Le proposte alternative di Marco Travaglio ( DA "IL FATTO QUOTIDIANO del 30/05/2010):
Lavoro,ambiente,economia,politica,Trentino,autonomia,sviluppo sostenibile,ecologia,energia,scuola e formazione,sport.
domenica 30 maggio 2010
Lacrime e sangue: alcune proposte di Marco Travaglio
Le proposte alternative di Marco Travaglio ( DA "IL FATTO QUOTIDIANO del 30/05/2010):
giovedì 13 maggio 2010
Assalto al PM, di Luigi De Magistris
di Luigi de Magistris
Sono stato un bravo magistrato quando mi sono occupato del traffico di esseri umani, delle estorsioni, dello spaccio di droga e degli omicidi. Sono diventato un cattivo magistrato quando in Calabria ho posizionato la lente dell’indagine sulla classe politica, nazionale e locale, imbattendomi nei legami che esistono fra amministrazione pubblica e crimine organizzato, soprattutto nello sfruttamento opaco e illecito dei finanziamenti pubblici. Quando ho individuato nomi e cognomi di alcuni esponenti della politica e dell’imprenditoria che ne macchiano la funzione alta che pure esse dovrebbero assolvere per il Paese; quando mi sono scontrato con il ruolo delle logge massoniche e di una P2 mai morta all’interno dei palazzi di giustizia e del potere; quando ho rintracciato il volto degli uomini del (dis)onore che con la politica, l’imprenditoria e la massoneria si mescolano nel tentativo di spartirsi il vantaggio della res pubblica. Allora il cattivo magistrato, che ieri era giudicato professionalmente capace, doveva esser fermato con un assalto che ha avuto il volto della sottrazione delle inchieste (come Why not o Poseidone), delle ispezioni del ministero della Giustizia, dei procedimenti disciplinari a pioggia della Procura Generale della Cassazione e del CSM, delle interrogazioni parlamentari trasversali, del trasferimento coatto per incompatibilità ambientale, dell'esautoramente delle funzioni di pm, della pressione dei colleghi e dei politici affinchè fossi scoraggiato nel mio lavoro e intimidito nella mia professione, fino al punto di svestirmi della toga, costringendomi cioè alla scelta più dolorosa della mia vita. Killeraggio professionale compiuto per mezzo delle carte da bollo, perpetuato a colpi di burocrazia politico-giudiziaria, realizzato con la delegittimazione etico-morale. Tutto giudicato illegittimo dalla Procura di Salerno, che ha al contrario sostenuto la fondatezza delleinchieste, e che per questo è stata falcidiata nei suoi vertici e nei suoi collaboratori. “Assalto al pm. Storia di un cattivo magistrato” (Ed.Chiarelettere) è il libro che racconta la mia vicenda professionale, ma anche la mia storia personale di studente in Legge, di figlio di magistrato, di cittadino che ha fatto della legalità e della giustizia il senso di una intera esistenza trascorsa fra Napoli e Catanzaro, dei legami “di ferro” sbocciati con uomini e donne delle forze dell’ordine e della magistratura che mi hanno sostenuto umanamente condividendo fatica e sogno. Ma il piccolo rispecchia il grande, così dalla mia vicenda e dalla mia storia prendo spunto anche per discutere di ciò che oggi è al centro dell’attenzione politica e mediatica: (contro)riforma della giustizia, sottoposizione del pm all’esecutivo, mancanza di fondi al settore, stop alle intercettazioni. Il sentimento che attraversa queste pagine è quellodell’amarezza ma anche della speranza. Una speranza che porta il volto di Borsellino, Falcone e Calamandrei (miti giovanili a cui ancora adesso guardo, anzi forse soprattutto adesso); che ha nella difesa e nell’attuazione della Costituzione la sua stella polare; che ritrova nel lavoro odierno di tanti ormai ex colleghi una continuità; che vede nella società civile l’unico argine democratico ad una china pericolosa sul cui il Paese si è avviato.
Presentazione: 13 maggio ore 18 presso la libreria Melbook Store di Roma, via Nazionale 254-255. Intervengono: Marco Lillo (Il fatto quotidiano) e David Parenzo (Telelombardia)
mercoledì 5 maggio 2010
mercoledì 28 aprile 2010
lunedì 29 marzo 2010
Corrado Corradini - candidato sindaco di Rovereto
giovedì 11 marzo 2010
Aggredito giornalista da La Russa!
Antonio Di Pietro:
Oggi è stata posta al Senato la fiducia, l’ennesima, su un disegno di legge che consente a Silvio Berlusconi e ai suoi ministri di non presentarsi ai processi.
E’ questa la considerazione che questa ultradestra fascista ha dello Stato?
Nel pomeriggio in conferenza stampa Berlusconi ha vomitato accuse senza senso e senza riscontro su tutto e tutti assolvendo gli unici veri responsabili delle regolarità elettorali: gli uomini della sua organizzazione. Il Pdl ha gettato fango anche su questo baluardo della democrazia: l’istituzione del voto.
Per coprire mediaticamente la vergogna che si consumava in Senato il Premier ha scelto una conferenza stampa farsa dove consumare, di fronte una pletora di giornalisti ossequiosi e selezionati dal ministro La Russa, un vergognoso sproloquio nei confronti del Tar, della sinistra, dei giudici, dei Radicali e di tutti i fantasmi che assediano ormai il suo declino dittatoriale. Tutti gli interventi erano evidentemente in scaletta, tutti tranne uno, quello di una voce libera sfuggita alla selezione di giornalisti consenzienti. Rocco Carlomagno, un giornalista indipendente, ha voluto porre delle domande a cui però Berlusconi è riuscito a sottrarsi.
Un leader non teme il popolo, non lo fugge e a testa alta risponde agli affronti e alle voci fuori dal coro.
Un dittatore rifugge il confronto, scende accerchiato da guardie del corpo e da una folta claque pronta ad applaudirlo.
Per un leader il suo popolo è la sua forza.
Per un dittatore la folla è una comparsa, è lui l’unico protagonista.
Un leader improvvisa quando capita poichè nell'improvvisazione c'è spontaneità.
L’apparizione di un dittatore è studiata a puntino e ciascuno recita la sua parte come stabilito: nessuna voce fuori dal coro è ammessa.
Un leader soffre con il suo popolo. Non ruba al suo popolo. Non mente al suo popolo.
Un dittatore accumula ricchezze all’estero su conti privati depredando il popolo. Mente al popolo e fa le leggi a proprio uso e consumo, e comunque utili ad una minoranza.
Un leader ascolta il popolo.
Un dittatore vuol essere solo ascoltato dai sudditi.
Silvio Berlusconi non potrà mai permettersi la piazza, né un confronto pubblico perché lui è un dittatore.
E come tale non scenderà in piazza per spiegare le ragioni del “pasticcio elettorale” perché prima dovrebbe spiegare al popolo le porcate del legittimo impedimento, del decreto interpretativo, del lodo Alfano e le ingiurie rivolte agli organi delle istituzioni.
Berlusconi è un dittatore, per lui il popolo non esiste, esistono i sudditi.
Nessun dittatore può permettersi di insultare i suoi sudditi e chiedergli allo stesso tempo di applaudirlo.
Sono vicino al giornalista freelance Carlomagno, magari non rispettoso della precedenza di altri colleghi, magari incalzante, ma che non meritava assolutamente il trattamento riservatogli da arroganti balilla.
Lo invito a non scoraggiarsi, e ad andare fino in fondo con la sua querela perchè l’informazione irrinunciabile è soprattutto quella fatta da chi vive fuori dal coro.
Invito invece i suoi colleghi, molti dei quali al soldo di qualche padroncino, ad imporsi come difensori di un’informazione libera più spesso di quanto non facciano oggi.
domenica 7 marzo 2010
REGOLE E CONTRO REGOLE: CARTELLINO ROSSO!

Il pallone, calciato con forza, pervenne all'attaccante, che si trovava in netta posizione di fuori gioco. Il centravanti calciò forte il pallone, che si insaccò, alle spalle del portiere.L'assistente dell'arbitro, allineato perfettamente ed in ottima posizione, alzò la bandiera e l'arbitro, fischiando, fermò il gioco, decretando un calcio di punizione indiretto, a termini di regolamento, per la squadra avversaria, annullando la rete,poiché NON REGOLARE.
Applicazione delle regole del gioco; null'altro! Ora, cosa diremmo se, tutto d'un tratto, comparisse una persona che, durante la partita, ci dicesse che il goal era regolare, poiché mentre il pallone veniva calciato, si era deciso di eliminare la regola 11: il fuorigioco (regolamento del giuoco del calcio:fidatevi, visti i miei trascorsi..!)
Questo è quello che è accaduto in questi giorni, sul campo di calcio delle liste elettorali; l'arbitro ha annullato le liste del PDL, perché non regolari, applicando il regolamento. Ma la regola viene sostituita e, retroattivamente, va a sanare l'errore, cambiando il volto della partita.
Capisco (fino a un certo punto!)che il maggiore partito di governo non possa essere estromesso, ma non comprendo, come la maggioranza degli italiani, perché si possa far passare per lecito il meccanismo messo in atto per sanare la questione. Mi chiedo, altresì, se fosse capitato a IDV o al PD, o a qualche partito più piccolo e di opposizione? Si sarebbe usato lo stesso metro di valutazione ? Non credo proprio! Saremmo stati additati come incapaci e inconcludenti! Le regole sono uguali per tutti? Non credo proprio! E' più corretto dire che le regole ci sono e vanno rispettate da tutti, tranne da chi le può cambiare a proprio piacimento, soprattutto se l'applicazione determina l'esclusione dettata dall'incapacità di chi doveva gestire la predisposizione delle liste incriminate. Questa gente è arrogante e pretenziosa; accusa i partiti e le persone che stanno alle regole ed alza la voce, per mascherare le proprie incapacità ed i propri errori. Sarebbe stato utile per tutti, se i signori del PDL avessero ammesso l'errore, chiedendo scusa ai propri elettori e chiedendo al parlamento di valutare l'opportunità di un intervento legislativo, per non privare gran parte dell'elettorato della propria rappresentanza. Ma si sa, il parlamento non serve a Berlusconi & C; il governo va avanti a decreti d'urgenza e, per l'ennesima volta, con estrema arroganza e disprezzo per il popolo italiano, ha messo in campo un altro provvedimento lesivo della dignità dell'Italia e di tutti gli italiani, scaricando le colpe su chi rispetta le regole e alza la voce quando queste vengono calpestate. Ci si scandalizza quando Di Pietro denuncia questi fatti vergognosi, solo per mascherare il vero scandalo di una leggina fatta su misura per riparare agli errori fatti.
Altra questione: non sarà che, se questi farabutti dovessero perdere le elezioni, poi, si auto denunceranno e tireranno fuori il fatto che le loro liste erano illegittime e quindi chiederanno l'invalidazione? Da come si comportano, potrebbero pure fare questo! Vi sembra così assurdo? Ma, scusate, quello che è passato in questi giorni, cos'era? Logico e civile? Non penso proprio, davvero.
L'unica speranza è riposta negli italiani che andranno a votare; speranza che aprano davvero gli occhi e si rendano conto che è ora di riportare un po' di civiltà in questo nostro Paese, martoriato dagli affaristi e ipocriti che ci governano e credono di prenderci in giro. Speriamo davvero, questa volta, che gli italiani aprano gli occhi e votino per un cambiamento di rotta; che votino per il rispetto delle regole, almeno finché la partita è ancora in corso e l'arbitro non ha emesso il triplice fischio finale! Sembra assurdo dover parlare di queste cose; ma in che Paese stiamo vivendo?
martedì 9 febbraio 2010
Appello per la Campania
Riporto un messaggio del presidente Antonio Di Pietro, che sintetizza la scelta ed i motivi che l'hanno determinata.
Antonio Di Pietro, sulla candidatura in Campania:
Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e' determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.
Dite che De Luca e' sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche' non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c'è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.
Il centrodestra appoggia Cosentino, quel sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d'union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.
Una forza politica come l'Italia dei Valori, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità. Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un'alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.
Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell'alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell'alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.
Ho fatto appelli via radio, attraverso la Rete, anche quando sono stato ospite a ‘Repubblica TV’, qualche giorno fa, e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l'unità degli elettori del centrosinistra in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un'alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall'altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.
Ho chiamato De Luca, l'ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell'Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.
Primo: se lo condannano deve dimettersi.
Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.
Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.
Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l'affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.
Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.
Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l'Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l'alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c'è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l'umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.
Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall'altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l'economia e il riscatto del Paese.
Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L'alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.
