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"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)
lunedì 16 febbraio 2015
lunedì 9 febbraio 2015
Centrali a biomassa: gli atti del seminario.
INTRODUZIONE:
Il seminario nasce dall’esigenza di
capire cosa sono le centrali a biomasse, cosa si intende per biomassa e quali
tipi di biomassa esistono per essere utilizzate. Per avviare un percorso di
informazione e formazione, abbiamo avuto al tavolo alcuni esperti di settore, che
hanno opinioni diverse, spesso contrastanti tra di loro, ma comunque
utili per cercare di capire. Ognuno ha pari dignità e deve avere il massimo
rispetto da parte di tutti; dico questo perché lo scopo è di ascoltare
teorie tecniche e pareri di professionisti stimati nel loro settore e, quindi,
a loro va il nostro massimo rispetto; anche se possiamo avere idee diverse, per
ognuno di loro formuliamo un grande ringraziamento per essersi messi a
disposizione al solo scopo di creare informazione. Speriamo, con questo primo
incontro, di avviare un percorso di riflessione importante; non abbiamo la
pretesa di indurre e forzare idee nelle persone, né tantomeno di trovare in
poche ore la soluzione ideale e la risposta a tutti i quesiti; vogliamo
solamente aprire un confronto sano e costruttivo, anche tra posizioni diverse.
IL MIO INTERVENTO:
E' necessario chiarire bene il concetto di biomassa; nel nostro
Paese non esiste una definizione chiara ed inequivocabile; Troppi materiali,
troppe provenienze diverse e troppi i campi di utilizzo; troppe anche le fonti
legislative e istituzionale che danno definizioni diverse.
Se, però, prendiamo
la definizione data dall’attuale legislazione italiana nella quale si dice: «Biomassa= .. la frazione
biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti
dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca
e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato,
nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani».
Possiamo dire che in questa definizione si
trovano una marea di materiali che con ciò che possiamo definire BIO, hanno
davvero poco a che vedere! Quale biomassa ci troveremo a gestire sui nostri
territori? Oggi abbiamo parlato principalmente di biomassa legnosa, ma per
decreto ministeriale, è bene sapere che diventa comparata alla biomassa anche
il CSS; per decreto, infatti, tale prodotto derivato dai rifiuti diventa “END
OF WASTE”, cioè FUORI DALL’ELENCO DEI RIFIUTI, QUINDI GESTIBILE COME UNA
BIOMASSA COMBUSTIBILE!
Ma stiamo sempre parlando di prodotti a
matrice plastica, lavorati e miniaturizzati , ma sempre di origine PLASTICA! Se
daremo sviluppo ulteriore alla combustione di tali “biomasse per decreto”, ci
ritroveremo piccoli inceneritori sparsi sul territorio.
È pur vero che, allo stato attuale delle
normative vigenti il CSS deve essere convogliato in grandi strutture, però le
normative si cambiano facilmente; ne sanno qualcosa gli operatori del
fotovoltaico, che si sono visti cambiare le regole ben 5 volte ( cinque conti
energia) in soli due anni e mezzo! Non credibile un sistema normativo come il
nostro; che parte con determinati presupposti per far avviare e accettare nuovi
percorsi in maniera soft, per poi cambiare le carte in tavola frequentemente,
subendo pressioni di lobbies varie!
Parlando di biomasse è inevitabile allargare
la questione alla STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE; sempre più spinta verso
ulteriori incentivi e favori alle lobbies del petrolio; non a caso anche nel
recente decreto SBLOCCA ITALIA, si persevera nell’incentivare le trivellazioni
ON SHORE e OFF SHORE, per ricercare
petrolio a costi davvero insostenibili.
-
Una strategia energetica che
di sostenibile ha veramente poco; INCENTIVAZIONE (CERTIFICATI VERDI/BIANCHI)
NON CALIBRATA SU L’EFFETTIVA SOSTENIBILITA’ DEI SISTEMI
-
ERRATA INCENTIVAZIONE DEL
PASSATO SU FONTI RINNOVABILI (EOLICO E FOTOVOLTAICO)
-
ULTERIORE INCREMENTO DI
CONTRIBUTI AL SETTORE DELLE FONTI FOSSILI (IDROCARBURI)
Se, poi, analizziamo bene il percorso che ha
portato all’elaborazione di questo pseudo piano energetico, scopriamo che MANCA
TOTALMENTE una seria valutazione sulle allocazioni di determinate centrali di
produzione ; ne è un esempio lampante la volontà di concedere il permesso per
una centrale a biomassa a Novaledo; la centrale in se stessa, molto
probabilmente rispetterà i dettami normativi in materia di sicurezza; ma manca
l’allacciamento alla situazione esistente! Come si può pensare di calare
un’ulteriore fonte inquinante in un
luogo già fortemente depresso e invaso da fonti di emissione che hanno
già superato i limiti e che destano fortissima preoccupazione nella popolazione?
Inoltre, se una centrale viene allocata per
sostituire fonti di emissioni sparse, molto probabilmente potrebbe anche
risultare conveniente; mi spiego meglio. Se in un sito costruiamo una centrale
per sostituire TUTTE le micro caldaie private, calibrando la produzione per
sostituire tali finti sparse, sicuramente ne trarremo un beneficio collettivo;
un’unica fonte di emissione, ben controllata dall’ente pubblico e rimozione di
piccole caldaie che bruciano chissà cosa! Questa potrebbe essere una via
corretta per giustificar sviluppo di tali sistemi; ma se, invece, realizziamo
una centrale che si aggiunge alla situazione esistente…è facilmente intuibile
che la situazione ambientale non può che peggiorare!
Quindi, purtroppo, è evidente che la politica
italiana è carente sotto il profilo di una corretta programmazione energetica e
di una sostenibile progettazione di un serio piano industriale.
Cosa ci resta da fare? Ogni cittadino ha
l’obbligo, e noi tutti oggi lo stiamo facendo, di documentarsi e di farsi
portatore critico di osservazioni e proposte. Abbiamo l’obbligo di muoverci
tutti e di tentare di cambiare la politica delle lobbies che, purtroppo, hanno
i loro referenti nelle stanze della politica che conta!
Dobbiamo stare vigili, acquisire conoscenze e
muovere opinioni sempre più diffuse.
Lo dobbiamo fare per la nostra incolumità e
per quella dei nostri figli e nipoti!
Perché : “la terra non è
eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri
figli!”
Ecco il link al quale potete scaricare gli atti del seminario:
http://www.marcoianes.net/area_download_4.html
Nella pagina trovate, in alto, il link che vi chiede di salvare un file ZIP, all'interno del quale ci sono tutte le presentazioni dei relatori.
Marco Ianes - Trento
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martedì 3 febbraio 2015
Seminario 7 febbraio ; parliamo di centrali a biomasse.
Seminario 7 febbraio ; parliamo di centrali a biomasse.
Prenotazione on line su link: http://www.eventbrite.it/e/biglietti-centrali-a-biomasse-pro-e-contro-a-confronto-15218635348?aff=es2&rank=5
e via mail a verditrento@gmail.com
Prenotazione on line su link: http://www.eventbrite.it/e/biglietti-centrali-a-biomasse-pro-e-contro-a-confronto-15218635348?aff=es2&rank=5
e via mail a verditrento@gmail.com
sabato 24 gennaio 2015
Centrali a biomassa: necessario fare chiarezza.
Leggo sui giornali, sempre più frequentemente, prese di
posizione varie e interessamenti sulle centrali a biomasse. Ci sono alcune cose
sulle quali è necessario fare chiarezza, per evitare di cadere nella banalità,
che molto spesso, purtroppo, prevale.
Dunque, le centrali a biomassa sono centrali a combustione;
ne deriva che, qualsiasi prodotto si bruci, vi sono delle emissioni in aria di particelle che sicuramente non
sono favorevoli all’ambiente circostante e ad una buona salute pubblica. Il
legislatore, europeo e a scendere i vari stati membri, hanno assegnato dei
valori limite a queste emissioni, ritenendo che tali valori “di legge”, possano essere tollerabili per la
salute e per l’inquinamento. Sono valori ponderati che, però, non tengono conto
di un fattore importante: il contesto ove viene calato un impianto a biomassa. Naturalmente, un altro fattore
importante riguarda anche ciò che si brucia; vi è differenza abissale tra
bruciare biomassa legnosa (e anche qui c’è distinzione tra legno e legno) e
derivati dai rifiuti (CSS).
Facciamo qualche esempio, per rendere l’idea; se un comune
decide di attivare un impianto a biomassa legnosa e realizza una rete di
teleriscaldamento, con l’obiettivo di eliminare le caldaie domestiche a legna
del paese, molto probabilmente si scoprirebbe che tale intervento è a favore dell’ambiente e migliorerebbe la qualità dell’aria della
zona. Se, invece, un privato, realizza
una centrale a biomassa di grandi dimensioni, per esempio per produrre vapore
per il proprio stabilimento, tale impianto si aggiunge alle fonti di emissione
esistenti, aggravando la situazione; in questo caso la situazione diventa grave
se la zona, per esempio, è già al limite accettabile, anche e la centrale in se
stessa rispetta i limiti di emissione di legge.
Vi è, poi, un’altra considerazione da valutare: un conto
sono i limiti imposti dalla legge, un conto sono le opportunità di
realizzazione di tali impianti. Molto spesso le seconde non vengono nemmeno
considerate e, anzi, ritenute fastidiose, poiché mettono in campo analisi che
vanno oltre il profitto di pochi, a scapito del bene collettivo.
Nel nostro Trentino sta prendendo piede la strada dell’uso
delle centrali a biomasse legnose, però con approcci che non sono assolutamente condivisibili; a
Novaledo si vuole costruire una centrale a servizio di un privato, che ha
bisogno certamente di energia, ma tale insediamento andrà ad aggravare una
situazione già seriamente pericolosa, in
una zona che sta già pagando un dazio
molto alto grazie al traffico veicolare e alle acciaierie di Borgo che
sono a qualche chilometro. A Cembra, invece, si è realizzata una centrale a
biomassa per produrre energia elettrica e termica; la prima per venderla alla
rete, la seconda per riscaldare due
palazzi; ma da aprile a settembre che si fa di questa energia termica? La
trasparenza certo non impera in quel di Cembra, visto che la sindaca non ha
ritenuto necessario mettere a disposizione i dettagli dell’impianto dopo la
richiesta avanzata in comunità di valle. Questo impianto non pare avere le
caratteristiche di bene pubblico, bensì sembra soddisfi le
esigenze di un’impresa che ha voluto realizzare un a struttura di produzione di
energia elettrica per monetizzare, cosa peraltro lecita secondo le normative
vigenti. Penso che altri possano essere i sistemi per dare alle nostre aziende e alle nostre
comunità, energia a costi più contenuti; puntare sul reale risparmio
energetico, sulle reali fonti rinnovabili, quali sole, vento e acqua sarebbero
le reali strade da intraprendere.
Non voglio demonizzare le centrali a biomassa, ovviamente a
legna; tuttavia per lo stato italiano anche il CSS (combustibile da rifiuti) è
classificato come biomassa, ma personalmente questa la ritengo una delle più
grandi menzogne italiane; però voglio
segnalare che è vincolante sapere dove
vengono realizzate queste centrali e determinarne gli scopi, che
devono essere di bene comune. Non si può ragionare solamente con i limiti dati
dalle normative vigenti, è troppo
restrittivo e riduttivo, nonché rischioso per la salute di tutti. Ecco perché ne parleremo il 7
febbraio, in un seminario al teatro del
centro professionale ENAIP di Villazzano; per fare chiarezza e discuterne con
apertura mentale. Tutti sono invitati, se si vuole capire veramente e non fare semplice demagogia. Avremo tecnici
a favore, medici per l’ambiente e un noto chimico di fama internazionale che, invece, ci spiegheranno gli aspetti
negativi. Per fare chiarezza, sempre più necessaria.
Marco Ianes - Trento
giovedì 15 gennaio 2015
Europa che cambia, e il Trentino? Qualche proposta noi la avanziamo....
Europa che cambia, e
il Trentino?
Mi fa un certo effetto sentire il nostro presidente del
consiglio che, molto saggiamente, dice che l’Europa deve cambiare, altrimenti
sarà il fanalino di coda del mondo; ha ragione da vendere!
Peccato, però, che il monito parta da chi dirige un paese
che è già fanalino d’Europa, o quasi, per quanto riguarda sviluppo, occupazione
e innovazione. Un paese, il nostro, che fa leva ancora su tradizionali metodi
di economia, che ormai appartengono a quello stesso sistema che ha generato la
devastante crisi in cui siamo immersi. E, nel nostro paese, la politica degli
annunci sembra avere prevalenza su una politica del rinnovamento reale. E
questi percorsi, purtroppo, hanno spesso caratterizzato anche la gestione della
politica provinciale, nell’autonomia che abbiamo.
E, proprio per partire dalle possibilità che la nostra
autonomia ci permette, in questi giorni
abbiamo presentato una proposta alla giunta provinciale, per riattivare
l’economia delle piccole-medie imprese e per dare la possibilità a famiglie e
imprese stesse, di innovare e ristrutturare abitazioni e sedi.
Ma dove sta la novità? Non abbiamo certo scoperto grandi
cose, ma abbiamo solamente cercato di indicare alcuni percorsi facilmente
realizzabili, quasi a costo zero per le casse provinciali. La nostra proposta
prevede lo stanziamento di 30 Ml di Euro divisi in tre anni (10 ML all’anno),
da mettere a disposizione di chi decide di investire in energie rinnovabili e
in ristrutturazioni/recuperi edilizi e
in messa a norma di impianti
tecnologici. Il percorso che proponiamo non vuole creare il solito giro di
contributi a pioggia, ma sarebbe sostenibile dal gettito fiscale che verrebbe
generato dalle fatturazioni che le imprese effettuerebbero. L’intervento
provinciale servirebbe solamente per far partire il meccanismo, avviando la
macchina con un incentivo mirato e
calcolato sul reale fabbisogno energetico di chi realizza l’intervento di
installazione di impianti di energia da fonti rinnovabili, oppure di chi
ristruttura gli stabili con rimozioni di
amianto o di barriere architettoniche,
oppure di chi riammoderna il
proprio impianto elettrico o termico, per garantire la sicurezza e l’efficienza
del proprio stabile, sia per privati che per imprese. Legando tali erogazioni di
contributi al conferimento degli incarichi alle aziende artigiane locali, che
così lascerebbero alle casse provinciali gli 8/10 delle tasse che pagano. E di
interventi ce ne sarebbero in numero elevato da eseguire! Come si vede non c’è
nulla di eccezionale da proporre, ma l’eccezionale sarebbe che venisse attuato
veramente, per dare fiato all’economia agonizzante delle nostre imprese, per
ridare la possibilità ai giovani di trovare occupazione , per permettere a
famiglie e imprese stesse di sperare ancora in un futuro. In questo la nostra
autonomia potrebbe davvero essere promotrice di vie nuove per uno sviluppo
sostenibile, lo stesso che il nostro premier continua a decantare, ma che con i
fatti stenta a proporre alla nostra Italia, che naviga ancora a vista, senza un
preciso programma industriale, senza un piano energetico credibile. Perché a
parole va benissimo dire che si deve cambiare, ma ora è tempo di passare ai
fatti. Il Trentino, con la semplice proposta che abbiamo avanzato alla giunta
provinciale in questi giorni, potrebbe dare l’esempio. Sempre se crediamo
davvero di meritarci l’autonomia e non ci limitiamo, invece, ad amministrare il
patrimonio senza investire nel futuro. Nuovi percorsi, molto sobri e facilmente
sostenibili senza dilapidare risorse pubbliche, bensì utilizzando le stesse per
rimettere in moto un’economia addormentata, sono improcrastinabili; se restiamo
ancora a parlarci addosso rischiamo di lasciar sfuggire ogni possibilità di
rinascita, mentre gli altri paesi cominciano a correre di nuovo.
Noi la proposta l’abbiamo avanzata, sperando che non cada
nel vuoto ma possa avviare un iter positivo; chissà se verrà colta ed
analizzata per strutturarla come percorso realizzabile o se si continuerà solamente nella politica degli annunci. Gli
strumenti li abbiamo, usiamoli in piena “autonomia”!
La proposta è scaricabile al seguente link:
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sabato 10 gennaio 2015
INCENERITORE/GASSIFICATORE DI MORI: BASTA CON QUESTE POLITICHE DISTRUTTIVE!
INCENERITORE/GASSIFICATORE DI MORI.
Esempio delle variazioni di emissione in un comune italiano prima e dopo l'avvio di un gassificatore.
In merito al progetto di realizzazione di un inceneritore/gassificatore a Mori, i Verdi del Trentino desiderano esprimere le seguenti considerazioni:
- il progetto proposto è carente di molti dettagli e definire che un simile impianto non generi emissioni inquinanti, senza analizzare le materie prime che saranno trattate, definendole genericamente come rifiuti speciali non pericolosi è assolutamente non rispettoso della necessaria trasparenza dovuta ai cittadini;
- la tecnologia proposta non è per nulla innovativa, è ben nota in molti paesi e, da questi, non sviluppata negli anni perché ritenuta non conveniente tecnicamente ed economicamente;
- riteniamo che perseguire politiche di gestione dei rifiuti tramite trattamenti che nulla hanno a che vedere con il recupero dei materiali e con serie politiche di prevenzione rappresenti metodi obsoleti e superati.
In ragione di ciò, i VERDI DEL TRENTINO chiedono che si proceda immediatamente con la sospensione di qualsiasi procedimento a favore di tale impianto, che nulla ha a che vedere con gli interessi collettivi e, invece, mette a serio rischio l'integrità di un territorio vocato ad agricoltura di pregio; inoltre, non viene garantita la salute dei cittadini che si troverebbero a dover subire un peggioramento della situazione ambientale, a favore di un guadagno di privati e con benefici pubblici inesistenti.
Segnaliamo che altre sono le vie da seguire per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio; i Verdi del Trentino non sono per un NO a tutto, ma propongono alternative davvero sostenibili, come verrà evidenziato nella conferenza stampa di giovedì 15 gennaio a Trento, dove proporremo percorsi di rilancio dell'economia, con nuove possibilità di posti di lavoro, ma nel pieno rispetto dell'ambiente e della salute di tutti.
Esempio delle variazioni di emissione in un comune italiano prima e dopo l'avvio di un gassificatore.
In merito al progetto di realizzazione di un inceneritore/gassificatore a Mori, i Verdi del Trentino desiderano esprimere le seguenti considerazioni:
- il progetto proposto è carente di molti dettagli e definire che un simile impianto non generi emissioni inquinanti, senza analizzare le materie prime che saranno trattate, definendole genericamente come rifiuti speciali non pericolosi è assolutamente non rispettoso della necessaria trasparenza dovuta ai cittadini;
- la tecnologia proposta non è per nulla innovativa, è ben nota in molti paesi e, da questi, non sviluppata negli anni perché ritenuta non conveniente tecnicamente ed economicamente;
- riteniamo che perseguire politiche di gestione dei rifiuti tramite trattamenti che nulla hanno a che vedere con il recupero dei materiali e con serie politiche di prevenzione rappresenti metodi obsoleti e superati.
In ragione di ciò, i VERDI DEL TRENTINO chiedono che si proceda immediatamente con la sospensione di qualsiasi procedimento a favore di tale impianto, che nulla ha a che vedere con gli interessi collettivi e, invece, mette a serio rischio l'integrità di un territorio vocato ad agricoltura di pregio; inoltre, non viene garantita la salute dei cittadini che si troverebbero a dover subire un peggioramento della situazione ambientale, a favore di un guadagno di privati e con benefici pubblici inesistenti.
Segnaliamo che altre sono le vie da seguire per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio; i Verdi del Trentino non sono per un NO a tutto, ma propongono alternative davvero sostenibili, come verrà evidenziato nella conferenza stampa di giovedì 15 gennaio a Trento, dove proporremo percorsi di rilancio dell'economia, con nuove possibilità di posti di lavoro, ma nel pieno rispetto dell'ambiente e della salute di tutti.
venerdì 9 gennaio 2015
domenica 4 gennaio 2015
Rimettiamo in moto l'economia...alcune proposte in arrivo!
Proposte per rimettere in moto l'economia? Incentivare le energie rinnovabili, con sostegni mirati a soddisfare il reale fabbisogno energetico di abitazioni e imprese e non per lucro; incentivare,poi, le opere di ricostruzione e manutenzione degli stabili, sia impiantistiche che strutturali. Ecco, con questi percorsi semplici si potrebbe ridare fiato alle piccole medie imprese, vero motore della nostra economia. Una proposta in tal senso, sarà presentata nei prossimi giorni proprio da noi, Verdi del Trentino. State connessi e, fra qualche giorno, saprete...
Marco Ianes.
Marco Ianes.
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