto? Proviamo a chiarire la vicenda.
Nonostante l’accordo che soddisfa le richieste degli enti, alcuni enti paritari ( Canossa e Veronesi) hanno deciso ugualmente di rescindere il contratto provinciale della formazione professionale, acquisendo il contratto nazionale; la differenza è sostanziale, sia dal punto di vista economico, poiché prevede salari di ingresso da fame per i nuovi assunti ( 60% del salario per il primo anno e poi negli anni successivi aumenti graduali, per arrivare solo dopo 4 anni al salario integrale), ma anche sotto il profilo degli inquadramenti professionali: i docenti non sarebbero più tali, ma verrebbero definiti “formatori”, perdendo di fatto la qualifica di insegnanti, con conseguente mancata attribuzione dei previsti punteggi di avanzamento nelle varie graduatorie specifiche. Vero è che nel protocollo di intesa si prevede “ il mantenimento salariale e il numero di ore provinciale” per i docenti in servizio e il Presidente Rossi, nell’incontro, ha confermato che se tale clausola non venisse rispettata,  l’ente mancante non si vedrebbe riconoscere le coperture economiche garantite dalla Provincia. Però,  rimane il grosso nodo della disparità tra docenti che fanno lo stesso lavoro, soprattutto per i nuovi assunti. Ci saranno docenti in alcuni enti che rimarranno tali, altri che, pur insegnando le stesse materie, saranno formatori, senza titoli per poter accedere ad altri canali quali, ad esempio, la scuola pubblica. Altro esempio, per rendere l’idea: nella stessa scuola ci saranno persone assunte di vecchia data che vedono applicato il contratto provinciale, mentre per i nuovi assunti si applicherà il contratto nazionale, con i limiti sopra esposti! Ma vi pare logico ed equo che ci siano lavoratori che eseguono le stesse funzioni, insegnanti che insegnano le stesse materie, ma che hanno contratti diversi?  Di fronte a questi temi, abbiamo posto al Presidente Rossi il  seguente quesito:” quale unità è possibile per la formazione professionale trentina, se la Provincia stessa permette che ogni ente possa avere le mani libere nell’applicare il contratto che gli è più congeniale?” Il Presidente ci ha risposto che non intende assolutamente dare indirizzi politici diversi da quelli in vigore e che con la clausola di garanzia relativa alla salvaguardia dello stipendio e delle ore ha fatto tutto ciò che doveva per garantire l’unitarietà del sistema formazione professionale. Rimane in noi docenti, forse un domani semplici assistenti formatori, l’amarezza di aver parlato con un politico che non ha capito ancora cosa sia davvero la formazione professionale trentina. Fatta da docenti non di serie B, ma da insegnanti che sono in scuole che accolgono il 25-30% degli studenti trentini, dove si plasmano i futuri artigiani, i futuri operatori turistici che sono l’ossatura dell’economia del nostro Trentino autonomo. Guardando al futuro, chi pensate che tra laureati e tecnici di esperienza si possa mettere in gioco nella formazione professionale, sapendo di venir visto come un assistente formatore, sapendo di percepire lo stipendio pieno solo dopo 4 anni, sapendo che non vedrà alcun riconoscimento nelle graduatorie docenti? Inoltre, se ogni ente potrà applicare il contratto che più gli aggrada, che tipo di unitarietà potrà mai avere la formazione professionale trentina? Altro esempio: in caso di trasferimento di un docente da un ente all’altro, se ciò avviene tra due enti che applicano contratti diversi, al docente verrà applicato il salario di ingresso; ma vi pare che, magari dopo 10 anni di servizio, un docente possa ripartire con il 60% dello stipendio? Queste assurdità stanno per essere avvallate anche politicamente, poiché il Presidente ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di obbligare gli enti paritari all’adesione al contratto provinciale. Bel passo in avanti verso l’unità della formazione professionale, ritenuta la “terza gamba” del servizio scolastico provinciale; una gamba di serie B, che si avvia tristemente verso l’amputazione dal sistema scolastico, dato che fra qualche anno i docenti potrebbero non essere più tali, con il beneplacito di alcune sigle sindacali ( CISL e UIL) , che rimangono chiuse sulla loro posizione incomprensibile di distacco da questa preoccupazione.  È triste notare come la formazione professionale trentina stia avviando un declino inesorabile, poiché se non si crea unità contrattuale tra i docenti, non è pensabile di creare qualità nei servizi alle famiglie e agli allievi; non si può pensare di avere una formazione professionale di qualità con “assistenti-formatori” sotto pagati, con selezioni che saranno clientelari nei vari enti paritari che non aderiranno al contratto provinciale, che invece ha nel suo articolato, precise definizioni tutelanti del ruolo del docente.; ma tutelanti soprattutto per gli studenti, poiché garantiscono competenze e conoscenze che gli insegnanti devono avere per poter esercitare.  Se questa è la strada che la Provincia intende tracciare per il futuro della formazione provinciale trentina, come docenti  non possiamo che essere fortemente preoccupati; non lo siamo solo per noi, ma soprattutto per i nostri studenti e per le famiglie che a noi si rivolgono per istruire i loro ragazzi, non certo per accudirli come assistenti

giovedì 11 febbraio 2016

Marcialonga, in risposta a Alfredo Weiss: ma quanto è davvero sostenibile?





Poche righe per rispondere all’intervento di Alfredo Weiss, che mi risponde dal quotidiano L'Adige (11/02/2016).


Che la Marcialonga sia un successo, meritatissimo peraltro, è un dato innegabile, lo dimostrano i numeri e la passione di organizzatori e partecipanti al quale riconosco il massimo rispetto.
Però , rispondendo al signor Weiss, nel mio intervento ho posto l’accento su un altro problema, che esiste e sarà sempre più presente: la scarsità di neve. Dopo la narrazione storica molto elegante sulla Marcialonga, Weiss non risponde chiaramente  sulla sostenibilità ambientale, unico punto che ci divide sulla manifestazione, dato che su tutto il resto mi trova pienamente d’accordo!
In un’ epoca di cambiamenti climatici evidenti e, finalmente, riconosciuti dalla comunità scientifica che si è espressa con un documento forte su indirizzi di conservazione delle risorse idrico-energetiche (COP21), mettere in campo la tradizione di una manifestazione, seppure fantastica e redditizia, appare davvero in antitesi con tali principi e pure fuori luogo, con una visione limitata del bene collettivo e molto egoistica. Nessuno mette in discussione la necessità di dare respiro all’industria turistica, ma ribadisco un concetto importante: è necessario riprogettare la proposta invernale per i decenni futuri. Non guardare oltre e limitarsi a dare una descrizione storica, pregevolissima peraltro, della Marcialonga è solo avere una visione limitata di ciò che sarà il turismo del futuro. Le stesse visioni limitate che contraddistinguono le scelte politiche locali, nazionali ed internazionali in tema di conversione ecologica e di recupero e risparmio energetico. Logiche asservite all’urgenza di coprire una necessità immediata, senza prospettiva, che nascono da una sottovalutazione grave, già nei decenni scorsi, di segnali che Madre Natura ci ha mandato; scelte che trovano linfa nella necessità impellente di coprire necessità immediate, ma che pregiudicano seriamente l’integrità di un ecosistema per il futuro. Continuiamo con la tradizione, va bene così. Chissà se i nostri nipoti o pronipoti ne saranno felici. Ah, già, chissenefrega, tanto noi non ci saremo! 
 
Qui i dettagli sui dati portati dagli organizzatori. Ditemi se sono sostenibili o se è una pura follia: 


Le piste "innevate" della Marcialonga 2016! Sviluppo sostenibile?


lunedì 21 dicembre 2015

Ancora sul trilinguismo! Perplessità sui reali contributi agli aggiornamenti.

Oggi, la PAT ha liquidato il voucher per il corso di aggiornamento all'estero in lingua inglese. Ho preso euro 933,49 al netto delle ritenute. Va bene, io ci credo nel portare avanti l'aggiornamento dei docenti per il CLIL, ma mi chiedo perchè, a fronte di una spesa ben superiore ( circa 1500 euro tra aereo, alloggio e corso di due settimane; escluso il vitto che posso anche considerare di pagarmelo e, ovviamente le spese personali), si rimborsi solo una parte, per giunta tassando il rimborso! Ma chi ci crede siamo solo noi insegnanti oppure la PAT intende davvero investire SERIAMENTE in aggiornamenti? No, perché se uno ci deve anche rimettere soldi, la prossima volta ci penso molto attentamente! Qundici giorni di corso durante le mie ferie, NON PAGATI, aereo, vitto, alloggio e corso solo parzialmente rimborsati, esame prima e dopo per poter accedere al voucher, tenere il registro dei corsi effettuati...ma chi me lo fa fare? Mah...davvero ci ripenserò in futuro!

venerdì 11 dicembre 2015

Trilinguismo, insegnanti impegnati e la provincia latitante...


Sono un docente impegnato nel progetto trilinguismo, molto spinto dal governo provinciale. Sto seguendo, con molto interesse, lo sviluppo del sistema CLIL.
Credo che, se ben organizzato e con docenti ben preparati, si possa davvero dare un serio contributo alla crescita dei nostri ragazzi, nel tentativo di far capire loro che le lingue straniere possono essere un mezzo nuovo e diverso per apprendere discipline non linguistiche e crescere culturalmente.
Il progetto trilinguismo di cui la nostra Provincia si vanta di essere sostenitrice, e il progetto CLIL ne è una componente fondamentale, deve però essere sostenuto seriamente, con finanziamenti congrui alla realtà; ma, soprattutto, si deve dare anche la necessaria credibilità a tale progetto.
Allora, mi chiedo quale credibilità possa avere un progetto se gli insegnanti che hanno sostenuto, a proprie spese di tempo e di denaro, un corso di 2 o 3 settimane all’estero in periodo estivo, e ancora non hanno ricevuto il rimborso del voucher previsto, dopo ben quattro mesi dalla presentazione delle spese e dopo aver sostenuto e superato gli esami previsti per il riconoscimento! Che credibilità può avere un progetto che prevede un aggiornamento degli insegnanti all’estero, da effettuarsi con sola parziale copertura delle spese sostenute? Sì, perché è bene chiarire che il voucher, ammesso che arrivi a questo punto, copre solo una parte delle spese sostenute.  Solitamente, e io lo posso confermare avendo lavorato diversi anni anche per aziende private del settore industriale, i corsi di aggiornamento sono interamente sostenuti dalle aziende stesse. Così non è per la Provincia, che ti chiede di aggiornarti, ti chiede di credere ad un percorso e poi ti dice che ti copre le spese solo in parte. E questo passi pure, purché almeno quella parte finanziata arrivi! I dubbi cominciano a serpeggiare tra i docenti visto che, contattando il servizio preposto, pare che prima di febbraio o marzo i soldi di rimborso non ci vengano erogati, mentre ci era stato detto che al massimo nel mese di novembre saremmo stati rimborsati! Bella partenza per il progetto trilinguismo, proprio una piena e totale iniezione di fiducia verso gli insegnanti che hanno deciso di mettersi in gioco! Sarà la solita politica degli annunci? Sarà che, alla fine, a crederci siamo solo noi, docenti pazzi che si sono messi in gioco accettando la sfida lanciata in pompa magna dal presidente Rossi?