Ogni anno produciamo sempre più rifiuti, e con la scusa di non sapere dove metterli la politica nazionale, senza distinzione di sorta o schieramento, sceglie la strada più semplice, la scorciatoia degli inceneritori. Li si maschera chiamandoli con un altro nome, termovalorizzatori, cercando con un incantesimo di spostare l’attenzione sulla presunta convenienza energetica nella combustione di materiali post consumo che, con un minimo di buonsenso e una filiera impiantistica corta e sostenibile potrebbero tranquillamente essere avviati totalmente a recupero e riutilizzo.
Siamo l’unica nazione in Europa ad associare queste micidiali macchine di morte a impianti per la produzione di energia pulita, non è un caso infatti se grazie alla truffa dei CIP 6 paghiamo multe salatissime alla comunità europea.
(http://www.gse.it/attivita/Incentivo%20impianti%20CIP692/Pagine/QuadroNormativo.aspx)
Ci inventiamo finte emergenze rifiuti, e fintamente le risolviamo con periodicità sospetta, senza nemmeno essere in grado di rispettare quegli obiettivi minimi di raccolta differenziata che noi stessi ci siamo imposti con le normative regionali e nazionali.
Guardiamo con sospetto e agitiamo il mito del progresso ogni qualvolta si dimostra che ridurre è meglio di produrre, che recuperare è meglio di incenerire, che un pò meno per tutti è meglio del tutto per pochi…
E ancora oggi, nell’epoca dei rifiuti zero e delle grandi città e Paesi che in mezzo mondo hanno cambiato strada, noi siamo ancora qui a discutere di nuove linee e nuovi inceneritori, perché i nostri amministratori e governanti (di destra e di sinistra) non sanno pensare in altro modo che come pensa un diavolo: bruciare, bruciare e ancora bruciare!
Quando invece basterebbe una legge, pochi articoli semplici e chiari per raggiungere, in un colpo solo, molteplici risultati:
- riduzione dell'impatto ambientale e conseguente abbattimento dell'inquinamento
- risparmio economico per lo Stato
- creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro
- miglioramento della qualità della vita degli italiani
- superamento della filiera assurda degli inceneritori.
Fantascienza? Semplice provocazione? Entriamo nel merito.
Oggi in Italia sono circa 1.500 i comuni che praticano attivamente il sistema di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti, con l'eliminazione dei cassonetti stradali e la consegna dei bidoncini alle famiglie del territorio. Sono comuni di montagna e di pianura, comuni piccolissimi e città, amministrati da giunte di sinistra e di destra, comuni del Nord come del Centro e del Sud. Insomma, un campione abbastanza eterogeneo e quindi attendibile.
Ovunque le percentuali di raccolta differenziata hanno superato, spesso di gran lunga, le percentuali minime richieste dalla normativa nazionale, con vere punte di eccellenza (su tutti valga il racconto dell'esperienza di Ponte nelle Alpi - BL, premiato quest'anno come vincitore assoluto dei Comuni Ricicloni per aver raggiunto quota 90%).
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/10/il-miracolo-quotidiano-di-ponte-nelle-alpi-bl/59110/)
Le bollette per i cittadini in questi comuni diminuiscono, o perlomeno restano inalterate, e i costi per le pubbliche amministrazioni hanno drastici ridimensionamenti, perché diminuendo la produzione complessiva di rifiuti diminuiscono le spese per i sindaci virtuosi.
Si creano posti di lavoro, perché si smette di sotterrare banconote nelle discariche o di bruciarle in un camino, e le si utilizza per assumere personale che lavora alla raccolta di quanto i cittadini differenziano. E' anche un ottimo modo per entrare nelle case a contatto con le famiglie, facendo una sana partecipazione.
All'appello mancano circa 6.600 comuni... Si calcola che se si avviasse domani mattina un programma nazionale per estendere ovunque il porta a porta si potrebbero creare, nel giro di pochi mesi, circa 250.000 posti di lavoro (senza contare tutto l'indotto), spendendo infinitamente meno dei soldi pubblici che buttiamo per costruire inceneritori che, nella migliore delle ipotesi, sono brutti da vedere (e molto probabilmente da "respirare").
(http://www.comunivirtuosi.org/index.php/news/4-news-generica/478-loccupazione-sostenibile)
Nel giro di qualche mese si potrebbe far adottare a tutti i comuni italiani, il sistema porta a porta per la raccolta dei rifiuti, con forme incentivanti e penalizzazioni per i comuni più o meno virtuosi.
Una cosa del genere creerebbe una reazione a catena formidabile: l'imprenditoria locale sarebbe incentivata ad investire in un'impiantistica locale finalizzata al recupero e riutilizzo del materiale post-consumo proveniente dalle raccolta domiciliare; i cittadini farebbero a gara (con la conseguente introduzione della tariffazione puntuale, per cui si paga solo per ciò che non si riesce a differenziare) per produrre sempre meno rifiuti alla fonte; le imprese si vedrebbero finalmente costrette a concepire, progettare e produrre beni e merci senza imballaggi, sfuse, alla spina. Gli enti locali sovradimensionati comincerebbero ad investire in una filiera corta di impianti in grado di recuperare e trasformare i materiali post consumo provenienti dalla raccolta domiciliare, abbandonando definitivamente la logica degli inceneritori e delle discariche.
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giovedì 9 agosto 2012
Infrastrutture e programmi politici
Ho visitato uno dei più grandi parchi eolici del sud, in Calabria e, qui, ho notato subito che molti aerogeneratori erano inattivi; parlando con un ingegnere della società spagnola che ha fornito gli aerogeneratori e che mi ha ospitato per questa mia visita,ho scoperto che il parco eolico sta lavorando a ritmo ridotto per il semplice motivo che, la rete elettrica che accoglie la produzione, non è in grado di sopportare tutta l'energia che potrebbe essere prodotta. Quindi, il parco eolico conta 75 macchine da 50 MW l'una, per totale di 3.750 MW di produzione possibile, ma solo la metà di questa può essere sfruttata, perchè il distributore di zona non ha ancora adeguato le linee! E, il peggio è che, il gestore del parco eolico, riceve ugualmente gli incentivi per la potenza nominale, cioè su una stima del producibile a potenza totale, poiché la mancata produzione non è a lui imputabile. L'inadeguatezza delle infrastrutture produce un triplo danno economico: il primo è quello della ovvia perdita di energia rinnovabile non producibile per i fermi macchina, il secondo è quello riguardante l'erogazione totale degli incentivi nonostante la mancata produzione e il terzo è quello che, a livello nazionale, da qualche altra parte quell'energia mancante dovrà essere reperita da altre fonti, magari non rinnovabili. Saluto l'ingegnere e mi avvio a tornare al mio campeggio e, sulla strada mi imbatto in un'altro grande problema infrastrutturale: un acquedotto a servizio dell'irrigazione dei campi, con notevoli falle che determinano grandi perdite di acqua! Anche qui, mi fermo per fare una fotografia e chiedo al contadino,sul campo vicino, da quanto va avanti quella perdita. Lui, candidamente, mi risponde che sono più di due anni che ha segnalato il guasto al consorzio irriguo della zona, ma non hanno i soldi per sostituire la tubazione e, quindi, devono arrangiarsi a tenerla così. Di riparazione non se ne parla, perchè non c'è nessuno che vuole farla! Ancora un problema strutturale italiano! Proprio al sud, dove l'acqua non abbonda di certo!
Ecco, solo alcuni esempi concreti di piccole, grandi opere necessarie allo sviluppo del nostro Paese, senza montarsi la testa e pensare a grandi e inutili infrastrutture, sarebbe ora di pensare ad adeguare e migliorare le reti nazionali (elettriche, idriche, telecomunicazioni e viarie). In questo, a mio avviso, la politica è quanto mai lontana dalla capacità di organizzare interventi e predisporre corretti finanziamenti. Ma di queste opere, come mai nessun politico ne parla? Come mai tutti sono bravi a proporre nuove cementificazioni o nuove opere mastodontiche (ponte di Messina docet...) e nessuno si rende conto che lo sviluppo ed il progresso hanno bisogno di reti infrastrutturali adeguate? In questo settore, si potrebbero creare anche nuovi posti di lavoro, nuovi appalti pubblici realmente necessari alla collettività. Chi avrà la capacità di provare a prendere in mano questa situazione? A mio avviso, solamente chi realmente opera giornalmente nell'ambito delle costruzioni ma, si sa, noi tecnici non siamo in grado di comprendere la politica, così com'è attualmente; però, alcuni di noi ci vogliono provare, per tentare di dare luce ad un sistema diverso, proiettato a soddisfare, o almeno a tentare di soddisfare, le reali necessità della comunità. Alcuni di noi si stanno mettendo a servizio della collettività per elaborare un programma di "piccoli,grandi opere", che serviranno per il reale sviluppo del Paese. Lo stiamo facendo a livello nazionale e anche localmente, con la costituente ecologista che sta partendo con il progetto Ecologisti e reti Civiche-Verdi Europei. Per elaborare un programma di governo nazionale e provinciale, che metta al centro il benessere dell'individuo, nel rispetto delle risorse naturali che non sono infinite e vanno gestite con oculatezza e parsimonia; ma non solo: etica politica, un nuovo modello economico possibile ed eco-sostenibile, nuovi rapporti tra Stato e autonomia, in una visione europeista, ma che garantisca la salvaguardia degli aspetti positivi, e sono molti,della nostra autonomia. Con uno sguardo al futuro dei giovani, che devono avere sempre più spazio, sia in politica che nel lavoro, in prospettiva di creare una nuova classe dirigente, non stanziale, ma dinamica, aperta alle innovazioni. Abbiamo un sogno e, ora, stiamo cercando di strutturarlo, perché possa diventare una realtà vivibile e sostenibile.
Marco Ianes co-portavoce Ecologisti e reti civiche Verdi Europei
www.marcoianes.blogspot.com;
www.politicatrentina.blogspot.com
E-mail: marco@marcoianes.net
Nella foto: l'acquedotto che perde, in Calabria.
mercoledì 1 agosto 2012
Candidature a governatore: ma i programmi dove sono?
Marco Ianes. Co-portavoce Ecologisti e reti civiche-Verdi Europei del Trentino.
venerdì 20 luglio 2012
CRISI ECONOMICA DEL SISTEMA, DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA E DEL LAVORO: COME USCIRNE?
CRISI ECONOMICA DEL SISTEMA, DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA E DEL LAVORO: COME USCIRNE?
Il mio intervento al convegno CGIL del 17/07/2012.
I temi del dibattito odierno rappresentano i problemi quotidiani di tutto il Paese, compreso il nostro Trentino; problemi che troviamo presenti in ogni momento della giornata, in ogni attività e che coinvolgono tutti gli attori della vita sociale ed economica del Paese stesso.
Marco Ianes - Trento
giovedì 12 luglio 2012
QUINTO CONTO ENERGIA. CONVIENE ANCORA UN PICCOLO IMPIANTO FOTOVOLTAICO?
martedì 10 luglio 2012
giovedì 5 luglio 2012
COME USCIRE DALLA DITTATURA DEGLI INCENERITORI

Propongo qui un intervento di alcuni amministratori dei "Comuni Virtuosi":
COME USCIRE DALLA DITTATURA DEGLI INCENERITORI di Marco Boschini, Domenico Finiguerra e Luca Fioretti
I rifiuti sono la punta dell’iceberg di questo modello di sviluppo totalmente insostenibile e autodistruttivo. Rappresentano meglio di ogni altra considerazione le condizioni climatiche che lo sviluppo ad ogni costo, la crescita infinita, il mito del prodotto interno lordo creano ogni giorno, sono macigni da rimuovere per poterci dare un futuro che parli di benessere e qualità della vita.
martedì 12 giugno 2012
Aeroporto di Bolzano:la PAT vuole investire soldi pubblici nel buco nero!
domenica 10 giugno 2012
Sviluppo sostenibile del Trentino: alcune riflessioni...
Su l'Adige di oggi, un articolo riguardante l'apertura di un dibattito sullo sviluppo economico del futuro, per la provincia di Trento. Ho inviato al direttore alcuni spunti di riflessione...
Egregio direttore, complimenti sinceri per l’iniziativa messa in campo, in merito all’analisi economica dello sviluppo futuro del Trentino. Alcune riflessioni, se mi permette, che desidererei esternare qui.
A mio modesto parere, rilevo che molto spesso l’imprenditore medio trentino è titubante nell’effettuare investimenti, in quanto molto legato all’erogazione di contributi pubblici. Mi trovo spesso a fornire consulenze in tema di valutazioni energetiche a varie aziende, ma la domanda più ricorrente è la medesima:”quanti contributi prendo dalla provincia?”; ecco, in questo quesito trovo la prova dell’allarme lanciato dall’economista Andreaus, in merito al “drogaggio economico” del mercato, da parte dell’ente pubblico. L’imprenditoria trentina sembra, non sempre per fortuna, seduta ad un tavolo diverso da quello dove si discute di economia imprenditoriale nelle altre regioni. Lo riscontro significativamente, poiché mi capita di lavorare anche fuori regione, per aziende che non hanno accesso a contributi pubblici e che decidono autonomamente se il business plan di investimento nel settore energetico è conveniente o meno; e quando risulta positivo, investono capitali significativi, anche esponendosi e rischiando, nonostante il difficilissimo accesso al credito bancario che permane in questo periodo. Non vi è dubbio che vantaggi ve ne sono stati, grazie all’iniezione di denaro pubblico nell’economia locale; sono state salvate aziende e posti di lavoro, ma siamo sicuri che sia bastato tutto ciò? Ora che accadrà? In merito alla rivisitazione della gestione economica provinciale, la riflessione a tutto campo dovrà, sempre a mio modesto parere, portare a mettere sul tavolo iniziative economiche innovative e realmente al servizio dello sviluppo economico per il futuro e non per salvare il salvabile nell’immediato. Alcuni spunti di riflessione sui quali ragionare e sviluppare metodologie sul come rendere operative tali idee. Accorpamento dei comuni in consorzi di servizi: le comunità di valle così come sono non funzionano e gli stessi sindaci non sono certo soddisfatti delle strutture esistenti; perché non ragionare sul fatto di creare consorzi di valle in cui ogni comune mette a disposizione del consorzio i servizi che può già svolgere? Questa potrebbe essere una prima fase di avvicinamento per uno sviluppo ulteriore; passare, cioè, ad una fase successiva che permetta l’effettiva riduzione dei comuni, tramite una sorta di periodo di avvicinamento; ma farlo a livello di politica provinciale, senza se e senza ma, cominciando a coinvolgere i comuni e facendo ragionare la gente con i conti alla mano; sono convinto che i cittadini (quelli non investiti da cariche politiche) sarebbero d’accordo nella riduzione dei comuni “politici”, purché i servizi vengano elevati, riducendo i costi.
Abbandonare i mega progetti insostenibili (Metroland?) e strutturare, invece, percorsi di investimento per migliorare e riqualificare la struttura dei trasporti esistente, con una seria analisi zona per zona della provincia. In ambito energetico, ci sarebbero investimenti da mettere in campo per migliorare le strutture pubbliche, con ristrutturazioni e recuperi edilizi che permetterebbero di restituire alla collettività recuperi energetici e,quindi, soldi risparmiati, da reinvestire in altri centri costo; sarebbe necessario sviluppare un serio piano energetico provinciale, a tutto campo, che preveda l’analisi della produzione energetica, ma anche il risparmio energetico, primo fattore per una corretta gestione del patrimonio energia.Proseguo, ad esempio, con la gestione della partita dei rifiuti in provincia; va da sé che sarebbe necessario rivedere il piano provinciale dei rifiuti, visti gli ottimi risultati raggiunti sul tema della raccolta differenziata; perché non rimettere in discussione la scelta dell’inceneritore, non più sostenibile economicamente, poiché i certificati verdi non saranno erogati e quindi la macchina lavorerà in perdita e la collettività si sobbarcherà degli oneri, pagando più tasse sui rifiuti? Queste sono solo alcune riflessioni su pochi temi, che lascio qui come spunti per contribuire ad avviare un dibattito serio e privo di dietrologie politiche assurde, sollecitato dallo stesso Andreaus, nell’articolo di domenica scorsa. Se si vuole dibattere seriamente, mettiamoci in campo tutti, ma raccogliamo davvero le idee e non isoliamole, come purtroppo spesso accade, quando qualcuno dice qualcosa di non allineato con l’attuale sistema politico provinciale. Qui non si vuole attaccare l’autonomia, ma solamente contribuire a renderla migliore, più credibile e, soprattutto, sostenibile in ogni ambito, anche di fronte ai grandi detrattori, nazionali e locali, che ci attaccano per togliercela. Se riusciremo a dare dimostrazione che con l’autonomia creiamo un sistema migliore e investiamo i soldi per un futuro sostenibile, allora nessuno potrà mai togliercela. Diversamente, se continueremo a spendere soldi in progetti insostenibili, oppure in evoluzioni strutturali sovradimensionate rispetto alla realtà in cui viviamo, sarà legittimo che molti si chiedano il perché della nostra autonomia. Apriamo un corso nuovo, che sappia riflettere seriamente e senza paura, ma con seria fermezza e convinzione, su come creare sinergie necessarie ad uno sviluppo sostenibile e trasparente. Ben venga, quindi, il dibattito aperto e da voi proposto; speriamo sia colto da tutti, senza timori e, soprattutto, senza censura o timori di lesa maestà.

