"Le idee fanno grandi gli uomini; gli uomini possono rendere grandi le idee, realizzandole!" (Marco Ianes)


lunedì 10 luglio 2017

Vaccini, molte perplessità e scarsa chiarezza...

Vaccini, molte perplessità, mai fugate...
Sono molto perplesso sul programma di governo che prevede la vaccinazione estesa a 12, ora 10 parrebbe, vaccini. Premetto, non sono medico e ammetto la mia ignoranza in materia ma,  da cittadino, sono curioso di capire la questione. Alcuni anni fa mi sono occupato di inceneritore a Trento, prendendo parte attiva ad uno dei comitati promotori di soluzioni diverse all'incenerimento dei rifiuti. Che c'entra, direte voi, con la questione vaccini? Ebbene, in quel periodo ho avuto diversi contatti con medici di ISDE (www.isde.it)- International Society of Doctors for Environment, noti anche come "medici per l'ambiente" e, quindi mi sono rivolto a loro per avere un quadro della situazione. Ho chiesto loro di spiegarmi perché sarebbe così importante vaccinare in maniera diffusa come proposto dalla ministra Lorenzin. La situazione è molto controversa, poiché tra i medici stessi vi sono grandi perplessità su questa strada che il nostro governo sta intraprendendo. Mi hanno mandato alcune riflessioni e domande che non trovano risposte da parte del mondo politico, avendole loro rivolte alla ministra stessa, la quale però, attualmente, non sembra disponibile a dare dati e risposte oggettive, aldilà di quelle già note a mezzo stampa o nella versione ufficiale del decreto stesso (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/06/7/17G00095/sg).
Le domande, che faccio mie, come semplice cittadino, sono le seguenti:
  1. Quali sono le verità scientifiche che dimostrano la necessità dei 12 vaccini, ora pare diventati 10? Dove è possibile reperire tali dati, sempre se esistono?
  2. Abbiamo in corso 10/12 probabili epidemie in Italia, tali per cui è giustificabile un provvedimento così incisivo?
  3. Sono mai stati verificati gli effetti di un trattamento vaccinale (12 vaccini in un anno) come quello previsto nel decreto, su un campione significativo di popolazione? 
  4. Quali i possibili rischi per la generazione di neonati sottoposti a ben 10/12 vaccinazioni, non conoscendone gli effetti collaterali, dato proprio il tempo di somministrazione molto breve?
Mancano le risposte a questi quesiti, che anche un normale e semplice cittadino come il sottoscritto, dovrebbe essere in grado di comprendere e valutare. 
A puro titolo personale, mi viene un'altra domanda:" perché la necessità di istituire questa obbligatorietà così spinta? Non è che qualche azienda farmaceutica spinge fortemente su scelte politiche di questo genere, per ovvi motivi di interesse commerciale?" Se un ministro della Repubblica non dà informazioni sufficienti e non chiarisce bene tutti gli aspetti di una proposta sanitaria simile, è ovvio che nascano le proteste di piazza (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/02/vaccini-lorenzin-decreto-martedi-trento-protesta-contro-lobbligo-ma-non-chiamateci-no-vax/3631241/) e si creino pensieri strani ( o forse no?) su collusioni tra politica e mondo farmaceutico che, ovviamente, non sono assolutamente provate. 
Ma allora, rimane ancora la domanda principale...perché tutto questo e in questo modo, non condiviso, non sufficientemente spiegato, propinato con poca base scientifica o, quantomeno, con dati non diffusi in maniera chiara?

Risposte si attendono, per creare cultura della prevenzione, non per dividere ulteriormente il Paese. 

mercoledì 17 maggio 2017

Somalia: emergenza siccità! Un momento di solidarietà.

Somalia: emergenza siccità!
Un momento di solidarietà per raccolta fondi.
Ci troviamo al PARCO DI MELTA VENERDì 19 MAGGIO ORE 16:30 PER UNA PASSEGGIATA SOLIDALE A SCOPO RACCOLTA FONDI.
Il motivo? Leggi qui: http://www.tpi.it/mondo/somalia/bambini-somalia-pericolo-siccita

sabato 15 aprile 2017

TAV, tunnel Brennero, Trentino e tanta, troppa confusione e poca trasparenza.




Foto: mentre al MUSE andava in scena lo spot pubblicitario della TAV e del tunnel del Brennero, fuori le forze dell'ordine tenevano a bada i "facinorosi" cittadini che protestavano contro la TAV. Trasparenza e condivisione dei percorsi? Dibattito aperto? A me sembra la solita musica!


Nello splendido Museo della Scienza, meglio noto come MUSE, a Trento, si è recentemente tenuto un dibattito pubblico, organizzato dal locale quotidiano l’ADIGE sul tema “TAV e tunnel del Brennero: cosa cambierà, una volta realizzato completamente, in Trentino e in Alto Adige, ma anche in tutta Italia e tutta Europa? Come si stanno preparando i territori, quali opportunità e quali rischi offre una struttura di quel tipo?”  Ospiti del convegno i relatori di parte favorevole alla costruzione dell’opera, ovvero il commissario governativo per il tunnel, ing. Ezio Facchin, l’assessore provinciale trentino alle infrastrutture Mauro Gilmozzi e il direttore dell’Osservatorio e del centro informazioni per il tunnel, dott. Martin Ausserdorfer. Assente, tra i relatori, qualsiasi rappresentante di posizioni contrarie a tale opera.
Fuori, sempre fuori dal dibattito, i manifestanti NO-TAV, a tenere compagnia ad uno schieramento di polizia esagerato.  Presenti in sala moltissimi esponenti della maggioranza di governo locale, consiglieri provinciali e la presidente del consiglio comunale di Trento, Lucia Coppola che rappresenta forse l’unica voce fuori dal coro della maggioranza di cui fa parte,  contro la costruzione dell’opera.  Se, da una parte, l’evento ha avuto il pregio di riportare l’attenzione su un argomento che, a mio avviso con maestria, la politica trentina sta tenendo sopito, dall’altra però, si evidenzia sempre una chiusura al dibattito completo, che possa prevedere al tavolo il confronto tra le varie opinioni, anche contrarie, a quest’opera imponente, costosissima e della quale non si conoscono bene i contorni. Sì, perché dal dibattito proposto, non si è fatta luce su progetti relativi alle tratte tra Bolzano, Trento, Rovereto e Verona, lasciando capire che esiste ancora il “progetto preliminare” originale, ora rivisto e sistemato, sempre in via provvisoria da RFI :  http://www.ladige.it/news/cronaca/2017/01/26/tav-ipotesi-rfi-galleria-pi-corta-trento-niente-raddoppio-rotaliana-ma). Praticamente, il dibattito non ha portato alcuna novità degna di nota, ma è sembrato più un mega spot promozionale, per far sapere che il tunnel del Brennero sta procedendo alacremente, come ha detto Martin Ausserdofer, molto abile come promoter, affermando che in Alto Adige si sono sanati tutti i contrasti iniziali con la cittadinanza contraria, grazie al dialogo e alla partecipazione. Un dubbio mi viene anche sugli strumenti utilizzati… forse magari anche grazie a qualche strategia politica di compensazione territoriale? Chi lo sa! In Trentino, invece, tutto tace; l’assessore competente, ha fatto il punto sulla situazione, dicendo “che ci stanno pensando” e che sarà attivato un percorso partecipativo per dialogare con i cittadini e per raccogliere suggerimenti. Intanto, però, da anni vengono rifiutati confronti pubblici con i cittadini che sono contrari all’opera. Bella coerenza di trasparenza e apertura al dialogo. Nell’intervento del commissario governativo, l’ing. Facchin ha evidenziato che è necessario superare gli attriti, ma non un cenno a numeri che possano giustificare un’opera simile. Ci si aspettava qualche riferimento tecnico su cui ragionare, come ad esempio quali impatti ambientali la struttura a progetto preliminare potrebbe generare e quali prospettive di mitigazione si potevano introdurre; oppure, quanti treni saranno previsti e che percorsi di conversione del traffico da ruota a rotaia, a livello economico-politico, si sarebbero attivati per rendere sostenibile un’opera che avrà effetti impattanti enormi su un territorio vocato all’agricoltura di montagna. Insomma, per l’ennesima volta, un altro spot a favore della TAV,  ma per assistere ad un dibattito serio su numeri, progetti e prospettive future, mettendo sul tavolo pro e contro, dovremo aspettare chissà quando. Sempre ammesso che questi signori si degnino di mettersi a serio confronto! In chiusura, la ciliegina sulla torta dell’ing. Facchin, che ha spudoratamente sollecitato la stampa, rivolgendosi ad un imbarazzato direttore del giornale l’Adige, dicendo:” …anche voi della stampa, dovreste guidare l’opinione pubblica sulla comprensione di queste opere”! Come dire, e interpreto soggettivamente…chiudete la bocca a quelli che non la pensano come noi! Sempre, però, con trasparenza e condivisione, ovviamente!

giovedì 16 febbraio 2017

Ultimo saluto ad un amico, Adriano Rizzoli.

Ciao Adriano...oggi ho saputo della tua scomparsa. Te ne sei andato lasciando un grande vuoto nel mondo ambientalista, in quello vero, fuori dagli schemi preconfezionati dei partiti. Eri un grande, un grande studioso dei problemi ambientali che affliggono la nostra epoca. Prima di parlare e dire la tua ti documentavi, ti informavi, apprendevi. Chi cercava di contraddirti si trovava in grande difficoltà e, spesso, cadeva in fallo, proprio perché tu eri preparato, non parlavi mai a vanvera. Ecco perché la politica di palazzo ti ha sempre temuto e ti ha sempre visto con sospetto. Mai domo, hai combattuto  sempre a tutela del bene e della salute di tutti, sempre ad evidenziare interessi occulti che deprimevano le scelte di tutela ambientale. Te ne vai così, lasciando un vuoto enorme nel mondo ambientalista, in questo periodo molto assopito e stanco. A me , come a molte altre persone, rimane il piacere di averti conosciuto, l'orgoglio di aver imparato molte cose, seguendoti e ascoltandoti, anche a volte con reciproche critiche, dure ma leali e sincere, come si fanno tra persone altrettanto vere e sincere. Ti ricorderò sempre per la tua indiscutibile intelligenza e capacità di analisi, ma anche per la tua grande dedizione al nostro amato territorio, ricchissimo di biodiversità, tema che hai sempre cercato di promuovere e salvaguardare. Ciao Adriano, fai buon viaggio e, da lassù, certamente respirerai un'aria migliore, più pulita, più salutare, più fresca. Con affetto, un abbraccio.  

domenica 1 gennaio 2017

Rifiuti e inceneritore in Trentino. Anno nuovo, politiche vecchie!

Rifiuti e inceneritore in Trentino: anno nuovo, politiche vecchie.
Mentre arriva la notizia che ISPRA ha classificato il Trentino Alto Adige come seconda regione italiana a livello di raccolta differenziata dei rifiuti, la nostra provincia provvde ad incenerire il residuo indifferenziato, ricorrendo all'inceneritore di Bolzano. Davvero due notizie in antitesi tra loro. Ma andiamo per gradi, per capire come si sia arrivati  a decidere di incenerire i rifiuti, nonostante la virtuosa raccolta differenziata che raggiunge percentuali elevate.
Correva l’anno 2009, quando il primo bando di gara per l’aggiudicazione della costruzione di un inceneritore a Trento andava letteralmente deserto! Poche le garanzie di poter bruciare quantità rilevanti di rifiuti, data la notevole escalation della percentuale di raccolta differenziata che era stata raggiunta e che, ad oggi, sfiora l’80%. In quegli anni erano attive alcune associazioni (Nimby Trentino, Coordinamento Trentino pulito) che avevano promosso momenti formativi e informativi in merito ad un progetto alternativo all’inceneritore, noto in Trentino come “progetto Cerani”, a nome dell’ingegnere che lo aveva predisposto (qui il link alla pagina dove trovate spiegato il progetto: http://marcoianes.net/1/area_download_939562.html). 
 
La classe politica trentina che era al governo ci classificò come “ciarlatani”, venditori di idee irrealizzabili, sostenendo che l’inceneritore sarebbe stata l’unica via per chiudere il ciclo dei rifiuti in Trentino. Dopo il primo bando di gara sopraccitato, andato deserto perché nessuna azienda di settore intravedeva guadagni interessanti, dato lo scarso residuo indifferenziato da bruciare, arrivò anche la chiusura dei finanziamenti pubblici all’energia elettrica prodotta da incenerimento dei rifiuti; così, il percorso prima definito come “l’unica via percorribile”, venne abbandonato definitivamente dalla politica trentina, che dichiarò che la costruzione di un inceneritore in Trentino non serviva più

Non fu certo una scelta dettata da convinzioni ecologiche e ambientaliste, bensì una pura e mera constatazione che tale via non avrebbe dato guadagni sufficienti a sostenerne l’ammortamento economico nel tempo. Comunque, le associazioni ambientaliste avevano vinto una battaglia importante, perché oltre all’impatto ambientale devastante che avrebbe avuto sull’economia agro-turistica trentina, avevano pure evidenziato le gravi lacune economiche che poi, di fatto, si sono rivelate fondate.

 I “ciarlatani”, improvvisamente avevano avuto le prove del loro buon operato. Da allora, però, il problema della “chiusura del cerchio” dei rifiuti è rimasto irrisolto; da una parte una raccolta differenziata che aumentava notevolmente, attestandosi ai livelli attuali che sfiorano circa 80%, dall’altra parte il tema del residuo indifferenziato che rimaneva non gestito e, quindi, portato in discarica.

 In questi ultimi due anni molto si è parlato qui in Trentino di costruire impianti di recupero del materiale residuo; impianti che prevedessero il trattamento del rifiuto con la produzione di CSS (combustibile solido secondario) che certamente ha un mercato, ma sempre si tratta di combustibile ad alto inquinamento (plastiche che bruciano: diossine e nanoparticelle nell’aria che respiriamo) e, ultima novità nel piano rifiuti n°4 del 2014, anche la possibilità di valutare impianti di riciclaggio ulteriore, come proposto dalle associazioni. 

Sembrava che ci fosse davvero un’apertura alle innovazioni tecnologiche “amiche” dell’ambiente; sembrava che, finalmente, l’Autonomia Trentina avesse agito davvero con spirito autonomo e nella direzione giusta di salvaguardia e tutela dell’eco-sistema agro turistico che la provincia di Trento vanta come fiore all’occhiello. Sembrava…perché in questi giorni la provincia autonoma di Trento ha chiuso un accordo con la provincia autonoma di Bolzano; in questo accordo il residuo indifferenziato del Trentino finirà nell’inceneritore già esistente a Bolzano che è in deficit di prodotto e, quindi, abbisogna di materia prima (http://www.ildolomiti.it/ambiente/smaltimento-rifiuti-accordo-raggiunto-fra-trento-e-bolzano).

Si torna all’idea originaria, si torna all’inceneritore. Non a Trento, ma a Bolzano, cioè a soli 50 Km di distanza da dove prima si voleva costruire quello trentino. Praticamente, non cambia proprio nulla! Le quantità di raccolta indifferenziata di rifiuti trentini saranno bruciate e passeranno per il camino che butterà in aria nanoparticelle e diossine che si riverseranno nelle stesse campagne dove si coltivano viti pregiate che danno vita ad altrettanti vini famosi quali, ad esempio, il Teroldego, vero fiore all’occhiello delle aziende vitivinicole trentine.
In aggiunta a ciò, aumenterà il traffico veicolare, dato che i camion trentini viaggeranno verso Bolzano per portare i rifiuti da bruciare; altro aggravio ambientale! 

E tutti tacciono…le associazioni ormai sono disgregate, avendo precedentemente chiuso gli obiettivi; la politica ambientalista trentina praticamente non esiste più, dato che le forze politiche  che pure si erano impegnate nel passato, sono praticamente inesistenti e nulla più organizzano in tema di proposte e dibattiti e manifestazioni. Le associazioni di categoria (contadini, esercenti del turismo) sono in ossequioso silenzio, non rendendosi conto che ciò per cui si erano battute nel passato, ora è stato realizzato; non nel loro giardino, certamente, ma in quello adiacente! Credono davvero che le influenze di tali emissioni stiano alla larga dai propri confini? 

Davvero una tristezza che, alla fine, si sia arrivati ugualmente al risultato che  la politica trentina progettava più di dieci anni fa, cioè l’incenerimento dei rifiuti. Nulla è cambiato, sempre le solite politiche ambientali. Poi ci lamentiamo se il clima cambia, se l’inquinamento aumenta, se i tumori dettati da inquinamento atmosferico aumentano (http://www.airc.it/cancro/disinformazione/inquinamento-atmosferico/).

lunedì 7 novembre 2016

Partita la COP 22 di Marrakech. Con le lobbies del petrolio al tavolo!



Partita la COP 22 di Marrakech. Con le lobbies del petrolio al tavolo!


Oggi, 7 novembre 2016, sono partiti i lavori della Cop22 (CONFERENCE OF PARTIES .- CONFERENZA DELLE PARTI).

Il nuovo vertice sui cambiamenti climatici e sulle strategie che i vari paesi del mondo (parties) dovranno adottare, segue il famoso COP21 di Parigi dello scorso anno, dove si era registrato il comune intento, a livello mondiale, di riconoscere i cambiamenti climatici e di avviare un processo di riforma globale delle economie mondiali, in tema di riduzione delle emissioni da combustione.
Nella sessione 2017, una novità incredibile: il coinvolgimento al tavolo di lavoro delle lobbies del petrolio.

In una conferenza composta da delegazioni dei governi, siedono al tavolo i rappresentanti dei petrolieri, aziende quali ExxonMobil, Chevron, Peabody, BP, Shell e RioTinto, cioè i più grandi estrattori di petrolio mondiale. (https://www.theguardian.com/environment/2016/nov/07/marrakech-climate-talks-giving-the-fossil-fuel-lobby-a-seat-at-the-table)

Immediate le reazioni di molti paesi partecipanti, che gridano al chiaro conflitto di interesse; come è possibile far sedere al tavolo dei governi anche i rappresentanti di lobbies che, per logico interesse, sono contrari al rallentamento dell'uso del petrolio stesso?

Il Venezuela cita come scandaloso che si possano ammettere tali attori, definiti "non-state actors", cioè non facenti parte di delegazioni di stato, bensì proprio rappresentanti delle lobbies che dovranno subire le limitazioni previste dagli stati membri della conferenza stessa.

Differenti le opinioni della "verde" Europa, che sostiene, invece, che un summit mondiale di tale portata, debba essere inclusivo e non escludere nessuno; ma allora, la domanda sorge spontanea:" perché non ci sono le "lobbies" degli ambientalisti", oppure le lobbies dei sostenitori delle energie rinnovabili, quali solar power, wind power ecc."?

L'Australia dichiara che non è chiaro quale possa essere il conflitto di interesse, citato dal Venezuela; anche questa dichiarazione ha dell'incredibile!
Non vedere il chiaro e netto conflitto di interesse nella partecipazione dei petrolieri è come negare, di fatto, ciò che si è riconosciuto lo scorso anno nella COP21, affermare cioè che i cambiamenti climatici non esistono!

Se, da una parte, la COP21 di Parigi aveva aperto la speranza che, finalmente, la consapevolezza dei cambiamenti climatici era confermata da tutti, compresi i più reticenti quali U.S.A. e Cina, ora queste manovre di "apertura" alle lobbies dei petrolieri riportano alla triste constatazione che nulla cambia in questo mondo di affaristi e approfittatori. Far sedere al tavolo della progettazione delle regole per il nuovo mondo che verrà, proprio i sostenitori principali delle cause che hanno generato questi problemi, non è davvero considerabile come atto di inclusione, bensì come una sporca mediazione al ribasso che, temo davvero, porterà all'ennesimo nulla di fatto anche per questa COP22.

Se davvero si voleva aprire il dibattito a tutti, con "l'inclusione e la trasparenza" come dichiarato da alcuni stati membri, sarebbe stato opportuno vedere seduti a quel tavolo anche rappresentanti di altre visioni; quanto meno si sarebbe salvata la speranza di poter vedere un dibattito costruttivo, alla ricerca del bene di tutti, alla ricerca delle soluzioni possibili per migliorare i problemi climatici che abbiamo.

Sarò pessimista, ma queste notizie sono di quelle che davvero tolgono la credibilità ad un progetto (COP) che sembrava prendere davvero la strada giusta.
E, al fatto davvero grave, si aggiunge anche il silenzio generale dei quotidiani italiani, che sono tutti presi dal duello americano per la presidenza e da un referendum italiano che davvero entusiasma pochissime persone. Se davvero siamo sull'orlo del baratro ambientale, come è stato sancito dalla COP21 di Parigi da tutti i membri partecipanti, perché vogliamo scivolarci dentro in questo modo, continuando con politiche affaristiche che privilegiano i soliti a scapito della sopravvivenza dell'umanità? Sarò tragico nel dire ciò, perché chi scrive e, probabilmente chi leggerà questo post, non vedrà la fine dettata dai cambiamenti climatici, ma chi ci seguirà ci maledirà per sempre, per aver permesso tutto ciò, in favore degli interessi privati, camuffati da "aperture" al dialogo.
Ricordiamoci che la Terra ci è stata data in prestito e stiamo però continuando a trattarla come ne fossimo gli unici padroni, senza pensare al futuro delle generazioni che verranno.